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steatrando



La Nonna, vivace, ironica, fintamente tonta. La risposta sempre pronta, pepata. Gioca con le parole da tanto ormai. Intelligente, la persona più intelligente che mi sia capitato di incontrare negli ultimi anni. Sempre coerenti con se stessi i personaggi sullo sfondo. Ma la vera regina è lei, la Nonna, saggia, amabile, ingenua e astuta nello stesso tempo, la lingua agile a dimostrare la prontezza dello spirito, piena di vitalità, sempre disponibile a spendersi non solo per la figlia ma per tutti quelli che si trovano accanto a lei. Meri www.kilombo.org
22 gennaio 2017
vita familiare
La fredda febbre del sabato sera

(a letto)

Bruna. Perché hai voluto venire a letto così presto ‘sta sera?

Andrea. Scusatemi, ma avevo finito le serie tv.

Bruna. Potevamo vedere qualche vecchio dvd.

Andrea. Ma la nonna deve andare a dormire.

Bruna. Se domani è domenica. Poi a lei piace star su con noi e commentare gli sceneggiati. Tra l’altro ha telefonato tua mamma, neppure domani vengono i tuoi.

Andrea. Insomma devo proprio dirtelo esplicitamente: ho voglia di farlo… è un pezzo ormai.

Bruna. Sarà appena una settimana o meno…

Andrea. Appunto già una settimana o anche di più.

Bruna. Poi farlo sempre al sabato sera, sembriamo una coppia sposata.

Andrea. Così dicono. E allora oggi vada così, ma dalla prossima settimana il lunedì.

Bruna. Addirittura, ma io non ce la farei e forse neppure tu.

Andrea. Dovresti saperlo che io divento spesso un Homo erectus.

Bruna. Smettendo di essere sapiens.

Andrea. Perché in quei momenti sono solo un animale?

Bruna. Magari prima no, dopo un po’ meno, è durante… ma va bene così.

Andrea. E allora, ci stai anche tu?

Bruna. Dammi il tempo di lavarmi e mettermi in pigiama.

Andrea. Non è necessario.

Bruna. Facciamo proprio gli uomini… e le donne primitivi?

Andrea. No lavati pure, io ho fatto il bagno oggi, ma è inutile che ti infili il pigiama.

Bruna. Però dammi il tempo.

Andrea. Ti aiuto? che col tuo braccio…

Bruna. No, ormai ho imparato a cavarmela da sola, se aspettavo te…

Andrea. Ma sarebbe stato eccitante.

Bruna. Lavarmi?

Andrea. Magari spogliarti.

Bruna. Senti non è che qui di sopra faccia così caldo, non farmi togliere tutto.

Andrea. Ma io sono già…

Bruna. Caloroso? Io no… non ancora. E anche tu poi prendi freddo.

Andrea. Ma se lo facciamo vestiti sembriamo una coppia dell’Ottocento.

Bruna. Meglio dell’Ottocento che del Pleistocene glaciale.

Andrea. Scusa se te lo dico, non fai ridere. Vai se no davvero qui…

(va in bagno e dopo qualche minuto)

Andrea. E allora?

Bruna. Un attimo. Non hai pazienza?

Andrea. Io sì, è lui che è stufo di tenere la testa alzata e vuole andare a dormire.

Bruna. Dovevi svegliarlo dopo.

Andrea. Non se preoccupe segnorita, quando io dormo lui è sveglio, quando lui dorme sono sveglio io.

Bruna. Andiamo bene. E poi non dovevo essere io? Ah ho capito la tua è giusto una voglia, io ti servo solo come sfogo.

Andrea. Dai, Bruna. Allora avrei potuto…

Bruna. Arrivo, morto di fame.

(entra nella stanza da letto)

Andrea. Ma adesso cosa fai? Ti metti a rassettare la stanza?

Bruna. Almeno i vestiti lasciameli togliere dal letto.

Andrea. E adesso ti metti anche i calzini?

Bruna. Non riesco d’inverno coi piedi nudi.

Andrea. Ma se sono la parte più sexy del corpo.

Bruna. Allora massaggerò i tuoi, visto che hai fatto il bagno.

Andrea. Ma vestita così? Non riesco neanche a toccarti il seno.

Bruna. Se vuoi puoi… Oh che mani fredde… sei matto? Passa sopra se proprio vuoi.

Andrea. Ah solo io voglio e tu? Sei la mia schiava?

Bruna. No, ma col freddo…

Andrea. Che deriva dal latino…?

Bruna. Allora sei tu che ti perdi in chiacchiere. Su baciami.

(dopo qualche istante)

Eppur non si muove

Andrea. Abbi un po’ di pazienza, lui ne aveva avuta.

Bruna. Forse si è spazientito persino.

Andrea. Adesso andiamo sotto le coperte che ti marfugno un po’ e vedrai che anche lui.

(dopo qualche secondo)

No, niente. Gli hai fatto scappare la voglia, pensare com’era prima. Non puoi dargli tu... un movente?

Bruna. Senti, facciamo così: io non vado sotto le coperte perché poi non so cosa succederebbe al mio gomito, però se ti metti di qui e dormi…

Andrea. Come, devo dormire?

Bruna. Così lui si sveglia!

 

 

 




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17 gennaio 2017
vita familiare
Come il mare

(al telefono)

Carla. Mamma, ha visto che ti ho chiamato ancora?

Nonna. Ho sentito.

Carla. E come stai oggi?

Nonna. Come ieri. E te, come va col tuo uomo?

Carla. Come il mare: a volte bonaccia, a volte burrasca.

Nonna. Non come il lago lì da te: a volte piano, a volte sbroso?

Carla. Cosa dici mamma?

Nonna. Scabroso forse in italiano, o è una parola brutta?

Carla. E almeno oggi c’è l’Andrea?

Nonna. No sono andati da uno specialista. E non mi chiedi neanche di lei?

Carla. Se sono andati dal luminare aspettiamo di essere illuminati dopo. Ciao a presto (riattacca il telefono).

Nonna. Qui gli altri fanno le battute, che a me non mi vengono neanche più e non si preoccupano per niente del tutto.

(tornano i due giovani)

Andrea. Nonna, ci puoi fare un tè, che siamo distrutti.

Nonna. Perché che cosa vi ha detto il lominare?

Bruna. Lo specialista? Prima di tutto mi ha preso 100 euro.

Andrea. Alla fine, e dopo un’ora di visita. Preferivi cinque minuti gratis come all’ospedale?

Nonna. Chi meno spende, più spende… o è il contrario?

Bruna. No, a parte i soldi, mi è piaciuto il suo approccio olistico.

Nonna. Fammi capire anche a me, intanto che metto su l’acqua.

Bruna. Cioè non mi ha guardato solo il gomito, ma anche la spalla, la colonna vertebrale, la postura.

Nonna. Non è un impostore, allora?

Bruna. Nonna, per favore! È che sono arrangiata male. Non ho solo aderenze, come mi avevano detto.

Nonna. Ma diffidenze… no non parlo più, dici te.

Bruna. Forse dovrò riessere operata.

Nonna. Essere rioperata?

Bruna. Io non voglio più, ne ho abbastanza. La mia vita dove va?

Nonna. Ma no, siamo qui noi a darti una mano. Neh Andrea?

Andrea. E anche un gomito, ma vedrai che anche il tuo prima o poi…

Bruna. Ma quando?

Nonna. Queste cose qui, degli ossi, sono lunghe. Non ti ricordi del bacino?

Andrea. E non dimenticarti dei miei… bacini.

Bruna. Non so se ridere o piangere.

Nonna. Fai tutte e due le cose, che la vita è come il mare: a volte bonaccia a volte cattivaccia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 




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15 gennaio 2017
vita familiare
Astronave

(al telefono)

Carla. Mamma non vengo giù.

Nonna. Fa niente, ce la caviamo benone

Carla. E la tua pressione?

Nonna. La pensione? Sempre uguale. Me l’avevano detto: quando vai in pensione stai bene ma non hai più un aumento, salvo se il governo… perché non ha più né straordinari né nuovo contratto e tutto.

Carla. E lo dici a me? che non lavoro, cioè non sono retribuita. Tu ormai dovresti esserci abituata.

Nonna. E te sei abituata a non lavorare, cioè a non essere pagata?

Carla. Sai le casalinghe…

Nonna. A parte che dovessero essere pagate anche loro, specialmente se oltre i mestieri a pian terreno…

Carla. Non mi parlare di mestieri. Non sai come rende la casa un uomo da solo.

Nonna. Ma non era appena tornato dai Caraibi o giù di lì.

Carla. Stai perdendo anche le poche nozioni di geografia.

Nonna. Le nazioni mi vengono in mente, sono le capitali…

Carla. E non c’è l’Andrea?

Nonna. No, non è ancora venuto a casa, che ormai è ora.

Carla. Be’ ciao. Ti chiamo domani.

(entra Andrea)

Andrea. Nonna sono tornato, c’è qualcosa da mettere sotto i denti?

Nonna. Sì è pronto, basta scaldare.

Andrea. Ma parlavate male di me?

Bruna. Dopo tutto quello che fai per noi? No, era tua mamma al telefono, che non ha neppure chiesto di me.

Andrea. Cosa vuoi, avrà le sue di preoccupazioni.

Bruna. Ma di te ha chiesto.

Andrea. Forse poi avrebbe chiesto a me.

Nonna. Mi ha chiesto?

Mi ha dato il resto?

Sarà stato onesto?

Se no questo mi resta indigesto…

La volete finire e venire a mangiare, senza farvi troppe pippe?

Bruna. Però, tu nonna, potevi dirle qualcosa di me a tua figlia.

Nonna. Non mi ha dato il tempo.

Bruna. Non ci siete mica solo voi due in questa casa. Oltre a me c’è anche Ivonne.

Nonna. A proposito di essere soli in due, ma a voi vi è piaciuto il cine di ieri sera, di quei due addormentati che si svegliano loro due da soli nell’astronave che doveva viaggiare ancora novant’anni e gli altri erano tutti imbranati.

Bruna. Ibernati, nonna!

Andrea. Ah Passengers! Sono contento se vi è piaciuto, e anche a me, solo che nel finale non sapevano bene come concludere.

Nonna. Io lo sapevo. Io gli facevo mettere al mondo dei bambini.

Bruna. Magari maschio e femmina e poi cosa facevano? Un incesto.

Nonna. Ecco una parola che mi mancava alle rime di prima. No, io svegliavo un’altra coppia che così…

Andrea. E se non si piacevano?

Bruna. E anche se lo fossero stati. Sai che quando una specie animale scende sotto i cento individui è a rischio quasi sicuro di estinzione.

Nonna. Ma lì poi sbarcavano e non erano un qualche mille ancora addormentati?

Andrea. Cinquemila.

Nonna. Allora era basta che svegliavano un po’ di maschi e un po’ di femmine, fino arrivare ai novant’anni.

Andrea. Allora anche con un altro paio, almeno, di generazioni.

Nonna. Che poi, che bello, gli insegnavano tutto della Terra, e poi loro insegnavano ai figli dopo, ai nipoti, che anche quando non c’erano più i nonni… Quante coppie saranno basta per novant’anni, Bruna?

Bruna. Che ne so? forse una ventina bastano. Ma si dovrebbero scegliere anche competenze diverse: insegnanti, scienziati, medici, piloti, tecnici…

Andrea. E poi insegnare anche a figli e nipoti.

Nonna. No lo capisco anch’io che è impossibile. Scusate con queste fantasie da vecchia, andiamo a mangiare.

Andrea. No, è una bella utopia, peccato che sia solo fantascienza.

Bruna. Giusto, è un bell’esercizio mentale. Se mai ritornerò a scuola lo sottoporrò ai miei studenti. Perché poi bisogna pensare a nutrirli questi pochi, che magari diventano tanti, e a produrre l’ossigeno per loro, smaltire i rifiuti. Tutto sommato siamo anche noi in una navicella spaziale: la Terra – Spaceship Earth –, grande ma di dimensioni limitate. Dobbiamo imparare a vivere come gli astronauti che possono trarre le fonti della vita solo dallo spazio limitato della loro astronave e che solo in tale spazio possono immettere i propri rifiuti.

Nonna. Brava! Te sì che sei una brava insegnante. E in questa astronave–casa qui, non so come si dice in inglese, c’è spazio per qualche bambino… figliolino… nipotino?




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12 gennaio 2017
vita familiare
Fere il bambino

(a casa)

Andrea. Signore vi ho portato il giornale. E, visto che voi alla sera non vedete più il telegiornale per via di quelle serie TV sentimentali, vi comunico che è stato respinto il referendum sull’articolo 18 della CGIL.

Nonna. Avevano paura, ecco perché. E gli altri due?

Andrea. Ah sei informata. Dunque fammi leggere… sì sui voucher e sugli appalti hanno confermato, ma non so bene cosa sono.

Nonna. Non guardare sempre ‘ste benedette serie e diventa un po’ serio anche te.

Bruna. Sì non fare il bambino. Dopo una giornata di dolori e preoccupazioni anche se alla sera ci vediamo qualcosa di leggero… e poi no piacciono anche a te?

Andrea. No… non sempre. A me fa piacere scaricarvele dalla rete e che vi facciano piacere.

Nonna. Sì, Bruna, lui è un bambino altruista.

Andrea. Non dite così, se fossi un bambino mi farei servire al posto di servirvi, farei i capricci al posto di…

Bruna. A posto di?

Nonna. Fammi leggere… ah la Fornero è contenta! Detto tutto. Io non so perché non hanno chiesto anche di abolire la sua riforma delle pensioni.

Andrea. Non avran potuto o non avranno raggiunto le firme sufficienti.

Nonna. E già la Fornero, la più amata degli italiani.

Andrea. Ah e adesso, per questi, ci vuole il quorum, se no i referendum non passano.

Nonna. Nonostante i no!

Bruna. Scusate se vi faccio tornare nel privato, nel mio privato. Andrea hai chiesto il permesso per domani che devi accompagnarmi alla visita di controllo?

Andrea. Ca… volo! No. Mi sono dimenticato. Tra la spesa, il giornale…

Nonna. Il caffè…

Andrea. Ma chiedo oggi pomeriggio e se non me lo concedono faccio sciopero, siete contente?

Bruna. Sciopero individuale e per che cosa?

Andrea. Per motivi personali… familiari.

Bruna. E se ti licenziano? rischio già io. Poi cosa facciamo? Ci facciamo mantenere dalla nonna con la sua pensioncina?

Andrea. Sì che bello, non far niente tutto il giorno e godersi la vita.

Nonna. E se, per caso, vi nasce un figlio?

Andrea. Dividiamo la pagnotta in... quattro.

Bruna. Non fare il bambino.

Nonna. No, fai un bambino!




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10 gennaio 2017
vita familiare
Aqua granda

(a casa)

Nonna. E allora com’è andata a fisio... terra... quello che è?

Bruna. Taci, sarà perché ero stata ferma nelle vacanze, ma mi hanno fatto un male…

Nonna. Ma non eri stata troppo ferma, qualcosa avevi fatto.

Bruna. Sì, ma senza risultato. Qui nel gomito non si muove niente e per fare due o tre gradi sono dolori.

Nonna. Gradi sotto zero?

Bruna. Nonna! Gradi di rotazione… né in su né in giù.

Ivonne. Vedrai tu giovane, detto anche ospital ieri.

Nonna. Ieri all’ospedale? Ma non è oggi la prima volta di quest’anno? O sono rimbambita e non mi sono accorta che sei andata all’ospedale?

Bruna. Ivonne voleva dire ospedalieri, cioè i fisioterapisti, che però mi hanno dato anche loro una mazzata. Mi hanno detto che dovrò essere rioperata. Io non ce la faccio più e, se devo soffrire così per poi dover ricominciare, tanto vale, non faccio più niente.

Nonna.Dai, non dire così, che cosa ne sanno quei ossiferi eri lì. Bisogna andare all’aqua granda.

Bruna. Scusa?

Nonna.Ma sì da qualche specialista, qualche luminare che poi ti fa entrare nei posti giusti senza aspettare dei mesi.

Bruna.La solita cosa all’italiana, paghi il professorone per avere un posto con la mutua.

Nonna.Siamo in Italia, mica dalla Ivonne.

Ivonne. Anch’io preferenze. Però scusate oggi non mangio devo andare casa.

Nonna.Mi dispiace, ciao a domani. (esce Ivonne)Almeno Bruna ti tieni il ragazzo.

Bruna.Per adesso. Me la sono cavata con… è uscita Ivonne… con un po’ di sesso ma poi?

Nonna.Sesso? Ma com’è che…

Bruna. Lo sai anche tu, non è difficile accontentare un uomo. Ma se dovessi rimanere così? Non potrei neppure gestire un figlio.

Nonna. Ci sono qua io.

Bruna. Nonna, a parte l’impegno e la fatica e poi per quanto? Scusa.

Nonna. Appunto sbrigatevi… appena puoi.

(entra Andrea)

Andrea.Buongiorno signore, com’è che avete i musi lunghi?

Nonna. Niente, la Ivonne è appena andata via e devi aiutarci te in cucina e con l’immondizia.

Andrea. Ecco a voi Arlecchino, il servo di due padrone.

Nonna.O siamo noi due serve di un solo padrone?

Andrea. Addirittura? E in che cosa mi servireste?

Nonna. Se non ti serviamo, la Bruna torna da sola a casa sua e io a casa mia, così ti servi da solo in questa casa qui.

Andrea. Ma cosa vi ho fatto oggi? Ero venuto a casa così di buon umore e voi…

Bruna. Non ti rendi conto della mia situazione?

Andrea. Passerà.

Nonna. Sì ha ragione l’Andrea tutto passa, e cerchiamo anche noi di passarcela meno male di quanto dobbiamo. E questa povera ragazza bisogna portarla all’aqua granda non stare qui.

Andrea. La buttiamo nel fiume?

Bruna. Grazie mille. Aspetta almeno quest’estate. Ero già una frana nel nuoto prima, adesso chissà.

Andrea. Magari ti farebbe bene. E tu nonna mi spieghi cosa volevi dire con acqua grande?

Nonna. O Signore! Non mi veniva da dire diverso. Sai una volta al mulino, se c’era poca acqua? Dovevi andare dove ce n’era tanta, le rogge grosse, l’aqua granda. Vuol dire andare dai specialisti, quelli delle ossa, magari proprio del gomito, che questi qui magari fanno più male che bene.

Bruna. In pratica la nonna suggerisce di andare da qualche luminare, o supposto tale.

Nonna. Sul posto un tale non lo so, ma Milano sicuro ce n’è.

Andrea. Ho ragione la nonna. Aspettiamo l’esito dei raggi e poi cerchiamo qualcuno. Ma devo farlo io?

Nonna. Non sei il servo delle padrone? Intanto vieni in cucina che il pranzo è servito.




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8 gennaio 2017
Donne preistoriche

(domenica pomeriggio dalla nonna)

Andrea. Ciao nonna, siamo tornati. Dov’è la mamma?

Nonna. Oramai… è venuto tuo papà e l’ha portata su al lago, si vede che ce l’aveva bisogno.

Andrea. Senza aspettarmi?

Nonna. No ha detto che non ci sei mai a casa quando viene lui.

Andrea. Potevamo stare assieme tutte le feste invece che lui è partito a Santo Stefano e ha preferito andare a Dubai.

Nonna. A proposito ti ha portato a casa una conchiglia.

Bruna. Che bella è piccola ma meravigliosa. Però fatemi guardare bene ha scritto qualcosa in arabo.

Nonna. Volevi che era scritto in inglese se viene da là?

Bruna. Non vorrei che fosse “Allah akbar”.

Nonna. E allora? Per loro…

Andrea. Ma non finanziano l’Isis?

Bruna. Quello dev’essere il Qatar.

Andrea. No loro sono quelli di Al Jazeera.

Bruna. Allora sarà qualche altro emirato.

Nonna. Non è che stiamo facendo un po’ di casino geografico, politico e magari anche storico. Adesso voi con la scusa degli attentati ce l’avete contro tutti gli arabi.

Andrea. Ci dai dei razzisti, nonna?

Nonna. No nazisti no, ma…

Andrea. Allora ti leggiamo un dialoghetto che abbiamo scritto io e la Bruna, dopo che siamo stati a vedere la mostra dell’Homo sapiens. Poi ci dici se siamo razzisti. Leggi Bruna.

Bruna. È una cretinata, giocata sull’anacronismo, per cui non aspettarti niente.

Nonna. Allora non aspettiamo…

Bruna. Intervista a un uomo di Neandertal.  Grazie al ritrovamento di algoritmi preistorici (hai capito?) e la ultramoderna industria litica (sai la silice un tempo, il silicio oggi), siamo riusciti a compiere per la prima volta un’intervista a un Homo Neanderthalensis, che essendo privo di parola ha comunicato con noi attraverso un sofisticatissimo, per l’epoca, linguaggio dei segni (non delle mani).

Intervistatore. Finalmente, era ora che concedesse un’intervista.

Neanderthalensis. Per me siete arrivati fin troppo presto.

Int. Non puoi, scusa se ti do del tu, ma sai con gli immigrati…

Neand. Immigrato sarai tu. Io sono il primo europeo, non africano come te.

Int. Dicevo che le colpe dei padri non possono ricadere sui figli, se poi sono passate migliaia di generazioni…

Neand. Mica tante, magari neppure cento o duecento.

Int. La precisione, tra le altre cose, non è il vostro forte, comunque se calcoliamo 25 anni tra padre e figlio… (ti ricordi ne parlavamo l'altro giorno)

Neand. Da noi la madre che non superava i venti e cominciava ai quindici.

Int. Pedof… e vi incrociavate tra di voi?

Neand. Tra famiglie diverse, no! Perché voi? A proposito che fine ha fatto mia figlia che avete rapito e non avete più restituito?

Int. Non si può sapere tutto della preistoria, anche il DNA ci dice che qualche scappatella pleistocenica ci deve essere pur stata. Comunque veniamo a noi. Tu mi hai dato dell’africano ma non vedi come sono bianco, anche se non sbiadito come te (o è il video?) e con tutti quei capelli rossi. Sarai mica di origine celtica?

Neand. Qui cominciamo a confondere il capo con la coda, il davanti col didietro…

Int. Lo so che siete rozzi, però questa intervista andrà su Youtube, si moderi o sarò costretto a tagliarla di brutto.

Neand. Già ci avete tagliato fuori dalle mandrie di mammut e bisonti e ci avete costretti a mendicare erbe dalla povera terra, cosa volte toglierci ancora, la vita?

Int. Guardi che vegetariano è bello e fa bene alla salute.

Neand. Parli per lei mingherlino, noi siamo molto più robusti, e con un cervellone che tu te lo sogni.

Int. Non so se la traduzione è corretta. Sogni implicano una funzione simbolica mentre voi… e poi piccolo è bello.

Neand. Anche nel cervello?

Int. Sa fare anche le rime? Ah già che non parla e tra noi c’è solo una comunicazione simbolica. O no?

Neand. Comunque non so tu da dove vieni ma uomini come te, ma neri,i ci hanno rotto parecchio e siamo dovuti scappare sempre più nel West, do you know? e non è bastato neppure quello. Ci avete rinchiuso nelle riserve, avete calpestato i  nostri cimiteri, avete corrotto i nostri giovani con l’uva fermentata, rapito le nostre ragazze e non vi è bastato.

Neand. Non accusi me, vede che io sono bianco come lei. Saranno stati i neri. Noi bianchi, a parte l’essere superiori, non le abbiamo mai fatte queste cose… almeno fino agli ultimi secoli… per cui stia attento a come parla che una querela non gliela nega nessuno. E non cerchi la scusa che è un cavernicolo antidiluviano.

Neand. Cioè?

Int. Abitatore di caverne, dove è noto non erano presenti scuole, biblioteche, mostre, galleria d’arte…

Neand. E le nostre pitture nelle grotte con centinaia di animali straordinari?

Int. Vostre? Sono nostre, voi non potevate farle, ma solo i nostri antenati… questo è sicuro.

Neand. Non si può sapere tutto della preistoria… l’hai detto tu, ignorans!

Una scheggia si infila nel sofisticatissimo traduttore digitale e la comunicazione, come se fosse tra sordi, si fa incomprensibile…

Non sapevamo come finirla…

Andrea. Ti è piaciuta nonna?

Nonna. Sì bellissima, però si vede … come dire… l’impronta di una donna, anzi di due… una dei tempi di Neandertal e una scienziata moderna.

Andrea. E io non c’entro niente?

Bruna. Scusate, ma nella mia ignoranza mi pare di aver scoperto che la conchiglia è fossile e ho notato che ha anche un foro come per appenderla a una collana.

Nonna. Vedi che c’entrano le donne, vecchie e nuove?




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7 gennaio 2017
vita familiare
Befanare

(7 gennaio a casa)

Carla. Neanche per la Befana è venuto giù Cristiano.

Nonna. Per me?

Carla. Tu scherzi, ma da Natale non si è più fatto vivo.

Nonna. Neppure un sos… no un… messaggio sul telefonino?

Carla. Ma sì degli auguri di buon anno il primo gennaio, ma dopo mezzogiorno.

Nonna. Si vede che deve ancora smaltire le mangiate delle feste. E te non puoi telefonargli?

Carla. Non so che coso ha dietro, ma ce l’ha sempre spento.

Nonna. Il coso… lì nelle mutande?

Carla. Ma cosa ti salta in mente mamma! Il cellulare. Il coso che dici tu…

Nonna. Non è ancora in pausa mentre altre…

Carla. Purtroppo non tutte… O ecco i signorini che si svegliano adesso.

Andrea. Mamma, è sabato e dopo domani comincia il tour de force con la Bruna da portare a fisioterapia…

Bruna. Se non devo ritornare a scuola.

Nonna. Ma come fai con un braccio solo?

Carla. A parte che il braccio ce l’ha ancora e vedo che lo muove un pochino.

Bruna. Ma è con la spalla, il gomito non si schioda.

Andrea. Ti hanno messo dentro i chiodi…

Bruna. Non è il caso di scherzare su certe cose. Io sono veramente preoccupata. E se restassi sempre così?

Nonna. Ma no, vedrai che ci vuole il suo tempo.

Bruna. Sono quasi due mesi e non riesco né a estendere né a flettere un bel niente.

Andrea. No qualcosa la fai.

Bruna. Non sapete che incubi la notte: che devono rioperarmi, che rimango invalida, che mi licenziano…

Carla. Che ti lasciano, no?

Andrea. Almeno quello no. Vero?

Bruna. Lo chiedo io a te. Certo che se ero una Neandertaliana morivo subito.

Andrea. Ma non hai letto alla mostra che aggiustavano anche le ossa nella preistoria?

Nonna. A proposito, Neander-italiani, non ci avete ancora raccontato bene di quello che c’era nella mostra dell’Homo sapiens a Milano.

Carla. Dopo, adesso è pronto da mangiare. Ormai fate colazione e pranzo assieme.

Bruna. Dico solo una cosa a cui non avevo mai pensato. C’era scritto nella mostra che noi sapiens siamo sulla Terra solo da 8mila generazioni.

Nonna. Cioè quanti anni?

Bruna. Se fai una media di 25 anni per generare un figlio, vengono 200mila anni.

Nonna. Voi siete già in ritardo…

Carla. Mamma! E poi oggi le generazioni sono molto più distanziate. Una volta no che si accoppiavano da ragazzi, come adesso in Africa, non avete sentito Ivonne?

Nonna. Per fortuna è scappata qui, che la gente non ci pensa.

Andrea. Comunque, mamma, la media fa sempre sui 25.

Carla. Allora voi aspettate.

Bruna. Cos’è il tempo di una generazione? Per un batterio ci vuole una sola giornata, per un uccello un secolo e per noi umani? Mi ricordo che alle medie avevamo il libro di storia che si intitolava "50 generazioni". Farebbero 15mila anni. Più o meno il periodo dall’invenzione dell'agricoltura e dell’allevamento.

Carla. Pensiamo al presente, che quest’anno inizia male.

Nonna. Se siamo sopravvissuti al 2016, come ha detto la Bruna, sopravvivremo anche al 2017.

Carla. Bisogna capire in che modo? Se io fossi costretta a rimanere qui?

Nonna. Per noi va bene, non so per te.

Carla. E se la Bruna non migliorasse?

Nonna. Ma non mi ricordo più se si dice “befanare” o…

Andrea. “Gufare”. Dai mamma, non vedere tutto così nero.

Nonna. L’evoluzione va avanti.

Bruna. Non sempre per il meglio. Ci sono anche le estinzioni.

Nonna. Sentite fate estingere me e voi pensate alla prossima generazione, senza troppa pausa, che poi arriva davvero, neh Carla?

 




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1 gennaio 2017
vita familiare
Cenone in rima

(a casa per il cenone di fine anno, presenti nonna, Bruna, Carla, Andrea, Giovanni, Elena, Irina)

Nonna. Benvenuti tutti. Elena, professore… e non c’è la Vassi?

Ylenia. No, lei giovane…

Nonna. E già perché te sei vecchia, quanti ce ne avrai?

Ylenia. Ormai vado per 25.

Nonna. Sa mettetevi tutti assieme e voglio vedere se fate i miei anni.

Andrea. Nonna, ormai bastiamo io e la mamma.

Nonna. E già, che lei è vecchia…

Bruna. E la mia bambina come sta? Scusa Irina non ti posso prendere in braccio perché mi sono ferita, qui nel gomito.

Irina. Anch’io gomito, mangiato non digerito.

Bruna. No questo braccio qui, ma ti posso abbracciare. Sai che ti ho vista nascere?

Irina. Io già tre anni.

Nonna. Lo sappiamo.

Irina. E te baba-nona hai anche te gomito?

Nonna. No solo una per volta, cioè col bacino ce l’avevamo rotto tutte e due assieme io e la Bruna.

Irina. Io do bacino, tanto tempo.

Nonna. Che tenera e meno male che non mi fai abbassare troppo, grande come sei. Ma vuoi diventare più grande della mamma, che sei già più bella?

Irina. No mama sempre bella, dice sempre papà.

Nonna. Bravo Giovanni, insegnagli le cose belle a tua figlia. E hai fame Irina, che stasera c’è il cenone?

Ylenia. Lei un po’ già mangiato, sapete bambini.

Nonna. Ma stai a tavola con noi, che sei grande, e mangi qualche roba anche tu.

Irina. Io sì, ma non so roba se piace.

(alle 23)

Ylenia. Oh arrivati auguri telefonino mio fratello.

Andrea. Ma è ancora presto.

Ylenia. Kharkov già 2017. Sono avanti.

Carla. E Dubai è avanti, Andrea?

Andrea. Sì dovrebbe… aspetta che guardo sullo smartphone… sono già dopo le 4.

Carla. Arrivano gli auguri dall’Ucraina e non da Dubai.

Andrea. E già, papà. Ma sarà andato a dormire.

Nonna. Da qualche ora.

Carla. E già col fuso orario non sapeva bene e aspetta a telefonarci domani mattina.

Nonna. Te non chiamarlo che lo fai tornare indietro.

Carla. Certo che deve tornare.

Nonna. No, nel 2016, che magari lui non gli è piaciuto tanto.

Bruna. Sono io che devo lamentarmi del 2016. Sapete che hanno fatto una maglietta di solidarietà con i bambini siriani con su scritto “I survided to 2016”, Sono sopravvissuto al 2016?

Ylenia. Adesso noi portato pace in Siria, che americani...

Bruna. La pace eterna… e poi adesso non andate d’accordo con Trump?

Carla. Per favore niente politica a tavola.

Nonna. Almeno per quest’anno…

Bruna. E nonna, quest’anno, tra le altre disgrazie, hai mancato di raccontarci la favola di Natale.

Andrea. Fa in tempo a rimediare in extremis.

Nonna. Disgraziati! Mi volete far fare una figura di fronte agli ospiti, che ci sono dei professori, delle maestre, degli ingegneri. Be’ racconterò una cosa per bambini. C’è qualche bambino qui stasera?

Irina. Io bambina grande. Te non ricordi?

Nonna. O Signore! È vero! Mano male che ci sei te che se no qui c’erano solo vecchioni e altri bambini, anche piccoli, non ne arrivano.

Andrea. E allora la fiaba?

Carla. Dai che è stanca e poi se non l’ha preparata non riesce a improvvisare.

Nonna. È vero, ha ragione mia figlia. Ce ne avevo una: ti ricordi Bruna quella che ti ho letto all’ospedale che te eri venuta fuori dall’operazione e avevi così freddo che battevi i denti?

Bruna. Sì, mi piacerebbe risentirla, che allora mi ha fatto bene, ma non la ricordo bene,s alvo che parlava di un pinguino con un’ala rotta.

Carla. Forse una pinna.

Bruna. No, Carla, i pinguini sono uccelli, anche se l’evoluzione ha trasformato la funzionalità delle loro ali.

Carla. Sempre con questa evoluzione!

Nonna. Che non si muove mai e siamo ancora qui con tutti i nostri dolori...

Carla.  Proprio te, professoressa, non mi dirai che una cosa complicata come il gomito si è formata per caso.

Andrea. Mamma, ci sono ospiti, lasciamo raccontare la fiaba alla nonna.

Nonna. No, a me mi andava bene che così pensavo. Be’ allora vieni qui Irina che la racconto a te la favola e loro lascia che alzano il gomito. Allora c’era una volta, tanti anni fa un vecchio – ho detto vecchio, non vecchia – ma così vecchio che le parpelle…

Andrea. Cosa sono? ci sono degli stranieri…

Nonna. E degli italiani che non parlano dialetto. Ho capito. Allora aveva delle sopraciglie che toccavano per terra.

Irina. Ma dove sono?

Nonna. Adesso te le tocco così impari il corpo umano.

Carla. Attenta mamma.

Irina. Ma le mie corte.

Nonna. Perché sei giovane.

Irina. Ma anche le tue, che te sei vecchia.

Nonna.I o me le taglio, se no vedevi… Allora questo vecchio, vecchio come il cucco…cioè scusate vecchio come Matusalemme non voleva morire e allora San Pietro.

Ylenia. Atenta nonna.

Nonna. Cioè se mi interrompete sempre io come faccio? Già sto inventando così.

Carla. Improvvisando…

Nonna. Sì, all’improvviso. Comunque, non perdere il filo Irina, che questi qui… Allora dal cielo vedendolo così vecchio gli hanno mandato giù un angelo per … per portalo anche lui in cielo. Sai dove vanno quelli che… che non ci sono più.

Irina. Che morono.

Nonna. Brava, te sì che sei intelligente, non come certi. E allora questo angelo è andato giù a casa del vecchiaccio e gli ha detto se non era stanco di vivere e voleva andare via con lui in cielo. Ma il vecchio, alzando le sue… sopraciglie ha cominciato a cercare delle scuse.

Irina. Scusa, cosa scuse?

Nonna. Inventava delle cose per non andare. E che doveva vangare l’orto e che doveva pagare le tasse…

Irina. Cosa tasse?

Nonna. Dopo, è una cosa sporca che quando sarai grande…

Bruna. Non è una cosa sporca. Cosa le insegni?

Nonna. Scusa Irina, parola torna indietro. Giustamente doveva ancora pagare le tasse, e tante cose per non andare. Ma l’angelo ha detto che erano tutte scuse… cioè cose non importanti e lui lo portava via se non gli trovava un motivo…. Cioè una cosa importante per lasciarlo ancora sulla Terra.

Irina. E lui cosa gli ha scusato?

Nonna. Lui gli ha scusato… devi sapere che lui aveva una nipote che era incinta, aspettava un bambino. Quando sarai grande…

Irina. Qui nella pancia della mamma?

Nonna. Sì, che al giorno d’oggi… e allora gli ha detto all’angelo, non posso morire perché devo vedere la bambina che nascerà.

Irina. Come faceva sapere che era bambina e non bambino?

Nonna. Lui ha tirato a indovinare, non c’erano ancora le cose di adesso.

Irina. E allora angelo?

Nonna. Allora l’angelo ha detto che era una buona scusa e lui andava indietro nel cielo.

Irina. E non è andato più a prendere il nonno?

Nonna. Il nonno? E sì, il nonno, che voleva venire bisnonno. No non è più andato perché poi quando è nata, che era una bambina – io sapevo la storia- doveva insegnagli a camminare, a parlare…

Carla. Quello meglio di no.

Nonna. E tante belle storie. Non so se ti è piaciuta. Questa, bella o brutta, è la storia, e scusate la mia memoria.

Irina. Io piace, ma te il nonno e io la bambina?

Nonna. No, deve ancora nascere. Toh chiude gli occhietti.

Andrea. Brava nonna.

Carla. Visto che hai improvvisato…

Giovanni. No, proprio brava. E com’è quel termine dialettale che non avevo mai sentito?

Ylenia. Adesso noi Giovanni andare. Adesso Irina è ora dormire.

Andrea. Ma non aspettate il brindisi della mezzanotte?

Nonna. Che prosecchiamo il 2016.

Carla. Non fate i bambini anche voi. Lasciateli andare, non vedete la bambina che è crollata?

Giovanni. Ylenia, comincia a vestirla, io vengo.

Nonna. Ti rispondo subito con una roba che mi ha fatto venire in mente mia figlia ieri e avevo preparato per mezzanotte. Ma va bene anche adesso. Questa qui la leggo perché così all’improvviso una cosa va bene, ma due! Ecco prendo il foglietto… un minuto Elena:

Io parlo, a volte, in dialetto

ma non lo faccio per dispetto

forse magari per difetto

di istruzione, lo ammetto

ma devo dire anche per diletto,

non vi è venuto il sospetto?

E dopo questo bel pranzetto,

anche se abbiamo un altro annetto

e abbiamo in più qualche etto

facciamo gli auguri a questo bambinetto

che c’ha voglia di andare a letto

e  me lasciatemi scappare al gabinetto.

Giovanni. Complimenti signora, una poesia d’occasione alla sua età!

Carla. Rime non poesie,s ignor Giovanni.

Giovanni. Sì, ma per così tanti versi.

Carla. La rima in–etto è delle più facili. Basta fare il diminutivo della parola.

Nonna. Grazie della diminuzione, Carla.

Giovanni. Ma dialetto, difetto, diletto…

Nonna. Lasci perdere professore, che contro le maestre… vuol mica scrivere un sonetto? Piuttosto lo sa quel gioco che te dici il figlio, cioè il diminutivo, di una parola e ne viene fuori un’altra che è tutta diversa. O anche con i genitori, cioè di maggiorenti.

CarlaMaggiorativi o accrescitivi.

Nonna. Comunque signor Giovanni sa qual è il figlio del rubino?

Giovanni. Ma il rubino non ha figli, è una cosa.

Nonna. Per ridere, il diminutivo?

Andrea. Lo dico io: il rubinetto. E invece suo padre è il Rubicone.

Bruna. Andrea non esagerare.

Nonna. E quello della effe?

Bruna. Io! Effetto!

Nonna. Brava prof. E questo qui: il figlio di… del collo, questo è facile.

Ylenia. Io anche so: colletto.

Carla. Ma deriva proprio da collo, Elena, non ci arrivi? E poi non dovevi andare a casa?

Nonna. E chi ci arriva a dire chi è il figlio… estremista di viola?

Giovanni. Estremista?

Bruna. Forse vuoi dire ultravioletto. Giusto nonna?

Nonna. Meno male che c’è ancora qualcuno sveglio. Poi ci sono quelli facili facili. Ce li chiedevo alla Irina se non aveva sonno. Rosso… il figlio, e vapore.

Andrea. Rossetto e vaporetto.

Nonna. Ecco che spunta il più intelligente.

Ylenia. Io, nonna cara, ti ringrazio della bella serata ma vedi te che bambina vuole dormire.Giovanni andiamo. Poi ci insegni alla Irina il giochetto?

Nonna. Sì, ma forset ra qualche annetto… e poi fallo te, non c’ho mica il brevetto!




permalink | inviato da steatrando il 1/1/2017 alle 16:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
30 dicembre 2016
vita familiare
Du-bai

(a casa la nonna e sua figlia)

Nonna. Allora, Carla, l’hai sentito ancora tuo marito? Viene giù per San Silvestro?

Carla. No, è a Dubai.

Nonna. ‘Ndu?

Carla. Dubai quella capitale tra mare e deserto.

Nonna. Con o senza acqua? e con chi se posso chiederlo?

Carla. Con un imprenditore che ci andava e l’ha inviato.

Nonna. Non con una prenditora?

Carla. Ho parlato al maschile, se non sei sorda.

Nonna. Du-gay a Du-bai?

Carla. Senti mamma, a parte la tua volgarità, si può dire tutto di Cristiano ma non che non gli piacciono le donne.

Nonna. To’ non l’avrei mai detto! Allora è strano, che vada con un uomo. Va be’ che lì, in qui posti lì, ce ne saranno di donnine.

Carla. Mamma piantala, parliamo delle nostre donnine. Innanzitutto li hai messi ancora a dormire assieme Andrea e quella Bruna.

Nonna. Te mi avevi detto dei letti separati e così sono.

Carla. Figurati se vogliono fare certe cose se si fanno condizionare. Poi in America non usano i letti matrimoniali, anche tre marito e moglie.

Nonna. E nascono ancora dei figli?

Carla. Mamma!

Nonna. E allora trovami te un’altra stanza da letto, adesso che ci sei qua te.

Carla. Potremmo dormire assieme io e te e lei tenerla giù nella tua stanza.

Nonna. A parte che se poi di notte l’Andrea viene su a bere gli può venire in mente di andare a vedere se la sua donna gli fa male il braccio, se ha degli incubi, se russa... E poi a me non mi hai detto di non fare più le scale, che poi cado?

Carla. Allora, vediamo un po’...

Nonna. Senti per quest’anno lascia stare così, poi il prossimo vedremo.

Carla. Guarda che basta una notte...

Nonna. Magari, qui tra loro due è due anni e più e non si vede niente.

Carla. Allora parliamo di quella Ivonne. Ma hai visto quanto mangia? e poi sempre tra i piedi che non si possono mai trattare gli affari di famiglia.

Nonna. Non so se ti sei accorta che la sera va a casa, perciò te, al posto di guardare i cine con il proiettore dell’Andrea, metti giù una conversazione.

Carla. Intavola.

Nonna. No non c’è ancora niente, perché volevi già preparare?

Carla. E l’ultimo dell’anno vorranno mica uscire quei due, con lei che ha un braccio sifulo.

Nonna. Siculo? Solo un braccio, pensavo una metà. Comunque, a te non l’hanno ancora detto, ma vogliono restare in casa a festeggiare...

Carla. E no eh! Voglio festeggiare anch’io.

Nonna. Che il marito è via?

Carla. No con gente adulta, non coi giovinastri loro compagni di scuola, che ci farebbero sentire vecchi...

Nonna. E ci manderebbero a dormire presto. No viene la Elena, te la ricordi? e suo marito. Sua sorella non so, ma la bambina sì.

Carla. Era ora che si facessero sentire, dopo tutto quello che abbiamo fatto per loro.

Nonna. Guarda che siamo appena stati a mangiare a casa sua e loro sono venuti qui da noi prima di Natale. Devi vedere quella Irina, la bambina te la ricordi?

Carla. Vuoi che non me la ricordi?

Nonna. No, non la conosci più, come è venuta grande e che ciavianina che è.

Carla. Ciavanina? neanch’io capisco più cosa vuoi dire, mamma, e qui in casa girano stranieri.

Nonna. O Signore! non ti viene in mente che te lo dicevamo anche a te? Vuol dire una bambina che gli piace chiaccherare...

Carla. Chiacchierare, mamma.

Nonna. Che gli girano agli stranieri...

Carla. Io non so perché, anche con loro qui, tu ti ostini a parlare in dialetto. Cioè a dire parole in dialetto. Almeno lo parlassi sempre, uno se lo fa tradurre...

Nonna. Da te?

Carla. Ma così, una parola ogni tanto, che poi non è più dialettale e non è ancora italiana.

Nonna. O non è ancora dialettale ma non è più italiana.

Carla. Non so se il tuo è un dialetto per difetto per dispetto.

Nonna. Come, per diletto?

Carla. Lasciamo perdere. e come facciamo a cucinare per così tanta gente? oltre la spesa.

Nonna. Se è come l’anno scorso hanno portato così tanta roba che non l’abbiamo finita fino l'anno dopo.

Carla. Lo credo, l’anno dopo comincia subito, qualche ora dopo che ti metti a cena. O vorrete farmi mangiare alle 10 o alle 11? che io poi non digerisco.

Nonna. Digerisci l’anno dopo.




permalink | inviato da steatrando il 30/12/2016 alle 17:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
28 dicembre 2016
vita familiare
Tenerezze

(26 dicembre a casa)

Nonna. Oh ma vai a casa solo te Cristiano? Non vi sono mica… svegliati ieri notte?

Cristiano. Sì, ci hai… hai proprio disturbati

Nonna. Ah già magari voi, a casa… nel vostro lettone... o no? adesso con il figlio che… la menopausa… ma fatti vostri.

Cristiano. Sei capace una volta a fatti i fatti tuoi, vecchia intrigante?

Nonna. No, cioè sì, e grazie che ci lasci qui ancora qui un po’ tua moglie.

Cristiano. Fino al 2017.

Nonna. Per un anno?

Carla. Mamma, fino a capodanno.

Nonna. Per me anche l’Epifania.

Cristiano. Va bene befana.

(parte)

Carla. Non è che verrà davvero all’Epifania?

Nonna. Se te riesci a stare senza di lui, noi riusciamo.

Carla. Riuscite ad avermi qui, tra i piedi?

Nonna. Noi siamo contenti, anche se litighiamo è bello averti qui il più possibile.

Carla. Guarda che non sarò tenera né con te né con Andrea.

Nonna. Basta che sei con la Bruna e la Ivonne.

Carla. Ah telefonale alla neretta di non venire in queste feste.

Nonna. Ormai oggi sarà già per strada.

Carla. E magari i due ragazzi non vengono.

Nonna. Una tenerezza alla volta. No, eccoli già qui.

Carla. Allora una sola teglia di pasta al forno non basta per tutti. Bisogna farne una seconda.

Nonna. Guarda che da una teglia in più a una taglia in più è un attimo.

Andrea. O mamma siete ancora qui a pranzo?

Carla. No sono qui solo io, per pranzo e per cena chissà fino a quando.

Andrea. Che bello, neh Bruna?

Bruna. Sì, così chiacchieriamo un po’.

Carla. Ma poi dobbiamo fare un discorsetto.

Andrea. Anche adesso.

Carla. Prima di tutto, finché sono a casa io, voi dormite in letti separati. Non lo fate anche a casa dei tuoi, Bruna?

Bruna. Sì e tanto…

Andrea. Ma mamma se è quasi due anni che conviviamo.

Carla. Ma a me danno fastidio certe cose.

Nonna. Che lei non le ha mai fatte…

Andrea. Ma che conviviamo o che facciamo certe cose?

Nonna. O una o l’altra, no?

Carla. No, io non voglio svegliarmi di notte…

Nonna. E pensare che il marito…

Carla. No che mio figlio…

Nonna. E facciamoli sposare, così anche quella cose là sono benedette.

Carla. Appunto lo sposarsi. Oh ma ecco la neretta.

Bruna. Si chiama Ivonne.

Carla. Continuiamo dopo. E lei, adesso che ci sono io, lasciatela a casa.

Andrea. E chi l’accompagna dal fisoterapista quando io sono al lavoro?

Carla. Perché?

 Bruna. Perché ci andiamo a piedi tanto è qui vicino, ma non si fidano a lasciarmi andare da sola.

Carla. E perché

Bruna. Perché è una cosa molto dolorosa e dopo mi viene... mi gira la testa.

Carla. Ma allora questa Ivonne serve te non mia mamma.

Bruna. Sì, l’ho detto cento volte, devo pagarla io.

Carla. Non è per i soldi, è che lasciate da sola mia mamma.

Nonna. Per far da mangiare me la cavo da sola, come sono buona neh? Adesso vedrete che c’è qui lei che pranzetti. Che quando uno è più buono di te devi avere l’umiltà di ammetterlo.

Andrea. Nonna, tu sei la più buona.

Carla. Buona a farsi fregare da tutti, italiani e stranieri.

Nonna. Conoscenti e parenti…

 

 

 




permalink | inviato da steatrando il 28/12/2016 alle 18:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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