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La Nonna, vivace, ironica, fintamente tonta. La risposta sempre pronta, pepata. Gioca con le parole da tanto ormai. Intelligente, la persona più intelligente che mi sia capitato di incontrare negli ultimi anni. Sempre coerenti con se stessi i personaggi sullo sfondo. Ma la vera regina è lei, la Nonna, saggia, amabile, ingenua e astuta nello stesso tempo, la lingua agile a dimostrare la prontezza dello spirito, piena di vitalità, sempre disponibile a spendersi non solo per la figlia ma per tutti quelli che si trovano accanto a lei. Meri www.kilombo.org
14 ottobre 2018
vita familiare
Fango a mille

(domenica su Skype)

Bruna. Pronto, ci siete? sono allarmata.

Nonna. Perché sei incinta e non lo vuoi tenere?

Bruna. Ma dai nonna, ci vorrebbe lo Spirito Santo e l’immacolata concezione.

Nonna. Ogni concezione è immacolata…se è la vuoi, neh.

Bruna. Ma se è una vita che non faccio sesso.

Nonna. Mi fai venire un mente una cosa, che non ci avevo mai pensato. Sai che cosa voleva dire in dialetto “fare vita”?

Bruna. Prostituirsi?

Nonna. Ma te hai in mente solo il sesso? No, voleva dire “fare fatica”. Per esempio “faccio vita a camminare” vuol dire  che non cammino più bene e tribolo quando mi devo muovere. Cioè la vita è una fatica.

Bruna. Vivere stanca… Ma stai tribolando a deambulare?

Nonna. No, non tribolo più con gli ambulanti, perché non vado più al mercato, va l'Andrea.

Bruna. Comunque mi chiami l’Andrea, che devo chiedergli una cosa?

Nonna. Un figlio? Guarda che è qui, seno io mica buona che telefonarti col computer, già faccio fatica col telefonino, non era basta la cornetta?

Andrea. Sono qui Bruna cara, ma perché a quest’ora? Sai che forse arrivano i miei la domenica mattina.

Nonna. Magari vuole dirgli che ti sposa.

Bruna. Sì, ma dopo.

Nonna. In un’altra vita?

Bruna. Non in questa, se mi aspetta.

Nonna. Aspetta Andrea, che prima della pensione vedrai, tanto adesso la mettono a quota 100… anni.

Bruna. Mi lasciate parlare? Sono 10 minuti che siamo collegati e non sono ancora riuscita a chiedervi quello che voglio sapere.

Nonna. Parla bocca santa.

Bruna. Ma lo sapete in Italia che il governo ha alzato di venti volte il livello degli idrocarburi nei fanghi di depurazione, da 50 a 1000 milligrammi? E io che stavo per votare grillino.

Nonna. Forse Salvini vuole eliminare i grillini… i grilli.

Andrea. No, mi è nuova. Ma tu come fai a saperlo dall’Inghilterra?

Bruna. Mi ha telefonata un’amica del gruppo ambientalista. Se non ci credi vai a vedere la Gazzetta Ufficiale nel decreto del ponte di Genova.

Andrea. Perché c’entra il ponte?

Nonna. Si vede che voglio ricostruire un ponte con il governo Berlusconi, che lui per l’inquinamento…

Andrea. Sì, vado a leggere, e poi ti faccio sapere se c’è qualche iniziativa.

Bruna. Dovete diffondere la notizia sui social, farlo sapere a chi ha votato Cinquestelle.

Andrea. Ma sai che io non sono più su Facebook né su Twitter, mi rimane solo WhatsApp.

Nonna. E non si può parlarci direttamente, faccia a faccia, o hai vergogna?

Andrea. Scusa Bruna, vedo la macchina dei miei. Ciao ci sentiamo questa sera.

Nonna. Ma lasciala, magari voleva… Oa vete vergogna? To’, ha già spento.

(entrano Carla e Cristiano)

Carla. Mamma sempre al computer. Vieni giovane adesso?

Nonna. Guarda che ho ancora le prime orecchie…

Cristiano. Che funzionano sempre meno.

Nonna. Però la testa sì. Ma sapete che cosa ha fatto il governo?

Cristiano. Ma sì ha fatto bene. Ha chiuso Riace.

Nonna. E riesce?

Cristiano. E sì! Ha chiesto tutte le rendicontazioni delle spese per i migranti. E voglio vedere. Sai,suocera, cosa sono le rendicontazioni?

Nonna. So che cosa sono le raccomandazioni…ma lo sai più meglio te. No io dicevo che ha messo, pensa,nella legge su Genova un decreto che aumenta i fanghi nella benzina… cioè la benzina nei fanghi.

Cristiano. Fatemi capire. Cos’è e che cosa c’entra Genova?

Andrea. Ti spiego io, papà. Abbiamo appena saputo che nel decreto sul ponte hanno infilato un paragrafo in cui siautorizza l’aumento dei limiti degli idrocarburi di 20 volte nei fanghi usatiin agricoltura. Ti rendi conto?

Cristiano. E te continuaa votare grillino.

Nonna. E te Lega…

Carla. La smettete almeno la domenica di parlare sempre di politica? E poi, a te, Andrea cosa ti frega dei fanghi?

Andrea. Adesso che mi fai pensare,forse c’entra. Noi vendiamo i fanghi residui della fermentazione del mais e del letame ai contadini, ma se loro nei campi mettono prima quelli di depurazione con gli idrocarburi, vuoi che non salgono nella pianta e ce li ritroviamo poi anche nei nostri?

Cristiano. E qui casca l’asino.Se ammettono un chilo per mille milligrammi nei campi, nella pianta cosa ne andrà, un grammo, e voi nei vostri di fanghi quanti? Un milligrammo, per cui se autorizzano loro, voi siete a posto.

Andrea. Papà, a parte i numeri…

Nonna. Sì dà proprio i numeri..

Andrea. Ma poi potrebbero interferire con la produzione di biogas, oltre a inquinare anche quello che mangiamo.

Cristiano. È l’economia circolare, bellezza!

Nonna. Giusto, allora andiamo pure a tavola, ma l’Andrea ha comperato al mercatino dei contadini di qui, un po’fangosi, la roba: riso, frutta e verdura. Voi mangiate solo quella che circola da lontano. Vi apro un scatoletta di tonno, magari l’hanno pescato a Riace e al massimo ha qualche residuo di bronzo…




permalink | inviato da steatrando il 14/10/2018 alle 12:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
10 ottobre 2018
vita familiare
BTP alla patria

(a casa)

Andrea. Hai sentito nonna che Salvini ha chiesto agli italiani di comperare i BTP?

Nonna. I BTP alla patria?

Andrea.Vuoi dire che è come l’oro alla patria di mussoliniana memoria?

Nonna. Anche lì sembrava una cosa volontaria ma si rischiava di andare in bordello, l’Italian eh!

Andrea. La bancarotta? Non so bene, mi spieghi perché hanno chiesto l’oro?

Nonna. Sono passati più o meno 80 anni e io ero una bambina. Ma da quello che dicevano in casa e che mi ricordo, c’erano state le sanzioni per la guerra d’Abissinia e allora non c’era più nessuno dall’estero che voleva la lira.Allora hanno fatto l’autarchia e poi hanno chiesto agli sposati di dare la vera d’oro, che gli davano in cambio una di metallo. Che ho visto delle mamme piangere.

Andrea. Capisco il sacrificio, ma per la patria…

Nonna. Si crede di morire per la patria, e si muore per i capitalisti. E ce ne sono stati tanti che gliel’hanno data. Come adesso che c’è una massa di elettori addomesticati e i pochi che li addomesticano. Non ducetti, ma brave persone che fanno i nostri interessi e si prendono loro la libertà che noi non sappiamo che cosa farcene. Quando al sindacato facevamo la propaganda per far iscrivere la gente alle “150 ore” dicevano che i padroni comandavano perché loro avevano tre cose: l’avere, il potere e il sapere. Che almeno l’ultimo dei tre potevamo prendercelo anche noi. Ma adesso non serve neanche più. Che dei governanti… come si dice imbranati, no non è neanche così, dei buoni di fare niente… come questi qui, non so se ci sono mai stati.

Andrea. Non sottovalutarli, nonna.

Nonna. No, ma sono pericolosi.

Andrea. Magari sono solo rivoluzionari, vogliono cambiare tutto.

Nonna. Secondo me, no. Guarda quanti lavoratori autonomi c’ha la Lega e padroncini, per non parlare dei padroncioni,che se no non arrivavano fin lì. 

Andrea. Comunque sembrerebbe che fanno scelte anticapitaliste.

Nonna. No, ancora meno. Per quello che capisco io di adesso e so del passato, loro gli va bene il capitalismo, ma quello italiano, contro quello europeo e mondiale.  Che adesso è uno sport che ci giocano in tanti. Dovrebbero fare le olimpiadi. Non mi dirai che Mussolini era anticapitalista?

Andrea. Nonna, oggi c’è la globalizzazione.

Nonna. Ancora? E poi delle robe e non delle persone. Fai venire dall’Africa l’oro, ma se un minatore di quelli che l’hanno scavato vuole venire qui, guai!

Andrea. Parliamo di noi e di cose che sappiamo. Allora li compriamo dei BTP?
Nonna. Non lo so.

Andrea. Avrebbero tassi alti.

Nonna. Aspettiamo a vedere.

Andrea. Se si alza ancora lo spread?

Nonna. Che non ho mai capito se è una scoreggia o una pernacchia.

Andrea. Non buttare tutto sul ridere.

Nonna. Hai ragione, che magari viene da piangere. Io piuttosto i soldi li metto sotto al materasso ma a Salvini non li do.

Andrea. Se non ne hai di soldi. Li hai dati tutti a me.

Nonna. Allora te investiscili all’estero.

Andrea. Sì in Inghilterra, che non ha neanche l’euro e sta uscendo dall’Europa.

Nonna. Allora compera qualcosa… la casa ce l’hai… non so dell’oro. Dall’oro alla patria alla patria a loro…




permalink | inviato da steatrando il 10/10/2018 alle 16:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
7 ottobre 2018
vita familiare
Riace

(a casa)

Carla. Mamma siamo noi.

Nonna. Benvenuti e vi fermate a mangiare?

Cristiano. Ma sei matta, abbiamo fatto quasi 100 chilometri e vuoi farci tornare indietro a stomaco vuoto?

Nonna. No, magari andavate in una pizzeria.

Cristiano. Noi siamo tipi da pizzeria?

Nonna. No, scusa, da ristorante a cinque stelle.

Cristiano. I ristoranti non hanno cinque stelle.

Nonna.  Ce l’ha solo il governo… che poi che nome dare a un partito: è un albergo che si va e si viene?

Cristiano. Intanto fa le cose giuste.

Nonna. Peccato che un giorno dice una cosa, il giorno dopo un’altra.

Cristiano. Sono i giornalisti che speculano e mettono in bocca delle frasi che poi non si rivelano vere.

Nonna. Basta aspettare il giorno dopo… c’è stato anche uno prima che faceva così, ma non mi ricordo il nome.

Cristiano. Ma il nome di quello di Riace te lo ricordi bene. Hai visto che ha salutato la folla col pugno chiuso?

Nonna. Se è di Potere al Popolo vuoi che fa il saluto lucano… pardon romano?

Cristiano. Io, a dir la verità credevo che era del PD, ma così è ancora peggio.

Nonna,  Ah adesso fanno più paura loro dei pidini?

Cristiano. Cosa vuoi che faccia paura un paesino nella Calafrica… ecco quello è il nome che devono dargli, non Riace che uno pensa ai bronzi.

Nonna. E non agli stronzi.

Carla. Mamma, più diventi vecchia più diventi sboccata. E poi basta parlare di politica, che ormai non capisci più niente.

Nonna. Capisce tutto tuo marito…

Carla. Piuttosto viene ancora la negretta a farti da badante?

Nonna. Sì, viene. Io volevo lasciarla a casa, anzi mandarla a casa sua, magari l’acogglievo... l'aiutavo lì da lei, in Costa d’Avorio, ma poi come facevo a trovarne una italiana? Al massimo una dell’Est, ma sempre straniera, anche se con Putin andiamo d’accordo.

Cristiano. Ignorante, Putin è in guerra con l’Ucraina.

Nonna. E Salvini con le ucraine? Insomma, come diceva la Bruna, sono mica cavallette che vengono qui a mangiarci quello che abbiamo, ma magari ci aiutano, ci tengono la casa, fanno quello che i nordisti non vogliono più fare, e… ho detto tutto.

Cristiano. Non ha detto un bel niente. Poi non parlare più da razzista di quelli del Nord. Guarda che la Lega ha aperto una sede anche a Napoli.

Nonna. E cantano le canzoncine contro i napoletani?

Cristiano. Non so quello che dici. Adesso non si chiama più Lega Nord ma Lega Salvini.

Nonna. Sì, leghiamolo!

Cristiano. Sei proprio una razzista.

Nonna. No, una riacista!

 




permalink | inviato da steatrando il 7/10/2018 alle 8:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
3 ottobre 2018
vita familiare
Lucano

(su Skype)

Bruna. Pronto, ci siete?

Andrea. Sì, se mi hai squillato, io mi sono collegato. Ma come mai a quest’ora?

Bruna. Perché non preoccupata. Cosa state facendo in Italia?

Nonna. No, siamo bravi. Pensa che l’Andrea non esce neanche più, solo casa e lavoro. Poverino, un bel giovane come lui con la cosa - non so più come si dice - di castità.

Andrea. Dai nonna. Io resisto benissimo. L’attesa è la sola passione…

Bruna. Ti amo Andrea e mi manchi troppo.

Nonna. Allora vieni a casa troppo,anzi tanto presto.

Bruna. Io sono sicura di voi.

Nonna. Di me, non essere così sicura…

Bruna. No, sono preoccupata per il clima italiano.

Nonna. Sì ci sono temporali anche di questa stagione, che fa ancora caldo e anche i grilli fanno ancora danni.

Bruna. Appunto cosa fanno i lego-grillini, arrestano il sindaco di Riace?

Nonna. Gli stronzi di Riace…

Andrea. Dai non buttate tutto in politica. Salvini e Di Maio non c’entrano, anche se gioiscono di sicuro.

Bruna. Io non accuso nessuno, ma parlo di clima politico.

Nonna. Ah, non meteorologico?

Andrea. E non sai che commenti sui social…

Nonna. I nazionalsocial…

Bruna. Cosa dicono?

Andrea. Ma che hanno fatto bene, in ritardo, che bisogno buttar via la chiave della galera altroché i domiciliari.

Nonna. Che quelli ce li ha già l’Andrea.

Andrea. Nonna, non scherzare, che queste sono serie.

Nonna. E tragiche. Non è che stiamo venendo come la Turchia?

Bruna. Qui c’è stato scandalo sui giornali, almeno sul Guardian.

Nonna. Che ci guarda… E poi mettono dentro il sindaco e non Trump, che ne viene fuori una tutti i giorni.

Andrea. Nonna, ma lui è il presidenteamericano.

Nonna. E già, per fermarlo deve ammazzarequalcuno, e non basta ancora, devono prenderlo con la pistola che fuma in mano.

Bruna. Brava nonna, invece il sindaco Lucano…

Nonna. Ma non era calabrese? Certo che, oltre il governo, festeggia anche la mafia, la sua mafia di lì.

Bruna. Certo che viviamo davvero in tempi bui.

Nonna. Specialmente al mattino. Speriamo che cambiano presto l’ora.

Andrea. Mi sembra nella notte tra il 27 e il 28 ottobre.

Nonna. Anche lì da te, Brunexit? Se no vieni qui che ce n’è di bisogno di energia solare con questo inquinamento!




permalink | inviato da steatrando il 3/10/2018 alle 7:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
1 ottobre 2018
vita familiare
Lombardo

(su Skype)

Bruna. Come mai ti colleghi così presto Andrea, c’è sveglia ancora la nonna.

Nonna. Perché che cos’è che non devo sapere io?

Andrea. No, niente di che, ma le nostre piccole confidenze intime.

Nonna. Scusa, hai ragione: tra l’italiano e la gallica non mettere la Manica…

Bruna. Caso mai gallese, poi sono italiana ancora!

Andrea. E una Lombardo. E appunto per questo che ti chiamo adesso, magari la nonna ci dà un consiglio.

Bruna. Per cosa?

Andrea. Non volevo dirtelo, ma poi ho deciso. Anche se ti farà star male.

Bruna. Mi lasci, hai trovato un’altra? Guarda che torno.

Nonna. E te ne dà un sacco…

Andrea. Non scherzare nonna, che questa è una cosa brutta. Insomma sai la stradina a senso unico dietro il tuo liceo?

Bruna. Quello dove insegnavo non quello dove studiavo?

Nonna. Che te la scuola preferivi studiarci che insegnarci…

Bruna. Sì, brava, non ci avevo mai pensato, ma è così.

Andrea. Allora faccio un passo indietro. Appena dopo gli esami di maturità era comparsa una scritta sul muro lì all’angolo con scritto: “Lombardo vieni a pescare, mi manca il verme”.

Bruna. Non me l’avevi detto.

Andrea. Non volevo ferirti. Tanto poteva essere letto contro i lombardi, per cui…

Nonna. Che ce ne sono di vermi in Lombardia.

Bruna. Però per gli studenti… e penso anche chi può essere stato: il figlio di una professoressa, una mia collega, che non mi ha neanche più salutato e sapete perché?  Perché quando l’ho interrogato all’esame non ha saputo niente di scienze, eppure non mi sono opposta a dargli un bel voto. Ha preso 90, che se non era figlio di papà.

Nonna. E di mamma…

Andrea. Lasciatemi andare avanti. Da luglio sono passato ieri in macchina da lì. Tra l’altro c’era un furgone che faceva manovra, mi sono fermato. Si è formata una coda e qualcuno ha suonato il clacson, che voleva menarmi quello del camioncino davanti e quelli delle macchine dietro.

Nonna. Tra i due litiganti, il terzo le prende…

Bruna. E ti hanno menato, poverino? Stai  bene?

Andrea. Sì, ho seguito il consiglio della nonna: sulla strada non arrabbiarmi e avere pazienza anche con i prepotenti. Però mentre ero lì fermo ho visto la scritta e hanno aggiunto “Prof.” per cui adesso si legge “Prof. Lombardo…” e non so cosa fare. Vado dalla preside per farlo cancellare o compero una bomboletta e la copro io?

Nonna. Guarda che se ti prendono, dicono che sei stato te. La donna e la befana… cioè scusate la mia testa: il danno e la beffa.

Bruna. Ha ragione la nonna. Va' dalla preside, così le chiedi anche se c’è ancora una possibilità di impiego per me.

Nonna. Scusa Bruna, ma sarà stata quella tua collega a metterti male, non vorrei pensare male che è peccato…

Bruna. Ma spesso si indovina. Sì, prova Andrea, ma senza chiedere per me, magari minacciandola di fare una denuncia o qualcosa del genere…

Nonna. No, parola torna indietro. Non dite niente, neanche a noi due. Quando ti capita, per esempio stasera che fa freddo e piove, vai lì con la bomboletta... Ma io non so niente, dico che eri in casa con me a vedere un film. Magari quello che mi hai fatto vedere la settimana passata. Com’era che non mi ricordo più bene? Ah forse: “Se ti cancello, non mi lasci?”

 




permalink | inviato da steatrando il 1/10/2018 alle 13:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
24 settembre 2018
L’autunno sta arrivando

(domenica su Skype)

Andrea. Ciao Bruna, c’è qui la nonna, noi ci vediamo dopo. Nonnaaa, c’è la Bruna!

Nonna. È venuta a casa? Era ora!

Andrea. No, è su Skype… al computer.

Nonna. E perché l’hai collegata adesso che se vengono i tuoi?

Andrea. La sconnettiamo, o magari vuole salutarli. Vero Bruna?

Bruna. No, meglio che non sappiano.

Andrea. Ma così si convincono che mi… ci pensi ancora, che siamo ancora…

Nonna. Morosi? E te Bruna l’autunno sta arrivando lassù?

Bruna. Qui sì, anche se la gente dice che fa ancora caldo e vanno in giro con magliette e maniche corte.

Nonna. E allora se vengono qui da noi, che cosa mettono, solo le mutande?

Andrea. Magari sono nudisti… i turisti.

Nonna. Sei buono anche te a fare le rime, ma sai com’è: a letto spogliato, in piazza infagottato.

Bruna. È un proverbio locale, nonna?

Nonna. Come, banale?

Andrea. Scusala, è diventata un po’ sorda, devo portarla dall’otorino.

Nonna. In motorino? Se non ce l’hai neanche.

Bruna. E da voi com’è il tempo?

Nonna. Estatissimo, ma dicono i meteorologi e i miei ossi che sta per venendo il brutto tempo.

Bruna. Certo che se dovessi insegnare tu italiano, chissà?

Nonna. Ma senti un po’, intelligentona. Quei ragazzi lì che c’hai te, se imparano a parlare italiacano come me, non è già un miracolo?

Bruna. Sì, scusa nonna, l’importante è capirsi e farsi capire.

Nonna. Io non capisco quasi più niente, non so se per le orecchie, o per qualcosa di più dentro.

Bruna. Cosa, più dentro?

Nonna. Ecco, non son buona neanche a farmi capire. Ma il cervello non è più dentro delle orecchie?

Bruna. E che cos’altro mi raccontate di bello?

Nonna. Di bello ti posso passare l’Andrea.

Bruna. No, con lui mi sento la sera.

Nonna. Col buio, che dovete fare le cose di nascosto. Io non ho niente di bello, anzi sto quasi invecchiando. Incomincio dalle orecchie e che sono le prime che ho.

Bruna. Come le prime? è ovvio.

Nonna. Ai miei tempi dicevano così di uno vecchio, per prenderlo in giro: “se ha ancora le prime orecchie…”. Che invece i denti, le unghie, magari anche la pelle e i nervosi della testa… No biologa?

Bruna. Vorrai dire i neuroni. No quelli non li cambiamo: li aumentiamo fino a una certa età, poi cominciamo a perderli.

Nonna. Se crescono fino… non so a dieci anni e poi continuano calare, io non ne ho quasi più.

Bruna. No ne restano a sufficienza fino alla morte, a meno di qualche patologia. Senectus non est morbus.

Nonna. Parla italiano, che l’inglese, da quando sei via, l’ho perso un po’. Sai adesso imprendo il francese con l’Yvonne.

Andrea. E disprende l’italiano…

Bruna. No, avevo detto una frase in latino: la vecchia non è una malattia.

Nonna. A proposito, i miei pochi nervoni mi fanno pensare: “ma si iscrive sì o no a medicina”?

Bruna. C’è tempo fino novembre, cioè a fine ottobre.

Nonna. Allora sbrigati venire a casa, se no scadi.

Bruna. Sì può fare anche per via telematica, ma non ho ancora deciso.

Nonna. Allora sei proprio ultramattica, scusa se te lo dico. Vuoi mostrare tutta la vita a dei giovani che non hanno neanche voglia di stare a sentirti, con la tua testa?

Andrea. Scusate l’interruzione, ma stanno entrando i miei. Ho sentito la macchina.

Bruna. Bye, see you soon… ciao a presto.

Nonna. Sì, you soon at home, prestease!

(entrano la figlia Carla e il genero Cristiano)

Carla. Cosa fai mamma al computer, al posto di essere in cucina a preparare?

Nonna. Guardavo un’ambientalista.

Carla. Chi?

Nonna. Ma quelle cose straniere su internet.

Cristiano. Sempre con questo ambiente. Ma non l’avete capito che è più importante l’economia dell’ecologia? Ho fatto fino la rima…

Nonna. La rima la fai col culo, non con la testa delle parole.

Carla. Mamma, per favore!

Cristiano. Provate a vivere senza soldi.

Nonna. E te prova a tenere il fiato intanto che conti i tuoi soldi.

Cristiano E poi, a proposito delle straniere: l’inglesotta è tornata a casa?

Carla. Parla meglio Cristiano: è tornata con l’Andrea… se no questa casa la vede col binocolo.

Nonna. To’, se va dai suoi, era vicino al mio appartamento e ci potevano vedere dal balcone, ma fino qui in periferia forse neanche col cannocchiale…

Cristiano. La solita spiritosa. Almeno è pronto che ho una fame?

Nonna. Dunque una cosa alla volta, l’inglesina non è venuta ancora a casa ma viene perché deve iscriversi a medicina, oltre l’Andrea naturalmente.

Cristiano. Si iscrive all’Andrea, anche?

Carla. Non sei spiritoso.

Nonna. Brava, lo dicevo anch’io.

Carla. A parte che medicina ci vogliono sette anni e poi la specializzazione, e quando si sposa?

Nonna. Ah adesso medicina è come i carabinieri, che fino quando non hai fatto tot anni non puoi sposarti?

Carla. No, ma se nascesse un figlio.

Nonna. È già pratica dell’ospedale e sa che dottori e che ostetriche prendere.

Cristiano. Secondo me quella lì, magra com’è, non è capace di andarne a prenderne dei figli. Con tutte le scopate che si è fatta, non è ancora rimasta…

Carla. Cristiano, per favore!

Andrea. Guarda papà che noi usiamo sempre il preservativo.

Carla. Andrea, per favore!

Nonna. Magari di figli non ne vuole… Mamma, per favore!

(a tavola)

Andrea. Mamma, papà, volete assaggiare questo succo di lime…

Nonna. Si scrive lime, vedi sull’etichetta, ma non è ferro, tant’è vero che lo chiamano all’inglese.

Cristiano. Che persona erudita.

Nonna. Con ben dieci dita!

Andrea. Però dovete metterne solo un goccio nell’acqua, perché è molto aspro.

Cristiano. No grazie, io ho già un goccio di vino.

Nonna. Ha detto aspro, non divino, a meno che te pensi di venire santo e le vie del paradiso sono selciate di cattive tentazioni.

Carla. Non era così il detto, mamma.

Cristiano. No, dice così, perché sa che per lei l’inferno sta arrivando.

Nonna. Per ora solo l’autunno…

 

 




permalink | inviato da steatrando il 24/9/2018 alle 5:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
18 settembre 2018
vita familiare
Otto ore

(su Skype)

Nonna. Pronto Bruna, ma si può, se non ti chiamiamo noi, te non ti fai più viva.

Bruna. No scusa, nonnina, ma ti assicuro che sono viva.

Nonna. Ah sì? To’ che io credevo che o eri morta o dormivi. Ma si può non farsi sentire per più di una settimana?

Bruna. Scusa ancora. Ma ho sentito Andrea solo l’altra notte.

Nonna. La notte è per gli amanti, il giorno è per i parenti.

Bruna. Brava hai costruito una rima, cioè una… una assonanza, se si dice così in italiano?

Nonna. Lo conosci ancora l’italiano, o adesso preferisci qualche scozzese... pardon gallese?

Bruna. No, lo preferisco, tant’è vero che adesso faccio otto ore in una scuola.

Nonna. To’ sono arrivati alle otto ore anche lì, e che c’hanno avuto Marx in Inghilterra, se mi ricordo bene.

Bruna. No, intendevo che ho accettato una supplenza per insegnare italiano in una scuola.

Nonna. Ma come? Non mostri più qui in Italia e lo fai lì tra i galletti… gallesi?

Bruna. Lì giù da voi non mi hanno chiamato, qui invece sì.

Nonna. Se ti chiamiamo sempre…

Bruna. No, le scuole.

Nonna. Perché lì non devi fare domande, non ci sono graduatorie?

Bruna. Non so bene com’è, ma una scuola in un villaggio all’interno del Galles non trovava l’insegnante di italiano e, chiedendo in giro, ha saputo che facevo lezioni in biblioteca a Cardiff e mi ha offerto queste ore. Dovevo rinunciare?

Nonna. No, ma così rinunci all’Andrea.

Bruna. Perché mi tradisce già?

Nonna. No, per carità, non sortisce neanche il sabato, sta sempre con me la sera…

Bruna. Ah, poi me lo passi che dobbiamo metterci d’accordo per una sera.

Nonna. No, scusi signorina, deve stare con me, a meno che lei viene a casa…

Bruna. Va bene, tanto lo so che è lì.

Nonna. E sì, volevi che io ero buona di accendere il computer, andare su lo sky e telefonarti?

Bruna. Chi sarebbe capace di andare sul cielo?

Nonna. Non capisco che cosa dici. Ma fammi capire anche a me. Allora non vieni più a casa, magari solo d’estate, o possiamo sperare nelle vacanze di natale?

Bruna. Tranquillati nonna, ho una supplenza solo fino a novembre, o fino a che qualche insegnante accetta l’incarico.

Nonna. Ah non c’è nessuno che sa l’italiano lì, fuori che te.

Bruna. No, non lo credo. Ma sai lì è un paesino fuori mano e si vede che nessuno per solo otto ore la settimana ha accettato.

Nonna. E sì adesso vogliamo le sette ore ormai… E allora te vai lì in macchina, che si guida a sinistra, o no, lì è diverso che l’Inghilterra?

Bruna. No, hai ragione, si guida alla sinistra, come non solo in Gran Bretagna, ma anche in tutte le ex-colonie.

Nonna. E non hai paura a guidare?

Bruna. No, non mi fido, poi qui non avrei neanche… the car, come si dice?

Nonna. Vanno con i carri ancora lì?

Bruna. No l’auto. C’è un bus. Ma devo partire all’alba e tornare nel tardo pomeriggio, meno male solo per due giorni.

Nonna. Ah è per quello allora…

Bruna. Sì e se pensi che mio nonno è stato male e adesso è ricoverato ancora e devo accompagnare la nonna…

Nonna. Poverina, stai lì allora, sei scusata. Ma almeno ti pagano bene?

Bruna. Più che in Italia: all’ora, neh!

Nonna. Allora resisti. Io, se vuoi, non lascio che l’Andrea ti tradisce.

Andrea. Sono qui, sento. E posso decidere io cosa fare?

Bruna. Allora mi tradisci, Andrew?

Andrea. E tu, Mary?

Nonna. Io, no, non tradisco nessuno, almeno per otto ore, pardon otto settimane, poi non si può sapere. Lontan dai sessocchi, lontan dal cuore…

 




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11 settembre 2018
CULTURA
La città di Bidonia

Liberamente tratta da

La città di Leonia

di Italo Calvino

 

“La città di Bidonia rifà se stessa tutti i giorni: ogni mattina la popolazione si risveglia tra troppe uova fresche, si lava con sapone liquido in contenitore di plastica, indossa vestaglie di fibra sintetica, estrae dal più perfezionato frigorifero merendine al latte, guardando le ultime pubblicità dall’ultimo modello di schermo piatto. Sul marciapiedi, pseudo-differenziati in colorati sacchi di plastica, i resti della Bidonia di ieri aspettano il camion dell’immondizia. Non solo tubi di dentifricio schiacciati, lampadine fulminate, giornali, contenitori, materiali d’imballaggio, ma anche scaldabagni, enciclopedie, pianoforti, servizi di porcellana: più che dalle cose che vengono fabbricate vendute comprate, la ricchezza di Bedonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate per far posto alle nuove. (…) Dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzini nessuno se lo chiede: fuori della città, certo; ma ogni anno la città s’espande, e le discariche devono arretrare più lontano; la massa del rifiuto  aumenta e si decide di bruciarlo, così si riduce in peso e in volume e l’aria… ringrazia. Aggiungi che più la tecnica di Bidonia inventa materiali, più la spazzatura migliora la sua sostanza, resiste al tempo, alle intemperie, a fermentazioni e combustioni. È una fortezza di plastiche indistruttibili che circonda Bidonia, e poi finisce nei fiumi e nei mari, formando isole oceaniche.

Una amministrazione ha pensato bene alla raccolta differenziata, ma chi la fa a Bidonia e poi nell’umido cosa ci va? Ah ci va il cibo: ho comprato 3, pagato 2, buttato 1. E prima di me il supermercato ha scartato la mela o la carota malfatta, e io la roba ben fatta l’ho lasciata scadere. Ho il frigorifero pieno… e anche il sacchetto dell’organico. Più aumenta il mio consumo, più cresce il mio rifiuto. Un barattolo, un vecchio pneumatico, un tetto d’amianto, tutto circonda Bidonia, che presto sarà sommersa dal proprio passato, per lo stupore inorridito degli archeologi del futuro”.

italo cretino




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10 settembre 2018
vita familiare
8 settembre

(domenica a casa)

Carla. Mamma, siamo noi, siamo venuti anche oggi.

Nonna. Perché oggi? Perché è l’8 settembre e dovevate scappare al Sud.

Carla. Oggi è il 9, mamma. E cosa c’entra il Sud?

Nonna. E già non siete neanche monarchici, che almeno loro sono stati antifascisti.

Cristiano. A proposito hai sentito Salvini?

Nonna. No, non mi ha telefonato e poi io non sono su feikbuk.

Cristiano. Si dice facebook, pronunciato feisbuk.

Nonna. E io cos’ho detto?

Andrea. Ciao papà, ciao mamma. No tu nonna, mi spiace contraddirti, avresti detto libro falso.

Nonna. E io cos’ho detto?

Cristiano. Comunque adesso mi son messo anch’io sui social e ti racconto.

Nonna. Sui social-isti o sui nazionalsocialisti?

Andrea. Mio papà dice su queste reti di comunicazione, sui computer, i telefonini.

Nonna. Lui sì che è moderno.

Cristiano. A proposito Andrea, c’è una di questa città, dice di essere ambientalista, poi ce l’ha sempre con Di Maio.

Nonna. Che invece lui è a favore dei… grilli.

Cristiano. Ha gridato che faceva andare a picco l’ILVA di Taranto. E invece hai visto, sono d’accordo anche i tuoi sindacati.

Nonna. I miei? Adesso gli dico di fare sciopero.

Cristiano. Poi tutto questo ricordare i personaggi della sinistra: e Berlinguer, che è morto, e D’Alema, e Veltroni, e Letta, e Monti.

Nonna. Guarda che ti stai spostando sempre più a destra, che lì c’è un vaso e non vorrei…

Cristiano. Ah e poi quella menata di quell’insegnante che ha preteso di rispondere a Salvini sulla scuola.

Nonna. Questa non la so.

Cristiano. Salvini aveva detto semplicemente che adesso non ci sono più professori che fanno politica in classe, e quello lì ha scritto paginate dicendo che lui parla lo stesso e della mafia e della guerra e della democrazia e balle varie.

Nonna. Non poteva dire solo uno slogan così lo capivano anche quelli che fanno fatica a leggere?

Cristiano. È chiaro che Salvini intendeva fare propaganda per i partiti. Sai che c’erano prof che davano volantini in classe?

Nonna. Io non li ho mai visti, e sono stata a scuola. Invece te che non ci sei mai stato…

Cristiano. Cosa vuoi tu sei stata in una media e di una cittadina, vai a Milano al classico…

Nonna. Faccio ancora tempo a iscrivermi?

Cristiano. E poi se non hanno distribuito i volantini, hanno parlato di politica di sinistra.

Nonna. E di destra. Quello sì che l’ho sentito nella mia scuola, sia da quella di religione, che da quello di ginnastica, e con dei ragazzini.

Cristiano. Comunque oggi è il 9 di settembre, è inutile che cerchi di fermare il tempo che ti rimane.

Nonna. No, andiamogli incontro che tanto non puoi fermarlo. Però quei cretini lì che dicevano sui banal… social che oggi è come l’8 settembre ed è finita la pacchia, l’hanno studiata la storia? Dopo l’Armistizio c’è stata la parte più brutta della guerra, forse loro volevano dire il 25 luglio, sempre del ’43, se non lo sai, che tutti credevamo che era finito il fascismo.

Cristiano. 8 settembre o 25 luglio, è lo stesso. Il senso, che voi non volete capire, che è ora che certa gente vada a casa, ma per sempre.

Nonna. Non era il 25 aprile?




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9 settembre 2018
vita familiare
Meno sesso più infezioni

(su Skype)

Andrea. Ciao Bruna,

Bruna. Hi Andrew

Andrea. Allora ti decidi a tornare in Italia?

Bruna. Mi hanno chiamato da scuola?

Andrea. Non ancora.

Bruna. Allora anche per me: non ancora. Ormai le lezioni iniziano. Vuol dire che hanno già trovata un’insegnante di scienze nella cattedra dov’ero io.

Andrea. Magari ti chiamano dopo.

Bruna. E poi col clima che c’è in Italia…

Andrea. No ha fatto alcuni temporali, ma adesso è bello e anche più fresco, ma sempre più caldo che da voi in agosto.

Bruna. Io parlavo del clima politico.

Andrea. Avevo capito, ma volevo far finta di fraintendere come fa la nonna.

Bruna. A proposito come sta? che è un po’ che non me la fai vedere e mi fai parlare.

Andrea. Ma non sarà neppure una settimana, poi sei tu che vuoi che ci sentiamo solo tardi alla sera.

Bruna. Sono impegnata di giorno.

Andrea. E, se non sono indiscreto, cosa fai?

Bruna. Be’ tanto per non dimenticarmi di voi ho tenuto in biblioteca un incontro sulla lingua italiana. E vorrebbero propormi un corso.

Andrea. Su questo ti posso scannerizzare un bell’articolo del presidente della Crusca, l’accademia non il residuo dei cereali.

Bruna. Starò perdendo l’uso della lingua, ma non i ricordi. E cosa dice in sintesi, che martedì vogliono una replica in biblioteca?

Andrea. Be’ che l’italiano è una lingua poetica e ha il vantaggio di avere una grafia quasi perfettamente corrispondente alla pronuncia, non come voi barbari, che bisogna fare lo spelling anche per far scrivere il cognome.

Bruna. Noi… l’inglese è più sintetico, pensa a quanti monosillabi – si dice così? - che avete adottato… che si sono adottati anche in italiano. L’ha… come dire… contaminato.

Andrea. Ah poi dice che l’italiano ha tanti fratelli.

Bruna. Le lingue neolatine?

Andrea. Non so, lui dice i dialetti.

Bruna. Tutti figli del latino.

Andrea. E il gallese è fratello dell’inglese?

Bruna. Non so, non sono una linguista fino a questo punto. Penso che sia forse lo suocero o lo zio, il prozio. Imparentato ma precedente.

Andrea. Che sta morendo, o almeno è in pensione ormai.

Bruna. Non diamolo per vinto, è ancora vitale, vivace. Come tua nonna, no?

Andrea. Non è più anche la tua?

Bruna. Sì, ma parente dopo di te, se tu mi vuoi ancora, se no restiamo solo amiche, no?

Andrea. Allora torna a casa. A casa tua. Qui.

Bruna. Fammi sbrigare alcune cose, fin che posso.

Andrea. Ma non dovevi iscriverti a medicina?

Bruna. C’è tempo fino a novembre. Poi non so.

Andrea. Ti mantengo io…

Bruna. No, dai. E poi se resto incinta?

Andrea. Non ti faccio fare figli finché ti laurei.

Bruna. Questa sì che è una proposta. Però non facciamo astinenza, vero?

Andrea. Mai, cioè solo adesso. Sai che altro articolo ho letto? Ti dico il titolo: “Meno sesso più infezioni”

Bruna. Ma dai. Magari più infezioni, meno sesso. E poi dove l’ha letto, su una rivista porno?

Andrea. No, è una ricerca americana.

Bruna. Leggimela.

Andrea. Adesso non so dove ho messo il giornale. Ah ecco: in America i rapporti sono scesi dal 22% al 18% nel frattempo sono aumentate le infezioni.

Bruna. Non so bene come fanno a fare questi calcoli.

Andrea. Con qualche campione.

Bruna. E da che età e fino a quale?

Andrea. L’articolo non lo dice, ma tu cerca su internet la ricerca.

Bruna. Allora vorresti fare sesso per prevenire le infezioni?

Andrea. Mai detto questo. Però l’inverno sta arrivando anche in Italia… e l’italiano rischia di contaminarsi.

 




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