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steatrando



La Nonna, vivace, ironica, fintamente tonta. La risposta sempre pronta, pepata. Gioca con le parole da tanto ormai. Intelligente, la persona più intelligente che mi sia capitato di incontrare negli ultimi anni. Sempre coerenti con se stessi i personaggi sullo sfondo. Ma la vera regina è lei, la Nonna, saggia, amabile, ingenua e astuta nello stesso tempo, la lingua agile a dimostrare la prontezza dello spirito, piena di vitalità, sempre disponibile a spendersi non solo per la figlia ma per tutti quelli che si trovano accanto a lei. Meri www.kilombo.org
21 novembre 2018
vita familiare
Stampatrice

(su Skype)

Nonna. Ciao Brunina, posso chiederti come va o devo farti la domanda di riserva?

Bruna. No, nonna, sono stanca ma più tranquilla.

Nonna. Ho capito ti sono venute le tue cose… peccato.

Bruna. Sarà per un'altra vota, per il nipotino.

Nonna. E ce la fai a fare tutto con tutto il sangue?

Bruna. Sì, i maschi non se ne rendono conto. È dura, sono sanguinante ma tutto sommato pimpante.

Nonna. Però non sei stata abbastanza amante…

Bruna. Per poco tempo, vorrai dire, ma per il resto… Chissà poi perché usiamo sempre il participio presente…

Nonna. E già, bisognava dire amatori non amanti…

Bruna. Be’ la stessa cosa, anche se amatore, amatoriale, ha assunto il significato di appassionato ma dilettante.

Nonna. Allora voi siete solo amatori, dei dilettanti, che non sono ancora riusciti a… a fare centro.

Bruna. Non ti capisco.

Andrea. Adesso fate le linguiste on line, voi due?

Nonna. E invece voi due on lit?

Bruna. Ancora non capisco bene. Comunque pensa solo la stampante, che mi hai detto che hai comprato ieri, qui la chiamiamo printer, come dire stampatrice.

Nonna. Mica sta sempre stampando, come anche gli amatori mica stanno tutto il tempo ad… ad amando.

Bruna. Comunque Andrea, non potevi portare la vecchia stampa… stampante da qualche restarters.

Andrea. Cioè riparatori?

Bruna. Non ce ne sono ancora lì da noi?

Andrea. Forse a Milano, ma qui… e poi sai per il “black friday

Bruna. Di martedì!

Andrea. C’era un’offerta imperdibile: una stampante a 19,99 euro, quando la cartuccia d’inchiostro nero costava un euro in più e quella a colori otto, e lì con la macchina te ne davano due.

Nonna. Adesso quando le hai finite, non star lì a compare altri inchiostri, prendi addirittura un'altra stampante, ci guadagni…

Bruna. Così si riempie la casa di rifiuti tecnologici. Già ne aveva una in garage di stampante l’Andrea.

Andrea. Che funzionava solo come scanner…

Bruna. E adesso due in casa…

Andrea. Ma quella vecchia…

Bruna. Di due o poco più anni…

Andrea. Non andava più, però ho recuperato la cartuccia, che è uguale a quella nuova, se no non l’avrei comprata. Visto che risparmio, anche di rifiuti?

Bruna. E sei contenta che mi sono venute le mestruazioni?

Nonna. Che è mestruante?

Andrea. Da una parte sì, per te, che capisco è pesante…

Nonna. No, se perde pesa di meno…

Andrea. Cioè che tribola, ma dall’altra, quasi quasi ci speravo.

Nonna. Te tieni d’acconto l’archetto che la suonata è lunga, dicevano i vecchi.

Bruna. Scusate se vi ho deluso.

Nonna. Sì, sei stata deludente…

Bruna. Ma come facevo, primo col mio gomito, poi la scuola, anche se sono solo poche ore, poi l’università, anche se è solo al pomeriggio. Poi, non ci crederai nonna, mi sono anche iscritta a medicina.

Nonna. Sei anche una mendicante, pardon praticante?

Bruna. No, non vado ancora in corsia, non sono in Italia, devo solo studiare. Mi hanno dato un po’ di esami validi da biologia e non potevo perdere l’occasione, ma è dura.

Nonna. Durante?

Andrea. Nonna, guarda che durante non è un participio, ma un avverbio. Dico giusto professoressa di italiano?

Bruna. Non ricordo se è una coniugazione o una preposizione…

Nonna. E come fai coi bambini? Però, secondo me, è il coso… di voce del verbo durare.

Andrea. Può essere, brava nonna.

Bruna. Sì, ci bagna il naso, la nostra vecchietta!

Nonna. No, ce l’ho io il naso sempre bagnato, coi miei raffreddori, ma voi cercate di essere… duranti!




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18 novembre 2018
vita familiare
Sangue occulto
(su Skype)

Nonna. Ciao, Brunina, come stai?

Bruna. Non c’è una domanda di riserva?

Nonna. Perché, hai preso l’influenza?

Bruna. No, ma temo di aver preso quella che tu chiami la malattia dei nove mesi.

Nonna. E non eri vaccinata?

Bruna. Credevo, ma si vede che qualche microbino è passato lo stesso.

Nonna. Dai che, in fondo in fondo, sei contenta. Poi si guarisce. Te lo giuro, ci sono passata dentro anch’io.

Bruna. Avevo programmato diversamente questi miei anni, di studi e sforzi…

Nonna. Non di lacrime e sangue?

Bruna. Magari il sangue! Seppur diverso - non si coagula - ma questa volta lo vorrei vedere…

Nonna. Io no, invece mi è successo a me.

Bruna. Ti sei ferita?

Nonna. No, ma andando al gabinetto,che non mi ero neanche accorta, pulendomi ho visto che c’era del rosso nella carta igienica.

Bruna. Soffrirai di emorroidi.

Nonna. Ancora in futuro? No, soffrivo, ma erano dei mesi che non perdevo più sangue. E pensa domani dovevo portare la mia… roba dal farmacista che mi hanno dato il coso per il sangue occultato.

Andrea. Nonna, occulto…

Nonna. Quello che è… ma te, biologhina, che cosa mi dici di fare, che oggi l’ho fatta senza sangue?

Andrea. Dai nonna, devi chiederle queste cose fin là in Inghilterra?

Nonna. Perché dici che ci spiano?

Bruna. No, fai bene nonna, noi siamo fatti anche di queste cose….

Nonna. Di merda?

Andrea. Nonna, adesso stacco.

Nonna. Ma te, dimmi un po’, vieni a somigliare sempre di più a tua mamma. Guarda Bruna che tra dieci o vent’anni viene insopportabile l’Andrea. Ti conviene lasciarlo adesso… oh no, c’è dimezzo, un bambino. Peccato… che avete peccato, diceva sua mamma.

Andrea. Bruna, va be’ che ne parliamo stasera, ma prima che arrivino i miei, sei proprio sicura del bambino?

Bruna. No, ma se non mi arrivano la settimana prossima, faccio il test di gravidanza.

Nonna. Stai attenta al sangue occultato.

Bruna. Occulto nonna, poi io non ho problemi di intestino…

Nonna. Sì, o già! Davanti non didietro…

Bruna. E poi io l’aspetto il sangue,ben venga.

Nonna. Anch’io aspetto qualcuno, non i miei, ma… ma... qualcuno sangue del vostro sangue.

 




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16 novembre 2018
Ormonosi
(Su Skype)

Bruna. Pronto, ragazzi sono in crisi!

Nonna. Oh, come mai, Brunina, ti hanno già licenziata?

Bruna. No, non è quello, nonnina. Con fatica ma, almeno per questi primi giorni, ce la sto facendo a seguire scuola e università.

Andrea. Lo so io perché. La Brexit!

Bruna. Se stanno facendo l’accordo…

Andrea. Sì, però il vostro governo sta perdendo i pezzi.

Nonna. Magari li perdeva anche il nostro, speriamo in qualche stella in meno.

Bruna. Cosa che non sono aggiornata sulla politica italiana?

Nonna. Ma come, voi siete i soliti isolani, vi interessa solo di voi, qui i radicali… cioè i grillini, pochi per adesso, votano contro il governo.

Andrea. Dai, nonna, cosa vuoi che interessi all’Europa?

Nonna. Ah sì? Non siamo noi al centro del mondo, o almeno dell’Europa? Guarda i telegiornali…

Bruna. Ho capito, scherzi, come al solito, ma io non me la sento di ridere. Non so se dirlo anche a te nonna, Andrea lo sa già.

Nonna. Adesso che l’hai detto me lo devi dire.

Bruna. Non mi arrivano le mestruazioni.

Nonna. Oh Signore, ma non state sempre attenti?

Bruna. Chiedilo a tuo nipote, che era scatenato a letto, non si accontentava alla sera prima di dormire, mi svegliava alla notte, al mattino e io non riuscivo sempre a… a stargli dietro… capisci?

Nonna. Perché mi dite a me certe cose, che non so neanche più che cosa sono. E te Andrea non stavi attento che così nascono i bambini?

Andrea. Stavo attento…

Bruna. No, non sempre.

Nonna. Comunque Bruna, sei appena andata via, magari è presto perché ti vengono le tue cose.

Bruna. Io sono regolare e dovevano arrivare già da tre giorni.

Andrea. Oh tre giorni. Cosa vuoi che siano!

Bruna. Io sono preoccupata, come faccio se sono incinta con tutti gli impegni che mi sono presa.

Nonna. Ah è per quello, non per il bambino.

Bruna. Sì, sarebbe anche bello ma non adesso.

Nonna. Caso mai lasci la scuola, che tanto… anzi magari ti pagano lo stesso.

Bruna. Dovrei avere una gravidanza morbosa…

Nonna. Anche lei è morbosa? Se vieni a casa vi faccio dormire in due letti diversi, giovinastri ormonosi, che il sesso è un mezzo, mica un fine che invece è il bambino.

Bruna. Come sei antiquata nonna!

Nonna. Dopo magari, anzi in questi anni l’avete preso così, ma adesso fate un bel bambino, poi dopo fate ancora come volete.

Bruna. Andrea, ma la pensi anche tu come quella papista della nonna?

Andrea. Ah lì in Inghilterra ce l’avete ancora col papa?

Bruna. Lascia perdere, rispondimi.

Andrea. Senti mi hai fatto fare astinenza per mesi ed era naturale che poi… mi pare che non dispiacesse anche a te.

Bruna. Non scendere nei particolari…

Nonna. Che c’è qui la nonna…

Andrea. Comunque io direi di non preoccuparci: sono solo tre giorni di ritardo. Non spacchiamoci la testa prima del tempo!

Nonna. Già si spacca l’Inghilterra… e l’Europa, noi teniamoci d’acconto e aspettiamo e speriamo… di aspettare!




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13 novembre 2018
vita familiare
Omnia mea mecum porto

(su Skype, a casa)

Bruna. Pronto ci siete laggiù?

Nonna. E te sei arrivata lassù?

Bruna. Sì, tutto bene il volo.

Nonna. Sì, ma noi eravamo preoccupati: te non ci facevi sapere niente e io ho fino chiesto all’Andrea di guadare su internet se era caduto qualche aereo nella Manica.

Bruna. Avrei potuto cadere anche in Francia, o già in Inghilterra.

Andrea. Ciao, ci sono anch’io, ma io l’ho subito tranquillizzata, la nonna, dicendo che ci avresti telefonato.

Bruna. Dopo essermi sfracellata?

Andrea. No, ma magari precipitando….

Bruna. Come mai siete così allegri in Italia? È successo qualcosa di bello o è perché sono andata via io.

Nonna. Ma no, che cosa ti salta in mente, Brunina? Non sai quante pippe si fa l’Andrea.

Andrea. Guarda che pippe tra noi giovani ha un altro significato oltre a… a … non mi viene in italiano, forse lagne.

Nonna. Picondrie, dicevamo noi vecchi, che ce le avevamo anche noi, non credere.

Bruna. Lascia che si faccia le pippe, è naturale. L’importanza è continuare a volersi bene.

Nonna. E volevo dirti una cosa, pippina, hai dimenticato qui il tuo computerino quello piccolo. Non andava bene lì in Inghilterra?

Bruna. Sì che andava bene. Sono anch'io affetta un po' dal consumismo tecnologico: ho un altro pc qui dall'altra mia nonna. Per il viaggio ho detto: Omnia mea mecum porto.

Nonna. Non cominciare a parlare inglese che adesso non sono più allenata.

Bruna. È latino, nonna.

Nonna. Non lo capisco, e dire che sono vecchia come il cucco.

Bruna. Vuol dire che porto con me solo quello che ho addosso.

Nonna. E già l’Andrea l’hai lasciato a casa qui. E non c’è un posto da ingegnere lì su da te?

Andrea. Non cominciamo. Bruna ha promesso che fa via solo quest’anno.

Nonna. Be’, te, se trovavi un lavoro là, non ti piaceva?

Andrea. E tu qui a casa da sola…

Nonna. Prima di tutto c’è qui il computer, che adesso che siamo vigitali anche noi vecchi, riusciamo anche noi. Poi è la volta che viene a casa tua mamma a farmi compagnia e lascia… lascia il lago.

Andrea. No, non potrei lasciarti.

Nonna. Aspetta un momento, ma da qui e un anno o che la Bruna ti trova un lavoro io faccio tempo a passare all'altro mondo. Poi dopo andrà più bene stare con lei che con me, no?

Bruna. No, ha ragione l’Andrea: non può lasciarti sola. E sai quello che mi è dispiaciuto di più nel lasciare l’Italia? Lasciare te.

Nonna. Non l’Andrea?

Bruna. Sì, ma io e lui abbiamo una vita davanti, magari con te sarebbero gli ultimi anni.

Nonna. O mesi, o giorni.

Bruna. Adesso non ricattarmi, non farmi pesare troppo…

Nonna. Sei ingrassata, sei aumentata, sarai mica incinta?

Bruna. No, ma ho rischiato con quello scatenato di tuo nipote.

Nonna. Come il suo prozio che si era sposato durante la guerra, la prima. Aveva già la morosa ma non dovevano ancora sposarsi. Ma per farsi dare la licenza aveva combinato lo sposalizio. E suo papà gli ha detto di stare attento che se per sfortuna moriva, lasciava non solo una vedova ma anche un orfano. Ma lui sai che cosa ci ha risposto?

Bruna. Che aveva ragione?

Nonna. No? Che almeno c’avevano un nipote.

Bruna. E quella povera donna?

Nonna. C’aveva un figlio.

Bruna. Mi sorprendi nonna. A parte che, te l’ho sempre detto, una donna non è incompleta se non diventa madre, ma poi un figlio avrebbe potuto farlo con un altro uomo, con delle seconde nozze.

Nonna. Allora anche te, non per la guerra, ma per la Manica… di mezzo, vuoi farlo con un secondo uomo?

Bruna. Scusate, ma devo andare.

Andrea. Sì, capisco. Ma dimmi solo come è andata con la supplenza alle scuole e l’incarico all’università?

Bruna. Tutto bene. Sarà dura seguirle tutt’e due, ma sono contenta.

Nonna. Che brava solo in un giorno, guarda quante cose che hai fatto. Allora puoi trovarci un lavoro anche all’Andrea.

Bruna. No, era tutto preparato. Io dovevo solo dare la conferma, che ho mandato dall’Italia via mail la settimana scorsa. Infatti sono stata già a scuola e domani vado all’università. Ciao, a presto.

Nonna. No, stai a sentire ancora solo una cosa. Sai com’è andata a finire con il prozio dell’Andrea? Lui è tornato dalla guerra, per fortuna, ma non sono riusciti poi andare a prenderne di figli, per sfortuna…

 




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12 novembre 2018
vita familiare
Svidania

(domenica, a casa)

Carla. Mamma, siamo venuti anche oggi.

Nonna. Oh grazie, che sono a casa da sola.

Carla. Come, quei due stupidi dove sono andati… a qualche corteo.

Nonna. Non lo so se c’è un corteo per prendere il biglietto alla Malpensa.

Cristiano. Ah, allora è partita l’inglesotta?

Nonna. Bravo te che capisci subito, non come tua moglie…

Carla. Dai mamma, e non ci hai fatto sapere niente.

Nonna. Se no venivate a salutarla?

Carla. Be’ fino a questo punto fare tutto il viaggio fin qui.

Nonna. Pensa lei che viaggio che fa.

Cristiano. Ma magari ci mette meno lei in aereo che noi in macchina.

Nonna. Comunque se venivate ieri non c’era quasi posto, sono venuti tutti a salutarla.

Carla. Tutti chi?

Cristiano. Tutti qui a casa nostra?

Nonna. Uh, guardiamo se hanno portato via l’argenteria…

Carla. Non scherzare che noi siamo sempre gli ultimi a sapere le cose.

Nonna. I penultimi, l’ultima sono io.

Carla. Se eri qui!

Nonna. Sì, ma non mi avevano detto niente, invece sono venute le sue amiche, quelli del gruppo ambientalista e la Elena con la sua famiglia, che così ho visto ancora dopo tanto tempo la Irina. Dovete vederla è già grande come me.

Cristiano. Ci vuole poco.

Nonna. Ah e la Elena con sua sorella Vassi gli hanno fatto una torta con su scritto Svidania, non so se la pronuncio giusta.

Carla. Cioè? Il suo nome in russo?

Nonna. Brava che hai capito che era russo, ma non è il suo nome, devi studiare di più maestra. Vuol dire arrivederci.

Carla. Ma torna poi?

Nonna. Ha detto già a natale, quella esagerata.

Carla. Sì, ma se va ancora via e là trova lavoro, non sta più con Andrea.

Nonna. Quello non lo so e mi preoccupa anche a me, ma più per la parte dell’Andrea, che magari si stufa di aspettarla. Certo che con la sua testa non trovare lavoro qui in Italia

Carla. Io non capisco, non lo trova qui e spera di trovarlo là che c’è la Brexit?

Nonna. Intanto là fa la prof che qui non l’hanno più chiamata, poi gli hanno dato un contratto all’università di non so più dove… a… a Brexstol.

Carla. Un contratto? Ma per quanto tempo?

Nonna. No, deve essere una cosa corta, ma intanto la mette nel curricolo, oltre che i soldi in tasca.

Carla. Mah! la vedo poco chiara.

Nonna. Infatti l’Andrea non vede più la Chiara va con la Bruna.

Carla. Cristiano, possiamo fermarci fino a quando torna Andrea dall’aeroporto, che voglio capire bene che intenzioni ha?

Nonna. Lui o lei?

Carla. Sì saranno ben parlati in questi giorni…

Nonna. Per sapere se svidania vuol dire anche addio… in russo? Non so come si dice in inglese.

Cristiano. Secondo me è l’occasione per farla lasciare all’Andrea. Dobbiamo andar giù duro con quella straniera.

Nonna. Guardate che oggi è l’11 novembre…

Cristiano. Embè, una data come un’altra.

Nonna. No, studioso, è finita la guerra mondiale… contro gli stranieri.

 




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9 novembre 2018
Marsupio
(mattina a casa)

Andrea. Buongiorno nonna.

Nonna. Oh ma sei già venuto indietro dal caffè? Non so da chi hai preso il vizio.

Andrea. A volta serve, oltre a svegliarmi, leggo… sfoglio il giorno, poi stamattina c’era al banco una signora tutta infagottata… qui nella pancia.

Nonna. Sarà stata incinta. E la tua di signora?

Andrea. Lasciamola dormire almeno questi giorni, che poi…

Nonna. Che poi?

Andrea. Be’ magari se resta in Italia, può dormire fino a tardi… non so se trova da fare qualcosa.

Nonna. Allora lasciala andare in Inghilterra, basta che la… infagotti bene, lì nella pancia.

Andrea. In che senso? Ah, ho capito. Non so se càpita, io mi sono dato da fare ma… ma lasciami raccontare. Quella signora al bar, io non l’avevo notato, lì nel fagotto sulla pancia c’era qualcosa che si muoveva e la barista le ha chiesto se aveva un neonato. Cioè aveva un bambino, hai capito?

Nonna. Càpita.

Andrea. Non hai capito: aveva un marsupio.

Nonna. Era tornata indietro nell’evoluzione?

Andrea. No è quell’aggeggio che si allaccia al corpo e serve a infilarvi un neonato. Ah ciao Bruna, sei sveglia?

Bruna. Non tanto ancora.

Andrea. Ma potevi stare ancora a dormire.

Nonna. E goderti ancora un po’ il letto.

Andrea. Quello forse se l’era già goduto ieri sera…

Bruna. Dai stupido!

Andrea. Sai che stavo raccontando che ho visto una donna al bar con un marsupio e la nonna si è ricordata che i marsupiali sono venuti prima di noi nell’evoluzione.

Bruna. Brava, però, non per contraddirti, ma forse loro fanno parte di un ramo laterale, sviluppato nelle isole, magari noi siamo sempre stati uterini.

Andrea. Uterine…

Nonna. Ma voi  inglesi, non c’avete gli accenti ma i puntini sugli “i” li mettete eccome!

Bruna. Non ho capito, sono ancora un po’ torbida, scusate.

Nonna. Ma dormi la notte, Bruterina… Brunina?

Bruna. Quando mi lascia il tuo caro nipote… È che oggi volevo fare un salto a Milano.

Nonna. Ci sono i salti… i saldi?

Bruna. No volevo passare dall’università per vedere se c’è qualcosa per me.

Andrea. Speriamo, così ti fermi in Italia.

Bruna. Sì, lo vorrei anch’io, ma sai con questo capitalismo relazionale, che privilegia solo i parenti, gli amici, i ruffiani…

Andrea. Ma tu non vai a un’università pubblica?

Bruna. Anche lì non cambia. Non sai il famoso teorema: il professore sceglie un assistente meno bravo di lui perché non gli faccia ombra, poi quest’ultimo a sua volta sceglierà uno inferiore e così via…

Nonna. E come si va a finire?

Bruna. Come in Italia.

Andrea. E già in Inghilterra non è così, non sono anche loro nel capitalismo relazionale?

Nonna. Magari loro… marsupiale.

Bruna. Fatemi capire, allora quella donna aveva un neonato al bar, io non la farei mai…

Nonna. Un neonato?

Bruna. No, portarlo a un caffè.

Nonna. Giusto se non prende subito il vizio.

Bruna. No, ma non è un posto salutare, per i gas che si possono sprigionare e i microbi…

Andrea. Ma tu non dicevi che vanno bene per i bambini?

Bruna. Sì, infatti quelli che nascono naturalmente rispetto a quelli col cesareo, prendono una carica batterica buona per il loro intestino, ma dalla mamma non da estranei.

Nonna. Mamma mia, che scienza… scienziata! Vai subito all’università a vedere se puoi cambiare l’evoluzione… dell’Italia. Ti faccio un caffè… con la moka?




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7 novembre 2018
Gomme

(in casa)

Andrea. Bruna, allora ‘sta mattina mi porti al lavoro alle 8 poi vai dal gommista a far mettere le gomme invernali.

Bruna. Scusa, ma sono mesi che non guido.

Andrea. No, se ti ho fatto apposta guidare in quel pezzo di strada l’altro giorno.

Bruna. Ma hai visto tendevo ad andare a sinistra.

Nonna. Brutta tendenza, adesso vanno tutti a destra…

Bruna. Sarà che sono abituata a vedere andare a sinistra in Inghilterra, anche se là non ho mai guidato.

Nonna. Che l’Inghilterra almeno la sinistra c’è ancora…

Andrea. No, non fate dietrologia, c’è una gomma super lisa, poi bisognerà buttarla. Intanto cambiamola con l’invernale.

Bruna. Allora perché non facciamo mettere le “quattro stagioni”?

Nonna. Scusate: per quelle allora non si deve andare in pizzeria?

Andrea. No, nonna, ha ragione Bruna, adesso ci sono gomme che non si cambiano l’estate e l’inverno, ma appunto vanno bene tutte e quattro le stagioni.

Nonna. Sì, ma allora quelle vecchie per l’inverno?

Bruna. Io direi di buttarle le vecchie, alla lunga ci guadagniamo.

Nonna. Non lo so, magari vi sembra a voi, ma dico, le vecchie sempre se non fanno ammattire e sono ancora abbastanza in gamba, magari servono ancora.

Andrea. In che senso?

Nonna. Lo so che in questi anni che siete stati assieme, io vi sono stata addosso che delle volte… e poi sempre parlare, come adesso, di quello che non ci capisco un bel niente, ma non sto zitta.

Bruna. Ah scherzi nonna. Non sono più abituata. Ma se mancassi tu, e tutte le vecchie sarebbe una grave perdita. Non sai che è stato detto che ogni morte di un anziano è come l’incendio di un archivio, di una biblioteca?

Nonna. Grazie, Brunina, sei sempre carina, ma te non sei stata a casa gli ultimi tempi e ti sei un po’… sgurata.

Bruna. Una parola italiana che non conosco?

Nonna. No, del dialetto, che vuol dire… Andrea che cosa vuol dire?

Andrea. Se non lo sai tu…

Nonna. Come dire pulita, disintossicata…

Andrea. Torniamo alle gomme, signore mie?

Nonna. Prego: signorine e non so neanche se proprio tue!

Bruna. Io sarei per cambiarle tutte, ma una volta che ci siamo accertati che riciclino correttamente quelle usate.

Andrea. Sono obbligati, almeno i grossi, magari non il meccanico qui vicino.

Nonna. Avevate letto della scuola di gomme che hanno fatto in Palestina che gli israeliani vogliono buttar giù?

Bruna. Sì, c’è anche una raccolta fondi. Adesso Nethaniau con l’elezione di Trump si sente più forte e impunito, se ne frega delle condanne internazionali.

Andrea. A proposito, quando sono stato a prendere il caffè, al bar la televisione dava Trump vincitore alle elezioni al mid-term.

Bruna. Ma no, io ho sentito la radio che diceva che i repubblicani hanno perso la Camera.

Nonna. Le votazioni sono sempre delusioni, lasciatemelo dire a me che ne ho passate. Però dire che uno ha vinto e ha perso.

Andrea. Il solito discorso del bicchiere mezzo pieno, mezzo vuoto.

Nonna. Certo che però gli americani e gli israeliani… ce ne sono di razzisti.

Andrea. Non fare l’antisemita.

Nonna. E l’anti Usa…

Bruna. E getta. Se vado dal gommista mi faccio spiegare bene dove vanno a finire quelle usate.

Andrea. Magari le ricoprono e poi le rivendono.

Nonna. Nel Sud d’Italia o del mondo?

Bruna. Anche, è quello che temo.

Andrea. Sei in contraddizione, sarebbe comunque un riciclo, durerebbero molto più a lungo.

Nonna. Che le vecchie c’hanno bisogno…

Andrea. Allora andiamo che è tardi?

Bruna. Però mi fai guidare da subito, fino al digestore, così se non ce la faccio rinuncio.

Andrea. E poi stai lì con me al lavoro?

Nonna. No, Bruna, cerca di essere indipendente. Non stargli sempre addosso a quel povero Andrea. Il cordone ombelicale è ora che lo tagli, o no?

Andrea. Ma se è stata lontana mesi, e adesso vuole andarsene ancora da me.

Nonna. Allora adesso che l’abbiamo usata, gettiamola, va bene così?

Bruna. No, preferisco, riciclarmi… divento guidatrice… indipendente.

 

 




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6 novembre 2018
vita familiare
Suggestitrice

(al telefono)

Carla. Mamma, ieri tornando a casa pensavamo una cosa…

Nonna. Non bisogna pensare intanto che si guida, se no…

Carla. Ma quando impari a non interrompere la gente quando parla?

Nonna. Adesso poi quando che sono morta.

Carla. Io e Cristiano stavamo dicendo: come ha fatto quella furba della Bruna a non farsi riconoscere e a farsi passare per straniera? Qui in città sanno chi è, anche se è un po’ che manca.

Nonna. Sì, lo dicevo anch’io, ma loro sono andati in un altro comune dove c’era il discorso per il 4 novembre, non solo la banda e i fiori.

Carla. Ma anche lì… comunque mi sono anche meravigliata che ha dormito a casa dei suoi, non con l’Andrea.

Nonna. Te o tuo marito? Adesso glielo dico che te… voi volete che dormono insieme, che lei sta qui fino all’11.

Carla. No, cosa dici? È inutile che fai finta che non vanno a letto assieme, cioè che andavano. Però se adesso non lo fanno più allora vorrà ben dire qualcosa. Tu che ne sai?

Nonna. Io? Io niente, potevi chiedercelo all’Andrea. Ma adesso, ‘sta settimana, guardo, che se per caso ci provano a dormire insieme, cioè non solo dormire… ti telefono subito.

Carla. Non farmi ridere. Piuttosto, mi ha detto che torna in Inghilterra l’11 novembre.

Nonna. Forse, se ho capito bene, che a me non dice mai niente nessuno, tanto sono l’ultima ruota del carro.

Carla. Non piangerti addosso. Non è proprio il caso: tu sai sempre tutto, anzi manovri dietro le quinte.

Nonna. Sì, mi piaceva sempre fare il teatro e non me l’hanno mai fatto fare, magari anche la suggesti... suggestitrice, tanto per star lì a vedere.

Carla. Certo che la faccia tosta l’avresti avuta.

Nonna. Sai che cosa mi mancava: la memoria, che imparare la parte, se poi è lunga, non so se ero buona.

Carla. Soprattutto se eri… buona a parlare bene in italiano. E ieri sera è venuta a dormire da noi la Bruna?

Nonna. Se non lo sapete voi?

Carla. Noi, ma come facevamo a 80 km?

Nonna. Appunto come faceva lei a venire a dormire da voi e poi perché?

Carla. Non farmi impazzire, mamma!

Nonna. No, per carità, che ce n’è già in giro della gente….

Carla. Te lo dico chiaro e netto: hanno dormito assieme lei e l’Andrea ieri sera?

Nonna. Alla sera non so se dormivano, magari la notte.

Carla. Cioè, te lo ridico, è tornata a dormire da noi… cioè a casa, cioè con l’Andrea, ieri la Bruna?

Nonna. Ci voleva tanto a farti spiegare? Adesso sì che ho capito.

Carla. E allora hai capito cosa hanno fatto loro?

Nonna. No, non ho capito.

Carla. Anche se non avessero fatto niente, solo per il fatto di stare nello stesso letto vorrebbe dire qualcosa.

Nonna. E ci voleva tutto ‘sto giro dell’oca? Dopo sette fette hai capito che era polenta anche te.

Carla. Cioè?

Nonna. Cioè che vanno ancora insieme. Ma non li avete visti come andavano d’accordo, e poi sempre in giro insieme, e lui a mangiare dai suoi, e loro da noi una volta e lei non so quante volte…

Carla. Ma intanto ritorna in Inghilterra. E allora?

Nonna. Prima di tutto non lo so bene ancora, poi ci chiedo. Secondo me, una testa come lei, qui a fare la supplente, che poi non la chiamano neanche. Me l’ha spiegato lei è il capitalismo… non so più che roba mi ha detto, ma come raccomandazionale, forse…

Carla. Capitalismo raccomandazionale? Cosa dici?

Nonna. Ma sì quello di far passare i raccomandati, i parenti, i figli degli amici, dei signori e poi non guardano chi è bravo e magari sa anche la lingua straniera.

Carla. È sempre stato così e poi cosa c’entra il capitalismo? Sempre contro tu. Va bene che ha le spalle larghe ma che abbia tutte le colpe... Per esempio quei disastri ambientali là in Veneto non saranno anche colpa degli ambientalisti?

Nonna. Oh hai visto proprio i posti della prima guerra mondiale, che anche lei aveva fatto gli stessi disastri, e adesso proprio cent’anni dopo… Ma che cosa c’entrano gli ambientalisti?

Carla. Non so bene, ma lo dicono e poi loro non vogliono fare gli argini ai fiumi, né togliere gli alberi nei greti dei torrenti.

Nonna. Per metterci le case?

Carla. Certo l’abusivismo, ma anche il suo contrario non va bene.

Nonna. E allora non abusiviamo dei giovani, lasciamogli fare quello che vogliono,  sia che dormono vicino o lontano.

 




permalink | inviato da steatrando il 6/11/2018 alle 7:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
5 novembre 2018
vita familiare
Dulce bellum

(domenica 4 novembre, a casa)

Carla. Mamma, ma neanche stamattina si può parlare con questa benedetta Bruna?

Nonna. Proprio benedetta per l’Andrea.

Carla. Se non la vede più neppure lui. Si può sapere dove sono andati?

Nonna. Mi ha detto l’Andrea che andava a prenderla dai suoi e andavano alla manifestazione.

Cristiano. Dei comunisti?

Nonna. Sono finiti, adesso basta e avanza essere antifascisti e pacifisti.

Carla. Ma che pacifisti: oggi è la giornata della vittoria e delle forze armate…

Nonna. Sarà anche, ma se non diciamo basta alle guerre quando parliamo della prima guerra mondiale…

Cristiano. Ci sono anche le guerre giuste.

Nonna. O giustificate.

Cristiano. E poi cosa c’entra lei? Gli inglesi… si lo so per la seconda guerra mondiale, ma per la prima…

Nonna. Mi diceva la Bruna che hanno avuto un sacco di morti anche loro, appunto ieri.

Carla. Appunto ieri, che era venuta a mangiare a casa nostra, dovevi invitare anche i suoi?

Nonna. Se dobbiamo venire parenti…

Carla. Questo non lo sappiamo.

Nonna. Chiedetecelo a loro due che vengono qui a mangiare oggi.

(a pranzo)

Cristiano. Allora, cari miei panciafisti, o sbaglio? Cosa siete andati a fare per il 4 novembre?

Andrea. Ah, Bruna è stata forte. Dato che l’oratore ufficiale…

Nonna. Era un ufficiale?

Andrea. No, un politico, ma lasciami raccontare. Lui era stato d’un retorico e aveva esaltato la vittoria italiana, allora lei ha chiesto di intervenire e parlando in inglese…

Nonna. Perfetto inglese?

Andrea. Sì, fingendo di essere una britannica, ha detto le ragioni della pace.

Carla. Non avranno capito niente.

Nonna. Questi italiani ignoranti, che non sanno le lingue straniere e neanche più il dialetto.

Bruna. No, spiega bene Andrea. Ho solo esordito in inglese, poi con un forzato accento straniero ho parlato in italiano.

Cristiano. Che cosa vuoi sapere dell’Italia del ’15-18?

Bruna. Infatti ho parlato dell’Inghilterra del ’14-18, poi dei papaveri rossi…

Nonna. Che non sono comunisti…

Bruna. No, che usiamo di stoffa per onorare i caduti… il rosso ricorda il sangue versato. Poi ho letto un brano di Erasmo da Rotterdam da Dulce bellum inexpertis…

Cristiano. Dolce e bella cosa?

Nonna. Sì, e Gabbana…

Bruna. Come fate a scherzare su queste cose? Significa: dolce è la guerra per chi non l’ha vissuta.

Carla. E cosa hanno detto?

Andrea. Ah sono stati spiazzati, cioè gli organizzatori, il pubblico ha applaudito.

Nonna. Peccato che non sono venuta anch’io. Chissà che bello vedere le facce. Ma avevo gente in casa.

Carla. Noi saremmo gente? E poi, mamma, vuoi ancora uscire alla tua età? Te lo proibisco. Perché piuttosto non parliamo delle tue intenzioni, bella mia?

Nonna. Belli e dolci tutti… però non fate la guerra voi che non l’avete provata.

 

 

 




permalink | inviato da steatrando il 5/11/2018 alle 9:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
2 novembre 2018
vita familiare
L’è ‘l dì di mort alegar

(a casa il 2 novembre)

Carla. Mamma siamo arrivati oggi.

Nonna. Ah perché è i Morti che invece i Santi…

Carla. E c’è la ragazza?

Nonna. Ah vuoi solo lei, l’Andrea non ti interessa?

Carla. L’Andrea lo vedo tutti i giorni.

Nonna. Invece sua nonna solo una volta ogni morto di papa…

Carla. Allora l’inglesuccia è tornata o no?

Nonna. Sì, ed è anche ingrassata,forse dovresti chiamarla inglesotta.

Carla. E dov’è che devo parlarle?

Nonna. Al cimitero. No, non è morta, è andata per i Morti, che invece io che sono quasi morta non vado e resto qui peri vivi.

Cristiano. Ma viene a casa a mangiare almeno?

Nonna. E già! Il mangiare, come facciamo senza? Hai fatto bene a ricordarmelo se no mi dimenticavo.

Cristiano. Ma la vediamo almeno?

Nonna. Se dicevate che non la potevate vedere!

Carla. Mamma! Ti prego. Tanto ci fermiamo fino a domenica.

Nonna. Allora sì che la vedrete sicuro.

Cristiano. Perché viene ancora qui a dormire, che poi sentiamo tutte le cose che fanno…

Nonna. Fatele anche voi, più forte.

Carla. Mamma! Se vuoi venire con noi al cimitero, però seriamente.

Nonna. Me lo dici seriamente o devo fare la seria? Perché l’Andrea mi ha appena dato da leggere una poesia che si chiama “L’è ‘l dì di mort alegar”.

Carla. Chi è quel cretino? Sarà uno di questi giovinastri del giorno d’oggi.

Nonna. Non lo so neanch’io chi è, perché è scritto in un milanese che non lo capisco, ma sembra che l’ha scritta appena dopo di Caporetto. Quand’è che è stato?

Carla. Non so cosa dici, ma Caporetto…dunque nel ’18 no, che abbiamo vinto, forse nel ’15 o nel ’16.

Nonna. Te che cosa dici Cristiano, che sai tutto?

Cristiano. No in storia non sono aggiornato.

Nonna. E già, la storia è vecchia, è passata, non si aggiorna mica mai neanche lei. Ah ecco qui la fotocopia che mi ha fatto l’Andrea: il vero nome della poesia è Caporetto 2017…

Carla. Guarda che poi, con Diaz, l’abbiamo cancellato Caporetto.

Nonna. Come paese?

Carla. No come onta, come sconfitta. Ma cosa vuoi fare allora, vieni o non con noi? Non andiamo a parlare di morti di cent’anni fa.

Nonna. Sì vengo, andiamo a trovare quelli di adesso, che almeno sono morti nel suo letto e hanno una tomba, che invece quelli là… 




permalink | inviato da steatrando il 2/11/2018 alle 12:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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