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La Nonna, vivace, ironica, fintamente tonta. La risposta sempre pronta, pepata. Gioca con le parole da tanto ormai. Intelligente, la persona più intelligente che mi sia capitato di incontrare negli ultimi anni. Sempre coerenti con se stessi i personaggi sullo sfondo. Ma la vera regina è lei, la Nonna, saggia, amabile, ingenua e astuta nello stesso tempo, la lingua agile a dimostrare la prontezza dello spirito, piena di vitalità, sempre disponibile a spendersi non solo per la figlia ma per tutti quelli che si trovano accanto a lei. Meri www.kilombo.org
21 giugno 2018
vita familiare
Negativo-Positivo

(a casa)

Nonna. Era ora che venivi a casa Andrea. Cominci ancora a fare gli straordinari?

Andrea. No, non ti ricordavi che dovevano andare a prendere i risultati degli esami all’ospedale?

Nonna. Che gli esami della scuola li avevi già presi da un po’.

Andrea. Non ci crederai ma non trovavo un posto auto libero e mi sono rassegnato ad andare al parcheggio a pagamento.

Nonna. Che a quest’ora è a gratis…

Andrea. No, fino alle sette costa due euro all’ora. Che ladri! Io doveva fare presto ma meno di un euro non avevo in tasca così ho poi lasciato il biglietto a una signora che era arrivata.

Nonna. Ricca?

Andrea. Che ne so? Era elegante e ingioiellata.

Nonna. E non c’era qualche straniero che cercava la carità o di vendere qualcosa? Dovevi darcelo a loro.

Andrea. Hai ragione. Piove sempre sul bagnato.

Yvonne. Io non capito cosa vuole dire.

Andrea. Che chi più ha più riceve, ma per il mio eurino… fosse solo quello. Però Yvonne oggi, se non ti dispiace, non fermarti a cena che devo dire delle cose alla nonna.

Yvonne. Sì, io vado subito. Bon apetite.

Nonna. Ma potevamo parlare dopo io e l’Andrea.

Yvonne. No, io non voglio centrare vostra famiglia.

Nonna. Va bene, cioè mi dispiace… per questa sera, magari domani… (esce Yvonne) allora che cos’ha di tanto importante da dirmi? Sono andati male gli esami?

Andrea. No, al contrario, guarda per l’herpes 1, quello labiale, ce li ho gli anticorpi, va bene, il virus ce l’ho e l’ha anche attaccato alla Bruna, ma l’herpes 2, quello genitale, non ce l’ho, leggi qui.

Nonna. IgG… io non ci capisco niente, ma sei sicuro?

Andrea. Sì sono le gammaglobuline, gli anticorpi.

Nonna. Sei diventato un dottore anche te?

Andrea. No, ma in macchina – da fermo neh – ho guardato su internet.

Nonna. C’avevi dietro il computer?

Andrea. Nonna, oggi si naviga anche con lo smartphone.

Nonna. Sì me l’ha detto la Yvonne, solo che delle volte si naufragia…

Andrea. Naufraga vorrai dire. Adesso telefono alla Bruna e gliel’ho dico.

Nonna. Senti Pollicino, ma non l’hai imparato a scuola? Le cose dette così non si imparano, le cose invece che scopri te, quelli lì sì che te li ricordi.

Andrea. A parte che credevo di essere più alto di un pollice, ma cosa c’entra la scuola?

Nonna. Pollicino, per i pollici non per la grandezza. Poi per la scuola, visto che ti piace una professoressa, o no?

Andrea. Io non so cosa farei perché tornasse da me.

Nonna. E da me. Allora gli telefoni, dici che sei preoccupato dagli esami e la fai venire a leggerteli lei, poi vediamo.

Andrea. No, io mi vergogno. Poi mi tradirei con la mia contentezza. No domani glielo dico.

Nonna. Su, fammi il numero e la chiamo io (così fanno) Bruna, scusa carina, ma non potresti venire un attimo a casa che c’è un problema.

Bruna. Che scusa avete trovato oggi?

Nonna. Ma no, l’Andrea è andato a prendere gli esami e, a parte non capirci dentro niente, ma là dove c’è scritto degli erpeti c’è un numero che non so neanche se può sposarsi…

Bruna. Addirittura. Quante unità per millimetro?

Nonna. Mille? No forse solo cento, ma adesso non ce l’ho qui il foglio, se l’è portato su in camera l’Andrea, piangendo.

Bruna. Addirittura?

Nonna. No, ma molto ma molto preoccupato.

Bruna. Vengo subito, ma faccio solo un salto…

Nonna. Ma non saltare la cena, fermati a mangiare che la Yvonne è andata a casa e qui abbiamo preparato per tre, che poi l’Andrea non so neanche se avrà voglia di mangiare.

(dopo un po’ arriva Bruna)

Nonna. Oh ma Bruna sei stata solletica…

Bruna. Sollecita, direi… e che sono venuta in bici, ma partendo subito.

Nonna. Ma così sei scampigliata, non come l’altro giorno.

Bruna. Scarmigliata… Dammi questi esami… (li legge) ma ci sono sì gli anticorpi per l’herpes 1, ma quello, il labiale, l’ha attaccato anche a me, ma per il 2, il genitale è negativo.

Nonna. Non va bene, allora?

Bruna. No, negativo nel senso di escluso, né attualmente né in passato. Bene la sua dermatite non era un herpes, può stare tranquillo. Ma dov’è Andrea?

Nonna. È su, disperato a letto. Vai te a dirglielo che sai la strada… Io aspetto a scaldare la cena…

 

 

 

 

 




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19 giugno 2018
vita familiare
Sessoantotto

(a casa)

Nonna. Ciao Yvonne, allora com’è andata la manifestazione?

Yvonne. Senza Andreo non era bello, poi siamo arrivate che finiva, per aspettare lui che non arrivava.

Nonna. Bene, cioè male, ma forse la gente ha avuto paura.

Yvonne. Io non so italiani. Io portato te poesia che volantinano. Leggimela a me.

Nonna. Fammi prendere gli occhiali. Allora:

Migranti per mare

Hanno bevuto il mare
i nostri fratelli migranti

sorsi piccoli e poi grandi, sempre più grandi più grandi più grandi
ma il mare era troppo grande per poterlo finire a sorsi
e dopo gli spasimi e i tormenti, il respiro si placò.

Tra le onde nel buio
soli nell’immensità
tra speranza e paura,
furono lamenti sussurri preghiere rimpianti bestemmie ricordi grida dolore
e nessuno che viene a salvarti

Infine, quando rimase solo terrore,
fratello mare pietoso se li abbracciò uno a uno
e se li è portati nella pace e nel silenzio.

Ora i sacchi neri di morte tengono corpi lividi senza nome
e invano da dove sono venuti altri affetti sperano ancora,
là dove tormenti guerra fame fanno buchi nella carne e voragini nel cuore

Come ci manchi
sorella Giustizia…

Di Giulia Fantoni, chissà chi è. Ma molto brava, lei sì. Basta leggere questa poesia per capire che la vostra in mare non era una crociata.

Yvonne. Crociate fate voi.

Nonna. Sì, scusa, volevo dire crociera.

Yvonne. Crocere fate voi.

Nonna. No, scusa, ma è quello che ha detto il ministro degli inferni. Questi sì per voi.

Yvonne. Io delusa voi italiani, credevo più solidità.

Nonna. Sì siamo venuti un po’ liquidi, ma stai attenta a parlare bene, neh! Forse volevi dire solidarietà.

Yvonne. Sì, scusa mio italiano.

Nonna. Ma non avevi un tunisino, adesso sei tornata con un italiano?

Yvonne. No, lui Ahmed, ci vediamo ma poco, lui campionati.

Nonna. E te non sei una campionessa?

Yvonne. Campestre finite e altre corse non passata, non parliamo però, che venio triste.

Nonna. E di che cosa parliamo, bella?

Yvonne. Io non bella, io nera.

Nonna. Mai vergognarsi di se stesse, poi te sei una bella nera, che chissà quanti uomini anche bianchi…

Yvonne. Me piaceva uno bello bianco.

Nonna. Ti piaceva o ti piacereria?

Yvonne. No, io no, mi piaceria solo.

Nonna. Ah be’. Allora parliamo che di mestieri, a parte far da mangiare oggi non ce n’è, a meno che vuoi parlare di soldi, che se adesso vieni sempre…

Yvonne. No, io non così. Mi piace e contenta di venire ancora e te non arrabiata.

Nonna. Allora che cosa vuoi che ti racconto?

Yvonne Avevi promesso il ’68.

Nonna. Anche un quarantotto, ma alla mia età… Comunque è una cosa lunga e poi io ha fatto di più il ’69.

Yvonne. Perché nel ’68 te dormivi?

Nonna. Non tutto l’anno.

Yvonne. Hai detto te ieri. E poi vero che fatto rivoluzione?

Nonna. Non proprio, ma comunque… un bel casino sì.

Yvonne. No io letto rivoluzione sessuale.

Nonna. Ma voi giovani, anche femmine, avete in mente solo quella roba lì?

Yvonne. Te vergogni dirmelo?

Nonna. Ma no, alla mia età… ma allora a certe cose non eravamo abituate, noi femmine, ma forse neanche molti maschi. Ti racconto una cosa che c’ero anch’io e… non dormivo, anzi mi ha svegliato. Siamo nel ’69, che io sono sempre un po’ in ritardo a capire le cose: c’è un’assemblea operai-studenti.

Yvonne. Cos’è?

Nonna. Adesso non ricordo più bene, ma forse noi avevamo occupato la fabbrica per uno che avevano licenziato e sono venuti degli studenti che avevano occupato anche loro, non so più se il liceo o l’università. Però loro senza giontarci i soldi, neh? E uno, un capellone, che allora andava di moda, con noi operaie diceva di fare l'amore in fabbrica. Che noi gli abbiamo detto che era più meglio a casa a letto.

Yvonne. Anch’io letto.

Nonna. L’hai letto o lo preferisci? Comunque poi viene fuori con una di quelle frasi al contrario, quella lì me la ricordo ancora, dice che l’amore della politica deve venire la politica dell’amore. E io, proprio io, che te l’ho detto ero un po’ addormentata gli ho chiesto che cosa voleva dire.

Yvonne. E lui?

Nonna. Ah anche la sua risposta me la ricordo bene: ha detto: “Come cazzo fai a non capire, compagna?” E da quel momento lì cazzo è stato sulla bocca di tutti.

Yvonne. Anche in pubblico?

Nonna. Ma no, che cosa vai a pensare? come parolaccia, come modo di dire, non so come si dice.

Yvonne. E te poi la politica dell’amore l’hai fatta?

Nonna. Io ho continuato anche l’amore della politica, ma devo smettere adesso se no sto troppo male, che già con Renzi.

Yvonne. Ma sesso?

Nonna. Anche lì ho dovuto smettere, venendo vedova.

Yvonne. Ma dopo non sposata?

Nonna. Ue! Ma sei proprio una bella sfacciata, neh!  Allora comincia te a dirmi se fai l’amore non sposata.

Yvonne. Ma io per sapere ’68?

Nonna. Be’ forse lì sono venuta femminista, cioè ho saputo di essere, che un po’ ero già.

Yvonne. Anch’io so femminista.

Nonna. Ma non è che vuol dire fare l’amore con il primo che passa, che al sesso senza amore io preferisco l’amore senza sesso.

Yvonne. Perché te menopausa.

Nonna. Invece te stai un po’ più in pausa prima che trovi l’amore, che il sesso viene dopo.

Yvonne. Io provare prima.

Nonna. Guarda che è come una droga, che poi vai in astinenza… o per qualche malattia vergognosa o per qualche bambino che aspetti ma non aspettavi. Poi che cosa fai? Io non ti prendo più, ti avviso.

Yvonne. Ma noi aumentiamo popolazione Italia.

Nonna. Dopo diciott’anni! Guarda che per adesso non c’è lo ius solis, ma neanche lo ius maris!




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18 giugno 2018
vita familiare
Smartfocene

(a casa)

Bruna. Nonna, guarda chi ti ho portato.

Nonna. Che brava, brave tutt’e due. Un po’ di gioventù in questa casa di vecchi.

Yvonne. Non hai tuo bel nipotino?

Nonna. Sì, ma da quando siete andate via, la media è andata su, che solo io e lui… E forse tra tutti e tre messi assieme non arrivate alla mia età. Allora vi fermate?

Bruna. Io no, ma resta Yvonne come prima, anzi di più se vuoi, anche al pomeriggio, che io ho la maturità.

Nonna. Speriamo che la prendi.

Bruna. Cosa insinui nonna?

Nonna. No, è che delle volte anche i vecchi magari diventano marci ma non sono mai venuti maturi. Ma scusate sedetevi che vado a farmi un tè. (va in cucina)

Yvonne. Non dovevo io servire?

Bruna. Sai com’è la nonna. Io prendo il tè poi vado.

Yvonne. No, non andare, se lei vuole litigare.

Bruna. Non hai visto come ci ha accolti bene? Lei non se le lega al dito le cose. Anch’io quante volte ho litigato, ma poi tutto tornava come prima.

Yvonne. Anche te litigare? Ma per Andreo?

(squilla prima il cellulare di Yvonne, poi quello di Bruna. Quindi torna dalla cucina Franca)

Nonna. Cosa fate con quei cosi, Pollicine, al posto di parlare?

Yvonne. Perché Pouchette? Perché piccoline?

Nonna. No, siete molto più grandi di me, ma perché siete sempre lì con i pollici a schiacciare il telefonino.

Bruna. Hai ragione nonna, ma come fai a starne senza? Puoi avere in un secondo tutte le informazioni che vuoi e collegarti a tutte le persone del mondo.

Nonna. Intanto con lei qui davanti non parlavi?

Yvonne. No noi parliavamo, ma hanno telefonato noi.

Nonna. Com’è Bruna quell’epoca preistorica che adesso l’uomo l’ha cambiata?

Bruna. È l’era, contemporanea, che hanno chiamato Antropocene.

Nonna. Hanno sbagliato questi cari scienziati. E come lo chiamate voi in inglese il telefonino?

Yvonne. Smartphone.

Nonna. Brava, allora questa qui dovevano chiamarla Smartfocene.

Bruna. Non è la stessa cosa, anche se rientra sempre nell’Antropocene.

Nonna. L’hanno fatto sottosegretario?

Bruna. Comunque sappi che ormai sono circa tre miliardi e settecentomila le persone che hanno il cellulare, più della metà dei viventi.

Nonna. Per quello anch’io, ma ce n’è chi ne ha due o tre.

Bruna. Tu non ce l’hai smart.

Nonna. Ce l’ho smerd?

Bruna. No, nel senso che non sei connessa.

Nonna. Sì in effetti sono un po’ sconnessa, ma quando telefono non mi confesso… consesso… con… quello che dite voi?

Yvonne. Guarda nonna, serviva anche noi migranti traversare il mare.

Nonna. Col telefonino?

Yvonne. Nonna, non fare finta… chiamare aiuto.

Nonna. Che se rispondeva Salvini vi lasciava andare a picco.

Bruna. Appunto mi hanno chiamato i… i compagni, gli amici.

Nonna. Non vergognarti di chiamarli compagni.

Bruna. Che, sapete oggi c’è in piazza la manifestazione per i porti aperti, e agli organizzatori hanno mandato delle minacce di morte.

Nonna. Con che cosa?

Bruna. Sullo smartphone, con cosa se no?

Nonna. Torniamo indietro al fascistocene.

Yvonne. Non andare allora Bruna.

Bruna. No, vieni anche tu. Andiamo a braccetto così facciamo vedere che siamo solidali io e te.

Nonna. Sì, vi piacciono le stesse cose… però forse ha ragione Yvonne, fermati qui, che non si sa mai, che con questo governo si sentono di poter fare di tutto. Che poi vi daranno metà colpa a voi, come nel ’68.

Yvonne. Poi devi spiegare nonna questo ’68, che te c’eri.

Nonna. Se c’ero dormivo. Comunque una cosa l’avevo capita mai andare donne da sole a una manifestazione. Aspettate che viene a casa l’Andrea.

Yvonne. Sì noi mettiamo in mezzo lui.

Nonna. Però te Bruna stai attenta a dargli da braccetto col tuo gomito ferito.

Bruna. Visto che è il sinistro, starò alla sua destra.

Nonna. Che adesso bisogna stare sempre a destra soprattutto coi stranieri…

Bruna. E tu però resti a casa da sola nonna.

Nonna. Sono più sicura io a casa che voi in piazza. Che delle volte è più meglio soli…

Yvonne. Che bello tutti e tre.

Bruna. Sì però Andrea torna dopo le 6, la manifestazione è per le 17,30.

Nonna. Arrivate per le prime, allora.

Bruna. Dobbiamo telefonargli di tornare subito e di non fermarsi in giro.

Nonna. Che di Pollicine ne ha già in casa…

 

 

 

 

 

 




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17 giugno 2018
vita familiare
Non passa lo straniero

(domenica a pranzo)

Cristiano. Finalmente una domenica in famiglia senza rompiscatole.

Nonna. Ah io compresa? Grazie capo.

Carla. Allora con Bruna avete rotto?

Andrea. Ve l’ho già spiegato, ci siamo separati è per evitare di contagiarla.

Carla.Se fosse così, bastava che dormiste in letti separati

Cristiano. Secondo me non ti vuole più.

Andrea. Grazie dell’augurio, papà.

Carla. E allora mamma come fai la prossima settimana?

Nonna. Come quella passata, la passo…

Carla. Ma se resti da sola non sono tranquilla.

Nonna. Fermati qui te.

Carla. E Cristiano come fa?

Nonna. Qualche donnina che gli fa tutti i mestieri la trova, magari straniera.

Cristiano. Sì, ha ragione, io mi arrangio… se si arrangia lei che ha il doppio di anni di me.

Nonna. Meno male che tuo figlio non ha preso da te in matematica, se no altroché ingegnere.

Carla. E non puoi sentire quella negretta, Andrea?

Cristiano. No, lasciala nel suo brodo. Cerca una bianca.

Nonna. Di razza, neh!

Andrea. State tranquilli, telefono io a Yvonne e vedrete che la convinco.

Carla. Con quali argomenti? se hanno litigato e questi stranieri hanno un’ostinazione…

Nonna. Che invece gli italiani al governo hanno un’ossessione… dello straniero: Non passa lo straniero (cantando). Ma sono passati cento anni.

Cristiano. Non so se sono solo io, ma non ti capisco.

Nonna. Stai tranquillo, sono io che parlo troppo difficile per i troppo giovani.

Carla. Ma anch’io confesso non ho capito ieri il tuo ragionamento dei condomini del piano di sotto e di quelli di sotto.

Nonna. Ma lì era facile: come quelli sopra di noi, sopportiamo anche se ci fanno del danno, con quelli che pensiamo sotto, magari stranieri, anche se ci aiutano, il danno glielo diamo noi.

Cristiano. Io no, parla per te. Io che danno do agli stranieri? Li faccio lavorare.

Nonna. L’hai detto te, che loro ti fanno guadagnare.

Cristiano. Ma posso prenderli da un’altra parte: adesso li ho dell’Est, domani li posso prendere dal Sud.

Nonna. Africa?

Cristiano. Guarda che dal Sud Africa non arrivano fin qui.

Nonna. C’è troppo mare da attraversare.

Cristiano. E nessuna ONG che ha ancora attivato il traffico, che loro son in combutta.

Nonna.  E te non dici niente Carla? che la Chiesa…

Andrea. Certo che dare in pasto i migranti per un po’ di voti…

Cristiano. Adesso ci date anche dei cannibali?

Andrea. Ma è una metafora, papà.

Nonna. Non parlare difficile Andrea, che gli italiani metà fuori…

Carla. Allora se vuoi ancora la negretta, fai come vuoi, però devo avere la certezza che venga la prossima settimana.

Nonna. Se no ti fermi?

Carla. Vai a telefonarle Andrea.

Nonna. Se no aspetta la prossima settimana, che quelle che viene deve averci qualche corsa.

Cristiano. Ecco gli facciamo fare anche sport…

Nonna. A partire dal nuoto…

 

 




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16 giugno 2018
vita familiare
Piano di sotto
(a casa)

Carla. Siamo noi, mamma…

Nonna. Sì e vi fermate per il vacch’end…

Cristiano. Chi è la vacca di turno?

Nonna. Se non lo sai te.

Carla. E l’Andrea come sta?

Nonna. Non l’hai sentito per telefono?

Cristiano. Diglielo che mi fa correre sempre giù, anche di sabato. Brava!

Nonna. Brava te a me non me lo dici, chiaro! Comunque Carla, adesso che l’Andrea viene su lo vedi te stessa.

Carla. E la troietta infettivologa è tornata?

Nonna. Carla, ma da chi hai imparato a parlare così? vai subito a confessarti.

Carla. Proprio tu me lo dici. Quante volte sei andata in chiesa quest’anno?

Nonna. Già un paio.

Carla. Pasqua e…

Nonna. No, due funerali.

Cristiano. Brava te Carla. Chi vuoi che l’abbia infettato così il nostro Andrea?

Nonna. La causa è più scura del governo di adesso.

Cristiano. Perché dici oscuro, tro… troglodita?

Nonna. Be’ fanno tanto bordello, caro trombone, con gli stranieri per far passare la tassa grassa.

Carla. Mamma, fatti insegnare l’inglese dalla tua professorina, è flat tax non fat, piatta non grassa la tassa.

Nonna. Ma per voi è tutto grasso che cola.

Cristiano. Ed è anche giusto, noi diamo lavoro, esportiamo all’estero, pensa che io ho assunto anche dei migranti.

Nonna. Allora servono o no?

Cristiano. Se lavorano e sono regolari.

Nonna. E li metti in regola?

Cristiano. Per forza sono obbligato. Io ho una fabbrica, mica un laboratorietto che fa lavorare in nero. A proposito, abbiamo saputo che hai licenziato la nera. Vedi anche te che non sono affidabili.

Nonna. E te in fabbrica ti fidi o li licenzi?

Cristiano. No, per ora, lavorano più degli italiani e non si rifiutano mai di fare gli straordinari, che i nostri invece.

Nonna. Lavorare di più, lavorare pochi… era così lo slogan?

Carla. E allora come hai fatto questa settimana mamma? È venuta la Bruna?

Nonna. No non è venuta la nera e neanche la Bruna, e la bianca, in testa, è ancora qui.

Cristiano. Allora adesso devi assumere una bianca come badante.

Nonna. Dev’essere italiana o va bene anche dell’Est?

Cristiano. Anche delle russe non c’è da fidarsi.

Nonna. E delle ucraine? Comunque Cristiano non sei d’accordo coi tuoi misteri… ministri che vogliono Putin?

Cristiano. Gli affari sono affari. E vedrai che bel cambiamento: nuovi politici e migranti fuori dalla porta.

Nonna. A fare la fila, così se ti scappa di licenziare o pagare in nero…

Cristiano. Tu non hai mai capito niente di politica prima del muro di Berlino figuriamoci adesso.

Nonna. Che ne tirano su degli altri…

Cristiano. Comunque, ti do un consiglio da dirigente, da uno che è abituato con i sottoposti, specie stranieri. Mai dargli confidenza e poi appena non rigano dritto o rispondono, gli fai vedere la porta.

Nonna. Che il porto, se sono qui, l’hanno già visto.

Carla. E allora come hai fatto da sola mamma?

Nonna. No, sono ancora al mondo, poi l’Andrea non è andato a lavorare fino a mercoledì, poi è venuta la Yvonne, poi un altro giorno la Bruna, che mi ha fatto ripetizione.

Carla. Ripetizione?

Nonna. Sì sulle razze.

Cristiano. Ancora con queste balle degli scienziati che dicono che non esistono.

Nonna. Che invece sono nella testa dei politici.

Carla. Sì può sapere che cosa ti ha detto?

Nonna. Ma no, mi ha parlato di quelli del piano di sopra che anche se fanno casino non si può dirgli niente, ma puoi sempre prendertela con quelli sottopo… del piano di sotto, se poi sono stranieri…

Cristiano. Se tu vivi nella nostra villetta senza altri inquilini, cosa dici?

Carla. I suoi sono in condominio o stai parlando del tuo appartamento in centro?

Nonna. È che adesso il go… l’amministratore vuole fare pagare tutti le stesse spese condominiali, loro di sopra che hanno appartamenti da 200 metri quadri e passa, noi che siamo sui 100 scarsi e quelli di sotto che hanno il monogabinet… monolocale.

Carla. Io non ti capisco mamma, stai prendendo qualche farmaco? Non te l’avrà prescritto quella dottorucola che non è neanche un medico?

Nonna. No lei faceva solo prevenzione.

Carla. Allora la prossima settimana?

Nonna. Speriamo arriva in porto.




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15 giugno 2018
vita familiare
Lezione di anti-razzismo

(a casa)

Bruna. Ciao nonna, sono io.

Nonna. Oh, era ora. Come stai bene con questo nuovo taglio di capelli, sembri più sbarazzina. Cerchi l’Andrea, che ti cerca da diversi giorni, ma te non rispondi mai?

Bruna. No, l’ho appena sentito ieri e mi ha convinto lui di venire.

Nonna. Bene, intanto che lui viene a casa da lavorare, parliamo un po’.

Bruna. Hai sentito della nave di migranti?

Nonna. Sì poverini…

Bruna. Quando ci preoccupiamo che i migranti possano consumare le risorse della nostra terra, come fossero cavallette…

Nonna. Ma se ci vengono aiutare…

Bruna. … Non si riesce a immaginare che potrebbero offrire energie nuove per sostenere e non mandare ancora più in crisi il nostro paese…

Nonna. Guarda la questione dei figli…

Bruna. Spesso si dimentica che i migranti, oltre a essere lavoratori dipendenti, sono anche lavoratori autonomi, contribuenti e… compratori.

Nonna. L’ho appena visto al supermercato qui, c’era una cassiera biondissima che ha parlato russo o yugoslavo, secondo me, e davanti a me una mamma nera anche lei. Dovevi vedere che bei bambini o forse bambine tutte coi ricciolini.

Bruna. Dunque se non li lasciassimo più approdare o li cacciassimo dall’Italia, molti negozi perderebbero clienti, molti servizi non si potrebbero pagare per la diminuzione delle entrate per le tasse, per non parlare dei contributi sociali per le pensioni. E non pensi che dei dipendenti, magari italiani, perderebbero il lavoro venendo a mancare il datore di lavoro straniero?

Nonna. Brava che mi fai pensare.

Bruna. E volevo parlarti anche di un esperimento.

Nonna. Che hai fatto te?

Bruna. No, ma che ci riguarda.

Nonna. Un attore ha finto di sentirsi male per strada. Quando era vestito bene, i passanti sono subito accorsi a soccorrerlo. Quando era vestito come un barbone quasi nessuno l’ha aiutato, al massimo hanno chiamato i vigili.

Nonna. E già, hanno pensato subito che era ciucco, che magari l’altro invece aveva preso la droga, ma i signori…

Bruna. Nonna, ma capisci quello che ti sto dicendo?

Nonna. Sì, fin’adesso capisco ancora e lo sapevo che te ragionavi così, che… non dico suo papà, ma se anche l’Andrea…

Bruna. Sì, ma queste cose bisogna praticarle quando capita l’occasione, non lasciarle solo a livello teorico.

Nonna. Che la pratica vale più della grammatica…

Bruna. Allora pensa se avessi una badante italiana, bianca, magari in regola, la licenzieresti su due piedi?

Nonna. No gli davo i sei giorni… o sette non so quanti ci vogliono.

Bruna. Tu Yvonne la consideri una cavalletta?

Nonna. Non so… sì è una cavallina come corre, ma forse è più giusto dire come… come si chiamano quei caprioli che vivono in Africa?

Bruna. Allora perché l’hai scaricata così?

Nonna. Ah è per quello che mi hai fatto tutta questa predica?

Bruna. Allora?

Nonna. E con tutti i vostri problemi: te che rischi di perdere il lavoro e l’Andrea che rischia di perdere te, vi preoccupate di quella ragazzina?

Bruna. Ecco vedi come la consideri.

Nonna. Ah non è una ragazzina? Allora la chiamo donnina… donna va bene?

Bruna. E perché l’hai lasciata a casa?

Nonna. Ma in questo periodo…  prima lei aveva l’esame, che era venuta la Vassi, poi è stato a casa l’Andrea, poi adesso te che hai finito la scuola…

Bruna. A parte che io la prossima settimana inizio la maturità.

Nonna. (sottovoce) Speriamo anche l’Andrea…

Bruna. È inutile che parli sottovoce. Ti ho sentita. Ecco appunto licenzieresti il tuo bel nipotino?

Nonna. Delle volte mi viene proprio la voglia. Ma non posso, in fondo sono a casa sua.

Bruna. Allora mi spieghi perché non fai più venire Yvonne, ma il vero motivo?

Nonna. È che abbiamo litigato.

Bruna. Per che cosa?

Nonna. Pensa, mi ha dato della razzista.

Bruna. Sai con questi chiari di luna…

Nonna. Che era lunatica lo avevo capito anche prima, ma…

Bruna. E l’origine del litigio?

Nonna. La litigata?

Bruna. Sì, appunto.

Nonna. Appunto ha reclamato che non la chiamavo, che ti ho detto il perché e gliel’ho spiegato anche lei, e invece ha detto che sono come Salvini. A quel punto lì non sono stata buona a fermare la lingua e, anche se è straniera, gliele ho cantate. Ma non gli avevo detto di non venire più. Si vede che l’ha pensato lei e forse è meglio così, che se non si va d’accordo è meglio non stare insieme… Oh ecco il diavolo…

(entra Andrea)

Andrea. Oh che bella sorpresa Bruna, una bacio (vi avvicina)

Bruna. (si allontana) Meglio di no.

Andrea. Guarda che sono guarito. Vado già a lavorare.

Nonna. Magari hai gli incubi.

Andrea. In che senso, nonna? La notte pensando a lei?

Nonna. No che i virus sono ancora lì che aspettano.

Bruna. Ormai, se sono herpes, non te ne liberi più e potranno venirti anche più volte all’anno, appena avrai un calo di difese immunitarie.

Andrea. Ma dai! Così mi dai per spacciato.

Bruna. Si sopravvive agli herpes, a meno che si abbia un cancro…

Nonna. Sa, chiamiamo quelli dei funerali che ci portiamo avanti…

Andrea. Allora non staresti più con me per un herpes?

Nonna. Che te ce ne hai di difese!

Bruna. Non dovevamo parlare di Yvonne?

Andrea. Ah, tesori miei, oggi ho trovato un depliant sulle nozze etiche.

Nonna. Le nozze celtiche?

Andrea. No, quelle al risparmio, soprattutto di cose non ecologiche, come piatti usa e getta.

Nonna. Come adesso si fa con uno degli sposi…

Andrea. Location…  evitare il food wast, che ai matrimoni…

Bruna. Sì. Sono pratiche virtuose, se trovassi da sposarmi farei così.

Nonna. Allora facciamo tutti i virosi: te torni a casa… nostra, magari dopo la maturità e la Yvonne, ditegli di tornare anche lei a casa nostra…. se ha la maturità.

 




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14 giugno 2018
vita familiare
Allarmi, siam razzisti?

(al telefono)

Yvonne. Oh Andreo era ora che mi rispondi.

Andrea. Sono malato e ti avevo detto di lasciarmi in pace.

Yvonne. Ma è tua nonna.

Andrea. Cosa c’è con lei?

Yvonne. Lei non vuole più.

Andrea. Non vuole più cosa?

Yvonne. Moi, non vuole più.

Andrea. Neanch’io, per quello.

Yvonne. Voi razzisti.

Andrea. Dillo pure a me, però non lo dicevi prima… ma mia nonna… se c’è una che non è mai stata razzista.

Yvonne. Voi italiani tutti.

Andrea. Salvo lei.

Yvonne. No lei mi ha detto che non ti lascia sposare nera.

Andrea. Perché sto per sposare una bianca, anzi una Bruna.

Yvonne. Voi piace giocare parole, che noi straniere non capisce.

Andrea. Però questa l’hai capita.

Yvonne. Ma te non hai capito che io sono licenziata da nonna.

Andrea. No, vedrai che ti sbagli. Adesso sono a casa io, poi sarà in vacanza Bruna, non ci servi, ecco tutto.

Yvonne. Ma se Bruna non viene più neanche. E tu non sposi più.

Andrea. Come fai a saperlo… cioè che non viene? Il matrimonio è solo rimandato, anzi sei invitata… se non ti fa schifo di noi razzisti.

Yvonne. Te neanche una parola fare cambiare idea nonna?

Andrea. Ma sì è ovvio, anzi adesso metto sotto anche Bruna, che lei in tema di razzismo… Ciao, ci sentiamo, ma rassicurati non siamo tutti razzisti noi italiani.

(Andrea chiama Bruna)

Andrea. Bruna era ora che mi rispondessi.

Bruna. Andrea, sei malato e ti avevo detto di lascarmi in pace.

Andrea. Ma non è per me…

Bruna. Appunto a me lascia una pausa di riflessione.

Andrea. E quanto durerà?

Bruna. Adesso è un periodo incasinato, sto vedendo ancora qualcosa all’università e poi dalla prossima settimana incomincio gli esami di maturità.

Andrea. E quando finisce la maturità?

Bruna. Per qualcuno non è mai iniziata.

Andrea. Non fare le battute alla nonna, per favore, che c’è già lei. Piuttosto sai che ha licenziato Yvonne, mi ha appena telefonato.

Bruna. Perché non sei in casa?

Andrea. Sono dal dottore, anzi sto tornando che mi ha dato una settimana di malattia, ma io dicevo che è stata Yvonne a telefonarmi.

Bruna. Metti giù se stai guidando, non vorrai prendere una multa o peggio fare un incidente.

Andrea. Allora ti preoccupi ancora di me. Comunque sono arrivato, ma prima di entrare in cortile finiamo di parlare.

Bruna. Se la nonna ha lasciato a casa Yvonne ci deve essere sotto qualcosa…

Andrea. Ce l’ho io sotto qualcosa…

Bruna. Non farle tu le battute stile nonna.

Andrea. No nel senso che ho ancora un bel bruciore, che tu neppure mi chiedi.

Bruna. Be’ se il medico ti ha dato dei giorni… e appunto come stai? Scusa.

Andrea. Male, doppiamente male, fisicamente e psicologicamente.

Bruna. Certo che è intaccata la tua virilità di maschio.

Andrea. Vada a farsi fottere la virilità, è stare senza te che mi fa star male. Io starei con te tutta la vita anche senza farlo mai.

Bruna. In quel caso, forse io no.

Andrea. Allora non hai un po’ di nostalgia?

Bruna. Non parlavamo della nonna?

Andrea. Sì vieni a casa a convincere la nonna, che di questi tempi con Salvini che imperversa.

Bruna. Ma cosa le ha detto precisamente?

Andrea. Non lo so. Io ero dal medico e ho ricevuto la chiamata di Yvonne e poi ho chiamato subito te.

Bruna. Ma Yvonne ha il numero del tuo cell?

Andrea. Ma sì per qualche emergenza… se cadeva la nonna che noi non eravamo a casa.

Bruna. Però non me l’avevi mai detto che lo davi anche a lei.

Andrea. Dai Bruna, mi sarò scordato, e poi non fare la razzista anche tu.

Bruna. Non è che col razzismo copriamo altre cose?

Andrea. Vieni a casa e lo scopriremo insieme.




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13 giugno 2018
vita familiare
Che razza di razzismo

(a casa)

Yvonne. Nonna, sono io.

Nonna. Oh Yvonne, che bei ricciolini che ti sei fatta. E come stai?

Yvonne. Come vuoi sto io, non mi chiami più.

Nonna. Ma perché non c’ho più bisogno.

Yvonne. Perché te vieni giovane?

Nonna. Ma guarda te, che bel tipo che sei. No è solo che l’Andrea è a casa e mi guarda lui.

Yvonne. Io voglio vedere lui.

Nonna. Adesso è andato dal dottore.

Yvonne. Allora non vero che lui casa.

Nonna. Ma guarda te, sei una bella sfacciata, neh! L’Andrea è andato appunto dal dottore per farsi dare i giorni di malattia, che non sta ancora bene. E te stai bene?

Yvonne. Io come prima.

Nonna. E prima?

Yvonne. Avuto esame e non andata bene corsa.

Nonna. Ma almeno l’esame?

Yvonne. Quello sì, ma più importante corsa, che era regionale.

Nonna. Ma region… ragiona, le corse fai sempre tempo a correrle, ma se ti bocciavano all’esame…

Yvonne. Correvo ancora anche lui.

Nonna. Ah ti rimandano a settembre anche lì?

Yvonne. E te quando mi rimandi?

Nonna. Non lo so. Che per adesso, vediamo quanti giorni gli dà il dottore all’Andrea. Poi incominciano le vacanze e c’è a casa la Bruna.

Yvonne. Ma lei non c’ha maturità?

Nonna. Sì lei ce l’ha, non so gli altri.

Yvonne. Io capire, te ce l’hai contro me.

Nonna. No io dicevo i suoi studenti.

Yvonne. No, io conosco, te fai giochetti per non farti capire, intanto dici. Ma io capito italiano.

Nonna. Senti un po’ sei venuta qua a casa mia a farmi una scenata.

Yvonne. Te dici non razzista, poi vuoi licenziare, perché nera. Te come Salvini.

Nonna. Ah sì? Allora se proprio sono come Salvini, questo qua non è un porto sicuro.

Yvonne. Vuoi mandarmi Spagna?

Nonna. No, magari trovi più vicino. Ma anche te come fai a stare in una casa che sono salvinisti… razzisti?

Yvonne. Io non credevo te buona…

Nonna. E io non credevo te cattiva.

Yvonne. Io vado, ma te razzista.

Nonna. Ma se ho avuto sempre la casa piena di stranieri.

Yvonne. Ma te sposavi tuo bel nipote con una nera?

Nonna. Se era buona…




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12 giugno 2018
vita familiare
Separazione

(al telefono)

Nonna. Pronto, Bruna, sei te finalmente?

Bruna. Sì, sono io e perché dici finalmente?

Nonna. Perché non ti sei fatta più sentire e non rispondi neanche all’Andrea.

Bruna. Sono stata presa con gli scrutini, l’università… e poi lui non è a letto?

Nonna. Sì, ma quel coso ce l’ha sempre in mano.

Bruna. Fa sesso da solo?

Nonna. A me?... Che ne so? ma io dicevo il telefonino.

Bruna. Ah e come sta?

Nonna. Ma sì, però dovresti sentirlo da lui, invece che non vuoi più parlargli.

Bruna. No, ma lasciamo sbollire la cosa, anch’io sto riflettendo.

Nonna. Sì lui sta sbollendo un po’. Però anche te come fai a disinteressarti così?

Bruna. No, anzi, ho cercato sulla rete e ho interpellato anche il mio professore di microbiologia all’università.

Nonna. Ah mi sembrava a me. E lui che cosa ti ha detto?

Bruna. Non ci crederai, ma ci ha provato con me, quando ha saputo che non mi sposo più.

Nonna. Non ti sposi più?

Bruna. Cioè ho rimandato.

Nonna. E lui, si può sapere che cosa ti ha detto di bello?

Bruna. Di bello? Ti rifaccio il dialogo, più o meno:

Io. Professore ho un fidanzato che è colpito da un male strano

Professore. Sono felice che il tuo lui abbia bisogno di me e vorrei di tutto cuore che ne avessi bisogno anche tu. Che razza di malattia è?

Io.  È infetto all’inguine da un herpes, mentre io no. E nessuno ha potuto fin qui conoscerne la causa. E questo accidente ha fatto rinviare il matrimonio.

Professore. E perché?

Io. Perché prima di sposarlo voglio aspettare la sua guarigione.

Professore. E chi è quella sciocchina che non vuole che suo marito non la tocchi? Dio volesse che mia moglie avesse questa malattia! Mi guarderei bene dal volerla guarire.

Io. Questo non lo sapevo. Scusi la mia ignoranza.

Professore. Niente paura: non sei obbligata ad avere la mia scienza.

E poi voleva visitarmi. Ti rendi conto nonna?

Nonna. E quello lì è quello che ti doveva dare il divorziato?

Bruna. Divorziato? Vorrai dire il dottorato.

Nonna. Che adesso te lo dava sicuro…

Bruna. Invece io ho… divorziato subito e definitivamente da lui.

Nonna. E non ce n’è qualche altro di professore all’università, che magari… o una donna?

Bruna. Sì, ma io sono rimasta troppo delusa. E questa cosa, dopo tutto quello che mi è successo, mi ha depressa ancora di più.

Nonna. Attenta che deprimi anche le difese involontarie.

Bruna. E tu non hai qualcosa da raccontarmi per tirami su di morale?

Nonna. Se vieni qui…

Bruna. È meglio di no.

Nonna. Non ci vedremo più?

Bruna. Dammi tempo, nonna.

Nonna. Che intanto rimango sempre tua nonna, no?

Bruna. Allora qualcosa di spassoso? O lo sai fare solo alle mie spalle.

Nonna. Ma quando? Invece questa è sui due uomini… i due Brunelli, non so se li hai mai sentiti nominare. Sono anche dei begli uomini, neh! Be’ sono venuti giù i genitori che sai te. E Andrea non era ancora venuto su, ma dopo un po’ è venuto giù dalla scala con su una tua gonna. Sai per via del fuoco là sotto.

Bruna. Non avrai preso la mia gonna a pois?

Nonna. No c’ha già qualcos’altro a puà. No è che suo papà l’ha preso per un invertito. C’eri anche te quando l’altra domenica aveva in mano la scopa. Lui ha fatto presto, la scopa e la gonna: ho un figlio dell’altra sponda. Così ha detto.

Bruna. Be’ allora non insisteranno col matrimonio e non daranno più la colpa a me.

Nonna. No, ma sua mamma, mia figlia, la Carla insomma, gli ha detto che gli è venuta quella roba lì perché ha peccato.

Bruna. Facendomi le corna?

Nonna. Non lo penserai anche te? No, per via che convivete senza essere sposati.

Bruna. Convivevamo.

Nonna. Ma lei dice che gliel’avevi incubato te il virus.

Bruna. Senza averlo io.

Nonna. E allora che cosa vuoi dirci?

Bruna. Però non mi hai fatto ridere.

Nonna. Se vieni a casa e lo vedi, vedi che ridi anche te.

Bruna. È meglio una separazione.

Nonna. Mica ti ho detto di andarci a dormire assieme, ma venire a trovarlo. Che poi anche da sposati mica dovete stare sui piedi uno dell’altra. Ho trovato questa bella poesia di un poeta libanese.  Te ne leggo un pezzo, che volevo leggertela allo sposalizio, ma chissà quando e allora…

Bruna. Allora?

Nonna. Fa così:

Vi sia spazio nella vostra unione,
e tra voi danzino i venti dei cieli.
Amatevi l'un l'altro, ma non fatene una prigione d'amore:
piuttosto vi sia un moto di mare tra le sponde delle vostre anime.
Riempitevi l'un l'altro le coppe, ma non bevete da un'unica coppa.
Datevi sostentamento reciproco, ma non mangiate dello stesso pane.
Cantate e danzate insieme e state allegri, ma ognuno di voi sia solo,
come sole sono le corde del liuto, benché vibrino di musica uguale.
Donatevi il cuore, ma l'uno non sia di rifugio all'altro,
poiché solo la mano della vita può contenere i vostri cuori.
E siate uniti, ma non troppo vicini;
le colonne del tempio si ergono distanti,
e la quercia e il cipresso non crescono l'una all'ombra dell'altro.

Bruna. Condivido appieno.

Nonna. Ma non dividere a pieno.

Bruna. E poi fammi pensare… ma questo è il “Profeta" di Gibran!

Nonna. E io sono la profetessa, spero almeno. Che il discorso di nozze l’ho già fatto ma non fatemelo sprecare.




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11 giugno 2018
vita familiare
Un uomo con la gonna

 (al risveglio di Andrea)

Andrea. Ciao papà, ciao mamma, scusate se ho dormito fin’adesso, ma sono sfinito.

Cristiano. E cosa fai con su la gonna?

Nonna. Andrea sei così addormentato che hai messo su la roba della Bruna al posto che la tua?

Andrea. No è che… ah sì, scusate vado su a cambiarmi.

Carla. Povero ragazzo, ma cosa gli fa quella vampira?

Nonna. Chi? La Bruna. Ma se non è neanche a casa, che adesso sarà quasi una settimana.

Carla. Però per farlo ammalare così.

Nonna. Non è mica lei, sono i virus.

Cristiano. Che ragionamento irrazionale… ma chi glieli ha attaccati?

Nonna. E te lo sai quando prendi il raffreddore chi te l’ha attaccato?

Cristiano. Comunque sono preoccupato, non è che l’Andrea è passato dall’altra sponda?

Nonna. No è andato solo su di sopra.

Cristiano. No, che è diventato gay per colpa di lei.

Nonna. Fai anche le rime? Forse hai ragione, a furia di fare l’amore con le donne poi uno si stufa e dice: ma chissà…

Carla. Dai mamma, ma è vero? Questa cosa della gonna mi preoccupa.

Nonna. Lì è stata una svista, non ha svisto… visto anche te?

Cristiano. Ma c’è stata anche la cosa della scopa, domenica scorsa…

Nonna. Scopa tu che scopo anch’io…

(scende Andrea)

Cristiano. Allora Andrea? Volevo dire che non vorrei che il tuo comportamento comportasse una scarsa mascolinità…

Nonna. Comportati bene, neh!

Cristiano. E una potenziale offesa alla donna…

Nonna. Devi potenziarti, se no allora…

Carla. Andrea tesoro, dillo alla mamma, è stata Bruna a infettarti?

Andrea. No, non dormiamo neppure più assieme.

Carla. Lo so, ma prima? Sai che queste cose hanno un periodo di incubazione…

Nonna. Ma il tuo è un incubo, Carla!

Andrea. Lo escludo, era da tempo che… e poi lei non ha niente.

Carla. Magari lei è più forte.

Nonna. Sì faceva sollevamento dei pesi.

Carla. Mamma la tua ironia è fuori luogo.

Nonna. No è vero, adesso però è sollevata dal peso di me che doveva badarmi al pomeriggio.

Carla. E adesso?

Nonna. Adesso dovrò farla io la badante.

Andrea. Sì, se non ci fosse stata la nonna: mi cura e mi coccola.

Carla. E se c’è da andare dal dottore o in farmacia?

Andrea. Vado da solo, se sono andato anche a lavorare.

Nonna. Ma adesso devi prenderti qualche giorno di malattia.

Carla. E qualche ricostituente.

Cristiano. E qualche ormone.

Nonna. No quelli lì, lasciali per dopo, che prima c’è da guarire.

Carla. Vedi il Signore ti ha punito, Andrea.

Nonna. Per che cosa, si può sapere?

Carla. Fare certe cose senza essere sposati.

Nonna. Cosa vuoi… anzi cosa volete, anche lui l’avete fatto senza essere sposati, cosa pretendete?

Carla. Mamma, certe cose non si dicono.

Nonna. Ma si fanno…

Andrea. Non preoccupatevi, non mi scandalizzo e lo sapevo da un pezzo.

Nonna. E meno male… se no non c’eri neanche. Essere peccando o non essere non peccando? Questo è il problema.

Carla. Comunque vedi a convivere cosa succede?

Nonna. Che se invece era sposato non conviveva?

Andrea. Poi il dermatologo m’ha detto che potrebbe essere stato un insetto.

Cristiano. Sì una lucciola…

Nonna. Questa l’ho capita anch’io Cristiano. Ma non ti vergogni? Stimi così poco tuo figlio che pensi che va a… donnine?

Andrea. Grazie nonna. Ma papà non sono mica come…

Nonna. Te.

Cristiano. Cos’hai detto megera?

Nonna. No, il tè. Vuoi il tè da colazione Andrea o il latte? che magari non va bene, che poi magari, secondo qualcuno, ti crescono le tette…

 




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