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La Nonna, vivace, ironica, fintamente tonta. La risposta sempre pronta, pepata. Gioca con le parole da tanto ormai. Intelligente, la persona più intelligente che mi sia capitato di incontrare negli ultimi anni. Sempre coerenti con se stessi i personaggi sullo sfondo. Ma la vera regina è lei, la Nonna, saggia, amabile, ingenua e astuta nello stesso tempo, la lingua agile a dimostrare la prontezza dello spirito, piena di vitalità, sempre disponibile a spendersi non solo per la figlia ma per tutti quelli che si trovano accanto a lei. Meri www.kilombo.org
15 gennaio 2018
Inciampare nella memoria

(a casa)

Bruna. Nonna nonna, sai che ‘stamattina hanno messo in piazza una pietra d’inciampo?

Nonna. Potevi portarmi anche me.

Bruna. Sì scusa, ma sai il freddo, è stato alle 9 con quella nebbia, poi la gente, anch’io ho tribolato con il gomito.

Nonna. Che tutti sgomitavano per vedere.

Bruna. Però sono riuscita a intervistare l’artista tedesco e Andrea mi… ci ha filmati.

Nonna. Brava. Fammi vedere ed è come se c’ero anch’io.

Andrea. Adesso arriva il vostro piccolo uomo che è sempre al vostro servizio. Carico la scheda sul pc.

Nonna. E sì lo so: noi del PCI eravamo schedati…

Andrea. Ecco che parte. Sta’ attenta nonna.

Nonna. Ma è tutto in inglese e io…

Andrea. Non studi abbastanza.Traduciglielo Bruna.

Bruna. Qui avevo detto: "How was the idea of stumbling stones born?"

Nonna. Va bene che sei italiana, ma…

Bruna. Scusa gli ho chiesto com’è nata l’idea delle pietre d’inciampo, ma lui, come vedi ha alzato le braccia, ha detto che è una storia lunga. L’idea era di ricordare quelli che non avevano avuto sepoltura. E partire dalla Germania per andare in tutta Europa perché la SS e la Gestapo hanno ucciso migliaia di persone, quindi ricordarle ogni tanto almeno. Questa è l’idea principale.

Poi gli ho chiesto: “In molte città ci sono targhe, lapidi, perché ha scelto proprio una pietra?”

E lui: “La prima idea era una targa sul muro. Ma in Germania l’80 per cento degli ebrei ha una targa. Però qualcuno sul muro si era rifiutato. Ma le città hanno accettato di mettere le pietre sulselciato”.

Poi ho insinuato questo: “Quali deportati si vogliono ricordare? Il ricordo dei deportati politici è venuto dopo quello degli ebrei?” Ma lui ha detto che fin dall’inizio si voleva ricordare ogni tipo di vittima.

Questo prima della posa della pietra. Poi prima che scappasse perché doveva andare in un’altra città ho chiesto ancora solo quali sono le organizzazioni che la richiedono in Germania. E lui ha risposto: “Molte, molto differenti”. Infine gli ho chiesto com’è stata la sua esperienza nelle città italiane e lui harisposto, questo lo capisci anche tu: “Molto buona, specialmente con…”

Nonna. Sì lo so: col popolo giovane…

Bruna. Proprio alla fine gli ho chiesto se voleva dire qualcosa della sua esperienza in generale. E mi ha risposto che sono molte le città che hanno chiesto le pietre per le vittime. Sessantaquattromila in Europa, in ventuno nazioni.

Nonna. Adesso siamo anche noi nel numero, che li abbiamo anche noi avuti i nostri bei deportati.

Andrea. Certo che lui così li ha fatti i soldi.

Nonna. E te inventa di fare le “cimici” con su il fascio per i fascisti caduti e vediamo... se escono fuori.

Bruna. Non dirlo troppo forte, nonna.

Nonna. No, per quello che ho capito sono contenta che fin al principio ha voluto ricordare tutti non solo gliebrei. Poverini anche loro, ma non solo loro.

Bruna. Pensa che nella mia scuola hanno invitatoun ebreo. Per loro la deportazione è solo ebraica. Gli altri erano internati…

Nonna. Militari? E i politici?

Bruna. Lo sappiamo, ma vaglielo a dire alle mie colleghe, che poi sono fasciste. Infatti hanno contestato il relatore.

Andrea. Racconta sono curioso. Sarà per via d’Israele.

Nonna.  Che cosa c’entra?

Bruna. No, state a sentire. Alla fine sai c’è sempre il momento per le domande.

Andrea. E nessuno rompe il ghiaccio.

Nonna. Anche se… si rompe il cervello per pensare che cosa chiedere.

Bruna. Un ragazzo, certo imbeccato dalle prof fasciste, gli ha chiesto se lascerebbe sposare sua figlia a un cristiano, perché lui aveva detto di essere molto religioso. E lì è caduto nel tranello. Ha detto che non lo permetterebbe mai. E allora le fasciste…

Nonna. Naziste…

Bruna. No su quello avevano ragione, ma strumentalmente hanno detto che lui aveva parlato di discriminazione e poi sarebbe lui stesso intollerante. E poi anche i ragazzi in classe hanno detto che non si può ammettere nel ventunesimo secolo.

Nonna. Neanche nel ventesimo.

Bruna. Purtroppo tutto si è concentrato lì, e il resto non è stato più discusso e commentato.

Nonna. Mi dispiace, ma volevo dirti: non si può parlare anche della deportazione politica, dicendo però che i figli si possono sposare con chi vogliono: ebrei, cristiani, protestanti, atei e compagnia bella.

Bruna. Sì, ma ormai chi potrebbe venire? E gratuitamente perché sai la scuola…

Andrea. Ha speso tutto per l’ebreo…

Bruna. Sei un antisemita, Andrea. Il solito pregiudizio dell’avaro…

Nonna. No, eh Andrea!

Andrea. Io? io intendevo che i volontari li fanno andare gratis. I professori li pagano profumatamente. Hai visto con me per l’ambiente.

Nonna. Che ambiente! Mai volontari non è che non li pagano perché non valgono niente, ma perché sono…impagabili.

Bruna. Ma tu cosa proporresti nonna?

Nonna. Se non ti fidi, non vengo, anzi non ne parliamo neanche.

Bruna. No, dai. Ti ho amato fin dall’inizio per le tue storie, i tuoi racconti di vita, per la tua memoria.

Nonna. Per una Giornata della Memoria… allora può andar bene. Ma non è per la maestra che avete messo la pietra?

Bruna. Sì, per lei. E scusa se nonte l’ho detto.

Nonna. Che se no... ma io, senza saper né leggere né scrivere, dato che un anno era stata anche la mia maestra, ho guardato nei vecchi quaderni, che li tengo ancora. E ho trovato una sua dedica con la sua firma. Te la leggo, ce l’ho qui il quaderno. 

“Sii buona Franca e sarai felice. Ma molte volte la vita può essere più dura e amara per i buoni che per i cattivi. Prega e avrai sempre conforto e coraggio. La tua maestra”. Era molto religiosa, neh!

Bruna. Che bella, devi venire per forza in classe. Vieni nella mia quinta.

Nonna. Anche se sono vecchia?

Bruna. Per forza, per averla conosciuta. E devi leggere la dedica e poi raccontare di lei…

Nonna. Se non inciampo nella… memoria e nella… parola. Ma te non dire niente a tua mamma, neh Andrea, se no dice che sono matta.

Bruna. Tu sei savia e devi renderesavi, nel senso di far saper le cose, che su di lei si sa poco del lager, neanche quando è morta e dove.

Nonna. Cerchiamo di sapere perché l’hanno arrestata e tutto. Io c’ho una mezza idea ma bisognerebbe trovare qualche carta…

Bruna. Domani vado in archivio comunale.

Andrea. E come fai con i faldoni, conil tuo gomito? Io non posso venire ad aiutarti. Io lavoro mattino e pomeriggio, non come te.

Nonna. Non intralciare la memoria anti…scimunito!




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12 gennaio 2018
Belli di giorno

(sera in casa)

Andrea. Nonna, tu stai dalla parte di Catherine Deneuve o di Oprah Witfrey?

Nonna. E chi sono? delle indossatrici… belle.

Andrea. Belle? Magari un tempo, belle di giorno…

Nonna. Perché se erano di notte c’era da pensare male.

Andrea. Ma possibile che non hai mai sentito parlare almeno della Deneuve, la donna di Marcello Mastroianni.

Nonna. Perché è ancora al mondo?

Andrea. Ma sì, se ha fatto una dichiarazione che ha fatto scalpore.

Nonna. Mastroianni?

Andrea. No, lei. Lasciamo perdere. Piuttosto tu che ne pensi Bruna?

Bruna. E me lo chiedi? con l’americana.

Nonna. Che parla inglese… invece l’altra francese.

Andrea. Allora la conosci.

Nonna. Anche Mastroianni la conosceva, speriamo solo lui.

Andrea. Ecco che scatta in voi due il puritanesimo. Siete ben all’antica. Un uomo non può fare avances, e una donna può avere solo un uomo nella vita?

Nonna. Che invece gli uomini possono averne tante, ma guai se donne fanno degli avanzi con gli uomini.

Andrea. Avanzi? Parla italiano se non sai le lingue nonna!

Nonna. Perché “avanzi” è francese?

Bruna. Comunque Franca, ti spiego anche se ho capito che hai capito benissimo.

Nonna. Io invece non ho capito un accidente.

Bruna. Allora l’attrice francese dice che è tollerabile che gli uomini facciano la corte, anche se in modo un po’ spinto e maldestro.

Nonna. Maldestro va anche bene, che fanno tenerezza, spinto invece proprio no. E poi se lo fa un poveraccio, un contadino fa schifo, se lo fa il padrone è corto… corto circuito… corvecchiamento?

Andrea. Corteggiamento, nonna. Non so dove hai tirato fuori corvecchio… o quella cosa lì.

Nonna. Perché ci sono anche i vecchi e in genere gli uomini ci provano con le donne più giovani, magari ragazzine.

Andrea. E allora io, che un anno in colonia al mare, il nostro istruttore, con la scusa di dirmi come difendermi dai bulli mi voleva toccare il pisello, e non avevo ancora 10 anni?

Nonna. Poverino, ma non ce l’avevi mai detto. E allora sei rimasto… ce l’hai ancora in mente?

Bruna. Comunque vedi è sempre un uomo, ed è sempre più grande della vittima. Ha ragione la nonna.

Andrea. E se era una istitutrice che me lo chiedeva?

Nonna. Ma te che cosa hai fatto?

Andrea. Io sono scappato ma non ho fatto la spia. Invece queste donne, magari accettano, o addirittura si offrono per far carriera, e poi adesso, dopo anni, denunciano rovinando le vite di quegli uomini.

Bruna. E la loro non gliel’hanno rovinata?

Nonna. Se l’hanno accettato, se erano consenzienti. Poi in quell’ambiente del cinema e dei media..

Nonna. Perché mostravano nella scuola media da giovani?

Andrea. No l’americana è una famosa presentatrice.

Nonna. Ah lo dicevo io, una famosa indossatrice.

Bruna. No, nonna, è nera e anche un po’ grassa…

Nonna. Guarda che certi uomini fanno buono tutto. Durante la guerra hanno violentato bambine, donne incinte, ottantenni…

Andrea. Cosa vai a tirare a mano. Voi andate subito a finire nello stupro.

Nonna. Noi o loro?

Andrea. Anche la Deneuve ha condannato lo stupro, però una carezza, un bacetto, un'occhiatina, un ginocchio accostato o toccato…

Bruna. La difendi perché allora l’hai fatto anche tu! Adesso capisco.

Andrea. Sentite care femministe, se volete abolire l’approccio sessuale, che non ci credo, andate in convento.

Nonna. Che una volta stavano più bene le suore: senza fame, senza uomini vecchi che le picchiavano, gravidanze continue e rischi dei parti…

Andrea. Va bene, torniamo al Medioevo.

Bruna. Noi non siamo né contro il sesso, neh nonna?

Nonna. Io per quello libero… al massimo!

Bruna. Né contro gli uomini…

Nonna. Io sono per quelli belli… ma magari anche non tanto, ma buoni di notte. Vi ricordate la fiaba del Principe Porco?

Andrea. Dai nonna, non siamo più bambini.

Nonna. E non capite il significato per gli adulti.

Bruna. Però un conto è quello che ti considera uguale a lui, rispettando i tuoi desideri…

Nonna. Neh Andrea?

Bruna. Un conto è quell’uomo che invece ti considera come un oggetto a sua disposizione.

Nonna. No eh, Andrea!

Bruna. Be’ adesso andiamo a dormire.

Nonna. Che domani è sabato.

Andrea. Dico ancora solo una cosa. Nel caso di quel capodanno a Colonia, li avete assolti perché erano arabi e dicevate che faceva parte della loro cultura.

Bruna. Ma chi? Noi? Lo stupro ha sempre un sesso, non un passaporto. Io la penso così.

Nonna. Mi tuu.




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9 gennaio 2018
vita familiare
Ri-costituenti

(lunedì mattino)

Nonna. Bruna, so che hai fretta, ma mi dici come è andato l’incontro sul settantesimo della Costituzione, che ieri sera non sei venuta a casa?

Bruna. Sì che sono tornata… all’ovile, ma dopo la manifestazione siamo andati a cena.

Nonna. Il compleanno vuole i brindisi…

Bruna. Be’, in effetti c’era da festeggiare perché eravamo in tanti, almeno una settantina…

Nonna. Per i settanta…

Bruna. Con diverse associazioni dall’ANPI, a Libera, agli ambientalisti…

Nonna. Che bell’ambiente…

Bruna. Però c’è stato il solito guastafeste. Un cittadino è andato a chiamare i vigili che ci hanno fatto togliere i manifesti.

Nonna. Non avevate l’autorizzazione?

Bruna. Sul banchetto e la distribuzione del vin brulé

Nonna. Il ricostituente…

Bruna. Ma noi avevamo stampato una grossa serie degli articoli della Costituzione e appiccicati alle colonne della piazza.

Nonna. Siete delle colonne della Repubblica…

Bruna. Sì ma adesso non vorrei che scattassero delle denunce.

Nonna. Perché vi hanno preso con le mani nel… muro?

Bruna. Io no, col mio gomito, ma altri sì. Però li avevamo già appiccicati quando sono arrivati i vigili. Solo che avevano fotografato e forse anche filmato mentre le attecchinavano.

Nonna. Che non è campagna elettorale.

Bruna. Infatti siamo andati a cena per discuterne e bloccare tutte le immagini sui social.

Nonna. Socialmente pettegoli.

Bruna. Be’ in un certo senso sì. Basta vedere quanto è andato avanti il dibattito sul pagamento dei sacchetti bio per le verdure…

Nonna. Perché preferiscono la plastica gratis?

Bruna. Sembra di sì, con tutte le spese delle feste… guardano i due centesimi. Sono miopi.

Nonna. Il contrario della Costituzione.

Bruna. Non ti capisco, nonna.

Nonna. Come si chiama il contrario di miope?

Bruna. Ma… ben vedente.

Nonna. No, chi vede bene lontano, non vicino.

Bruna. Presbite.

Nonna. Ecco dicevano che la Costituente era presbite, guardava lontano…




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6 gennaio 2018
vita familiare
Calze rotte

(6 gennaio mattino)

Carla. Oh ragazzi, ma eravate già usciti? Pensavo che foste ancora a letto.

Andrea. Non sono mica un… befano che va in giro di notte.

Nonna. Con le calze tutte rotte.

Carla. Si dice “scarpe”, mamma.

Nonna. Quelli sono i partigiani, “eppure bisogna andare”

Carla. Guarda che, saranno pure i partigiani, ma tu ti confondi, ed è naturale alla tua età. Metti assieme le calze per i regali e la rima con “notte” delle “scarpe rotte”.

Nonna. Anche le calze facevano rima.

Bruna. Comunque io non sono d’accordo.

Nonna. Di noi due, essere delle befane?

Bruna. No, sul Corriere oggi c’era un articolo che parlava.

Nonna. Sciveva… diceva Carla…

Bruna. Scriveva degli… una parola in inglese che non ricordo, tipo longagers…

Nonna. Quand’è che ti decidi a imparare l’inglese, che oggi serve?

Bruna. Ma è un neologismo medico.

Nonna. Una nuova malattia?

Carla. Lasciala parlare, mamma.

Bruna. Dicev… scriveva l’articolista, ma la mia memoria… non ricordo il nome, l’ho letto al bar, che ci sono sempre più anziani oltre gli 85 anni, attivi non solo fisicamente ma anche mentalmente.

Nonna. Ma dove? io non ne ancora ho visti.

Andrea. Ti guardi mai allo specchio?

Nonna. Io no, con i capelli corti ormai, non c’ho neanche bisogno di pettinarmi, che il mio Angelo si stufava quando dovevamo uscire e lui era subito pronto e io tra provare il vestito giusto, che avevo un guardaroba piccolo, e fare il ciüciu.

Bruna. Ecco un altro neologismo.

Carla. No è un modo antico di chiamare la crocchia.

Nonna. Ma mi lasciare parlare? Che parlate sempre voi… Ecco adesso non so più che cosa dovevo dire.

Bruna. Ero io che dovevo finire di parlare. Nell’articolo si diceva che un sintomo di longevità anche mentale è la “memoria episodica”

Nonna. Che memoria che hai. Io invece va a periodi…

Bruna. No episodica nel senso di ricordare episodi precisi, anche lontani nel tempo, ma con molti dettagli e ricchi di riflessioni.

Nonna. O di invenzioni… Allora, per una volta potevate comperarmelo il Corriere così leggevo anch’io come fare…

Andrea. Non ormai avevamo preso la Repubblica.

Nonna. Al re…

Andrea. Cosa dici? E qui c’è un pezzo che dice…

Nonna. Scrive…

Andrea. Da dove deriva la Befana.

Nonna. Dal camino.

Andrea. No l’etimologia. Ti leggo un pezzo…

Nonna. Del pezzo…

Andrea. E vediamo se riesci a indovinare: “Attraverso mutamenti fonetici e corruzioni varie, la parola…”

Nonna. Lo so, fermati, Epifanìa, che poi è venuta Epifània, viene Stefania. Ecco com’è andata.

Andrea. No, stavo dicendo il contrario.

Nonna. Ah è stata una certa Stefania che ha dato il nome all’Epifania?

Andrea. Può stare zitta un attimo nonna? L’articolo dice che “Befana” – era questa parola che dovevi indovinare – deriva, con diversi passaggi da “Epifania”.

Nonna. Ah ecco – posso parlare? – perché festeggiamo la Befana.

Andrea. L’articolo è interessante perché scrive anche che c’è una doppia immagine della donna. Dato che Epifania vuol dire “apparizione”, indica sia la donna amata, che ti ispira, che la vecchia che ti ripugna. La moglie e la suocera.

Nonna. Sono io che ripugno, Carla, te sei amata.

Carla. Ma se sono io la suocera.

Nonna. Non ancora, di suocere qui dentro, per adesso neh, sono solo io.

Bruna. Però, l’articolo finisce dicendo che comunque al di là dell’aspetto fisico la donna dona: o l’ispirazione o i dolciumi. Che poi tu sei una bellissima vecchietta, senza trucchi…

Nonna. Dentiere, capelli bianchi – padron - tinti…, rossetti, parrucche, lifeling e bestiolino…

Carla. Lifting e botulino.

Nonna. La vecchiaia mi dona…

La vecchiaccia vien su di notte

con le ossa tutte rotte

ma la testa ancora intera

se sta in famiglia, così lei spera.

 

 




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4 gennaio 2018
vita familiare
Sangue

(a casa)

Nonna. Ma Carla ti sono venute ancora le mestruazioni?

Carla. Sei matta? Per fortuna le ho dimenticate.  E perché me lo chiedi?

Nonna. Ho visto del sangue nel water.

Carla. Le avrà avute la Bruna.

Nonna. Speriamo di no. Ma io sono andata al gabinetto appena dopo di te, e a parte la puzza…

Carla. Perché tu invece profumi. Comunque se proprio vuoi scendere in basso… sono state le emorroidi. Non si può nasconderti niente. Se avessi un amante me lo scopriresti dopo quanto? Un giorno, una settimana?

Nonna. E ti farei gli auguri. Che invece col Cristiano non me n’ero accorta subito.

Carla. Non mi starai ancora a rinfacciare la gravidanza prematrimoniale?

Nonna. No, se no non c’era l’Andrea. Però potevi farlo con qualcun altro.

Carla. A parte che sarebbe stato meno bello, ma poi non sarebbe stato lui con un altro padre.

Nonna. Speriamo che viene anche lui padre…

Carla. Perché la Bruna aspetta? Dimmelo subito.

Nonna. È ben per quello che ti ho chiesto del sangue, che in un caso o nell’altro…

Carla. Quali casi? Non ti capisco.

Nonna. Ma è chiaro: emorroidi o mestruazioni non sono un buon segnale.

Carla. Guarda che la Bruna va in bagno di sopra…

Nonna. Devo andare a vedere?

Carla. Ma dai. Se son rose fioriranno.

Nonna. E se son spine… macchieranno di sangue. Comunque, a proposito di amanti.

Carla. I due ragazzi?

Nonna. Credo di sì.

Carla. L’Andrea o peggio la Bruna ce l’hanno?

Nonna. Dunque, dopo lunghe indagini ho scoperto che l’Andrea c’ha la Bruna e la Bruna… aspetta che non mi viene in mente… ah adesso ricordo, lei c’ha l’Andrea.

Carla. Mamma! Ma qualcuno extra?

Nonna. Extracomunitario?

Carla. No fuori… dalla convivenza.

Nonna. Te c’avevi quel bel francese che avevi conosciuto all’Università della Terza Età. Adesso mi viene in mente e a te?

Carla. Acqua passata.

Nonna. Che… aiutami non so più se era lui francese o mostrava francese. Che te l’avevi fatto a scuola…

Carla. Non insistere mamma. Io ho chiuso. Piuttosto sai qualcosa della Bruna, ti ha fatto qualche confidenza? confessa.

Nonna. Io? Io non so un bel niente. Chiedicelo te, che sta scendendo adesso.

Carla. La bella addormentata.

Nonna. Se è in vacanza… lasciala stare, perché tuo marito bel bello…

Carla. Ma lui è tornato a casa tardi ieri sera, che io non mi sono neanche accorta che è venuto a letto.

Nonna. E hai guardato ‘sta mattina se c’era, che magari è rimasto nel letto di qualcun’altra?

Carla. Taci, per favore. (a Bruna). Bruna, cara, ti sono per caso venute le mestruazioni?

Bruna. Buongiorno, scusate l’ora, ma mi sento stanca.

Nonna. Non fare ginnastica tardi la sera…

Bruna. Quale ginnastica? scusa non ti capisco. Dovrei farla per non ingrassare, ma sono pigra. Adesso con questo gomito ferito non vado neppure più in bici.

Carla. No, svegliati pure con calma…

Nonna. Che noi siamo sveglie da prima… da diversi anni…

Carla. Mi lasci parlare mamma? Ti chiedevo delle mestruazioni perché mia mamma ha visto del sangue nel water e voleva sapere se eri tu e se per caso avevi le emorroidi, scusa se te lo chiedo.

Nonna. E se scende così in basso.

Bruna. Io per fortuna non soffro di emorroidi.

Carla. E quindi sono le mestruazioni. Ha ragione quell’arpia di mia mamma.

Nonna. Se io sono un’arpia, allora tuo marito cos’è? Un arpione?

Bruna. Non fatemi ridere, ma io di sangue non ne ho visto e non ne ho perso, state tranquille. Che sia l’Andrea? Non ho mai saputo che soffrisse di emorroidi.

Nonna. Non siete così intimi…

Carla. No, meglio così. Che il sangue non è mai una bella cosa.

Nonna. Che quando non vuoi magari lo perdi e quando lo vuoi magari non lo perdi. Devo farci un indovinello.

Carla. Puoi spiegare i tuoi ragionamenti contorti mamma?

Nonna. Qual è quella cosa che delle volte la donna perde che non lo vuole (se si ferisce), e a volte non lo perde che lo vuole (le mestruazioni)?

Carla. Magari qualcuna vorrebbe essere sollevata dall’incombenza.

Nonna. Magari un nove mesi o anche di più.

Bruna. Capisco adesso. Tutte queste chiacchiere per chiedermi se sono incinta. Ve lo dico io se e quando sarà. Ma oggi con una terza operazione al braccio, tutte le radiazioni, mezza invalida, sarei matta.

Nonna. Dicevano una volta:  “meglio una matta a casa sua che una savia a casa degli altri”.

 

 




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3 gennaio 2018
vita familiare
Intervista a me stessa (4)

(a casa)

Carla. Ma mamma dov’eri?

Nonna. Ma di là… perché il tuo uomo dov’è?

Carla. Lui è uscito, doveva vedere un suo amico.

Nonna. Femmina?

Carla. Quello non deve preoccupare te.

Nonna. Allora neanch’io.

Carla. E poi se eri mancata da qualche parte della casa o eri uscita da sola…

Nonna. Da qualche parte della città…

Bruna. No era di là con me al computer.

Carla. Non starai ancora scrivendo la tua autobiografia?

Nonna. No, per carità, quella dopo che muoio. Ma c’è una che vuole intervistarmi.

Carla. E chi è quella matta?

Nonna. Una certa Clio, me l’ha detto la Bruna qui.

Carla. È una tua amica, Bruna? La conosco?

Nonna. Dovevano conoscerla tutti, invece sono pochi…

Bruna. No, adesso ti spiego, Clio è un’intervistatrice immaginaria...

Nonna. Sai che i giornali fanno le interviste impossibili con i personaggi importanti del passato. Be’ questa qui fa il contrario: è lei immaginaria e fa un’intervista a una persona non importante del presente.

Carla. Ho capito poco, ma se è un esercizio mentale va bene, prima dell’Alzheimer.

Nonna. Lo dice sempre anche l’Andrea, chissà da chi ha preso.

Carla. E oggi che cosa ti ha chiesto questa tua Clio?

Nonna. Oggi voleva sapere di quando facevo la mondina.

Carla. Ma l’avevi già raccontato a quel regista quando era venuto a intervistarti.

Nonna. Che poi ha messo su quello spettacolo di testa sua, come se non era venuto qui e io non gli avevo detto niente. Che quello che c’aveva in testa prima lui l’ha fatto senza neanche…

Carla. E questa Clio invece?

Bruna. Be’ l’ha lasciata parlare. Posso leggere questa intervista nonna?

Nonna. Fai pure, basta che mia figlia til ascia parlare anche lei.

Bruna. Allora Clio ha cominciato a chiederle della risaia e la nonna ha parlato del trapianto. Ma leggo.

 

Clio. E com’era il trapianto del riso?

Nonna. Ci doveva essere ancora adesso.

Clio. Ma ci vorrebbero le mondine.

Nonna. Adesso ci sono delle macchine apposta. Il motivo è quello di coltivare il riso biologico, di non usare i diserbanti e quindi hanno pensato di trapiantare il riso a file con una macchina, a distanza di 30 cm una fila dall’altra, in modo che poi possono passare con un’altra macchina a zappettare in mezzo, sempre in acqua, eh, non in asciutto. Però dopo, invece di zappettare, una volta mettevano dentro i pesci. E anche adesso. Cioè trapiantarlo, poi quando il riso è attecchito bene ed è a posto – ci vuole una settimana – si possono mettere le carpe o le tinche o i pesci gatto. Sono tre tipi di pesce che si possono mettere. Qui da noi hanno sempre messo le carpe. Però la tinca e il pesce gatto valgono di più.

E l’importante è il pesce. Perché il pesce gira continuamente alla ricerca delle larvette, e quindi muove il terreno e il seme che sta nascendo delle erbacce, che ha la radicina piccola, lui passando lo muove lo sposta e alla fine ne riesce a crescere uno su tanti. Poi ci sono anche le carpe erbivore, che non sono le nostre, sono gli amur, sono di un altro tipo che si può usare benissimo. Queste qui vivono solo di erbe, anche gli insetti se gli capita, ma il riso non lo mangiano. Il riso ha la foglia rustica, punge. Io sono sicura che se si mettono questi pescidi erbe… se non al 100%, ma poi anche se nasce qualche erba, perché il riso ègià alto, non soffre più. Poi c’è anche il problema del crodo, quel famoso riso selvatico, che facendo il trapianto che va dalla fine di maggio alla fine di giugno, quasi, si fa una falsa semina, cioè si mette l’acqua su un campo. Il crodo nasce prima, cresce, gli fai il diserbo…se siamo nel biologico passi con un erpice che lo ribalta e quello lì è a posto. Quello che doveva nascere è nato. Poi dopo 3 o 4 giorni metti il riso, se qualche erba tenta di venire fuori c’è sempre il pesce, che poi quando è piccola la carpa la mangia. Quando nasce non ha la foglia, fa il germe. Io sono sicura che verrebbe un lavoro d’oro. E poi si possono mettere le tinche o le carpe con i maschi per far nascere gli avannotti, che poi, alla fine dellastagione, si mettono in una peschiera, l’anno dopo si possono mettere in un riso gli avannotti già nati. E alla fine della stagione quelli lì diventano pesci commerciabili già. Il primo anno metti le carpe, le madrone si chiamano, le fattrici, e nascono gli avannotti, ne nascono tanti, una carpa fa migliaia di uova, poi ne muoiono tante, però diventano robine così per agosto, poi si tirano fuori. Uno deve farsi una piccola peschiera. Magari con un fosso lì vicino o una fontana, con l’acqua che entra di qua ed esce di là, che c’è il ricambio. La tinca e la carpa non hanno bisogno di molto ossigeno, sono pesci di acqua ferma, vivono nel riso, perciò…!Se le tengono lì. All’inverno se ti vien voglia di mangiare un pesce ce l’hai. In primavera, quando è ora del trapianto prendi gli avannotti li metti dentrolì e diventano grossi. Alla fine della stagione vengono pesci da vendere, sui 7-8 etti, dipende da come è il campo se trovano tanto o poco. E quindi nasconoancora le rane e tutti gli altri eccetera eccetera. Poi, in più di questo, si può pensare di mettere le anitre. I miei fittavoli di quando ero giovane le hanno sempre avute le anitre nel riso. Non dappertutto, ma nei risi un po’ vicini alla cascina per tenerle un po’ sott'occhio perché qualche cane randagio c’è sempre o qualcuno… Parliamo di 50 anni fa, oggi non vedi più in giro i ragazzini partire in squadre e andare in campagna, chi col retino… a prendere pesci, adesso sono lì col telefonino.

Clio. Ma se metti i pesci nel riso te li rubano.

Nonna. Ma chi? Non se ne accorgono neanche che ci sono. Poi se tutti ce li hanno è come il garzone del pasticcere che va il primo giorno si fa una pancia così ,dopo una settimana ti viene il voltastomaco. Quando i pesci vanno dappertutto: dal riso vanno nei canali diventa una cosa che non è più interessante andare a far dei danni a portar via un pesce nel riso. E anche gli aironi, che vivono di queste robe qua, se sono in abbondanza e dappertutto… un bel momento più che mangiare quella quantità, poi sono pieni. È un danno minimo che fanno. E quindi oltre all’erba eliminano molti parassiti. I vari parassiti del riso che vengono trattati con gli insetticidi, tipo il punteruolo e altri animali che vivono nell’acqua, il rüton che è una specie di scarafaggino che sugli argini fa le uova e dopo nasce va nel riso e va a danneggiare le radici e quelle cose lì. Se vedi l’acqua torbida: magari oggi vai lì niente, domani vedi l’acqua torbida. Cos’è successo? Sono loro, li chiamavamo in dialetto rüton perché ruttano…

Clio. Ruttano, degli insetti?

Nonna. Oh Signore! Come si dice in italiano?

Clio. Smuovono?

Nonna. Brava, giusto. Si vede che hai studiato. Allora lì adesso devono fare gli insetticidi. Ma se c’è dentro il pesce quello lì non fa più a tempo, come dall’argine arriva nel riso, basta, se poi ci sono le anitre non parliamone. Perché l’anitra ha un tipo di alimentazione diversa: lei prende col becco fa passare centimetro per centimetro tutto il fondo e raccoglie anche quei bestiini lì… quindi la muove tutta la risaia, non scappa più niente, anche le erbe. Poi uno decide, può mettere un po’ di uno un po’ dell’altro.

Bruna. Basta è finita così la puntata. Ma siamo già alla quarta o quinta puntata. Le ho memorizzate tutte.

Nonna. Te sì che allora c’hai una bella memoria.

Bruna. Nella memoria del computer, salvando i file. E cosa ne pensi Carla?

Carla. A parte la novella agronoma, ma l’italiano lascia un po’ a desiderare, no?

Nonna. Ecco, che cosa ti dicevo: al giorno d’oggi guardano più al fumo che all’arrosto…cioè alla forma che alla sostanza. Poi se era un’intervista e io parlavo non potevo mica metter giù le frasette belle pulite, senza ripetizioni…

Carla. E gli errori e la sintassi che va a farsi benedire…

Nonna. Toh non sapevo che era malata questa sintassi qui, che non ho mai capito bene chi è, che deve andare a farsi benedire dal prete, come una volta.

Bruna. Però i concetti di un’agricoltura sostenibile ci sono tutti.

Carla. Non so se funzionerebbe e poi non ho capito, mamma, parlavi di ieri o di oggi.

Nonna. No scrivevo ‘sta mattina.

Carla. Hai capito benissimo, era la tua esperienza di mondina o la tua proposta da giovane contadina del nuovo millennio? Chissà se ci fosse stato a sentirti Cristiano.

Nonna. A volte l’esperienza dei vecchi, che poi era degli ancora più vecchi di loro, se è andata avanti per seculi seculorum forse va bene anche adesso che in trenta quarant’anni non abbiamo più humus nella terra e l’acqua avvelenata.

Bruna. Sì ha ragione la nonna. Io concordo con lei. Dal punto di vista ecologico…

Nonna. Grazie, Bruna, che invece dal punto di vista non dei giovani, come te, o dei vecchi come me, ma della generazione di mezzo… sono buoni solo a criticare ma i disastri li hanno fatti loro. Loro i moderni, da noi non hanno imparato niente e a voi non lasciano niente.

Carla. Hai finito la predica? se ne volevo sentire una andavo in chiesa. Comunque io non ti criticavo, scrivi quel cavolo che vuoi, basta che stai bene, ma non farti andar su la pressione se qualcuno ti fa una minima osservazione. Te lo dico sempre, mamma, alla tua età devi solo mantenerti, stare calma, non preoccuparti più di niente. Non fare progetti che non sai neanche cosa sono e poi ti fai deridere.

Nonna. Ha parlato l’esperta. Non ti rispondo neanche… o invece no, ti dico un proverbio che mi ha appena detto, scusa la ripetizione, la Yvonne, che delle volte gli africani… se me lo ricordo bene neh! “Se ti ridono dietro vuol dire che sei ancora viva, se invece ti piangono allora sei morta”.




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31 dicembre 2017
vita familiare
Capo danno

(la sera a casa)

Bruna. Nonna, mi dai una mano a preparare che tra un attimo arrivano i nostri amici? È andato a prenderli l’Andrea.

Nonna. Potevi andarci dietro anche te, per un momento che stavo a casa da sola…

Bruna. No, ne approfitto per farti una confidenza, che in questi giorni non si può parlare…

Nonna. Sì, c’hai ragione, con quel bastard contrario di tuo suocero… mio genero.

Bruna. Si dice Bastian contrario, non bastardo. Poi devi sapere che, anche se si usa ancora come epiteto ingiurioso, bastardo è meglio, in genetica. Più siamo incrociati meno rischiamo malattie genetiche.

Nonna. Allora te che sei mezza inglese e mezza siciliana… Scusami, che te ne sai sempre di più di me.

Bruna. E no, qui ti sbagli. Ieri notte, si è svegliato l’Andrea. Ed era tutto… eccitato

Nonna. Aveva fatto un brutto sogno?

Bruna. Non farmi scendere nei particolari…

Nonna. E lui è sceso e… hai sognato anche te?

Bruna. Brava, hai capito. E non sai che con… l’orgasmo è più facile…

Nonna. Be’ sarà mica la prima volta?

Bruna. No, ma se fosse come le altre volte sarei contenta e basta.

Nonna. E non me lo dicevi neanche.

Bruna. Però, con i suoi nell’altra stanza, per non far rumore… io che ero ancora mezzo addormentata, non ho preso precauzioni, che sai io…

Nonna. Ne spendi di soldi… Potevi andare in bagno a lavarti subito dopo.

Bruna. E cos’ho fatto? Son stata anche in piedi un bel po’. Ma quelli sono superalpinisti…

Nonna. Che anche se non vedono un tubo, le tube le trovano…

Bruna. Si è pure alzata a vedere la Carla e ho dovuto dirle che non stavo bene.

Nonna. Invece che…

Bruna. Sì, ma adesso sono preoccupata. Se fossi rimasta?

Nonna. Aspettiamo il 2018 per vedere se il capo ha fatto danno o no…

Bruna. Lo so tu saresti contenta, ma io con questo gomito, le radiazioni che ho fatto, mi sento impreparata.

Nonna. Chi è preparata per il letto è preparata per un bimbetto.

Bruna. Non l’avevo mai sentito questo proverbio.

Nonna. Neanch’io.

Bruna. Ah eccoli che arrivano e, mi raccomando, non dire niente all’Andrea.

Nonna. Che lui non c’era…

Bruna. Sì, ma sai come sono i maschi…

Nonna. Fatto il bucato se ne strafottono del pentolone…

Bruna. Non avevo mai sentito neppure questo proverbio.

Nonna. Io, sì.

Bruna. Bucato e pentolone sono allusioni alla donna?

Nonna. Il buchino e il pancione? Non lo so, ma stai sicura non ne faccio di illusioni…

Bruna. Allusioni, nonna. Mi raccomando!

(entrano gli amici)

Andrea. Raga, vi presento mia nonna. Non meravigliatevi, vedrete che è più giovanile di tutti noi.

Nonna. Buona sera a tutti, sì è vero, se mettete assieme tutti i vostri anni forse sono più gioviale io… giovanile io.

Massimo. Oh che donna gioiosa. Me l’avevi detto Andrea, ma non ci credevo. Ma lei signora…

Nonna. Guardi lei, non mi dia del lei, che io non sono mai stata signora, cioè adesso un po’, ma se no sempre povera.

Massimo. Ma che gioviale veramente. Ed è nata così o è diventata?

Nonna. Non lo so, ma essendo che sono nata di giovedì…

Rosa. Ci siamo anche noi ragazze, nonnina. Io sono Rosa.

Nonna. E sei un fiore, beato chi ti sposa.

Rosa. Quello è il mio ragazzo, ma prima proviamo a convivere poi vedremo.

Nonna. Se da cosa nasce… qualche bambino…

Bianca. Io sono Bianca, auguri.

Nonna. Anch’io, ma non ce l’ho contro i neri, che c’ho anche una badante ivoriana. A proposito Andrea perché non sei andata a prenderla anche lei, la Yvonne, e magari anche la Vassi, che lei è più bianca di tutte noi messe assieme, e bionda che neanche andare della pettinatrice…

Andrea. E tu ti aspettavi che lo passassero con te il Capodanno? Sono uscite con due ragazzi.

Nonna. Per tentare lo ius… matrimoni. Ma scusate, io sono un po’ rimbambita, ma oggi è Capodanno o è domani?

Giorgio. Oggi, mi pare. Aspetti che guardo sullo smartphone.

Andrea. Ah anche mia nonna è entrata nel terzo millennio. Le ho appena regalato lo smarphone.

Nonna. A dir la verità, il fono ce l’avevo anche dal millennio passato e l’avevo comperato io.

Massimo. Che simpatica. Lei passi, ma tu Bruna perché ti sei cancellata da Facebook? Che sei così attiva…

Nonna. Giorno e notte…

Bruna. Non ho tempo da perdere con il gossip.

Nonna. Magari da qui a nove mesi…

Giorgio. Perché proprio nove mesi?

Nonna. Che finisce la scuola.

Rosa. Signora, lei non si ricorderà più, ma la scuola finisce a giugno, la maturità a luglio, io sono un’insegnante.

Nonna. Grazie di saperlo professoressa, io sono… ero una bidella e la maturità l’ho fatta da un bel po’.

Rosa. Come diplomata si è accontentava di fare la bidella? Poteva fare l’applicata.

Nonna. Mi sono applicata tutta la vita, ma ai miei tempi…

Andrea. La nonna ha studiato alle serali.

Nonna. Non c’avevo sonno…

Giorgio. Comunque ha ragione Massimo, una come te Bruna che si spende così tanto per l’ambiente…

Nonna. Fuori ma non sempre in casa…

Massimo. E vai ancora a volantinare? Uno ti rifiuta il volantino, ti giri, lui tira fuori il cellulare e ne guarda quattro di altro tipo.

Bruna. Lasciatemi stare.

Nonna. Invece a me ditemi. Se non sapete che capo danno è, quand’è san Silvestro, oggi o domani?

Giorgio. Quello sono sicuro che è oggi, ma aspetti che guardo… invece Capodanno è domani, ma noi tutti diciamo che è oggi.

Nonna. Anche il futuro.

Giorgio. Come?

Andrea. Adesso sediamoci e brindiamo.

Nonna. Ma poi a mezzanotte? Che io vado a dormire ma voi?

Giorgio. Non sta sveglia con noi ad aspettare il 2018?

Nonna. No mi riposo per aspettare il 2019.

Massimo. Comunque signora, siamo in sei, sette con lei, ci sono quasi più bottiglie di persone.

Nonna. Che poi se ne avanzate una me la lasciate qui?

Andrea. Dai nonna, non fare l’avarona. Te ne compro fin che vuoi domani.

Nonna. No, domani non si va nei supermercati, mi raccomando. E mia figlia, che è lei la padrona di casa, ha detto che potete sbaciucchiarvi e inciuccarvi pure ma non sparare i petardi.

Massimo. Non ce li abbiamo, non c’è neppur venuto in mente. Ma per i baci doveva appendere il vischio. Non conosce le tradizioni?

Nonna. Sa io, sono sempre vissuta in città, parlando italiano, studiando e tutto, non so neanche che cosa sono le tradizioni, poi il dialetto… beh quella cosa lì dei poveri campagnoli…

Bruna. La nonna scherza, naturalmente. Poi ci facciamo raccontare una fiaba tradizionale, in questi giorni ne ha sfoggiate diverse.

(si siedono, Bruna sussurra all’orecchio della nonna)

Bruna. Ma nonna hai la calza bucata, si vede.

Nonna. Perché la sfoggio? Be’ oramai, se mi dicono qualcosa dico che è la moda del 2018, le tue amiche non c’hanno i calzoni bucati? E allora!

Giorgio. Davvero, racconti.

Andrea. Se non vuoi una fiaba, facci un pronostico. L’anno scorso li ha indovinati tutti, sapete?

Nonna. O Signore! Ma è stato facile avevo previsto che gli orbi non vedevano, che i sordi non sentivano, gli storpi non camminavano bene, le zitelle non c’avevano figli, anche se… non si sa mai, per l’anno passato, ma per quello che viene non lo so, e via e via…

Rosa. Allora cosa prevede per il 2018?

Nonna. Dunque… fatemi pensare, prevedo che domani è il settantesimo che c’è stata la Costituzione, cioè come legge, che avevano cominciato il 2 giugno del 1946, quando che abbiamo mandato via il re, e c’erano 21 donne che anche loro hanno scritto la Costituzione, neh! Non so se lo sapevate.

Bianca. L’avevamo forse studiato a scuola, ma non ci ricordavamo più.

Bruna. Dovremmo fare qualcosa, i 70 anni vengono una volta sola.

Nonna. Anche gli 80…

Bruna. Per domani non facciamo più a tempo.

Nonna. Anche se è il prossimo anno…

Bruna. Per la Befana…

Nonna. No grazie, ma non è merito mio, lo sanno… dovevano saperlo tutti.

Bruna. Volevo dire il 6 che giorno è?

Giorgio. Guardo sul cell, un attimo.

Nonna. Ma se mi avete portato qui in regalo un calendario bell’e grosso, c’è bisogno…

Giorgio. Ecco il 6 è sabato.

Nonna. E  il 7 gennaio è domenica, l’ho visto sul cu… sul cell!

Bruna. Allora perché non facciamo un volantinaggio in piazza e offriamo del vin brülé?

Nonna. Ma mi raccomando Bruna, volantina con telefonino e te non berlo il vino… rosso… che poi ti ecciti troppo!

 




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30 dicembre 2017
vita familiare
Balle finali

(a casa a pranzo)

Cristiano. Oh adesso che abbiamo mangiato e non ci sono a casa i due saputelli, voglio proprio sfogarmi con te, suocera.

Nonna. Hai il fuoco allo stomaco?

Cristiano. Non fai ridere.

Carla. Ah mama, domani sera che è Capodanno, non so se lo sai?

Nonna. Lo sapevo.

Carla. Noi due andiamo a cena da nostri amici. Ma perché ho convinto l’Andrea di portare qui a casa nostra i suoi di amici, tu non ti devi preoccupare.

Nonna. Con tutti questi mici… da guardia.

Carla. Basta che non veniamo a casa a mezzanotte e vediamo gente ubriaca, che si sbaciucchia…

Nonna. Ciucchia…

Carla. Magari con la puzza di qualche petardo.

Nonna. Prima di tutto, voi due venite a casa magari alle due, non proprio a mezzanotte. Poi dei petardi sono contro anch’io, inquinano e sono pericolosi.

Cristiano. Brava, finalmente siamo d’accordo. I petardi domani notte faranno più gas che i diesel tutto l’anno e li vogliono fermare.

Nonna. Fermo lì, io non sono mica d’accordo.

Cristiano. Piuttosto hai letto sul giornale che Trump ha dato ragione a me sul clima? In America sembra che ci sia un gelo polare. Andiamo verso la glaciazione altroché il riscaldamento termale.

Nonna. Toh proprio adesso che aumentano le bollette della luce e del gas!

Cristiano. Allora suocera, cosa voti? sempre se vai ancora a votare.

Nonna. Io sono sempre andata.

Cristiano. Anche all’ultimo referendum regionale? Non contar balle.

Nonna. Forse ero al mare, o al lago, non so più bene.

Cristiano. E scegli “Potere al popolo”?

Nonna. Magari.

Cristiano. Magari lo voti?

Nonna. No, magari ce l’avevamo noi il potere.

Cristiano. Ma se la gente non va d’accordo neanche in un condominio, che sono tutti uguali, salvo i morosi, naturalmente.

Nonna. Che loro, sono un po’ fuori di testa per via dell’amore…

Cristiano. Lasciamo perdere. Allora voti “Liberi ed unti”?

Nonna. Unti?

Cristiano. Sì c’hanno il Grasso che cola… (ride da solo)

Nonna. Non è che c’ha qualche morosa anche te?

Cristiano. Guarda che la tua cara Camera del… Vapore non si presenta.

Nonna. Che lavoro!

Cristiano. Allora torni al PD, che col gentile Gentiloni ti fa pagare caro i termosifoni.

Nonna. Che bravo a fare le rime! Hai sentito Carla? Io non mi metto più con uno così. Però per me Gentiloni, sarà anche gentile, ma è proprio l’acqua quieta che rompe i ponti e i portafogli del popolo.

Cristiano. Ecco chi è la vera populista.

Nonna. Io propagandista? ma se non sono neanche mai stata candidata neanche a fare la presidente dell’assemblea di condominio. Piuttosto te, sei ancora legato alla Lega o ti sei slegato e adesso ti sei messo in forza con lo Sforzo?

Carla. Cosa dici, mamma, cos’è questo sforzo?

Nonna. No, scusate, la sera prima che venivate voi l’Andrea è andato a tirare a mano un vecchio cine, quello che si chiama Balle Mondiali, e lì c’era lo sforzo.

Carla. Non ti capisco  lo stesso.

Nonna. Fai uno sforzo.

Cristiano. Ti spiego io, Carla. È diventata una bambina tua mamma: guarda i film di cent’anni fa, che una volta facevano ridere e adesso fanno solo piangere.

Nonna. Balle! A me mi è venuto ancora da ridere anche se non avevo visto le Guerre Orientali che, mi ha detto l’Andrea, prendeva in giro. A proposito avete letto, io il telegiornale non l’ho visto, che l’Italia ha venduto le armi all’Arabia per fare le guerra e il governo ha detto: “balle”?

Cristiano. Appunto, sono i giornalisti che dicono balle per fare campagna elettorale…

Nonna. Allora sei te che stai con quel… maleducato di Gentiloni.

Carla. Se c’è una persona a modo è lui, come Letta, d’altra parte…

Nonna. E la Fornero, dall’altra parte… dei lavoratori.

Carla. E poi, mamma, non sai che un suo parente, forse il nonno ha stipulato il Concordato?

Nonna. E Mussolini, dall’altra parte… delle altre religioni.

Carla. Mamma, vorrai ben dire che l’Italia non è un paese cattolico? Hai cambiato fede?

Nonna. Io no, ma tua nonna sì.

Carla. Dai l’ho conosciuta anch’io, e la vedevo andare a messa.

Nonna. E gli hai mai visto la mano sinistra? C’aveva la fede di metallo perché quella d’oro l’aveva data, o gleil’hanno fatta dare, perché aveva il marito antifascista, alla patria. Ma gliene avevano data in cambio un’altra, di ferro, quei… gentiloni.

Carla. Cosa c’entra con Gentiloni? E poi fosse anche stato, che poi il Concordato l’hanno tenuto anche i comunisti…

Nonna. Concordo.

Carla. Lasciami finire, che perdo il filo. Le colpe dei padri non ricadono sui figli.

Nonna. Meno male per l’Andrea.

Cristiano. Non fai ridere. E le colpe delle nonne su chi ricadono?

Nonna. No, me le porto dietro io le mie colpe, state tranquilli. Ormai non faccio più in tempo a fare debiti, rubarizzi, ammazzamenti, aborti, che invece… ma neanche però a metter via i soldi, case, gioielli -se non arrivano dei nipotini- , macchine, neanche con uno sforzo.

 




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29 dicembre 2017
vita familiare
Etimologia fantastica

(a casa)

Bruna. Nonna, perché non hai più accesa la lampada che ti ho regalato a Natale?

Nonna. Ma se io non ti ho regalato un bel niente e neanche all’Andrea.

Bruna. Va bene, ce l’avevi detto e poi come facevi col casino dei giorni passati?

Nonna. E del consumismo presente….

Bruna. Ma sai che la lampada serve per la cromoterapia?

Nonna. Oh Signore, ma il cromo non fa male?

Bruna. Cromo nel senso di colore. Non hai visto come cambia?

Nonna. Sì e che bella delle volte sembra Giove, delle altre la Terra.

Bruna. Ti concedo Giove, ma la Terra?

Nonna. Non dicono che dall’alto sembra un’arancia blu, gli astronauti? Che bisognerebbe chiamarla Acqua la Terra.

Bruna. O Mare… e poi sai che emana ioni negativi utili.

Nonna. Se sono omi negativi sono inutili.

Bruna. Ioni, che catturano le particelle di polvere cariche.

Nonna. E le scaricano?

Bruna. Non è che l’hai ritirata per via di tuo genero?

Nonna. Brava, l’hai capito subito. Sìsono stata una dona negativa. Ma è per non fare le polemiche i giorni che stanno qui.

Andrea. Abbi pazienza anche tu Bruna. Appena andati via i miei la tira fuori di nuovo.

Nonna. No la porto nella mia stanza da letto e l’attacco così chissà che bello sul soffitto.

Andrea. Va bene, te lo faccio io. Ma prima devi leggere questo articolo. Dice che “gli antichi romani legavano irituali d’inizio del nuovo anno al dio Giano, da cui deriva il nome digennaio”. Tu lo sapevi?

Nonna. Io no. Ma so che febbraio viene da febbre, che è il mese che ti viene di più. Marzo da marcio, piove sempre, almeno gli anni indietro. Aprile perché si apre la stagione. Maggio perché si taglia il fieno maggengo, almeno gli anni addietro, che adesso non ci sono più bestie… in campagna, perché in citta…tra cani e gatti e…

Bruna. Scusa nonna vulcanica, ma non è maggengo che deriva da maggio e non il contrario?

Nonna. Io la so così.

Andrea. E allora giugno?

Nonna. Per far rima con la falce in pugno, che si taglia il grano, gli anni indietro.

Andrea. Luglio?

Nonna. Luglio… luglio, possiamo passare un momento ad agosto? Per far rima con arrosto… col caldo che c’è, anche i mesi indietro.

Andrea. Settembre?

Nonna. Settembre, perché è il settimo dei membri, i secoli indietro, ottobre l’ottavo, novembre il nono, dicembre il decimo. Va bene, ho finito?

Andrea. Hai saltato luglio, nonna.

Nonna. Si vede che c’era un certo Lui che era importante o un Giulio…

Bruna. Magari non hai tutti i torti. Bisogna sempre tornare ai romani.

Nonna. E già, adesso con le votazioni, vedrete se non vogliono tutti andare a Roma.

Bruna. Anche Giano, in latino, è significativo. Sai nonna che lui era bifronte, guardava avanti e indietro. Quindi all’anno passato e a quello appena incominciato.

Nonna. Che donna intelligente che c’è qua! Io la sposavo subito a gennaio se mi chiamavo Andrea. Ma allora anch’io guardo indietro a tutti gli anni che ho passato, non solo quest’anno, neh, che sono tanti e guardo avanti agli anni che ho davanti, che sono pochi.

Andrea. Nonna devi arrivare al 100.

Nonna. No al 2018! Chissà magari anche al 2019. Ma dovrò guardare nella lampada magica!

 




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29 dicembre 2017
vita familiare
Pancia fredda e pancia calda

(a casa)

Ylenia. Scusa nonna, Natale non riuscita venire, perché Irina febbre. Non volevo ti attaccava.

Nonna. Ma adesso è guarita?

Irina. Sì io forte.

Nonna. Anch’io Forte, di cognome.

Irina. Cosa conome?

Nonna. Incominciamo. Chi mi aiuta a spiegare a questa bimbetta intelligente e curiosa.

Carla. Ciao Irina, non si saluta?

Ylenia. Oh signora, lei qui? Io non salutato perché non sapevo.

Nonna. Salute a tutti e siamo a posto. Allora con cognome…

Carla. Lascia perdere, mamma, che il suo…

Nonna. Che io non mi ricordo più. Allora Irina il cognome è una cosa che ci danno quando nasciamo.

Irina. Perché te nasci?

Nonna. No, un po’ di tempo fa, e anche te sei già nata, anche te un po’ di tempo fa, quasi come me.

Carla. Dai mamma, lo vede anche lei che sei vecchia.

Irina. Io mia nonna vecchia.

Nonna. Io nonna, o tua nonna Irina?

Irina. Te sì ma anche mia nonna, come me.

Carla. Come te?

Nonna. Su, Carla, che si chiama come lei. E tua zia Vassi non è venuta?

Irina. Io zia Vassilissa.

Nonna. Sì, bisogna essere precisi al giorno d’oggi.

Irina. Chi è precisi?

Nonna. Io no, te guarda tutti quelli che fanno il contrario di me, loro sono precisi.

Irina. E te, ce l’hai storia oggi nonna?

Nonna. Oh Signore, adesso mi prendi alla sprovvista. Ecco se veniva tua zia doveva raccontarcela a tutti, invece per paura non è venuta. Raccontacela te una bella fiaba russa, Elena.

Irina. Mia mamma Ylenia.

Nonna. Ecco hai visto? Te sei precisa, io no.

Carla. Dai mamma, vedi che aspetta. Complimenti e auguri e di quanti mesi sei già?

Ylenia. Quasi 5 mesi. E grazie nonna, che hai spiegato Irina di mia pancia.

Irina. Sì dentro pancia mamma mio fratellino, più piccolo me.

Nonna. E se è una sorellina, sempre più piccola?

Irina. Io fratellino, sorelline già asilo.

Nonna. Evviva la sorellanza.

Carla. Mamma, adesso non inventare parole nuove.

(entra Cristiano)

Cristiano. O guardate che bella gente c’è qui.

Ylenia. Buongiorno signor Cristiano e buon anno. Ha visto che grande mia Irina?

Cristiano. Non darmi del lei che mi fai sentire vecchio…

Nonna. Che invece lui si crede giovane, ha ancora le prime orecchie, che io invece c’ho gli ultimi denti,

Cristiano. E te Irinetta, dico giusto? Vieni in braccio che, te non lo sai, abitavi qui quando eri ancora nella pancia della mamma.

Irina. Io so pancia mamma, adesso ancora un fratellino, non sorellina.

Cristiano. Ah sei ancora incinta Elena, e di chi… cioè tuo marito è contento?

Ylenia. Sì, io voglio per lui, solo che ho già perso uno. Non faccio più atletica per questo.

Cristiano. È un peccato. Ma vedrai dopo la gravidanza… Un fisico come il tuo.

Carla. Lasciala decidere da sola. Ha ragione, con due figli, come fa?

Nonna. Ma c’ha anche sua sorella e poi è giovane come l’acqua. Non vuoi mica che sotto i 30 anni si chiude in casa a fare la casalinga.

Carla. Lasciala decidere da sola… con suo marito. A proposito come sta il professor Giovanni?

Ylenia. Lui contento, ma anche di Irina, lui piace.

Irina. Finito parlare? Allora storia?

Nonna. Ah la storia è lunga… Su andiamoci a sedere che io ti prendevo in braccio, ma adesso quasi mi puoi prendere te.

(si siedono sul divano e Irinetta si mette in grembo alla nonna)

Ylenia. No Irina così pesi nonna.

Nonna. No va bene, che scalda la mia pancia fredda, da troppi anni… Allora – vediamo se mi viene in mente – c’era una volta una gatta… no, com’è che si dice? Un bruco.

Irina. Io non so.

Nonna. Sai quei vermetti. Se vieni questa primavera nel mio orto te li mostro.

Irina. Loro mostri?

Carla. Vedi mamma a parlare male?

Nonna. Be’ per qualcuno sono anche dei mostri, ma nella storia no. Allora lui questo bruco, chiamiamolo Bruchino, era troppo piccolo. Aveva paura che gli uccelli lo mangiavano.

Irina. Loro cattivi se mangiano.

Nonna. È la natura… no, forse hai ragione te, se no non ci lasciano finire la storia.

Irina. E lui Bruchino uscito dalla pancia della mamma?

Nonna. No gli insetti… sì, forse hai ragione te, era appena uscito dalla pancia della mamma. Ma lui non sapeva bene camminare e allora strisciava come un verme…

Irina. Cosa verme?

Nonna. Ci assomiglia, ma stai attenta quando andrai a scuola non sono la stessa cosa.

Irina. Io vado scuola.

Nonna. No l’asilo… sì, hai ragione te. Allora questo Bruchino, strisciava sui rami e sulle foglie. Sai cosa sono i rami e le foglie?

Irina. Io vado scuola.

Ylenia. Fanno fare erbario.

Nonna. Che brave maestre. Ecco magari qualche volte vedrai un bruchetto. Ma il nostro era stufo di non camminare e andare gattoni. (rivolta agli adulti) Ecco perché  si dice andare a gattoni, fare come le gatte pelose.

Carla. Dai mamma, sbrigati a finire ‘sta storia che offriamo la merenda, magari Irinetta ha fame.

Irina. No io storia.

Nonna. Brava, prima il piacere poi il dovere. Allora lui si è fatto tutta una casetta di seta…. Cos’è la seta? È come la stoffa, i vestiti. Ecco i vestiti sono fatti di seta.

Carla. Mamma!

Cristiano. Lei si crede una principessa… del pisello. Lasciala finire, voglio proprio vedere dove a parare.

Nonna. Finire in una tomba, parare non sono buona. Non stare a sentire i vecchi, cioè loro, Irina. Allora lui si è fatta questa casetta di seta, che in italiano chiamiamo galletta

Carla. In dialetto! In italiano è…

Nonna. Sì, adesso lo so, bossolo…

Cristiano. Sì, e lo spariamo ai vecchi rimbambiti.

Nonna. No, impara bene l’italiano Irina, si dice più giusto bozzolo. Scusa. E lì si è messo a dormire.

Irina. Come fratellino pancia mamma?

Nonna. Sì brava, come sei intelligente.

Irina. Ma sei lui già nato.

Nonna. Sì, ma devi sapere, mia cara scienziata, che i bruchi nascono due volte: una volta dalla mamma e la seconda dalla pancetta che hanno fatto loro.

Cristiano. Sì, la pancetta, la mortadella…

Nonna. E mentre che lui dormiva il suo corpo cresceva, come fa adesso il tuo fratellino e un bel giorno non ci è stato più nella piccola pancia che aveva fatto lui. Allora l’ha bucata ed è uscita fuori una bella farfalla.

Irina. Allora mio fratellino buco la pancia mamma.

Nonna. Se fa il cesa… non ce l’ha già lei il buchino apposta…

Carla. Mamma!

Nonna. E te le hai già viste le farfalle? Loro erano bruchi.

Irina. Ma loro volano. Mio fratellino volarà?

Nonna. No, noi non siamo mica bruchi, al massimo vermi… qualcuno. No lui camminarà… camminerà ma dopo un po’ di mesi, quando avrà le sue gambine un po’ più forti. Non ti ricordi quando non camminavi ancora, Irinetta?

Irina. Io cammino forte.

Nonna. E ti è piaciuta la fiaba? anzi questa è una storia vera. Adesso andiamo a fare merenda.

Ylenia. Brava nonna, te riesci sempre a spiegare bene le cose anche difficili, mia gravida…

Nonna. No, io volevo parlare di noi in generale. Noi vecchi siamo come i bruchi, che siamo per terra, voi giovani mamme e i bambini siete come farfalle che volano in alto.

 

 

 




permalink | inviato da steatrando il 29/12/2017 alle 10:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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