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La Nonna, vivace, ironica, fintamente tonta. La risposta sempre pronta, pepata. Gioca con le parole da tanto ormai. Intelligente, la persona più intelligente che mi sia capitato di incontrare negli ultimi anni. Sempre coerenti con se stessi i personaggi sullo sfondo. Ma la vera regina è lei, la Nonna, saggia, amabile, ingenua e astuta nello stesso tempo, la lingua agile a dimostrare la prontezza dello spirito, piena di vitalità, sempre disponibile a spendersi non solo per la figlia ma per tutti quelli che si trovano accanto a lei. Meri www.kilombo.org
29 settembre 2016
vita familiare
A casa tua dormono

(domenica mattina a casa della nonna)

Cristiano. Suocera siamo già qui.

Nonna. Già?

Carla. Perché è troppo presto per te?

Nonna. No, per i ragazzi che dormono ancora.

Cristiano. A casa tua dormono? Chissà cosa fanno di notte?

Carla. Dimmi la verità, escono la sera e ti lasciano a casa da sola.

Nonna. Questa settimana neanche una sera.

Cristiano. Possibile neanche il sabato sera.

Nonna. Non sono mica gente da discoteca.

Cristiano. Io alla loro età… loro mi sembrano già vecchi.

Nonna. Di vecchi qui ce n’è una sola, di maturi qualche d’uno in più, non tanti.

(entra in cucina Bruna)

Cristiano. Eccola qua la lavoratrice che dorme fino a tardi. Sa signorina che noi abbiamo già fatto quasi cento km?

Nonna. Io preferisco sempre il km zero.

Bruna. Scusate non sono riuscita a dormire bene ‘stanotte e poi mi sono addormentata‘stamattina.

Nonna. Non stai bene, c’era qualche cosa nel letto?

Cristiano. Forse qualcuno?

Carla. Lasciala stare, non vedi che è ancora addormentata?

Cristiano. Dicevate tutti che era così sveglia…

Nonna. Qui le battute le faccio io.

Cristiano. Hai il monopolio?

Nonna. Lasciamo stare la polio, che se incominciamo il discorso dei vaccini…

Cristiano. Sentiamo la scienziata. Fanno bene o fanno male?

Bruna. Possiamo rimandare la discussione che è complessa.

Cristiano. Ho capito è contraria, quando tutti i medici sono favorevoli.

Nonna. Bisogna vedere se i medici sono tutti scienziati.

Bruna. Comunque in una frase: i media semplificano, bisogna vedere quali vaccini, quando somministrarli e a chi.

Nonna. Ti ricordi Carla dopo quello della tosse asinina come era stato male l’Andrea?

Carla. Sì, che non gli abbiamo più fatto il richiamo. Però poi l’ho presa io la pertosse.

Nonna.E lui no, sempre meglio i vecchi… e le donne.

Bruna. E mio cugino che è dell’80 volevano ancora vaccinarlo per il vaiolo quando ormai al mondo c’era solo nei vaccini.

Nonna. Appunto volevi mica farlo estinguere?

Carla. Io approfitto per andare  a messa, l’avrei detto anche all’Andrea, a te non lo dico Bruna che…

Nonna. Diccelo a Cristiano, che è cristiano.

Cristiano. Io per questa settimana mi astengo.

Nonna. Fai digiuno?

(Carla esce)

Cristiano. A proposito, compagne, avete già cominciato la campagna per il referendum?

Nonna. Te ti astieni anche lì?

Cristiano. Io lo vengo a dire a te. Piuttosto avete sentito che Renzi ha tirato fuori la questione del ponte sullo Stretto?

Nonna. Si vede che era allo stretto di argomenti.

Cristiano. Come la riduzione dei senatori…

Bruna. Che fa risparmiare neppure 10 metri del ponte.

Cristiano. Si è svegliata la verde. E te che ne dici signora suocera?

Nonna. Io sono sempre stata a favore dei ponti più che dei muri. A proposito adesso voi per andare in Svizzera che voglio mettere il muro, fate come gli ebrei sotto Salò?

Cristiano. Guarda che Salò è sul Garda, noi siamo sul Maggiore.

Nonna. E il Canton minore è sul Garda?

(compare anche Andrea)

Andrea. Scusate mi sono addormentato. Oh ci sei tu papà?

Cristiano. Se apri bene gli occhi.

Andrea. E la mamma? aveva detto che veniva ieri.

Cristiano. Ma ho voluto accompagnarla io, così ho guidato.

Nonna. Perché non ti fidi più di lei?

Cristiano. No, ma è meglio come passeggera. Anzi stamattina mi ha fatto risparmiare una multa. Mi hanno chiamato sul telefonino e ho dovuto rispondere.

Nonna. Se no cascava il mondo.

Cristiano. Non va a beccarmi un vigile stronzo che mi ferma e vuole multarmi? Per fortuna Carla aveva preso subito in mano il cellulare e ha detto che stava rispondendo lei e che il vigile aveva visto male.

Nonna. Ecco perché è andata in chiesa: a confessarsi.

Bruna. Così avete sfangato la multa. Invece io l’ho presa e in bici.

Andrea. Sì, ma raccontala tutta Bruna, andavi contromano.

Cristiano.Lì hanno fatto bene. L’altro giorno ho rischiato con una vecchietta che veniva in bici in controsenso. Che se la mettevo… se mi veniva addosso dovevo ancora pagarla.

Nonna. Che le vecchiette sono care, care vecchiette. Comunque è un controsenso: te in macchina potevi ammazzare, lei in bici poteva essere ammazzata, te l’hai sfrosata, lei l’ha pagata la multa.

(dopo un’oretta)

Nonna. Sei già qui Carla, non c’era la fila al confessionale?

Carla. Cosa dici? io non ho mica bisogni di confessarmi. Saranno loro due.

Nonna. A già che i peccati sono solo quelli di sesso, non mi ricordavo più.

Carla. E si è alzato Andrea?

Nonna. Guarda è di là in soggiorno, ed è venuto su proprio nel momento che te partivi.

Carla. Comunque le mie amiche in chiesa…

Nonna. Che pregavano…

Carla. No, mi hanno detto che l’hanno visto la sera che entrava a casa dei suoi della Bruna. Voi mi nascondete qualcosa?

Nonna. Sì confesso, visto che non lo fai te, una sera sono andati a cenare dai suoi di lei. Contenta? Vuoi andarcelo a dire alle tue care amiche?

Carla. E mio marito?

Nonna. Sta facendo degli interrogatori alla Bruna.

Carla. Sulle sue intenzioni?

Nonna.Va a sentire intanto che io metto su da mangiare.

(Carla va da loro)

Cristiano. E allora, biologa disoccupata, mi spiega di quel bambino che è nato da tre genitori? La mamma ha scopato con due uomini?

Bruna. No, sembra che abbia due mamme e un solo papà.

Cristiano. Ah lesbiche pure!

Bruna. No, da quello che ho letto hanno sostituito nell’ovulo della mamma i mitocondri malati con i mitocondri sani di un’altra donna.

Nonna. Sei un mito, Bruna.

Carla. Ma tu non eri andata di là a cucinare?

Nonna. Sì scusate che io certe cose non le capisco, ma se venite in cucina a fare l’interrogatorio magari imparo qualche cosa anch’io.

Cristiano. Non è un interrogatorio, è solo per sapere.

Nonna. Se la ragazza sa? Speriamo che anche quello che faccio io sa di qualcosa.

Cristiano.I o non sto facendo l’interrogatorio a nessuno, comunque veniamo di lì, così pilucco un po’ che incomincio ad aver fame.

Nonna. Diglii della colazione, Bruna, e degli zuccheri acidi che son cavoli amari. Spiega bene te!

(vanno tutti in cucina)

Cristiano. Non voglio sentire lezioni sull’alimentazione prima di pranzo.

Nonna. Meglio dopo, quando stiamo digerendo e ci svegliamo un po’, che qui a casa dormiamo sempre e di svegli… se non vengono da fuori…

Cristiano. E, cara la mia professoressa, ha letto anche che fanno un polo scientifico nell’area ex Expo di Milano? Non tenta di andarci?

Nonna. Non è andata neanche all’Expo quando non ancora Ex…

Carla. Mamma, lasciala parlare, questa povera ragazza.

Bruna. Povera magari sì, ma non mendicante. Lì innanzitutto bisognerà essere super-raccomandati e poi fanno solo genomica.

Nonna. Che non basta essere dei geni…

Andrea. Perché non la raccomandi te, papà, con tutte le tue conoscenze?

Cristiano. Se diventavo consigliere regionale, e poi voi non siete contro le raccomandazioni?

Nonna.Te lo raccomando tuo papà, prima di farti un favore...

Cristiano. Senti suocera: vive in casa mia, si è tirata qui un’amante, convive, fa quello che vuole e dici che non gli faccio dei favori? E a te, e a lei non li faccio?

Nonna. Ho capito che lei non è la tua favorita…

Carla. Mamma!

Nonna. E neanche la tua Carla, ma la casa la lasciavamo vuota e il giardino e l’orto? A proposito avete visto che i ragazzi - senza dirgli niente io, ne! - hanno messo dentro tutti i fiori delicati?

Carla. Ho intravisto, se non ho veduto male, anche due piccoli limoni attaccati.

Nonna. Sì è vero e sono venuti… li abbiamo messi in casa per maturare, poverini, che non si sa mai che viene una raffreddata…

Carla. Raffreddata? Cosa dici mamma? Piuttosto siete stati attenti di non tirare in casa le cimici? Ne ho trovata una in bagno e l’ho dovuta schiacciare, che schifo.

Bruna. Dovevi farla uscire.

Carla. Brava te! Quella stronza, scusate il termine, non voleva uscire.

Nonna. Anch’io ‘stamattina in bagno c’erano degli stronzi, scusate lo schifo, che non volevano uscire…

Carla. Immagino già che avrete riempito la mia povera casa di insetti e magari anche con qualche lumaca.

Nonna. Una lumaca c’è sempre stata, almeno da un po’, però è vero che da stamattina gira un moscone, di quelli neri, ma d’un noioso che ti viene dietro dappertutto: sei in soggiorno ti ronza attorno lì, va in cucina e ti segue, e anche un moschino, una zanzara che continua a punzecchiarti. Speriamo che vanno fuori oggi pomeriggio da questa nostra casa… ricca.


 

 

 




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28 settembre 2016
vita familiare
Sexit

(a casa della nonna)

Andrea. Hai visto nonna che sono venuto a mostrati le cose e ti ho pure comprato il lievito?

Nonna. To’ se lo sapevo che andavi nel negozio ti dicevo di comperare anche qualche altra roba.

Andrea.Ma sono stato qui al supermercato, ce l’hai a due passi, puoi andarci anche tu da sola.

Nonna. Sì, hai ragione, ma non vorrei, dato che sono da sola, che dopo due o tre passi passo dalla vita alla morte. L’ultima volta che sono andata, e c’era con me la Vassi, momenti una macchina parcheggiata mi metteva sotto.

Andrea. Se era parcheggiata come faceva?

Nonna. No, uscendo col didietro che non mi ha visto e poi lì si è subito buttata un’altra macchina che non c’erano più posti.

Andrea. Sì, forse hai ragione, rischiare la vita o anche solo un femore per una bustina…

Nonna. Il mercato investe anche te, digli di smettere.

Andrea. Nonna, non sono più abituato ai tuoi giochetti pazzeschi di parole.

Nonna. Io sono sempre qui, se vuoi ricominciare a riabituarti…

Andrea. Sì, scusa, non dovevo andarmene.

Nonna. No, hai fatto bene. Ti sei fatto conoscere dai suoi di lei, poi che bella prova gli hai dato alla Bruna.

Andrea. Sì, ma adesso potrei tornare, tanto…

Nonna. Tanto?

Andrea. No, niente, cose mie, nostre…

Nonna. Ho capito, non potete dormire assieme…

Andrea. Per quello potremmo vederci altrove.

Nonna. Qui è libero e non vi vede nessuno. Io non faccio la spia.

Andrea. Comunque tu perché vai subito a pensare a certe cose, io non ho mica…

Nonna. Scusa, chissà che cosa mi è venuto in mente, si fa peccato…

(squilla il telefono)

Andrea. Pronto, famiglia Brunelli.

Bruna. Scusi ma a me non interessano i Brunelli, vorrei parlare con la signora Franca.

Andrea.Va bene se non ti interessano i Brunelli, Bruna, potresti non invitarli a casa tua. Ti passo la nonna.

(passa la cornetta alla nonna)

Bruna. Scusa, scherzavo… Andrea…

Nonna. Ciao Bruna, sono io.

Bruna. Ma se l’è presa? Non puoi dire che scherzavo? tu scherzi sempre…

Nonna. Sì ce l’ho dico.

Bruna. Passamelo un attimo.

Nonna. No adesso è andato in cucina a fare il pane con la macchina. Caso mai fai la pace 'stasera.

Bruna. No, guarda su quello proprio no. È una vita, da quando capisco certe cose, che assisto a casa mia litigate di giorno e… sospiri di notte. E visto che siamo in tema, io sai perché mi comporto in un certo modo con Andrea?

Nonna. Io ma si fa peccato…

Bruna. Volevo proprio provare se riuscivo a convivere senza il sesso, anche se, credi,c osta anche a me.

Nonna. E già voi inglesi avete fatto la Sexit.

Bruna. Non farmi ridere che è una cosa seria, nonna. Piuttosto faccio come Lisistrata…

Nonna. Disastrata?

Bruna. No Lisìstrata, l’eroina di Aristofane, sai il drammaturgo greco delle Rane e delle Nuvole?

Nonna. Scusa, io sono ignorante, ma è turco o greco? E poi non ho mai sentito di rane sulle nuvole.

Bruna. Te lo racconto un’altra volta. È una bella storia: femminista anti litteram. Comunque parliamo di te.

Nonna. Io, vado bene, non vi ricatto neanche un po’. Ci ho i miei problemini , ma mi arrangio e piuttosto che rischiare al mercato faccio a meno. Meno consumo, meno rifiuto. Giusto Verdina?

Bruna. Comunque non sarà per sempre nonna, tranquillizzati.

Nonna. Che prima o poi bisogna pur consumare…




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27 settembre 2016
vita familiare
Sufficienza

(casa della nonna)

Bruna. Nonna, hai visto che sono venuta a trovarti?

Nonna. Sì, ma non trovi l’Andrea, lui arriva all’una.

Bruna. Non posso aspettarlo, oggi pomeriggio ho il collegio docenti.

Nonna. E allora come va la scuola?

Bruna. Ho dovuto accettare comunque un prolungamento dell’orario per completare la cattedra adesso ho anche le terze.

Nonna.E l’INGLESIL?

Bruna.Il CLIL? Sai con che collega lo faccio?

Nonna. Un’altra di scienze che non sa bene l’inglese?

Bruna.No, figurati se lei vuole essere scavalcata. Con quella di religione sull’enciclica di papa Francesco.

Nonna. Lodato sia, che fa bene anche alle professoresse…

Bruna.Pensa che ieri sera – ho dovuto pagare un prezzo – sono andata con lei a una conferenza sull’enciclica papale con un monsignore.

Nonna.E ha parlato bene?

Bruna.Sì tutto sommato. Anzi sono stato meravigliata di come concetti ecologici siano diventati patrimonio della Chiesa cattolica. Anche se poi lui ha voluto fare le battute come quando ha detto che c’è un’ecologia negativa.

Nonna.Quella dei cagnolini di compagnia?

Bruna.No, quella dei pannelli solari. Pensa che ha detto che si spreca energia a costruire i pannelli solari.

Nonna.Papale papale?

Bruna. No, papa Francesco si guarderebbe bene dal dire certe cose. Comunque va bene così: ho avuto tanti spunti per cui posso partire da quello che ha detto il monsignore, tra l’altro che inquinare è peccato, per fare lezione agli studenti che sono quasi tutti cattolici. Ma parlami di te.

Nonna. Non so se ho fatto anch’io qualche peccato, sai con la raccolta diversificata ho paura di sbagliare dove mettere certe robe.

Bruna. Ma per il resto, non so, la spesa?

Nonna. Ogni tanto me la fa l’Andrea. Solo che ci sono due cose che non sono buona.

Bruna. Parla, magari te le faccio io.

Nonna. Una importante e l’altra no.

Bruna. Cominciamo da quella meno.

Nonna. Sai che quando eravate qui guardavamo i cine e le serie televisive al computer la sera sull’ottomana tutti e tre assieme, che bello! Adesso come faccio?

Bruna. No non posso aiutarti. Non so come faceva Andrea a piratarli i film e non è neanche legale.

Nonna. Allora non facciamo peccato. Però il pane quotidiano, che lo dice anche il“Padre Nostro”, non sono buona neanche quello, che magari è una roba stupida farlo con la macchina, e quello comperato, a parte che è duro, ma non mi piace più.

Bruna.Purtroppo neppure in questo caso. A volte, ma lo dico anche a me, abbiamo lasciato fare troppe cose all’Andrea.

Nonna. Vedi che ci vuole un uomo in casa?

Bruna. Non sono d’accordo, non dovevamo delegare, possiamo essere autosufficienti.

Nonna. Non so te, ma io non la prendo più la sufficienza, professoressa.

Bruna. Ne parliamo un’altra volta, adesso devo scappare.

Nonna. Guarda che non arriva il lupo dalla nonna… cappuccetto verde.

(Bruna esce e si incrocia con Andrea che entra)

Nonna. Questione di un secondo, se arrivavi un momento prima vedevi la Bruna.

Andrea. Nonna, a parte che la vedo tutte le sere, ma l’ho appena incrociata.

Nonna. Messa in croce?

Andrea. Incominciamo… C’è qualcosa da mangiare? se no vado a casa sua.

Nonna.Senti venivi sempre a mangiare a pranzo quando stavi qui e adesso che non ti vedo più non vieni quasi più.

Andrea. E adesso non mi vedi?

Nonna. Sì e c’è di là il risotto che ti piace a te, certo che non sarò buona di farbuono da mangiare come quella buona… mamma della Bruna.

Andrea.No, nonna, non lo dico per complimento, ma non è da paragonare a te. Ma sai cerco di ingraziarmela e quindi quando fa qualche piatto speciale non posso deluderla e devo fermarmi.

Nonna. Ma non va a lavorare?

Andrea. Sì, ma la sua ditta è in cassa integrazione e quindi è a casa.

Nonna. Anche i sindacati ho contro.

Andrea. Vorrai dire la crisi?

Nonna.Sì, scusa, cosa c’entrano i sindacati? anzi meno male che c’è la cassa integrazione. Mi hai scavalcato a sinistra, bravo.

Andrea.Sai col papà di Bruna devo stare attento come parlo in politica e comunque gli do sempre ragione.

Nonna. Allora ruffianello non mi daresti ragione anche a me?

Andrea. Te l’ho sempre data, anche contro il parere dei miei.

Nonna. E allora sposa ‘sta donna e non star più lì a ruffianare a destra e a sinistra.

Andrea. Al massimo a sinistra… Comunque mentre mangiamo se mi dici come stai qui da sola e se hai bisogno di qualcosa.

Nonna. Io sto bene, e me la cavo, speriamo. Che poi dite che vi ricatto. Ma c’avrei bisogno due cose piccole, che la Bruna dice che dobbiamo prendere la sufficienza, ma alla mia età…

Andrea. Parli signora e sarà servita.

Nonna.Sai tutti i cine e telefilm che guardavamo alla sera al tuo computer? Adesso che non ci sei posso accendere solo la televisione ma non c’è niente di bello,o c’è delle ore di pubblicità o le cose interessanti le fanno tardi. Non puoi farmi vedere come si fa?

Andrea. Col computer so che non sei proprio digiuna, ma ti preparo un po’ di DVD, li metti nel video registratore e te li guardi alla TV.

Nonna. Non sono proprio a digiuno, ma devo registrami un po’, mi fai vedere ancora come si fa anche con quello lì? Non adesso, adesso finisci di mangiare.

Andrea. E il secondo problema?

Nonna.No questo qui è serio, non come le serie TV. Il pane, sai il tuo come era buono, io non sono buona di farlo con la macchina e quello che mi hai comperato al supermercato non mi piace.

Andrea. Te lo preparo io oggi, ma tu sta attenta come si fa. Ce l’hai la farina?

Nonna. Sì quella buona, biologica.

Andrea. A parte che… comunque o il registratore o la macchina del pane, cosa preferisci?

Nonna. Il pane quotidiano, che il cine anche se è settimanale…

Andrea. E il lievito?

Nonna. Aspetto che guardo… toh non ce n’è più.

Andrea. Senti non faccio a tempo andarlo a comperare e fare il pane. Vediamo stasera o domani. Certo che restare senza lievito in casa…

Nonna. Che cosa vuoi, prima c’erano dei giovani che… mi levavano… Sai che io da piccola ero stata da uno zio che faceva il panettiere e aveva tutte le sueparole: prestino per il forno, spadina per la pala per infornare le michette, marnetta per il … come sidice… il coso, contenitore del pane nella bottega, e tutti i nomi delle forme: biove, corgnolato, rosetta, banana… e il lievito lo chiamava levà. Chissà se viene da levare, togliere o da sollevare?

Andrea. Nonna, ho fretta. Certe domande fammele stasera.

Nonna. Va bene, ti sollevo dalla risposta ma non levare mai il rispetto alle povere persone non autosufficienti.




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26 settembre 2016
vita familiare
Silicone

(al telefono)

Bruna. Nonna come va, com’è andata in questi giorni?

Nonna. Per un pelo?

Bruna. Hai rischiato qualcosa?

Andrea. Devo tornare a casa nonna?

Nonna. No, adesso è passato.

Bruna. Ma cos’è stato? Sei caduta, sei stata all’ospedale?

Nonna. No, addirittura! Sono stati i suoi dell’Andrea.

Andrea. Papà e mamma?

Nonna. Sì, non la finivano più di farmi interrogatori a me e alla Vassi, che lei stava per dirglielo.

Andrea. Potevi lasciarglielo dire…

Nonna. Sì, bravo furbo. Così tua mamma mi metteva nel ritiro che dice che da sola non sono buona di stare.

Andrea. Comunque l’hai sfangata?

Nonna. No, va be’ che non pioveva, ma sono stata in casa.

Andrea. Cos’hai capito? Comunque cosa le hai detto?

Nonna. Avevo appena sentito di Terra Madre aT orino, e visto che la Bruna è una verde, egli ho detto che eravate andati lì sabato.

Bruna. E in effetti siamo andati domenica. Poi ti raccontiamo.

Nonna. Per cui non ho contato una balla, cioè sì, ma ho fatto come dice quel proverbio: “Non vedere le cose come sono ma come saranno”.

Bruna. Ma questa è una perla di saggezza.

Nonna. Allora pensaci anche te.

Andrea. E come stai nonna, devo venire a casa?

Nonna. O tutti o nessuno.

Bruna. Cioè, se ho capito bene, devo tornare anch’io?

Nonna. Per forza.

Bruna. Non forzarmi nonnina.

Andrea. Lasciala decidere nonna. Non farle fretta.

Bruna. Posso venirti a trovare. Questo sì. Tra l’altro io e l’Andrea ti abbiamo preso uno stampo al silicone.

Nonna. Siliculone?

Andrea. No nonna, silicone, quello che mettono nelle tette rifatte.

Nonna. Nelle fette biscottate?

Andrea. No, quella specie di gomma che mettono nel seno per ingrossarlo.

Nonna. E non nel culo? che se cado…

Bruna. Te lo portiamo quando veniamo.

Nonna. Allora venite tutti e due?

Bruna. (ad Andrea sottovoce) Quando le fa comodo capisce. (al telefono) Non so nonna, se ti accontenti passo io dopo la scuola, uno di questi giorni.

Nonna. Se finisci presto magari vedi anche l’Andrea, che viene a casa a mangiare delle volte.

Bruna. L’Andrea, nonna, non so se te ne sei accorta, lo vedo tutti i giorni. Conviviamo.

Nonna. E tua mamma non dice niente?

Bruna. Se l’ha invitato lei.

Nonna. Sì ma vuole che vi sposate o no?

Bruna. A parte che competerebbe a me.

Andrea. E forse… forse anche a me.

Bruna. Comunque, se ti può far piacere, quel ruffianetto di tuo nipote sta conquistando i miei genitori, soprattutto mia mamma, che già diceva prima che era un gran bel ragazzo, adesso dice che è da sposare. Io sono quasi gelosa.

Nonna. Meno male che non è vedova. E allora non lo vuole più mollare?

Bruna. Decidiamo noi. Allora lo vuoi lo stampo per i muffin?

Nonna. Una stampa con su il dottor Maffi? Sapete che era un socialista, ne parlava sempre mio papà. Era stato anche deputato. Ma ai tempi, prima del fascio.

Bruna. Ma no, nonna.  I dolcetti a forma di tronco di cono, con l’uva sultanina, le gocce di cioccolato… da cuocere con lo stampo al silicone… Ma te lo spieghiamo live…dal vivo che oggi mi sa che non sei tanto nel tuo, si dice così?

Nonna. Hai ragione, ma forse c’è una cura.

Bruna. E quale?

Nonna. L’ha detto la televisione – non so se dicono le cose giuste, ma questa qui mi sembra di sì:  i vecchi… fa proprio bene la compagnia di giovani, ma più di uno, se no non funziona.

Bruna. Adesso ci ricatti con la salute?

Nonna. No al contrario, non la mia, ma del nostro giardino: sono venuti ancora dei lamponi e poi, con le foglie verdi non l’avevo notato, sono spuntati due limoni, sai della pianta che abbiamo nel vaso. Ma forse è ora che certi fiori li ritiriamo. Ma io non ce la faccio.

Bruna. Certo mi manca il verde…

Nonna. E la rossa?

Bruna. Non so di cosa parli. Io dicevo appunto il giardino; qui abitiamo in condominio. Vedremo come fare.

Nonna. Non aspettate però l’inverno, che, non so più dove l’ho vista - la mia testa! -se in un giornale o alla televisione, che ne sanno sempre più di noi… cioè di me: che i popoli primitivi, che poi magari siamo più primitivi noi, hanno cominciato a non fare più gli zingari, cioè i nomadi quando hanno inventato il giardino, che poi prima era solo un orto. E anche adesso quelli che stanno nelle oasi non si mettono mai in viaggio, perché stanno in un giardino e devono curarlo. E mettono su casa e non si muovono più.




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25 settembre 2016
vita familiare
Primo o secondo?

(sabato a casa della nonna)

Carla. Mamma, siamo arrivati. Te l’avevamo detto che venivamo, hai pronto?

Nonna. Sì sono pronta.

Cristiano. Oh che bello, che bella! C’è qui la Vassi?

Vassilissa. Sì, ciamato nonna e io venuta.

Carla. E i ragazzi non ci sono?

Nonna. No, adesso vi spiego. È per quello lì che ho chiamato la Vassi a farmi compagnia.

Carla. Sì ma loro dove sono?

Vassilissa. Due loro…

Nonna. Ce lo spiego bene io, Vassi, che te con l’italiano... Devo proprio farti un po’ di lezione.

Cristiano. L’asino che dà lezioni al mulo.

Nonna. Meno male che sono tutti e due maschi.

Carla. E allora mamma?

Nonna. Allora è pronto, ma viene freddo, e non solo, c’è il risotto che viene colla se stiamo qui a tirarla lunga.

(a tavola)

Cristiano. Adesso che siamo a tavola e ci sono due posti vuoti, ci spieghi come mai. Noi veniamo a casa per l’Andrea. E te non ce lo fai trovare.

Nonna. Dovevate telefonare.

Carla. Questa volta l’abbiamo fatto, mamma.

Nonna. Sì, grazie tante. Ma a lui non a me. Io mica lo comando.

Carla. E dove sarebbero andati, o magari solo lui.

Nonna. No assieme, neh Vassi?

Vassi. Io so due.

Cristiano. E sai contare in italiano fino a dieci, extracomunitaria?

Vassi. Io poi viene italiana, come sorella.

Cristiano. Eccone un’altra. Ma non stavate bene a casa vostra? E allora Elena… “viene” italiana?

Vassi. Sì dopo con matrimonio.

Cristiano. Allora sposati anche te, che bella sei bella e qualche sempliciotto lo trovi.

Vassi. Io non sempliciotto ma giovanotto.

Cristiano. Gliele insegni te le rime, suocera?

Carla. Certo che l’italiano… Ma non facciamola svicolare. Ci dici, mamma, dove sono andati o dove è andato l’Andrea, almeno.

Nonna. No, non lo so, ma sono assieme.

Carla. Come non lo sai, ma sai che sono assieme. O lo sai o no?

Nonna. No sono andati in gita, non so se al mare, ma è brutto, o in montagna, ma è freddo. Forse a qualche mostra. Ah forse a Torino a “Terra Madre”.

Cristiano. Chissà perché la Terra la chiamano madre e non padre.

Nonna. E neanche nonna…

Cristiano. Ma scusa se sono scettico. Il sabato non lavoravano?

Nonna. No, adesso il sabato fanno tutti festa, come nel fascismo.

Cristiano. Vedi che riconosci anche te che qualcosa di buono…

Nonna. L’olio di ricino era buono?

Cristiano. No la settimana corta.

Nonna. Con il salario corto. Non so se sai,caro il mio economista che quando il duce ha abbassato la settimana prima a 48,poi a 44 poi a 40 ore, per la crisi, ha abbassato anche i soldi e più che in proporzione.

Cristiano. Cosa volevi: meno orario con lo stessosa lario?

Nonna. Sì, almeno negli anni ’70.

Cristiano. Vorrei proprio sapere i compagni dell’Unione Sovietica. Cosa mi dici Vassi?

Vassi. Unione anni ’70 sì, adesso no.

Cristiano. Ma hai capito, o sono io a non aver capito?

Nonna. Il secondo.

Carla. Allora mamma, Andrea e Bruna vanno ancora assieme?

Nonna. A letto non lo so, ma in giro sì. Fai te!

Carla. E quella Bruna si può sapere che intenzioni ha? Vuole lavorare o andare avanti a studiare, sposare l’Andrea o lasciarlo?

Nonna. Il primo.

Carla. Come il primo?

Nonna. Il primo vi è piaciuto? Non so il secondo… a me non è che mi piace tanto.




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24 settembre 2016
vita familiare
Matrimoniali

(a casa dei Lombardo, genitori di Bruna)

Mimmo. Benvenuto Andrea.

Elisabeth. Sì, siamo contenti che hai accettato il nostro invito.

Andrea. Grazie a voi ed è un piacere anche per me, così ci conosciamo meglio.

Mimmo. È quello che dicevo anch’io.

Andrea. E dove metto la mia valigia? Ho dovuto portarmi un po’ di roba perché, avete visto che tempo?

Bruna. Inizia l’autunno, ormai. Oggi è l’equinozio, il giorno è uguale alla notte.

Andrea. Toh, credevo che erano diversi.

Mimmo. Cosa dice?

Bruna. No è una battuta, è il lascito di sua nonna. Lei ha ama i giochi di parole, papà, e lui si vede che…

Elisabeth. Lascia perdere Mimmo. Non metterlo subito in soggezione.

Andrea. No, scusatemi voi. Io sono ospite.

Elisabeth. E noi ti ospitiamo volentieri. Però, caro ragazzo,devo dirti che ti abbiamo messo nella stanza di mio figlio, non in quella di Bruna. D’altra parte non abbiamo letti matrimoniali.

Mimmo. A parte il nostro, naturalmente.

Elisabeth. Non dire scemenze, per favore, Mimmo. Spero che per te non sia un problema.

Andrea. Per me no, per carità! Se non lo è per Bruna.

Bruna. No, neppure per me.

Andrea. E poi meglio lontani solo di letto che lontani di paese, di nazione, come quest’estate.

Elisabeth. Ma te, scusa se sono un po’ brutale, hai intenzioni seriecon mia figlia?

Mimmo. Nostra figlia?

Andrea. Lo dico davanti a voi, visto che a lei è sfuggito,io voglio sposarla Bruna.

Mimmo. E allora tu cosa gli rispondi, Bruna?

Bruna. Sì, è tenero, ma ci devo pensare.

Andrea. Non una vita!

Bruna. Vediamo in questi giorni, devi avere pazienza con me.

Elisabeth. È ancora giovane, deve pensare alla carriera, farsi esperienza. Non ha neppure mai avuto un altro uomo, un fidanzato.

Mimmo. Per quello neppure io, prima di te. Non è necessario.

Elisabeth. Ma lui, l’Andrea, sì. Non è vero che hai avuto diversi amori?

Andrea. Veri amori, no!

Elisabeth. Però esperienze amorose?

Bruna. Mamma, gli fate l’interrogatorio appena messo il piede in casa, con ancora la valigia in mano? Piuttosto, Andrea, la nonna come si è sistemata?

Andrea. Non so perché oggi non sono tornato a casa da lei.Doveva telefonare alla Vassi e a non so chi altro.

Bruna. Vassilissa l’ho vista a scuola, ma non mi ha detto niente. Telefoniamo.

(chiama la nonna)

Hallo, Franca?

Nonna. Sì sono franca, abbastanza.

Bruna. E come va?

Nonna. No io devo chiedertelo: e l’Andrea è venuto?

Bruna. Sì, certo. Perché credevi che andava da qualche altra donna?

Nonna. No, mai, lui c’ha in mente solo te. Te l’ho già detto, ma te non vuoi credermi. No chiedevo solo se era già arrivato e se era stato gentile con i tuoi.

Bruna. Lui sì, sono loro…

Nonna. Come loro?

Bruna. No, sai vogliono che dormiamo in stanze separate.

Nonna. Non sono mica tutti come me. Va bene siete a casa sua, cioè se va bene anche a voi.

Bruna. Vorrà dire che quando non ci va più bene, torneremo dove ci sono i letti matrimoniali…

Nonna. Ecco che parli da vera donna, non da ragazzina.

Bruna. Piuttosto parliamo di te. Hai trovato qualcuno cheti tenga compagnia? Hai chiamato la Vassilissa?

Nonna. Sì, ma viene solo sabato e domenica, perché poi,oltre la scuola, ma quella poteva partire anche di qui, che io gli facevo anche un po’ di ripetizioni di italiano. È per la bambina, che quando Elena non c’è,la guarda lei.

Bruna. Perché adesso Elena lavora?

Nonna. No, ma fa il corso per allenatrice, non te l’avevod etto? Devi andarli a trovare che da quando sei andata fuori dall’Europa non conosci più noi italiani.

Bruna. A parte che loro, le due sorelle, sonoextracomunitarie…

Nonna. Guarda che hai rischiato anche te, se restavi là dopo la Manica. Poi la Elena adesso col matrimonio dovrebbero dargliela la cittadinanza italiana. Il problema è la Vassi che gli scade il permesso di soggiorno tra un po’

Bruna. Ma se viene a scuola, per motivi di studio non puòr innovarlo?

Nonna. Ma che ne so io. Lei mi ha detto che è complicato,ci sta pensando suo cognato il prof Giovanni. Ma forse avrebbe bisogno qualcuno che gli dà un lavoro.

Bruna. Prendila tu come badante.


Nonna. A parte che poi bisogna metterla in regola, ma quello è giusto anche se caro, che io con la mia pensione… però poi dove la metto se vengono a casa i due inquilini.

Bruna. Quali inquilini, tua figlia e suo marito?

Nonna. No, mia nipote e suo futuro marito!




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23 settembre 2016
vita familiare
Uscita

(a casa della nonna)

Nonna. Che cos’è che ci hai fatto alla Bruna, che è andata a stare a casa dei suoi?

Andrea. Io niente. Piuttosto tu perché sei andata a dirle della Giorgina?

Nonna. Io non so neanche chi è; ce l’hai detto te della Giorgina, non io.

Andrea. Ma che era incinta…

Nonna. Ah sì, era per davvero?

Andrea. No, lo diceva per farmi andare con lei.

Nonna. Che ci eri già andato…

Andrea. Allora mi rispondi nonna?

Nonna. Dunque: è stata la Bruna a dirmi della Giorgina e così nel discorso mi è scappato che lei aveva inventato di essere incinta. Ma io avevo detto ben che non era vero, ma era una scusa. Te piuttosto che cosa ci hai fatto a quella povera ragazza che è uscita fuori… come l’Inghilterra.

Andrea. Io niente. E poi è andata dai suoi per radunare delle cose, della roba. Vedrai che ritorna.

Nonna. Ma sei proprio sicuro che vuole stare ancora con te?

Andrea. Sicurissimo, l’ho toccato con mano…

Nonna. Non mi interessa che cosa hai toccato. Magari sono io, non so se lo sai, ma delle volte sono pesante da sopportare.

Andrea. Si lo so.

Nonna. Ma dovevi dire subito che non era vero! Comunque c’è sempre il mio appartamento in centro, che è vuoto, se sono io la causa.

(squilla il telefono)

Nonna. Pronto, io sono io e te chi sei?

Bruna. (ridendo) Sono la Bruna, nonnina.

Nonna. Meno male che ridi, allora non sei arrabbiata con noi.

Bruna. Con te no di sicuro, ma perché me lo chiedi?

Nonna. Stavamo proprio adesso dicendo io e l’Andrea che se vi do fastidio, che ho le mie manie anch’io e delle volte sono pesante, neh! Cioè se volete andare stare nella mia casa in centro, così non mi avete tra i piedi.

Bruna. Grazie, ma non sei tu il problema, ma te lo creerei io, perché ti porterei via l’Andrea e resteresti sola.

Nonna. È stato una settimana al lago, adesso agosto, quindi…

Bruna. Sì, ma in quel caso sarebbe per sempre.

Nonna. Perché vi sposate?

Bruna. No, magari non per sempre…

Nonna. Ah già, c’è anche il divorzio…

Bruna. Dai che hai capito. Non sarebbe un trasloco per poco.

Nonna. Brava sei ancora buona di fare le rime in italiano!

Bruna. Lasciami dire quello che volevo dire.

Nonna. Scusa, vedi che sono una lagna. Adesso ti passo l’Andrea.

Bruna. No volevo parlare con te. Se no lo chiamavo sul cellulare.

Nonna. Va be’ ti metto in vivace voce, allora.

Bruna. Va bene, vivace giovanetta. Volevo chiederti come te la caveresti se invitass il’Andrea a stare qui dai miei.

Nonna. Allora ci vuoi stare ancora assieme?

Bruna. Non so, è un esperimento. I miei vorrebbero conoscerlo meglio.

Nonna. Benissimo. Non preoccupatevi di me, che io mi arrangio.

Bruna. Pensaci bene. Magari non sarà per una sola settimana.

Nonna. Perché poi divorziate?

Bruna. Magari no, sai che l’Andrea mi ha chiesto di sposarlo?

Nonna. E allora, prendete casa mia.           

Bruna. Io però non gli ho ancora dato una riposta.

Nonna. Perché non ti ha fatto la dichiarazione in ginocchio? L’hanno fatta anche alle olimpiadi, ma sai giovani moderni di qui non si vogliono mica più inginocchiare, e dire che l’Andrea faceva il chierichetto.

Bruna. No, è che devo pensarci…

Nonna.Che non lo conosci ancora troppo bene... Io sono contenta, contentissima, te però non farti influenzare dai tuoi genitori, se a loro non gli piace.

Andrea. Scusate, ma io c’entro qualcosa o posso andarmene?

Nonna. Oh scusa, Andrea. Magari te non sei d’accordo e noi donne stiamo qui a parlare.

Andrea. No a me va bene, Bruna. Quello che piace a te, per me è Vangelo. Ma devo pensare, come hai detto anche tu, alla nonna. Vediamo se troviamo una soluzione.

Bruna. Se no tua mamma…

Andrea. Ma non tanto per quello, è che lei, anche se non li dimostra, ha i suoi begli anni e non vorrei aver sulla coscienza qualche sua caduta o svenimento o chissà cosa.

Nonna. Va bene, mi ritiro al ritiro.

Andrea. Ma dai nonna, l’hai sempre visto come una prigione.

Nonna. Sì, ma a un certo punto i vecchi devono farsi da parte.

Bruna. No, nonna, allora non tentiamo neppure. Restiamo così e tu non ti muovi.

Nonna. Guarda che un po’ di movimento fa bene anche alla mia età. Facciamo così, io cerco qualcuno: la Vassi che era venuta qui quest’estate o magari anche una badantina, perché no. Ma voi giovani fate la vostra strada.

Bruna. Grazie nonna, sei un amore.

Nonna. Non dirmelo a me, non puoi dircelo a qualcuno della mia famiglia? Comunque devi darmi un attimo di tempo, paperina.

Bruna. Paperina?

Nonna. Sì perché sei un po’ Qui, un po’ Qua e un po’… Quo-re d’oro.




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22 settembre 2016
vita familiare
Home sweet home?

(a casa dei genitori di Bruna)

Bruna. Mamma, papà, ho deciso di passare alcuni giorni da voi, se non vi dispiace?

Mimmo. Ma che bello bambina mia, ma il tuo bell’Andrea?

Elisabeth. Forse ha capito che non è il tipo per lei. Questi Brunelli non sono raccomandabili. Magari ricchi e potenti, ma poi che vita ti fanno fare? Ricordi quando lavorava da suo padre?

Bruna. Adesso non facciamo di ogni erba un fascio, mamma.

Mimmo.Ti ricordi ancora i modi di dire italiani, nonostante tutto il tempo in Inghilterra?

Elisabeth. Forse era meglio se restavi là, tesoro.

Bruna. Preferivi non vedermi?

Elisabeth. Sapevo che eri dai nonni, non in quella…ship of fools. Con quella vecchia intrigante.

Bruna. No, con nonna Franca è un piacere starci, le voglio bene.

Elisabeth. Magari più che a noi.

Bruna. Mamma, cosa c’entra?

Mimmo.E a quell’Andrea non vuoi più bene?

Bruna. Non lo so più neppure io, è per quello che sono venuta da voi qualche giorno.

Elisabeth. Per noi puoi fermarti per sempre.

Bruna. Dovrò pur farmi la mia vita.

Mimmo. Ma sei ancora giovane come l’acqua, hai tutto il tempo davanti.

Elisabeth. Ma adesso… let’s go to eat.

Mimmo. Ecco, tornata a casa la Bruna, ricominci a parlare in inglese. Sai che non voglio.

Elisabeth. In tutti questi anni potevi impararlo anche tu.

Bruna. Adesso non litigate per me, non mi piace.

Mimmo. No, noi siamo felici che sei ancora a casa, ma se tu sei felice.

Bruna. Grazie papà, sei sempre…tenero.

Elisabeth. Allora mangiamo? Chissà che cosa ti fanno là i Brunelli, sei lì magra ancora più di prima.

Mimmo. Guarda che è appena tornata dall’Inghilterra.

Elisabeth. Non ti facevano mangiare i nonni? Racconta.

Bruna. Sì, loro mi rimpinzavano, lo sai. Ma sono stata tanto a Londra per il laboratorio.

Elisabeth. E non mangiavi?

Bruna. Sì, ma cibi pronti.

Elisabeth. Junk food?

Bruna. Non fino a quel punto,mamma, mi conosci. But I often eat alone.

Elisabeth. Allora digiunavi?

Bruna. No, a parte che qualche volta farebbe bene.

Mimmo. Ma a noi, non a te, stecchino. Meno male che sei tornata.

Elisabeth. Sì, se ti fermi qui ti rimpolpiamo ben bene noi.

Bruna. Magari quando sarò incinta, non adesso mamma.

Elisabeth. Non vorrai mica aspettare un bambino che sei ancora precaria…

Mimmo. Sarebbe bello diventare nonni.

Elisabeth. Se poi non sai ancora bene con chi farlo. O sbaglio dear Mary?

Mimmo. Allora vi siete lasciati?

Bruna. Non so.

Elisabeth. Come “non so”? Credevo che vi eravate già lasciate quando sei partita.

Bruna. No, se è venuto anche lui dai nonni...

Mimmo. Ma poi non era subito tornato a casa quando era venuto su tuo fratello?

Bruna. Con la sua shrew… lo dico in italiano… bisbetica... non domata. Non resistevo neppure io, infatti sono partita per Londra. Non so come fa William.

Elisabeth. Appunto non vorrai rovinarti anche te.

Mimmo. Ma William non è mica rovinato, se a lui piace, non deve mica piacere a noi. Per cui fai come piace a te Bruna non guardare noi.

Bruna. A te piace Andrea, papà?

Mimmo. Io non lo conosco. Da quello che so della famiglia, sono anche un po’ reazionari…

Bruna. Suo padre, lui meno…sempre meno, poi la nonna è una compagna, ma sai di quelle di una volta e devi sentirla sui politici di adesso.

Elisabeth. Te devi mica sposare sua nonna.

Bruna. Ma aiuta.

Elisabeth. Aiuta a cosa, a farvi andar d’accordo o a farvi da mangiare?

Bruna. Anche questo, ma è complicato da spiegare. Non so se mi potete aiutare a decidere, devo provare a pensarci io.

Elisabeth. Sei grande e matura, lo eri anche da piccola. Ma stai attenta che quando c’è di mezzo il fisico, non dico che non sia un gran bel ragazzo quell’Andrea, sai è un attimo farti fregare. Che poi subentra la routine…

Bruna. Per quello abbiamo convissuto dei mesi.

Elisabeth. Con quella vecchia…

Bruna. Mamma! Non essere gelosa, una volta si viveva a casa dei suoceri e allora?

Elisabeth. Ma poi si invecchia e la bellezza… come si dice in italiano… sforisce.

Mimmo. Sfiorisce, vorrai dire. Ma quello riguarda noi non loro. No devi di guardare più le idee, la mentalità. Magari adesso lui fa il democratico, quello che si avvicina alla sinistra. Bisogna vedere dopo.

Bruna. Ho capito, voi siete contrari. È chiaro.

Mimmo. Ma te l’ho già detto non guardare noi. Resta qui fino a che hai deciso…

Elisabeth. Senza fretta,  e guardandoti attorno, di uomini ce ne sono in giro, magari anche più belli di lui.

Bruna. Sicuramente anche più stronzi…

Mimmo. Potresti invitarlo qui qualche giorno il tuo bell’Andrea, così lo conosciamo meglio anche noi e ti possiamo consigliare. C’è la stanza di William vuota.

Bruna. A parte che noi di solito dormiamo assieme.

Elisabeth. Anche su dai nonni?

Bruna. No da loro noi no, invece William sì con la sua bella…

Elisabeth. Giusto, lui è sposato. Allora proviamo anche qui da noi, ma in stanze separate e vediamo quanto resiste.

Bruna. Siamo stati separati mezz’estate, mamma. C’è un problema, però: la nonna la dobbiamo lasciare da sola, sempre che accetti.

Mimmo. E non può restare da sola una notte?

Bruna. Una notte o due l’ha già fatto, anzi una settimana, ma se lo sa sua figlia...

Elisabeth. Venga qui lei.

Bruna. Lei è capace di volerla mettere al ricovero. Comunque domani la sento e vediamo cosa si può fare.

Mimmo. E lui non lo senti?

Bruna. Lui è un agnellino…




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20 settembre 2016
vita familiare
Voulez vous?

(alla sera a cena)

Andrea. (canticchiando) Voulez vous coucher avec moi se soir…

Nonna. Sei allegro oggi, che cosa è successo?

Andrea. No, guardiamo al futuro, sono felice per quello che potrebbe succedere. (riprendendo la canzone) Voulez vous coucher…

Nonna. Stai a cuccia che il futuro non è mai quello che ci aspettiamo noi…

Bruna. Ma tu nonna hai capito quello che sta cantando?

Nonna. Ho capito di una cuccia ma non di che razza di cane…

Bruna. Da quello che ho capito io, che non è la mia lingua, dev’essere un barbone, se non un bastardino…

Andrea. Bastardo è bello, non ce lo insegnate voi biologi?

Nonna. Che invece gli storici…

Bruna. Nonna, ti spiace se parliamo un attimo io e l’Andrea da soli?

Nonna. Che a letto non avete tempo. Sì, sì, vado io a lavare i piatti ‘stasera, che basta con questa prepotenza dei maschi che vogliono fare tutto loro.

Andrea. Va bene nonna, ma chi tribola a far da mangiare non deve farlo anche a lavare i piatti. O una cosa o l’altra.

Nonna. Va bene, ‘stasera no, ma da domani fai te la roba da mangiare. (esce)

Bruna. Dovevi proprio cantare quella canzone? E se la nonna capiva?

Andrea. A parte che il francese forse lo conosce meno dell’inglese, poi di certe cose vuoi che non lo sappia?

Bruna. Allora ti rispondo: “No, merci”

Andrea. Porquoi, s’il vous plait?

Bruna. Perché devo pensarci. Anzi ci ho pensato molto oggi.Visto che vuoi mettere incinta le donne, non una sola.

Andrea. Cosa stai dicendo?

Bruna. Lo so che la Giorgina ti ha detto di essere incinta.

Andrea. E come fai a saperlo? Non posso più dire niente alla nonna. Comunque non era vero.

Bruna. Però hai rischiato.

Andrea. Allora anche con te. Però dovresti apprezzare come sono stato attento. Ma a voi donne interessa, scusa la franchezza, più l’erezione o l’eiaculazione?

Bruna. A voi la seconda, non c'è dubbio.

Andrea. E allora vedi come sono stato attento alla seconda pur garantendo la prima?

Bruna. Ma con chi? Con me o con lei?

Andrea. Con lei è un capitolo chiuso. Iniziato e subito finito. Te l’ho già detto. Comunque ti confesso che mi fa un certo piacere constatare che sei gelosa. Ma non era un sentimento borghese?

Bruna. Non si tratta di questo. Io devo sapere non solo cosa fare ma con chi ho a che fare. Un farfallone che disperde il suo seme dappertutto non mi interessa.

Andrea. Anche le farfalle sono impollinatrici?

Bruna. Eh sì, non lo sapevi?

Andrea. E le api regine?

Bruna. Loro no, al contrario, è chiaro. Senti, vado a passare qualche giorno a casa dai miei, così rifletto.

(entra la nonna)

Nonna. Scusate, avete finito? Che poi potete continuare di sopra. Ho fatto il karkadè, che io e l’Andrea abbiamo scoperto che fa digerire la sera. È qui bello rosso, come l’amore, ma sta venendo freddo. Lo prendete?

Andrea. Prima che diventi freddo… provalo Bruna.

Bruna. Per questa sera; l’ho già assaggiato, ma non so se mi piace ancora.




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18 settembre 2016
vita familiare
CLIL

(a casa)

Nonna. Allora Bruna, com’è andata a scuola?

Bruna. No a scuola bene, cioè discretamente. E ho adottato il tuo suggerimento.

Nonna. A me a scuola dovevano suggerirmi, non io agli altri.

Bruna. Il consiglio che m’hai dato: quello di non accettare il contratto di 24 ore di cattedra.

Nonna. Che stare tutto il giorno seduta lì…

Bruna. Spero che scherzi. Comunque avevo appena sentito i colleghi che in sala professori parlavano della difficoltà ad organizzare il CLIL…

Nonna. Chi?

Bruna. In inglese sarebbe Content and Language Integrated Learning,

Nonna. Che però dopo la Brexit è…

Bruna. Non mettere sempre dentro la Brexit.

Nonna. No, la metto fuori.

Bruna. Comunque sarebbe un apprendimento in lingua inglese di materie che non siano l’inglese.

Nonna. Come una volta insegnavano in italiano materie che non erano l’italiano.

Bruna. Quello anche adesso, se ti può consolare, e anche per le lingue straniere. Comunque io ho provato a propormi con i colleghi ad insegnare argomenti di scienze in inglese e poi alla preside, sai per non irritarla con il mio rifiuto delle 24 ore.

Nonna. Brava, bisogna sempre dare il contentino. E lei che cosa ti ha detto?

Bruna. Che va bene. Non so se poi mi paga o no. Però mi ha detto che devo fare gli esami almeno del B2, che io farei anche il C2.

Nonna. Non c’è la serie A per le femmine?

Bruna. Cos’hai capito, nonna? Sono gli step… i passi che devi fare per la certificazione della tua conoscenza dell’inglese.

Nonna. Ma allora perché non vai in serie A addirittura?

Bruna. Lì si va al contrario: il livello più basso è l’A, poi c’è il B, poi il C.

Nonna. E allora te ce la fai senza neanche studiare.

Bruna. Devo un po’ vedere il programma. C’è sempre il pignolo all’esame. Alle medie in prima avevo una prof di inglese che mi dava sempre i voti appena sufficienti, perché io, ingenua, le correggevo la pronuncia. Meno male che poi in seconda e in terza è venuto un prof di cui mi sono persino innamorata. Mi faceva parlare in inglese ai compagni, discuteva con me in lingua anche fuori dalle lezioni…

Nonna. Chissà i tuoi compagni?

Bruna. Brava, erano invidiosissimi, mi davano della ruffiana e mi facevano anche il mobbing, scusa l’anglismo.

Nonna. No lo hanno fatto anche a me in fabbrica e che facevo la sindacalista,per cui rischiavo per l’interesse di tutti. Ma sai ogni tanto prendevo dei permessi o andavo ai congressi, o facevo le riunioni per la RSU, scusa il sindacalismo…

Bruna. Ma lasciamo stare la scuola.

Nonna. E la fabbrica.

Bruna. Volevo chiederti una cosa dell’Andrea, ma se non vuoi rispondermi fai pure.

Nonna. Ahia! Se incominci così… Ma dimmi, dimmi, bambina mia, che ti voglio bene come una nipotina!

Bruna. Che tu sappia, l’Andrea, mentre io ero in Inghilterra… e ne aveva tutto il diritto, che non siamo né sposati né fidanzati…

Nonna. Ah no? E allora che cosa siete?

Bruna. Non so, dovrei pensarci, amanti, almeno prima, conviventi…

Nonna. Quello anche adesso.

Bruna. Sì, ma allora anche con te.

Nonna. Va bene, stasera vengo io a dormire con te. Guarda che russo… più di una russa, neh!

Bruna. Non farmi ridere che devo chiederti una cosa seria. L’Andrea, quando ero via, ha visto qualche ragazza, che tu sappia.

Nonna. Penso di sì.

Bruna. E chi?

Nonna. Non so per la strada, al bar, al lavoro. No forse lì non c’è più quella là che gli tirava il filo…

Bruna. Appunto, e non far finta di non capire, non ha visto, nel senso di frequentare qualche sua ex-fiamma?

Nonna. Che non è troppo di sinistra, anche se si era candidato nel PD alle comunali, lo sai anche te, ma che vada con la Fiamma Tricolore…

Bruna. Ho capito, non vuoi dirmi niente e fai la finta tonta. Non sono mica…

Nonna. Tonta? No ho capito benissimo. Perché lui ti ha detto qualcosa?

Bruna. Sì mi ha confessato che è stato, ma una sola volta, con la Giorgina, una sua ex.

Nonna. Allora sai più te di me. Io non so neanche chi è questa giorgia di una Giorgina.

Bruna. Io volevo solo sapere, se me lo vuoi dire, se è vero che l’ha vista  sola e non continuativamente.

Nonna. No, te l’ho già detto mille volte era sempre qui in casa sull’ottomana a guardare la televisione, quando era in ferie neh. E non usciva mai. Che poi quando ha ricominciato andare a lavorare io non lo so.

Bruna. Ma lei non l’ha mai cercato, non so una telefonata a casa che per caso prendevi tu?

Nonna. Che disgrazia i telefonini, non puoi neanche sapere se una lo cerca… o se uno la cerca.

Bruna. Eh già, il cell. Devo vedere le sue chiamate, se non le ha cancellate. Puoi fargli dimenticare a casa il telefonino qualche volta?

Nonna. Guarda che lo fa un giorno sì e due no, che non so da chi ha preso.Comunque, ma questo me l’ha detto lui, non so se è vero, che l’ha vista solo una volta, poi si è trovato subito pentito, perché, anche se non siete un bel niente, lui è troppo attaccato a te ed era come se ti aveva tradita. E da allora ha preferito stare chiuso in casa, che lei…

Bruna. Che lei?

Nonna. No io non so neanche che faccia ha, e che voce. Sempre l’Andrea mi ha detto che ha continuato a telefonargli, lei. Ha addirittura inventato che forse era incinta.

Bruna. Incinta? Quello non me l’ha detto, il furbone. Ma poi lo era davvero?

Nonna. No, era una scusa, o forse mi confondo forse ha cercato un’altra scusa per stare assieme con lui.

Bruna. Se ha detto che era incinta, vuol dire che erano andati a letto assieme.

Nonna. Nel letto qui a casa no! Sono sicura.

Bruna. Ma hai anche il tuo appartamento vuoto.

Nonna. Oh Signore! Ma dici che va là a fare le porcherie?

Bruna. Dimmelo tu.

Nonna. No, non ci credo neanche se lo vedo. Che lui, magari l’ha fatta, una volta, la sua scappatella, ma lui rispetta i posti, non farebbe mai certe cose a casa mia o qui.

Bruna. Con me le faceva.

Nonna. Ma te ti consideri una Giorgina per lui? Non lo sai come ti vuole bene. E mia cara femminista, guarda che anche le donne a volte ce le hanno le loro colpe. Quella là altro ché … non so come dire gli ha fatto il letting, cioè il camporelling, scusa il porcellismo…

Bruna. Alla sorellanza non credo più neppure io.

Nonna. E allora non state lì a fare il fratello e la sorella e fate… quello che dovete fare… con le lingue che volete. Ho detto tutto.





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