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steatrando



La Nonna, vivace, ironica, fintamente tonta. La risposta sempre pronta, pepata. Gioca con le parole da tanto ormai. Intelligente, la persona più intelligente che mi sia capitato di incontrare negli ultimi anni. Sempre coerenti con se stessi i personaggi sullo sfondo. Ma la vera regina è lei, la Nonna, saggia, amabile, ingenua e astuta nello stesso tempo, la lingua agile a dimostrare la prontezza dello spirito, piena di vitalità, sempre disponibile a spendersi non solo per la figlia ma per tutti quelli che si trovano accanto a lei. Meri www.kilombo.org
19 ottobre 2017
vita familiare
Contro

(a casa)

Nonna.  Oh Andrea sei già venuto a casa?

Andrea. Sono andato al lavoro in macchina, non hai visto che nebbia?

Nonna. Ma la Bruna è andata in bici, potevi portare anche lei, che oggi viene a casa prima.

Andrea. Sì, dovevo farlo, e l’ho incontrata per strada, ma quella matta andava in contromano, si può?

Nonna. Chissà perché si dice così? E prima dicevano anche contropiede per il pallone, non so se adesso lo dicono in inglese.

Andrea. Ma hai capito? lei stava andando in senso vietato, che quasi la investivo io…

Nonna. No, per carità, che poi ti davano del femminicida…

Andrea. E aveva anche gli auricolari, ti rendi conto? Contromano e senza sentire. Dille qualcosa tu, se no io mi incazzo e litighiamo.

Nonna. Ma non la conosci ancora? Lei è come i salmoni, va sempre contro… Che tra l’altro ci sono tante parole con dentro “contro”: controllo, che quello non so perché… ma anche controverso, che forse c’entra con la poesia, controtendenza, che forse va contro la moda, contraddizione, che quella parola lì dev’essere sulla maniera di parlare.

Andrea. Ma cosa ti salta in mente nonna? Dove le hai lette tutte quelle parolone?

Nonna. Sul computer.

Andrea. Vuoi dire su internet. Ma tu navighi?

Nonna. No, io no, non sono buona, non ci vuole la patente apposta? Io dicevo su quello che ho scritto io sul computer; sai per ma mia controfigura… o Signore che cosa dico… però anche quella parola lì. No l’autodifesa… l’autobiografia.

Andrea. Scrivi una contro biografia?

Nonna. Non so se c’è quella parola lì, ma è bella, magari la metto come titolo.

Andrea. Sì, anche tu sei sempre contro, per non dire in contraddizione. Ma fammi capire cosa c’entra con quello che stavamo dicendo.

Nonna. No, me l’hai mostrata te, di cercare le parole, che io avevo visto che tutte le volte che dovevo scrivere “contro” scrivevo “conrto”, poi anche “caio” al posto di “ciao”…

Andrea. Ma lì è la mano destra che anticipa la sinistra o viceversa…

Nonna. Non viceserva? E “mele” al posto di “male”?

Andrea. Sì anche, ma io continuo a non capire.

Nonna. Ma no o sì, cercando dove avevo sbagliato ho trovato tutte quelle parole.

Andrea. Ma tu usi parole come… cos’è che hai detto prima? “Controverso, controtendenza”?  Non mi sembra che siano nel tuo lessico…

Nonna. Ma io le lessi… o si dice leggiute? nei giornali e me li metto lì casomai le devo usare per darmi una certa importanza.

Andrea. Ma non è meglio che scrivi come mangi?

Nonna. Come si fa a scrivere vegetariano?

Andrea. Chiudiamo il discorso, che sta arrivando la Bruna. Glielo dici tu di non andare contromano, che l’hanno già abbastanza buttata per terra per strada?

Nonna. Va bene, ma non buttiamola giù, che magari è già a terra per la scuola…

(entra Bruna)

Nonna. O ciao Salmonella, come è andata? Che sei andata...

Bruna. Non me ne parlate. Ma io che ci faccio ad andare a scuola.

Nonna. In bici…

Bruna. L’unica cosa che mi solleva è andare in bici, che poi…

Nonna. Ma se poi ti sollevano da terra, cioè ti sbattano per terra?

Bruna. È successo una volta perché deve succedere ancora?

Andrea. Perché vai contromano con gli auricolari.

Bruna. E tu che ne sai?

Andrea. Ti ho vista e stavo per bocciarti.

Nonna. Lascia a lei di bocciare, che è una professoressa… Però 'sta volta è l’unica volta che ha ragione l’Andrea. Ma vuoi farti ammazzare per una bici o della musica. Ma Salmonella mia bella perché non ti fai portare in macchina?

Bruna. A parte che fino a oggi anche l’Andrea era andato in bici al lavoro, ma poi perché mi chiami salmonella. Sai che è una cosa negativa?

Nonna. Ma no, è che te sei sempre controtendenza nei controversi e non controlli le tue idee contro, come i salmoni.

Bruna. Non ho capito niente. E soprattutto cosa c’entrano i salmoni?

Nonna. Ma loro non vanno controcorrente? … ecco un’altra parolina.

Bruna. In politica?

Nonna. No, cioè anche, ma sulla strada.

Bruna. Adesso si può anche pedalare in senso vietato, per le bici, ci sono delibere comunali.

Andrea. Ma non qui da noi.

Nonna. Brunella mia cara, te sei delibera di fare quello che vuoi ma non contro la tua salute che, al posto di avere una vita in più, non vorrai farmi vedere una vita in meno, intanto che vivo?




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15 ottobre 2017
vita familiare
Non c’è campo
(sabato a casa)

Nonna. O ci sei solo te Bruna, l’Andrea è ancora a dormire?

Bruna. No, oggi lui è stato più mattiniero di me, non l’hai visto?

Nonna. No, e che sono venuta su presto. A meno che ha fatto colazione e poi è uscito quando ero andata nell’orto.

Bruna. Ma dovevi aspettare, e se cadi?

Nonna. Ormai non sono caduta, preoccupiamoci dell’Andrea. Che nel letto non c’è, a casa non c’è…

Bruna. Sarà uscito.

Nonna. Ma così senza dire niente?

Bruna. Magari aveva appuntamento con una sua morosa…

Nonna. E già, mi è sembrato di capire che c’era qualcosa l’altro giorno.

Bruna. Ma tu stai scherzando?

Nonna. Anche te, no?

(entra Andrea)

Andrea. Due dormiglione, eccovi il giornale, che sono già andato a comperarvelo.

Nonna. E la morosetta?

Andrea. Quale?

Bruna. Ah ne hai tante?

Andrea. Per ora una sola, ma dopo che mi sposo…

Bruna. Allora non ti sposo…

Nonna. Basta scherzare, siamo seri che il mondo va a Ramengo.

Andrea. Perché dovrebbe andare tutto lì?

Nonna. E già che poi non ci stiamo tutti…

Bruna. Basta scherzi, leggete qui c’è un regista che ha fatto un film su dei ragazzi che vanno in gita in un posto senza campo e restano scioccati dall’impossibilità di usare i loro smartphone.

Nonna. Senza campi, è dura, come facciamo a mangiare?

Andrea. Ma nonna, Bruna dice senza rete...

Nonna. Anche senza i pesci, anche se noi non ne mangiamo abbastanza.

Andrea. Ma ci fai o ci sei? Parliamo di Internet e del fatto che i ragazzi sono sempre collegati.

Nonna. E voi no?

Andrea. Oggi non l’ho ancora acceso il cellulare e figuriamoci il tablet o il pc.

Bruna. Però è vero, siamo sempre connessi a scapito dei rapporti umani.

Nonna. Anche a letto… nei rapporti?

Andrea. Cosa vai a pensare nonna?

Bruna. Almeno in quei momenti spero di no, tutti. Comunque in classe è una lotta, non vi dico nelle verifiche. E neppure si può scollegare la scuola per colpa del registro elettronico.

Nonna. Che mi raccontavi te, è un registro infernale…

Bruna. Sì, che mette assieme burocrazia, programmi no-frendly e moda becera.

Nonna. Moda, sono tutti firmati?

Andrea. Le donne tutte bionde e coi tacchi?

Nonna. Meno la Bruna, che è bassa e bruna.

Andrea. Sempre più alta di te nonna.

Nonna. E anche più bruna, che una volta ero anch’io del suo colore.

Bruna. Grazie. Ma se mi lasciaste parlare, volevo raccontarvi di una volta nella metropolitana di Londra. Sapete che anche lì sono tutti connessi.

Andrea. Per passare il tempo tra una stazione e l’altra.

Nonna. Al posto di leggere o di parlare col vicino.

Bruna. A parte che era un non-luogo anche prima, ma ora non si guarda neppure in faccia chi ti sta a fianco ma solo lo schermo. Be’ quel giorno, non so cosa era successo, non funzionava la rete, almeno lì, e nessuno ha potuto navigare in rete.

Nonna. Che navigare sottoterra…

Andrea. Potevano telefonare e chiedere spiegazioni.

Bruna. Ma se non funzionava niente.

Nonna. Allora si sono messi a leggere o parlare?

Bruna. No, che ho visto io, hanno seguitato a digitare e imprecare finché non sono scesi.

Andrea. In superficie dove magari c’era ancora campo.

Nonna. E magari anche campagna… E te eri sconnegata anche te?

Andrea. Sì…. Annegata. Nonna si dice sconnessa.

Bruna. A dir la verità avevo acceso il cellulare ma sentivo la musica. Infatti in un primo tempo non mi sono meravigliata del trambusto.

Nonna. Che neanche in un tram…

Bruna. Poi hanno chiesto anche a me se ero connessa, dato che avevo gli auricolari.

Nonna. Visto che hanno ricominciato a parlare…

Bruna. Sì ma l’unico argomento era facebook o whatsapp o simili.

Nonna. Scemi lì?

Andrea. Noi non siamo come loro, come la massa.

Nonna. Allora perché per oggi non rimanete disannegati?

Bruna. Scollegati vuoi dire nonna?

Andrea. Io lo farei ma se mi chiama il mio padrone?

Nonna. Di domenica?

Bruna. Io, a dire la verità, volevo vedere un sito ma sul pc, per la scuola.

Nonna. Va bene, cari nipoti, allora mi dis-collego io… dalla cucina, che sono lì tutti i santi giorni e non sono buona di restare fuori, che se no ci divento schiava. Faccio un fioretto…

Andrea. Ma non vorrai mica fare lo sciopero della fame?

Nonna. No del far da mangiare.

Andrea. Devo farlo noi?

Nonna. Non c'è scampo!




permalink | inviato da steatrando il 15/10/2017 alle 15:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
10 ottobre 2017
vita familiare
L’importanza di chiamarlo Ernesto

(a casa)

Nonna. Bruna, non per metterti pressia

Bruna. Fretta.

Nonna. Brava che sai il dialetto.

Bruna. In modo passivo.

Nonna. Non so bene la grammatica, ma penso che anche nel dialetto c’è… son gnü vègia.

Bruna. Quello è intransitivo.

Nonna. Transit Juventus…

Bruna. Ma quello è latino. Complimenti comunque.

Nonna. No, piano, sento delle parole e le ripeto senza sapere che cosa voglio dire. Ma lasciami dire, che poi perdo il filo, filosofina mia. Se mai avrai un figlio, maschio, secondo me dovresti chiamarlo Ernesto.

Bruna. Nomen omen.

Nonna. Il latino, ancora ancora, ma il catalano…

Bruna. Lasciamo stare la Catalogna.

Nonna. Speriamo anche gli altri. Comunque ieri mi è venuto in mente e sarebbe una bella cosa, ma anche Ernesta, Ernestina, se è una femmina. Certo che è meno bello. Cioè io preferisco una bambina, ma il nome è più giusto.

Bruna. Sì, hai ragione “L’importanza di chiamarsi Ernesto”. Una figura straordinaria, che mi è sempre piaciuta. Forse ogni personaggio descritto con amore è il ritratto dello scrittore non del personaggio. Non credi?

Nonna. Ma, se ci capisco dentro qualcosa, non ha fatto anche un diario?

Bruna. Non mi risulta. E io ho letto praticamente tutto di lui, in lingua originale.

Nonna. Spagnolo? no mio nonno mi diceva l’altra roba, il castiggia...

Bruna. Il castigliano? No, l'inglese, lasciamo stare la Spagna.

Nonna. Ma parli di lui, o chi ci ha scritto? Perché anche lui ha scritto, ho appena visto nella libreria, non so se è un libro di te o chè…. che l’Andrea, a parte che leggere lui… poi i suoi non lo lasciavano mai.

Bruna. Sì, è stato un personaggio troppo trasgressivo.

Nonna. Rivoluzionario…

Bruna. Sono d’accordo: lui ha preso in giro il conformismo dei suoi tempi e di quelli... successivi, il suo e il nostro secolo.

Nonna. E già, il Novecento è già passato.

Bruna. Anche prima.

Nonna. To’, credevo che era più giovane.

Bruna. Sai cosa diceva? “La gioventù è l’unica cosa al mondo che valga la pena essere posseduta”.

Nonna. Parole sante.  E, se non sbaglio, è morto che non aveva neanche quarant’anni.

Bruna. No, forse li aveva superati, ma di poco.

Nonna. Chissà, se scampava di più…

Bruna. Ma ormai la sua vita era finita, ne aveva vissuti di drammi, anche il carcere.

Nonna. Questo non lo sapevo. Ma a Cuba? Fidel?

Bruna. Ma di chi stai parlando?

Nonna. Di Ernesto Che Guevara e te?

Bruna. Di Ernesto Wi… di Oscar Wilde.

Nonna. Ma se è di nome Oscar come fai a confonderlo? Stai venendo vecchia anche te?

Bruna. No, è stato un equivoco. Anche Oscar ha scritto di un certo Ernesto, un marito non proprio ideale, ma…

Nonna. E allora, per fare un Ernestino, prenditi anche te un maritino anche non è proprio l’ideale, che – com’è che hai detto? – la giovinezza è l’unica cosa al mondo che finisce in pressia.




permalink | inviato da steatrando il 10/10/2017 alle 7:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
6 ottobre 2017
vita familiare
Re-ferendum

(a casa)

Carla. Mamma, siamo noi. Dove sei?

Cristiano. Ma non c’è nessuno? È aperto e può entrare chiunque a casa mia e fregarsi tutto. Carla dobbiamo cambiare qui, rivedere questa convivenza…

(si sente uno sciacquone)

Nonna. O ciao, siete ancora qui voi due?

Cristiano. E te dov’eri, che la casa era abbandonata?

Nonna. No ero di là.

Cristiano. A fare?

Nonna. Le cose sporche.

Carla. Che cose sporche, mamma?

Nonna. Sì qualche… stronzetto giovane.

Cristiano. Odi i giovani?

Nonna. No, anzi più sono giovani meno danno fastidio.

Carla. I bambini?

Nonna. No gli stronzi, gli esperimenti, dite voi che parlate bene.

Cristiano. Fai gli esperimenti alla tua età?

Nonna. No scusa, cosa dico, gli escherimenti

Carla. Escrementi, mamma.

Nonna. Grazie, figlia. Vedi che è meglio dire stronzi? Che non devo lasciarli venire vecchi se no vado ancora all’ospedale.

Carla. Usciamo da queste cose…

Nonna. Che bisogna fare… ma non dire…

Carla. E sei qui da sola?

Nonna. No ci sono i due giovani, quelli bravi, i miei nipotini.

Cristiano. Anche loro magari fanno le cose sporche.

Nonna. Magari, ma poi viene fuori una cosa pulita e bella, come un figlio.

Carla. Ma non l’hai sentita, la Bruna, la settimana scorsa? Non solo convive e non si sposa, ma usa anche gli anticoncezionali.

Nonna. Che invece qualcuno non li ha usati e si è sposato dopo…

Cristiano. Sei un po’ stronza a ricordare queste cose.

Nonna. Faccio un esperimentum… mentale.

Cristiano. Non so che cosa vuoi dire. Piuttosto sul referendum hai sentito il re?

Nonna. È qualche anno… che Vittorio, o vuoi dire il re di maggio? che anche se hanno provato a cambiare…

Cristiano. No Felipe, non so più quale, che le ha cantate ai catalani?

Nonna. Hanno sbagliato, dovevano fare il referendum monarchia e repubblica, che con questo re magari si vinceva.

Cristiano. Ma te che ne sai della Catalogna?

Nonna. A me non mi piace, infatti nell’orto quest’anno abbiamo piantato solo la lattuga.

Carla. Mamma lui parla dello Stato.

Nonna. Ah è già stato?

Carla. Su non fare la finta tonta, la regione andalusa.

Nonna. Ah si dice così? Che ignorante! Ma io pensavo a quanti nomi di geografia, che io ne so poco dove sono i paesi e le regioni, comunque questi nomi poi sono venuti per dire altre cose.

Cristiano. Ma quando, ma cosa?

Nonna. Non so la Macedonia, il basco, il Taleggio…

Cristiano. Be’ allora anche Caravaggio…

Nonna. Te sì che sei intelligente!

Carla. Veniamo a noi.

Nonna. Sì non andiamo troppo in giro, che la geografia ti frega.

Carla. Così sei in casa da sola…

Nonna. Ma se c’è su l’Andrea e la Bruna.

Carla. Ma è come non ci fossero. Se cadi e svieni…

Nonna. Li chiamo e loro vengono subito su.

Cristiano. Sì da svenuta, sei svanita. E la bella abissina?

Nonna. Ecco è vero che la geografia… Se dici l’ivoriana Ivonne oggi aveva una mezza maratona.

Cristiano. Come mezza? Non è capace di farla tutta?

Nonna. Non lo so, sai con gli stranieri c’è solo metà dei diritti, o neanche, e allora…

Cristiano. Piuttosto noi dobbiamo farli tutti… i doveri e loro solo metà. Vorrei vedere se facessimo un referendum sullo ius soli.

Nonna. Ah perché l’hanno votato?

 




permalink | inviato da steatrando il 6/10/2017 alle 7:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
2 ottobre 2017
vita familiare
Francoy

(domenica in casa)

Cristiano. Ecco che giornale bisogna comperare la domenica.

Nonna. Il Giornale?

Cristiano. Ah già, mi sono sbagliato ho preso quel moderato del Corriere.

Nonna. Proprio moderato.

Cristiano. Però senti come Grasso le canta al tuo Vendola.

Nonna. Grasso che cola… rabbia.

Cristiano. Cosa dici? è su Twitter, che adesso raddoppiano i caratteri.

Nonna. Ah non ci sono più solo i moderati, i nervosi e degli altri?

Cristiano. Te non sai niente dei social

Nonna. … isti, ci sono ancora?

Cristiano. Twitter è un tipo di messaggino, quello che usa sempre Trump, che prima aveva solo la possibilità di scrivere 140 caratteri… lettere e adesso il doppio.

Nonna. Ma Trumpitter è buono di scrivere 280 lettere senza sbagliare, che sbagliava già prima.

Cristiano. Come sbagliava? Te che ne sai, che non sai l’inglese?

Nonna. Ma la moderazione…

Cristiano. Comunque senti casa c’è scritto su Vendola: “è noto per la sua oratoria barocchista, piena d’incisi, sghemba e logorroica, divagazioni, frasi solenni, citazioni unte e bisunte…

Nonna. C’è il grasso…

Cristiano. “Si libra sulle metafore tanto da non riuscire più a tenere i piedi per terra”.

Nonna. Ma gli l’hanno pubblicata nelle lettere al direttore?

Cristiano. No, in prima pagina, guarda.

Nonna. Adesso è a quel livello lì la discussione, il giornalismo, la critica, magari anche giusta all’avversario politico? Povera Italia!

Cristiano. No povera Catalogna. Oggi vedrai quanti seggi fa chiudere Rajoy.

Nonna. Chi Francoy?

Cristiano. Si dice Rajoy, il premier spagnolo.

Nonna. Ah non c’entra con Franco?

Cristiano. Quale Franco? che io non lo conosco. E te, sentiamo un po’, sei favorevole all’indipendenza?

Nonna. Io sì, volevi che eravamo ancora sotto i Savoia… pardon gli Asburgo e i Borboni. Meglio barboni che monarchici.

Cristiano. Te sei rimasta proprio al secolo scorso.

Nonna. Credevo all’Ottocento.

Cristiano. Parliamo di adesso, che è meglio.

Nonna. Con Trump.

Cristiano. No, della Spagna che vuole fare la secessione dalla Catalogna, no il contrario. Perché allora la facciamo anche noi in Lombardia e nel resto del Nord.

Nonna. Ah è quello che facciamo adesso a ottobre di referendum?

Cristiano. No lì è solo per l’autonomia, e lo fa anche il Veneto, se non sbaglio.

Nonna. Sbagli sì, perché io che non sono buona né leggere né scrivere non so loro, come anche gli Scozzesi o i Curdi, ma noi?

Cristiano. Noi, se passa la secessione là, la facciamo anche qui.

Nonna. Dalla tragedia là, alla commedia qui.




permalink | inviato da steatrando il 2/10/2017 alle 19:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
29 settembre 2017
vita familiare
SIGLE

(venerdì sera)

Carla. Mamma siamo noi.

Nonna. O ma oggi, senza neanche telefonare. Ma vi manca un venerdì?

Cristiano. Mancherà a te.

Nonna. Io no, sono nata il mercoledì. E ne ho più di tutti gli altri qui dentro, o no?

Carla. Oh ma ci sei anche tu Ivana?

Ivonne. Sì, signora, io bado nonna fino venerdì.

Cristiano. Ma non c’è a casa lì la studiosa, o deve studiare?

Bruna. Buongiorno, sì al pomeriggio preparo le lezioni, ma non il venerdì. Comunque, se non ci sono riunioni, è bello stare assieme a gente di altre età e altre nazioni.

Cristiano. E già sei mezza straniera anche te. A proposito te, tutta straniera, hai sentito della malaria in Italia, la portate voi.

Ivonne. Io fatta, ma in Cote d’Ivoire, poi guarita.

Cristiano. Sì, ma poi l’infezione resta e si attacca.

Bruna. Le ricordo che ci vuole la zanzara…

Cristiano. Perché qui non ce ne sono?

Bruna. Io dicevo infetta, con il plasmodio.

Nonna. Ecco un’altra parola con dentro “dio”, ma non poteva farle estinguìre le zanzare, che cosa servono?

Bruna. Non siamo al centro del mondo. Comunque per rispondere al signor Cristiano

Nonna. Che è siur ma non signur…

Bruna. Volevo far notare che ci sono circa 600 casi di malaria all’anno e riguardano tutti persone che sono state in vacanze all’estero.

Cristiano. E quanti extracomunitari vengono dall’estero?

Nonna. Credevo tutti.

Bruna. Anche qui bisogna stare attenti. I migranti in genere sono giovani e sani: se hanno fatto viaggi in condizioni igieniche precarie , spesso con una traversata in mare e hanno superato tutto questo è stato proprio grazie a una buona salute.

Ivonne. Io fatto malaria, ma adesso vinco corse.

Bruna. E vorrei aggiungere che spesso non si sa che le infezioni ospedaliere da batteri resistenti agli antibiotici fanno molti più morti di malaria, AIDS, tubercolosi e meningite messi assieme.

Nonna. Ecco perché non voglio che mi ricoverate all’ospedale.

Carla. E se ti rompi, come il tuo solito?

Nonna. Non rompetemi poi dopo voi con il ricovero.

Cristiano.  Ah ne ho anche per te, suocera. Ai sentito come gliele ha cantate a tutti Trump all’ONU? Sai cosa vuol dire ONU?

Nonna. Con tutte queste sigle… ma quella lì è una di quelle che so, non che cosa vuol dire, ma che cosa significa.

Cristiano. Ma Organizzazione delle Nazioni Unite. Elementare!

Nonna. Se andiamo alle superiori, te sai che cosa vuol dire DNA?

Cristiano. Forse Destino Naturale Animale, non ce l’hanno anche gli animali il DNA? Ma dev’essere una cosa inglese… chiedi alla tua inglesina se lo sa.

Bruna. Sì è un acronimo inglese.

Cristiano. E quali altre sigle vuoi che ti spiego, suocera?

Nonna. Non so la FIAT.

Cristiano. Aggiornati, adesso c’è la FCA.

Nonna. Feca?

Cristiano. E altre sigle?

Nonna. INPS.

Cristiano. Istituto Nazionale Pensioni Sociali.

Nonna. Credevo Istituto Non Pensioni Subito.

Cristiano. E l’ANPI? Sai che ho sentito dire che è l’Associazione Non Pacificati Italiani.

Nonna. Pacificati? E con chi? I fascisti che sfregiano i monumenti e gli stranieri?

Cristiano. Allora dimmela tu una sigla, ma moderna non anteguerra.

Nonna. Adesso non mi vengono in mente, ah quella di adesso l’MDP.

Cristiano. Dev’essere un insetticida.

Nonna. Del PD. E il DDT?

Cristiano. Quello l’hai usato te, poi l’hanno proibito. Dopo tutto il bene che ha fatto. Proprio per la malaria in Italia. Prova a smentirmi biologhina.

Bruna. No, è vero ha eliminato gli ultimi focolai di malaria, ma si era già nel dopoguerra e ormai ne restavano pochi che si sarebbero potuti evitare con altre misure. Invece così quante intossicazioni e magari cancri si sono provocati?

Cristiano. Voi verdi, anche se avete studiato, rimanete sempre contro il progresso.

Bruna. Se posso ribadire. È ormai entrato nel dibattito scientifico il cosiddetto “Effetto rivincita”: dopo un primo successo, la realtà si ribella contro le innovazioni. Pensiamo agli antibiotici. La natura seleziona resistenze…

Carla. Ma dai, adesso sei anche contraria agli antibiotici, mi meraviglio!

Bruna. All’abuso, come per le radiazioni.

Carla. E non ne hai fatti tu di raggi per il tuo gomito?

Bruna. Sì, purtroppo. Ed è anche per questo, lo confesso, che rimando il momento di concepire.

Carla. Andrea, hai sentito?

Cristiano. Casa aspetti a cercarti un’altra? Scusa se sono brutale, ma sono rimasto l’unico della mia famiglia e non vorrei che i Brunelli si estinguono.

Nonna. No, sono più peggio delle zanzare.

Bruna. Ma non tutte sono infette.

Nonna. AMEN: Andrea Merita Estinzione Nessuna.




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24 settembre 2017
vita familiare
Badi come parli

(a casa)

Andrea. Nonna, guarda ti ho preso un libretto sull’italiano.

Nonna. (canticchiando) Non passa lo straniero…

Andrea. No, sull’uso corretto della lingua italiano: “Bada a come parli”

Nonna. Non “Badi come parla”?

Andrea. Non ci vuole la “a”.

Nonna. Ah!

Andrea. Anzi, no. Leggi è “Bada a come scrivi”

Nonna. Che a parlare si è più liberi.

Andrea. Non troppo però, e attenta ai dialettismi.

Nonna. Dilettantismi?

Andrea. E ai forestierismi.

Nonna. Fortismi?

Andrea. Ti ho detto di parlare bene. Ma leggi l’indice: Tante grammatiche (e tanti dubbi)”, “Il gnomo o lo gnocco”.

Nonna. Non la gnocca.

Andrea. Ma nonna devi buttare tutto sul ridere.

Nonna. Che invece col mio italiano devo piangere.

Bruna. Ora anch’io nonna.

Nonna. L’italiano che hai qui a fianco e nel letto?

Bruna. Ma dai! Sono stata così tanto in Inghilterra che mi escono le parole inglesi e non mi vengono le italiane. Mi è già capito a scuola.

Nonna. E te di’ che li stai allenando per il CIC…

Bruna. CLIL, nonna.

Nonna. Scusa, ho ciccato.

Bruna. Poi figurati se lo fanno tenere a me. Piuttosto pagano qualcuno di esterno che sentirsi inferiori. Non ti ricordi che all’esame di maturità mi era stato proibito di parlare in inglese dalla prof quando interrogava in lingua?

Nonna. A volte le donne sono le più peggiori nemiche delle altre donne.

Andrea. Peggiori, nonna.

Nonna. Ma anche gli uomini.

Andrea. Contro se stessi?

Nonna. No, lì più contro le loro compagne. Ce non ti salta in mente, neh!

Andrea. Salti!

Nonna. Allora non saltare di palo in frasca e va avanti con ‘sto indice.

Andrea. Ecco poi c’è scritto che viene trattato come “Scegliere le parole”.

Nonna. Che a me non mi vengono delle volte e mi restano sulla punta della lingua.

Andrea. Ma qui penso che si parli del sinonimo più appropriato.

Nonno. A me è tanto se ne viene una di parola, altroché sinonima.

Andrea. Sinonimo! E poi ancora un capitolo intitolato “Questo qui, questo no, questo forse”.

Nonna. Questo non l’ho proprio capito. Non è spiegato?

Andrea. Sì, ti leggo: “Parole unite o separate?”

Nonna. Sempre più bene la unione che la separazione.

Andrea. “Problemi di consonanti”…

Nonna. Sì chi non suona uguale ha dei problemi.

Andrea. “L’apostrofo e l’accento: gemelli diversi”

Nonna. Non sapevo che erano nati assieme, dalla stessa madre… lingua.

Andrea. Stai attenta che adesso viene: “Quando bisogna usare le maiuscole”.

Nonna. Coi più poveri dei poveri, che invece le minuscole coi più ricchi dei ricchi…

Andrea. “Ogni tanto diamo anche i numeri”, che ho già sbirciato e dice di scriverli per esteso non in cifra.

Nonna. Ma io li dico sempre per…. così, come dice lui.

Andrea. Ti ricordi che questo è un manuale di scrittura?

Nonna. Creativa?

Andrea. No corretta.

Nonna. Devo ricordarmi quando scrivo al computer, che però mi hai fatto vedere una volta che c’è il maestro… cioè il correggitore.

Andrea. Sì usalo.

Bruna. Ma non basta, a volte non corregge le concordanze.

Nonna. Anch’io?

Bruna. Anche tu cosa?

Nonna. Non riesco a correggermi quando non concordo con mia figlia, che con mio genero fa niente.

Andrea. Ti ripeto qui si parla di come si scrive.

Nonna. E non si scrive come si parla…

Andrea. Non vuoi mica lasciarci un manoscritto… dattiloscritto, una lingua piena di frasi fatte o espressioni, come “un attimino” “piuttosto che “e quant’altro”… vien definita “lingua plastica” da evitare.

Nonna. Un attimo, piuttosto che rispondere subito leggo un volantino che mi ha portato a casa la Bruna, che dice… eccolo qua: “Ora basta, produciamo e consumiamo troppa plastica, il riciclo non basta” e quant’altro, non ti leggo tutto. E, secondo me ha proprio ragione. Guarda là in quell’incendio, non c’avevano nel cortile tutta una montagna di plastica diversificata?

Andrea. Differenziata!

Nonna. E qual è la differenza?

Andrea. Ma questa era una metafora, non la vera plastica, nonna. Possibile che non l’avevi capito.

Bruna. No, secondo me, che non ricordo più bene l’italiano…

Nonna. Non si dice più bene, inglesina, ma più me… meglio.

Bruna. Scusi, professoressa, ma io pur non sapendo…

Nonna. Né leggere né scrivere… bene in italiano, come qualcun’altra qui dentro…

Bruna. Ho riflettuto su di te, sui tuoi giochi linguistici, i doppi sensi, che sono fatti soprattutto di associazione di idee…

Nonna. Mi associo alla tua associazione!

 

 




permalink | inviato da steatrando il 24/9/2017 alle 19:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
21 settembre 2017
vita familiare
Vacci piano

Vacci piano

(a casa)

Nonna. O ciao Bruna, hai finito la lunga giornata. Mangi qualcosa?

Bruna. No, guarda, ho fatto un’eccezione, dopo le lezioni, in quella mezz’ora prima del collegio docenti, mi sono mangiato un toast. Non l’avessi mai fatto, mi è rimasto sullo stomaco.

Ivonne. Una vegetalina come te.

Bruna. Oh sei ancora qui Ivonne?

Ivonne. Sì la nonna…

Nonna. Grazie che mi chiami così anche te… e spero non solo per la vecchiezza.

Ivonne. Lei non sapeva quando venivi casa e mi ha detto restare.

Bruna. Bene così leggiamo assieme delle vaccinazioni. Magari non le hai fatte tutte neppure tu. A scuola ci hanno dato un modulo da compilare su tutte dieci quelle rese obbligatorie.

Nonna. Leggimelo anche a me, così vedo anch’io. Ma anche voi delle superiori?

Bruna. Spero basti questa… si chiama: “Autocertificazione dello stato vaccinale”

Nonna. Lo Stato italiano?

Bruna. No, il tuo stato rispetto ai vaccini.

Nonna. Tra l’altro a mezzogiorno l’Andrea mi ha portato a casa il giornale dove sai la scienziata senatore a vita…

Bruna. Senatrice…

Nonna. Che l’ha fatta Napolitano, dice che sono venuti metà quelli contro i vaccini.

Bruna. E quelli contro gli OGM, che lei propaganda, non li ha contati?

Nonna. C’ha una vita davanti…

Bruna. Comunque per ognuna delle dieci malattie devi rispondere o vaccinato, o immunizzato, se l'hai fatta naturalmente, o “non ricordo”.

Nonna. Anch’io non mi ricordo tutte quelle che ho fatto o mi hanno fatto fare.

Bruna. Be’ l’anti-polio, l’anti-difterica, l’anti-tifica… quelle erano obbligatorie anche prima.

Nonna. Io non so se ai miei tempi, poi l’anti-tetanica non devi rifarla?

Bruna. Ho detto anti-tifica non anti-tetanica!

Nonna. Oh che anti-patica che sei, se sono sorda non devi prendertela.

Bruna. E tu Ivonne?

Ivonne. Qualcuna hanno fatto anche noi, ma non ricordo cosa.

Nonna. Guarda che se non hai lo ius vaccini non ti danno lo ius soli, se rimane la ministra di adesso e la senatrice OGM.

Bruna. E la varicella?

Nonna. No quella lì non ho fatto il vaccino e neanche l’ho presa, che il morbillo e la rosolia mia mamma mi diceva di sì.

Bruna. Bene perché il virus della varicella non scompare nel corpo e può riemergere dopo anni, specie dopo una malattia o in vecchiaia, sotto forma di Herpes Zoster.

Nonna. Che è?

Bruna. Voi lo chiamate Fuoco di Sant’Antonio.

Nonna. Allora a me non viene, grazie Sant’Antonio!

Bruna. Basta che non ti avvicini a un bambino che l’ha presa.

Nonna. Ma adesso sono tutti vaccinati d’obbligo?

Bruna. Non so, e c’è anche la parotide… gli orecchioni, dite voi.

Nonna. Che meno male li ha fatti l’Andrea così non c’è il pericolo, neh nei maschi.

Ivonne. Perché solo maschi?

Bruna. Perché potrebbero infettare anche i testicoli e rendere sterili.

Ivonne. Poi io dico al corso ASA, che loro non sanno.

Bruna. Non ve lo tengono dei medici?

Nonna. Vuoi mettere con i biologhi?

Bruna. Biologi, nonna.

Nonna. Biologhe, nipote. Sugli orecchioni ve ne racconto una.

Ivonne. Perché chiamate da voi così i gay?

Nonna. Ah sì, io proprio non lo so. E tu Bruna?

Bruna. Neppure io. Ma è una cosa vecchia… forse perché portano l’orecchino, ma chissà.

Nonna. Mi lasciate parlare o no? Che in questa casa non sono neanche più padrona di dire la mia.

Bruna. Prego.

Nonna. Non star lì a pregarmi, che parlo da per me. Stavo dicendo, che poi mi fate perdere il filo… che cosa stavo dicendo? Ah ecco: l’Andrea era stato male al primo richiamo - si dice così? - del vaccino e allora non gli abbiamo fatto il secondo. Ma ce l’aveva detto il pediatra. Così poi a scuola li ha presi gli orecchini... gli orecchioni, ma leggeri, invece sua mamma e io ce li ha attaccati pesanti e siamo state male. Meno male che siamo femmine, almeno Carla.

Ivonne. Perché te non più femmina?

Nonna. Mezza… Comunque dico solo questa: poi Carla ha preso anche quello del collo dell’utero, facendo il Pap-test.

Bruna. Non l’avrà preso facendo il test, ma dal marito.

Nonna. Chillosà se certe cose fanno più bene o più male, e poi Cristiano dove l’avrà preso che è una cosa dell’utero?

Bruna. Ma il papilloma è una tipica malattia a trasmissione sessuale, quindi lui è stato con altre donne, magari prostitute.

Nonna. Lo immaginavo, ma allora ne ha infette anche altre mio genirus… mio genero?

Bruna. Probabile il Cristiano. E tu lo fai il Pap-test Ivonne?

Ivonne. Io non ho ancora rotto.

Bruna. Si potrebbe anche, ma meglio così, così non rischi da quegli sporcaccioni degli uomini.

Nonna. Non dirci così, se trova un uomo fedele, è tutta salute, o no? Sai cosa cantavano ai miei tempi, quando ero piccola, gli uomini?

“Figlie mie che non amate,

per paura dell’inferno,

ve l’ho detto è una bugia,

state allegre e così sia”.

Per prendere in giro il prevosto che nella predica…

Bruna. Be’, come spero io… cioè di amare senza ammalarmi.

Nonna. I figli non hanno le colpe dei padri.

Bruna. Comunque Ivonne fatti il vaccino HPV, così sei tranquilla anche dopo.

Nonna. Non capisco un acca.

Bruna. Quello del papilloma. Ma allora tu Ivonne che malattie hai fatto se non sai quelle per cui sei vaccinata?

Ivonne. Io vaccinassi per la malaria, ma non c’è scritto.

Bruna. Per la malaria non c’è il vaccino: il plasmodio inoculato nell’uomo dalla zanzara si rintana nei globuli rossi e non si riesce a colpire.

Ivonne. Io fatta malaria da piccola, ma sono qui. Invece non SIDA.

Nonna. Che marca è?

Bruna. È il nostro AIDS.

Nonna. Se no non era qui.

Bruna. Be’ adesso ci sono una trentina di milioni di sieropositivi ancora vivi.

Nonna. E quanti morti?

Bruna. Trenta milioni.

Nonna. E da voi nell’Ivoria… nella Costa d’Avorio c’era?

Ivonne. C’è ancora. Solo che il mio zio, mio villaggio, lui bravo. Lui appena visto, isolato malati, proibito sesso, i guariti unici che potevano vederli e curarli. Così si è fermata diecina casi.

Nonna. Che bravo, ma è un dottore tuo zio?

Ivonne. No un guaritore, dite voi.

Nonna. Hai sentito Bruna, delle volte valgono di più dei dottori.

Bruna. Sì, col buon senso e la tradizione è stato efficace.

Ivonne. Ma se lasciate parlare me, altro zio guaritore altro villaggio, non lasciato fare. Lui detto faceva malocchio, perché sua famiglia nessuno malato e altro guaritore tanti. Così lui bruciato casa e lui dovere scappare. Ecco perché venuto Italia e poi chiamato me.

Nonna. Che storia, che storie. Tutto il mondo è paese, o villaggio. A volte mica la gente ragiona con la testa ma con la pancia.

Bruna. Sì di fronte alla sfortuna e alla malattia ragiona d’impulso.

Nonna. Al posto di dirsi: “vacci piano” a giudicare. Certo che lì il piano vacci-ni?

Che cosa dici Bruna?

Bruna. Un conto è dove, un conto è quali.

Nonna. Ma l’obbligo è giusto secondo te?

Bruna.  Un conto è per quali e un conto è per chi.

Ivonne. Io adesso faccio tutti perché voglio curare malati.

Bruna. A parte che come ASA… però hai a che fare con loro. Giusto, ma gli insegnanti delle superiori? Anche il vaccino anti-influenzale?

Nonna. Così non avete la scusa di stare a casa da scuola, e lo Stato vaccinale risparmia.




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20 settembre 2017
vita familiare
Giochi con le parole

(a casa)

Bruna. Nonna, a proposito del discorso di ieri con l’Andrea.

Nonna. Che non vi vedete mai.

Bruna. Di notte…

Nonna. Ma è buio.

Bruna. Be’ almeno ci sentiamo…

Nonna. Con qualche senso senza la vista…

Bruna. Appunto circa le tue battute.

Nonna. Ma se non sono buona neanche a dire una barzelletta. Non ne so e me le dimentico.

Bruna. Ecco qui subentra la differenza tra l’umorista e il comico. Ti sentirai mica un comico?

Nonna. No, al massimo una scomica, cioè scomoda.

Bruna. Allora sei proprio un umorista.

Nonna. Un uomorista? Al massimo una donnarista.

Bruna. A parte il sesso.

Nonna. Impara l’arte… e mettila da qualche parte…

Bruna. Comunque… se l’obiettivo finale di tutti e due è la battuta finale, mentre per l’umorista arriva senza che te l’aspetti e ti spiazza e ti fa pensare, per il comico, guarda quelli in TV, te l’aspetti, e poi lui fa quasi sempre riferimento all’attualità della politica, se va bene, o del calcio, per cui se non sei al corrente…

Nonna. Stacchi la corrente…

Bruna. Non tutte le battute riescono…

Nonna. Col buco, basta non farsele dare le battute, che io neanche da mio papà…

Bruna. Comunque pensa a un montatore televisivo che deve scegliere tra vent’anni di preparare un programma sui comici di una volta, non saprebbe cosa salvare che sia ancora comprensibile, che faccia ancora ridere.

Nonna. Non ho capito bene, ma ho capito che i comici invecchiano anche loro, mentre gli umoristi, sarà per via degli umori, no. Ecco perché…

Bruna. Non invecchi mai.

Nonna. Adesso non esageriamo. Le parole che delle volte faccio finta, o magari anche no, di non capire e dico al contrario, sono buoni tutti a cambiarle. Vengono nel discorso e magari non vogliono dire niente.

Bruna. Invece tu le dai sempre un significato, ecco la differenza.

Nonna. Ecco la differenza tra te e le altre donne. Beato chi ti sposa. Devo mica cercarti un moroso?

Bruna. Sarei già impegnata.

Nonna. Allora sposalo, prima che invecchia, che gli umori restano ma gli ormoni…




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19 settembre 2017
vita familiare
Alzheimer preventivo

(a casa)

Andrea. Ciao nonna, è pronto da mangiare che ho una certa fretta?

Nonna. E non stai neanche un po’ con la Bruna, che prima in Inghilterra, poi adesso tanto dai suoi…

Andrea. A parte che la notte…

Nonna. Se non si riesce a dormire…

Andrea. O ciao Bruna, ma già a casa da scuola?

Bruna. Sì, oggi avevo solo due ore. Mi hanno fatto un orario le prominenti del liceo che quasi non lavoro certi giorni, oppure faccio sei ore di seguito, come domani.

Andrea. Senza intervallo?

Bruna. Almeno quello, come i ragazzi.

Andrea. Appunto quando eravamo noi studenti non ce le sorbivano le 6 ore di lezione e certi giorni anche 7?

Bruna. Un conto è stare sul palco a recitare, un conto stare tra il pubblico.

Andrea. Non capisco la metafora.

Nonna. Se la capisco io, almeno metà… Vuole dire che se devi parlare te, e non a vanvera, ma prepararti prima non è come stare a sentire, più o meno attento.

Andrea. Perché gli studenti non devono preparasi a casa e subire interrogazioni e verifiche?

Nonna. Subi... subissendo.

Andrea. Cosa dici nonna? A proposito ti ho portato a casa il giornale e c’è un articolo sull’Alzheimer.

Nonna. Perché credi che ce l’ho già?

Andrea. No, ma qui c’è scritto che bisogna prevenirlo.

Nonna. Sa, mi deciderò a vaccinarmi.

Andrea. Mica c’è il vaccino.

Nonna. Toh, qui che dovevano farlo e metterlo obbligatorio, che sai quanto fa spendere alla Mutua e star male oltre il malato la sua famiglia?

Andrea. Comunque qui dice che bisogna mangiare bene e sano.

Nonna. Fatto.

Andrea. Fare attività fisica.

Nonna. Non fatto.

Andrea. Studiare anche da anziani.

Nonna. Lo farò.

Andrea. Intanto leggi gli articoli.

Nonna. Me li leggi te Bruna, che io non ho qui gli occhiali? E me li spieghi che io devo averci un po’ di…

Andrea. Attenta ai primi sintomi.

Bruna. E allora tuo papà? Ma lo sai che domenica mi ha detto che la malaria è extracomunitaria?

Andrea. Be’ l’avrà letto su qualche giornale, poi in fondo è vero, arriva dall’Africa.

Nonna. Perché qui non c’era? Se mi ricordo io che da bambina davano ancora il chinino alle mondine.

Bruna. Parlando di una malattia non infettiva, appunto l’Alzheimer, di cui, confesso, non so molto.

Nonna. Neanch’io e non voglio neanche che dovete studiarla troppo per me…

Bruna. Allora, in sintesi, leggo che nel cervello dei malati si accumula una proteina, che non viene più smaltita e forma delle placche sulle cellule nervose danneggiando le sinapsi portando alla demenza senile.

Nonna. Che nervoso!

Andrea. Non scherzare su queste cose, nonna, che poi…

Bruna. No, lascia Andrea. La battuta, l’umorismo sono segno di… intelligenza.

Nonna. Neanche tanto.

Bruna. E di prontezza mentale. Se perdi l’attimo la battuta, il gioco di parole perde la sua efficacia.

Nonna. Grazie, sei la mia nipote preferita, anche se sei l’unica. Bisogna dire però che comincio, già da qualche anno, a venire sorda per cui a volte non gioco con le parole, le confondo, non le sento bene e allora rispondo Roma per Toma.

Bruna. Ma sempre con efficacia, come con tuo genero.

Nonna. E lì è facile, le genera lui le cretinate e io faccio finta di non capire ma intanto gliele canto, ma non so se capisce.

Andrea. Ho capito, niente Alzheimer.

Nonna. Per adesso, ma preve… preventiviamolo!




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