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La Nonna, vivace, ironica, fintamente tonta. La risposta sempre pronta, pepata. Gioca con le parole da tanto ormai. Intelligente, la persona più intelligente che mi sia capitato di incontrare negli ultimi anni. Sempre coerenti con se stessi i personaggi sullo sfondo. Ma la vera regina è lei, la Nonna, saggia, amabile, ingenua e astuta nello stesso tempo, la lingua agile a dimostrare la prontezza dello spirito, piena di vitalità, sempre disponibile a spendersi non solo per la figlia ma per tutti quelli che si trovano accanto a lei. Meri www.kilombo.org
8 maggio 2021
vita familiare
Pancetta

(a casa)

Bruna. Hai notato nonna che ad Andrea è venuta una certa pancetta?

Nonna. Che roba? Pancetta? No, noi non le prendiamo mai, poi lui è venuto quasi vegetariano, non so chi gliel’ha messo in testa.

Bruna. Vegetariano eppure mette su pancia?

Nonna. Ah ho capito adesso. Non lo so perché, ma non va più in giro, non fa ginnastica – o solo una sera la settimana – non ha neanche ancora tirata fuori la bici per andare a lavorare.

(scende Andrea)

Nonna. Eccolo qui Pancho Villa.

Andrea. Nonna, io un revolucionario?

Nonna. No, allora quell’altro Sancio Panza.

Bruna. Nonnina, mi meraviglio delle tue conoscenze e reminiscenze, ma Sancho era piccolo e grasso e stava con uno alto e magro.

Nonna. E invece lui, che gli piacciono le donne, cioè una, una bassa e magra anche lei.

Andrea. Scusate sono ancora un po’ rinco dal sonno, ma di cosa parlate?

Nonna. Non certo di quel Panza che difendeva i fascisti.

Andrea. Capisco sempre meno.

Bruna. Sarò esplicita io, ho detto alla nonna che stai mettendo su un po’ di pancia, ecco tutto.

Nonna. Che bisogna vederti bell’e biotto, se no io non me ne accorgevo.

Andrea. Cosa dite, due anoressiche, io sono solo robusto? Poi ho il vizio di respirare… di pancia, guardate adesso (fa rientrare l’addome e gonfia il petto).

Bruna. Sì, scusa è vero, sei un finto grasso. Devi solo fare un po’ più di ginnastica.

Andrea. Vuoi che andiamo su a fare un po’ di allenamento?

Nonna. Sì fatelo di più, ma devi anche tirar fuori la bici e perché non corri dietro la Yvonne quando la sera fa i suoi di allenamenti.

Andrea. Non posso, ti lascerei a casa da sola.

Bruna. Poi… correre proprio dietro a Yvonne…

Andrea. Allora fai che corre dietro a te… in bici. Te non vai più in giro?

Bruna. Giusto, facciamo un bel giro in bicicletta così smaltiamo un po’ di grasso.

Andrea. Be’ tu non ne hai proprio bisogno.

Bruna. Comunque un po’ di moto farebbe bene anche a me. Però mi sono offesa che mi hai dato dell’anoressica.

Nonna. Anche me.

Andrea. La mia, scusate, è stata un provocazione, ma anche voi con tutti quei... panciuti. Ma dovete davvero mangiare di più.

Bruna. Io mi sforzo, ma se non mi viene fame, che ci posso fare?

Nonna. Io ce l’ho un sistema per farti venire fame a te e far dimagrire lui, basta farti crescere la pancia a te Bruna e vedrai, poi se il piccolino non dorme la notte, come gli va giù all’Andrea…




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2 maggio 2021
vita familiare
Smemorata

(domenica a casa)

Andrea. Nonna dov’eri che non ti avevo vista?

Nonna. Fammi sedere che ero al gabinetto ma mi è girata la testa.

Bruna. Vuoi qualcosa nonna?

Nonna. E lei chi è, una dottoressa?

Andrea. Non la riconosci? Sì è una dottoressa, ma non un medico.

Nonna. Te la conosci?

Andrea. Sì e molto bene. E tu non la riconosci?

Nonna. No io riconosco te, ma lei non l’ho mai vista. Mi hai mica preso la badante?

Andrea. Sì hai la badante, ma nera.

Nonna. Lei mi sembra bianca, ma sono un po’ confusa, se lo dici te.

Andrea. No la tua badante nera non è lei, è Yvonne. Te la ricordi?

Nonna. Ah sì era dentro in una telenovela di tanti anni fa.

Bruna. Nonna mi preoccupi, ma davvero non ti ricordi di me?

Nonna. Non ricordo neanche il mio nome… ah già me l’ha detto lui. Mi chiamo nonna.

Bruna. No sei Franca.

Nonna. No, non sono neanche un po’ franca, mi gira tutta la testa anche adesso che sono seduta.

Bruna. Prova a coricarti sul divano, così noi ti solleviamo le gambe e ti va più sangue al cervello. Andrea prendi un’aspirina, poi telefona al 113 che mandino subito un’ambulanza.

Nonna. No in ospedale no, eh! con tutti i corona virus che girano.

Bruna. Allora sai della pandemia. Cominci a ricordarti qualcosa?

Nonna. Tutto, ma mi avevi detto di scherzare con tutti ma non sul corona virus e allora smetto di fare finta.

Andrea. Nonna, ci hai fatto prendere un colpo.

Bruna. Cosa ti è saltato in mente?

Nonna. No è la telenovela di ieri sera che lui si dimentica per un incidente della sua morosa. E ‘stanotte non dormivo e ho detto tra di me: se mi viene anche a me una roba così? E allora ho provato a vedere voi che cosa facevate.

Bruna. Ma così l’ictus lo fai venire a noi due.

Nonna. Ma va, Bruna… Bruna dico giusto? Voi siete giovani, è noi che ci viene, o anche solo l’arteriosclerosi. Ho sentito del mio ex vicino di casa che è anche più giovane di me, ha un anno in meno. Che quando sono rimasta vedova, vedovo anche lui, voleva sposarmi, o solo morosarmi, ma io non ho voluto. E meno male. Mi ha telefonato sua figlia che è disperata. Non sa più cosa fa, non la conosce più, continua a venir su di notte, che la badante viene solo di giorno e lei non cela fa più che deve andare a lavorare.

Bruna. Allora non scherzare su queste cose, nonna.

Nonna. No non si scherza. Come hai detto che ti chiami te?




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1 maggio 2021
vita familiare
Maggengo

(a casa il 1° maggio)

Nonna. Eccoti qua, bella milanesina mia.

Bruna. E tanti auguri a te bella nonnina mia.

Nonna. E già sto mettendo un piedino nel mio 93° anno, cioè fino a questa sera no, che io sono nata tardi.

Bruna. Il 1929 è tardi?

Nonna. Tardi nella giornata, stupidina, verso sera.

Bruna. Scusi, signora, volevo scherzare, come fa spesso lei.

Nonna. Scusami te allora, che non avevo capito io.

Bruna. Purtroppo non ho potuto farti un regalo quest’anno.

Nonna. Ma sei te il regalo. Proprio ‘stanotte pensavo: ma è proprio vero che la vita è fatta di incontri. Se non trovavo te, che vita era la mia, magari ero già morta o al ritiro, che è quasi la stessa roba?

Bruna. Sarà ben merito mio? Poi io ti ho conosciuto tardi, non nella giornata, ma nella tua vita.

Nonna. E hai conosciuto anche qualche d’uno d’altro presto, presto nella sua vita?

Bruna. Sì, anche se mi sarebbe piaciuto conoscerlo ancora prima. A proposito ti ha fatto qualche regalo Andrea?

Nonna. Il solito prosecco, ma anche lui mi basta e avanza che c’è qui e mi tiene assieme. Che lui davvero se non c’era ero altroché morta.

Bruna. O piuttosto al ritiro, che sei longeva. E siete tutti così nella tua famiglia?

Nonna. Abbastanza, ma il mio povero Angelo no, purtroppo.

Bruna. Tuo marito non aveva il tuo DNA.

Nonna. E se nascono, ma non lo so, mettiamo caso che nascono dei tuoi figli con mio nipote, c’è dentro anche il mio di DNA?

Bruna. Sicuro e magari proprio la parte che favorisce la longevità.

Nonna. Allora un mio nipotino…

Bruna. Bis!

Nonna. Sì fate almeno il bis. Allora loro due possono arrivare fino a vedere il prossimo secolo?

Bruna. Possibile, ma non corriamo troppo.

Nonna. Ah ho capito che aspetti a farli per farli arrivare al 2100.

Bruna. E Yvonne ti ha fatto un regalo?

Nonna. E come faceva, però me lo fa tutti i giorni anche lei, che mi sta a sentire e mi fa compagnia, che è venuta più di una badante.

Bruna. Una dama di compagnia?

Nonna. No un’amica. Pensa che ieri, visto che veniva maggio, gli ho spiegato che cos’era il maggengo qui da noi.

Bruna. E cos’era?

Nonna. Non lo sai neanche te che sei italiana?

Bruna. Scusa, ma se lo sapevo l’ho dimenticato. Puoi rispiegarlo anche a me?

Nonna. Se mi fai compagnia… Allora il primo fieno che si tagliava era a maggio, ecco perché si chiama maggengo.

Bruna. E quante fienagioni si facevano?

Nonna. Brava me l’ha chiesto anche Yvonne, che giù da lei in Africa è diverso. Qui da noi c’era l’agostano, che indovina te che mese si tagliava. Poi il terzuolo, che era il terzo. Poi, se andava bene la stagione, si faceva il quartirolo, se no si mandavano le vacche al pascolo. Che però poi, lo dice anche il proverbio, si ritiravano nella stalla:

A Santa Caterina

la vacca alla cascina.

Bruna. E quando cade Santa Caterina?

Nonna. Non so se è caduta o l’hanno fatta cadere, dato che è una santa.

Bruna. No il giorno dell’anno, visto che a livello popolare, da quello che capisco dai proverbi, il calendario era santificato.

Nonna. Che roba vuol dire?

Bruna. Che voi non dicevate… non so: 1° maggio, ma il santo di quel giorno.

Nonna. No il 1° maggio l’abbiamo sempre detto così, anche quando era proibito dal fascismo. Ma ho capito che roba vuoi dire e, pensandoci, ha ragione te, testolina bella.

Bruna. Ed erba fresca non la davano mai alle mucche?

Nonna. Che brava ti ricordi la diversità tra erba e fieno, che i giovani di adesso…

Bruna. Ormai danno i mangimi da mangiare ai bovini.

Nonna. E poi i cittadini, le vacche le vedono solo alla televisione.

Bruna. In che senso?

Nonna. In tutti i sensi.

Bruna. Sei la solita misogina. E vacconi maschi non ce ne sono in giro e in TV?

Nonna. Scusa, ma anche le donne…  Comunque l’erba fresca la prendevano dalle marcite. Sai cosa sono, no?

Bruna. Sì, quelle sì, abbiamo anche lottato per farne mantenere almeno una qui in campagna e avevo anche portato gli studenti a vederla. Che anche in pieno inverno è un oasi di biodiversità e un rifugio di uccelli stanziali.

Nonna. Non parlare troppo facile, che io capisco solo i paroloni difficili. E lo sai quanti tagli si facevano nella marcita?

Bruna. Non saprei.

Nonna. E spiegavi la marcita agli studenti?

Bruna. Tanto sanno sempre meno anche dei professori ignoranti.

Nonna. E se trovavi uno con la testa fina? Non si può mai dire. E anche te quando eri studentessa?

Bruna. Be’ forse, io contestavo quello di scienze che era a favore degli OGM e ne sapeva meno di me.

Nonna. E allora contestami anche me se ti dico che se ne facevano otto di tagli, che nel prato normale, se andava bene erano quattro.

Bruna. No, sai certo tu meglio di me.

Nonna. Allora mi dai ragione anche te che otto è più meglio di tre o quattro, maggiolina senza figli?




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29 aprile 2021
vita familiare
Benvenuto
(al telefono)

Bruna. Allora come stai benedetta donna?

Nonna. Benedetta nonna? No benedetta te che mi ha tirata via la paura della benedizione che non ha fatto il prete a casa nostra.

Bruna. Allora va bene il nome di Benedetto per il mio… non ricordo neppure più il numero, di figlio?

Nonna. Però ho pensato anche, tieniti forte, che se siete stati così tanto tempo senza avere dei figli e magari anche quando vi mettete non arriva subito e poi è un maschio, io, ma non so te, lo chiamavo Benvenuto.

Bruna. Che sarebbe il mio primo di tre maschi.

Nonna. E quattro femmine, se mi ricordo bene.

Bruna. E io cambio il mio nome, mi chiamate “vacca da mungere”, “madre degli italiani futuri”, “conigliera”, “fattrice” o simili.

Nonna. Non esagerare, magari riesci a farne neanche la metà e ti lamenti?

Bruna. No, non mi permetterei mai. E, se posso, perché non mi permetterei mai senza il tuo consenso, se fosse femmina la prima, devo chiamarla Benvenuta?

Nonna. Brava, non ci avevo pensato. Altroché, ma non devi mica chiedermi il permesso a me. E poi anche te non sei stata benvenuta qui nella nostra famigliola?

Bruna. Non da tutti, però.

Nonna. Ne basta uno, che lo lasciamo decidere anche lui?

Bruna. Anche se è un maschio, un maschiaccio?

Nonna. Abbiamo bisogno anche di loro, però devono fare i bravi.

Bruna. I bravi alla Don Rodrigo?

Nonna. No, per carità, solo che devono fare presto qualche bravata a letto.




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28 aprile 2021
Benedetto

(al telefono)

Bruna. Nonna, tutto bene, tutto ok?

Nonna. Niente oche, sono preoccupata per ieri sera.

Bruna. Perché che cosa è successo?

Nonna. Erano già le otto o poco prima, ma uno deve venire a quell’ora lì? Yvonne era andata a scuola serale, io ero già in pigiama, che mi metto già prima di cena, così se mi sporco, l’Andrea era al gabinetto. Suonano alla porta, al cancello. Guardo dalla finestra era un prete, con cotta e tutto. Il parroco di qui. Allora mi è venuto in mente che a questa stagione vanno in giro a benedire le case e l’avevamo sempre fatto entrare gli altri anni. Ma ieri, io in quello stato lì, l’Andrea che non veniva anche se l’avevo chiamato, non ho fatto entrare il prete, che ha lasciato giù un’immaginetta ed è andato via.

Bruna. Che male c’è. Devono girare per le case con la pandemia in atto? Mi meraviglio che non gliel’abbiano proibito.

Nonna. E già, allora abbiamo fatto bene? Però non ho dormito la notte, che se ci capita qualcosa in questa casa, che non l’abbiamo fatta benedire.

Bruna. Non ti facevo così superstiziosa.

Nonna. No questa qui non è superstizione è religione, anche i miei che andavano poco in chiesa li facevano sempre entrare in casa i preti a benedire.

Bruna. Secondo me, è il ricordo di un rito pagano, come benedire le campagne.

Nonna. Ma se loro dicono che sono stati loro a eliminare i pagani.

Bruna. Magari con i roghi. Comunque hanno assunto certi loro rituali, come questo, oppure l’uso dell’incenso, le benedizioni, le stesse processioni forse.

Nonna. Te sei proprio una… pagana, neh. Però ti perdono perché mi hai messo il cuore in pace.

Bruna. Spero di non essere maledetta.

Nonna. No, anzi mi è venuto in mente un bel nome per il tuo figlio maschio.

Bruna. Il secondo, dopo Gelsomino?

Nonna. No il terzo dopo anche Giacomino.

Bruna. E come potrebbe chiamarlo una pagana come me?

Nonna. Non vuoi mica chiamarlo Comunardo o Ateo, come c’erano al tempo di mio papà? No devi chiamarlo Benedetto. Non hai detto che benedivano anche i pagani? E così lo ripari dalle maledette maledizioni.




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26 aprile 2021
vita familiare
Gel-so-mino
(al telefono)

Bruna. Ciao nonna, tutto ok?

Nonna. Sì tutto occheeeiii: sono andata al gabinetto due volte stamattina. Sono venuta ancora giovane!

Bruna. Brava e a che ora è tornato a casa Andrea da Milano?

Nonna. Credevo che lo sentivi te o non ti preoccupi come le mamme e le nonne?

Bruna. Sì l’ho sentito, quando mi ha detto che era in città ma passava a prenderti un regalo.

Nonna. Sì, me l’ha preso e devi vedere che bello.

Bruna. L’ho già visto con whatsapp.

Nonna. No non è una ape.

Bruna. Sul cellulare, sul telefonino!

Nonna. Ma qui adesso non c’è neanche più il gusto della sorpresa. Te non fai tempo a fare una cosa e lo sa tutto il mondo.

Bruna. Il potere degli algoritmi.

Nonna. Sono degli altri virus?

Bruna. In un certo senso, ma digitali.

Nonna. Comunque per passare ai vegetali, hai visto allora che bel gelsomino mi ha preso, è grande come me.

Bruna. E lo pianti nel giardino o lo lasci nel vaso?

Nonna. Lui l’ha già trapiantato nella terra, che io non volevo. Anche le piante devono ambientarsi. Già l’hai portato via dal negozio, poi lo togli da suo vaso. Va be’ speriamo che è resistente.

Bruna. Visto che è arrivato il 25 aprile…

Nonna. Brava, te sì che sei buona a fare le battute. Però mi è venuta in mente una roba. A me mi piace non so a te.

Bruna. Mi piacerà sicuramente… a me.

Nonna. Che Gelsomino poteva essere il nome del tuo bambino maschio. Ti ricordi che non sapevamo come chiamarlo.

Bruna. A parte che… comunque no, sarebbe bello, ma poi se lo chiamano Gel. Oggi abbreviano tutti i nomi. Sembra una presa in giro, un soprannome di quelli umilianti.

Nonna. Al massimo lo chiamano Mino.

Bruna. Allora potrebbe essere anche Giacomo.

Nonna. Ecco un altro bel nome, ce l’avevano Matteotti e prima ancora il Leopardi. Non ti piaceva se veniva un poeta?

Bruna. Socialista? Lasciamo che figli scelgano la loro strada.

Nonna. E facciamo che le mamme si mettono in cammino…




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25 aprile 2021
Eufemismi

(domenica mattina)

Andrea. Bruna, Brunina, senti qui, sono… pronto.

Bruna. Ancora? lasciami dormire ancora un po’. Non ti è bastato ieri sera?

Andrea. Ma ero stanco, ho… finito subito.

Bruna. A volte ci vuole un po’ di… tenerezza. È stato bello lo stesso: assieme dopo una settimana, addormentarsi abbracciati, sapendo che ci amiamo ancora.

Andrea. Perché lo dubitavi?

Bruna. Adesso mi svegli proprio. Se lo vuoi proprio sapere è tua nonna che mi ha messo in testa che mi tradivi.

Andrea. La chiami “mia” nonna, non più “nostra”. Poi sai che a lei piace giocare con le parole, ed è un segno della sua lucidità, ancora presente.

Bruna. Che mette in sacco anche me. Va be’ se vuoi fare qual cosina anche adesso che mi hai svegliata.

Andrea. Ormai, mi hai fatto parlare, tu ti sarai svegliata ma lui si è riaddormentato.

Bruna. Lo chiami “Lui” come Moravia? E voi maschi come lo chiamate tra voi?

Andrea. E voi femmine?

Bruna. Be’ lo immaginiamo tutti. Però sarebbe bello conoscere gli eufemismi.

Andrea. Cioè? Scusa sono ancora un po’ addormentato.

Bruna. Cioè quando si definiscono non esplicitamente ma con giri di parole, allusioni.

Andrea. Chiediamolo a… nostra nonna, per sapere ai suoi tempi, certo più pudici dei nostri.

Bruna. Poverina, ma così la fai vergognare.

Andrea. Al massimo imbarazzare, ma neanche tanto. E poi così ti vendichi di questa settimana.

Bruna. Be’ allora alziamoci, visto che noi siamo svegli e... il pezzo da novanta si è ritirato.

(si alzano e in cucina incontrano la nonna)

Nonna. Ma siete già venuti su? È domenica non potevate dormire ancora un po’

Bruna. Ormai eravamo svegli.

Nonna. Ah è per andare alla manifestazione del 25 aprile.

Andrea. Nonna, oggi non ce ne sono, al massimo si può portare un fiore alle lapidi.

Nonna. Allora potevate fare qualche altra roba.

Andrea. Perché ci giri attorno nonna? Dillo chiaramente: potevate fare all’amore.

Bruna. Appunto nonna cara, come dicevate una volta fare all’amore?

Nonna. Oh Signore, mi fate venire rossa, poi noi donne eravamo ancora più vergognose, anche se ci piaceva non lo dicevamo mica.

Bruna. Be’ avrai sentito gli uomini.

Nonna. Delle volte sì, ma non il mio Angelo, che anche lui certe cose non le diceva.

Bruna. Allora come te lo chiedeva di farle certe cose?

Nonna. Avevamo un nostro sistema. Se lui tirava fuori sul comodino il preservativo. Ma noi lo usavamo poco, mica come certi giovani che conosco io. Noi li volevamo i figli. Oppure se mi diceva se potevamo dormire assieme. Che dormivamo tutte le notti, ma così mi faceva capire.

Bruna. Allora dormire assieme è un modo, poi?

Nonna. Andare a letto insieme.

Andrea. La stessa roba, ma profilattico come lo chiamavate?

Nonna. Che roba è? Ah già voi scientifici, noi goldone, magari è stato il Goldoni adoperarlo per primo.

Bruna. Figurati, ne avevano inventati anche nell’antichità. La tua è una storpiatura di condom.

Nonna. Non sono ancora storpia, ma adesso mi fai venire in mente una roba. Mio genero Cristiano, che è poco cristiano, una volta gli ho visto un libretto che marcava su le sue spese e c’era scritto “condom” che io ho pensato che era per il condominio, ma lui non stava in condominio. Allora era per quello lì.

Andrea. Nonna, dai! Se l’avete usato tu e il nonno, permetti che lo usassero anche papà e mamma?

Nonna. Ma non figlio e figlia, anzi nipote e nipotessa… nipotina.

Bruna. Va bene, useremo il coito interrotto, che è padre di migliaia di figli. Come lo chiamavate?

Nonna. Ma adesso anche questo? Non lo so, tirarsi indietro, forse.

Bruna. E l’atto d’amore in sé?

Nonna. Se mi ricordo bene gli uomini dicevano ciulada. Che ciulare vuol dire anche fregare. Ecco ti fregavano se poi non ti sposavano.

Andrea. E altri modi?

Nonna. Insistete proprio. Ah mi viene in mente cudà.

Bruna. Una storpiatura di coire.

Nonna. Ma noi in dialetto storpiamo sempre, secondo te? Mia cara professoressa invece penso proprio di no, perché la cud, la cote era la pietra che serviva affilare le falci.

Bruna. Nel senso della durezza necessaria?

Nonna. Addirittura! No perché si faceva andare avanti e indietro.

Andrea. Giusto Bruna, come il nostro scopare.

Nonna. Ah ricordati che oggi che è via la Yvonne, e meno male con due sporcaccioni come voi, cioè come noi tre, tocca te scopare la casa.

Bruna. Visto che non ha scopato… ancora. E gli organi sessuali?

Nonna. Li adoperavamo anche noi vecchi, se no non eravate mica qui.

Bruna. Giusto, perché falsi pudori, come li chiamavate?

Nonna. Dei bambini passerino e muciarlina. Li chiamavamo così anche loro quando erano proprio piccoli e quando andavano in giro senza niente per non sprecare i pannolini.

Andrea. E degli adulti?

Nonna. Non lo so più, magari solo uccello e prugna.

Bruna. E non c’era qualche storia, qualche aneddoto?

Nonna. Te li ho già detti gli indovinelli, ma adesso mi hai fatto venire in mente una storiella che forse vi ho già contato.

Andrea. Fa niente, raccontacela ancora.

Nonna. La faccio corta neh. C’erano due vicine che hanno litigato e una fa: “Io vado dall’avvocato” e l’altra: “Allora vado anch’io”. Per caso sono andate dal medesimo avvocato che per prima cosa gli ha chiesto i soldi, anche solo per un consiglio. Che i vecchi dicevano: “Sta meglio un ratto in bocca di un gatto che un cristiano in bocca di un avvocatto”. Scusate l’italiano ma era per la rima.

Bruna. No brava, hai usato anche correttamente meglio.

Nonna. Più meglio di cosi! Allora la prima fa segno sotto la gonna, che allora le portavamo lunghe, e gli dice: “Ho qui sotto la mucion”, che era una gallina, che nei cortili delle cascine andavo in giro poi c’era da litigare, è la mia è la tua, così le segnavano, per esempio quella lì gli avevano tolto le penne della coda era venuta… muta.

Bruna. Monca, attenta all’italiano.

Nonna. Anche te, che se non stai attenta al tuo di italiano… Allora anche l’altra non c’aveva i soldi e allora gli fa segno anche lei sotto la socca, la gonna, e dice che ha una roba che gotta, gocciola. Aveva la ricotta.

Bruna. Ho capito: si allude alla vulva: sembra monca e che può essere… rugiadosa, avete capito. Però che eufemismi mica da ridere!

Nonna. Ah porcellini, mi è venuto in mente che si diceva, gli uomini dicevano: “pucciare il biscotto”.

Bruna. Pucciare?

Andrea. In dialetto voleva dire intingere, inzuppare.

Nonna. Bravo, allora lo volete farlo adesso a colazione, visto che non avete… gioito assieme? Poi però andate a portare un fiore a un partigiano.

Bruna. Che, non so se sai nonna, il fiore è l’organo sessuale delle piante.

Nonna. Sì lo sapevo, fiorellina del tuo passerino. Ah prendetelo rosso… come l’amore! O anche giallo… come la gelosia! (cantando ) la gelosia non è più di moda, è un sentimento che non si usa più…




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24 aprile 2021
vita familiare
Liberazione?

(sabato a casa)

Bruna. Nonna posso farti una critica?

Nonna. Certo, lo spirito critico ci vuole sempre, basta che non è troppo spiritato. Ma puoi aspettare dopo che ho appena avuto una seduta di gabinetto, e c’è stata l’opposizione…

Bruna. Gabinetto, opposizione? Fai parte di qualche associazione o amministrazione? Però partecipi a distanza, non è vero?

Nonna. No, non tanto distante, qui vicino, che il gabinetto ce l’abbiamo anche qui a piano terra.

Bruna. Oh Signore, ormai lo devo dire anch’io. Ma parlavi del bagno, e con quale opposizione te la prendevi allora?

Nonna. Quella… degli stronzi.

Bruna. Stronzi in carne e ossa?

Nonna. Non so come sono fatti, ma se c’erano dentro anche gli ossi forse erano ancora più duri.

Bruna. Oh Signore, lo dico ancora. Tu parlavi di evacuare… Sei tornata stitica, nonna?

Nonna. Sì sono venuta vecchia di colpo. Credevo che ero guarita adesso che sono alla fine della vita e invece eccomi ancora qui a tribolare.

Bruna. E la tiziana?

Nonna. Ah lo dici anche te senza pensare che è una che ti fa le corna con l’Andrea? Non lo so, si vede che il mio corpaccio si è già abituato e non risponde più.

Bruna. Prova a farla un po’ più carica.

Nonna. Allora viene lo stomaco che non ce la fa più.

Bruna. Poi s’abitua anche lui, lo stomacaccio.

Nonna. E intanto che mi hai fatto parlare mi è già passato tutto. Fammi tutte le critiche che vuoi, piccolina mia. Perché ti rompo sempre le scatole coi i figli? Ma lì tanto fai quello che vuoi te. Io è solo che non ti dimentichi.

Bruna. Ogni volta che… dormiamo assieme io e Andrea mi ricordo.

Nonna. Ti ricordi di non farli i figli.

Bruna. Ma non è questa la critica, ormai sono abituata.

Nonna. Anche la tua testaccia.

Bruna. Non voglio più che scherzi sulla pandemia e su Andrea, specie quando sono via, al telefono. Che io mi preoccupo troppo. Vado persino in bagno per l’agitazione.

Nonna. Va bene, allora facciamo così. Scherzami te, che magari mandi in bagno me.

Bruna. Scherzo a distanza su Andrea che vive qui con voi?

Nonna. Tutto si fa a distanza ormai, no? Tra un po’ anche i figli, anzi ecco perché non se ne fanno quasi più.

Bruna. Oggi io sono qui in presenza.

Nonna. Allora presentati bene questa notte, non si sa mai che viene un principe azzurro.

Bruna. Lo farò senz’altro e ti prometto che mi metterò anch’io a prenderti in giro a distanza.

Nonna. Brava, sono curiosa che lo fai.

Bruna. E vedrai se ti dico che lascio Andrea, che ho incontrato un altro, che mi ha messa incinta…

Nonna. Brava, mi facevi venire la cagarella così. Solo che me l’hai già detto.

Bruna. È vero, che stupida! Sei sempre un passo più avanti di noi.

Nonna. Non un passo, mezzo secolo e anche di più. E cosa fai domani che è la Liberazione?

Bruna. Mi libererò di Andrea.

Nonna. Brava, basta che vai con un partigiano…




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23 aprile 2021
vita familiare
A letto con Laura

(al telefono)

Bruna. Nonna, scusa se ti disturbo.

Nonna. Ma mi chiami così che devo lavorare e poi il padrone se mi vede e mi licenzia?

Bruna. Non sei in pensione e da un quarto di secolo quasi?

Nonna. Te non hai ancora capito che io scherzo sempre. Dicci alla tua nonnina poco seria.

Bruna. Ho cercato Andrea sul cellulare, ma non mi risponde. Non sta bene, sai qualcosa?

Nonna. Sì, è andato a letto.

Bruna. Allora sta male?

Nonna. No, niente di grave però ha detto che andava a letto che c’aveva l’aura.

Bruna. A letto con Laura? Ecco perché non mi risponde. E chi è questa Laura?

Nonna. Io non l’avevo mai sentita nominare, ma da un po’, non so se è stato da quando si è vaccinato, che viene a trovarlo.

Bruna. Sarà mica la dottoressa che gli ha fatto l’iniezione? Anche tra le dottoresse ci sono le stupidine, che ci provano. Sai un così bel ragazzo chi non gli fa delle avances?

Nonna. Non lui non avanza niente, che ho paura che ingrassa, se c’è qualcosa rimasta nella padella la finisce lui, che noi potevamo mangiarlo riscaldato la sera.

Bruna. Non confondermi nonna. E non puoi andare a vedere con chi sta?

Nonna. Come sta? Al massimo gli do una pastiglia?

Bruna. Di viagra?

Nonna. Che virus è questo qui, è una variante?

Bruna. Una variante fedifraga, non farmi ridere nonna, che la situazione è grave.

Nonna. Ma no, magari con un’aspirina passa tutto.

Bruna. Un aspirina? Sì è un vasodilatatore, ma perché gliela vuoi dare?

Nonna. Te cosa gli davi se eri a casa?

Bruna. Non lo lasciavo andare a letto?

Nonna. E se lui insisteva?

Bruna. Gli davo un preservativo e lo salutavo per sempre.

Nonna. Smettila con questi cosi, che avrete speso un capitale fin adesso.

Bruna. Allora vorresti un figlio indesiderato?

Nonna. No io lo desidero, non l’hai ancora capito? E dire che mi sembravi una sveglia.

Bruna. Basta sabato non so se vengo. Anzi vengo domenica gliene dico quattro e poi lo lascio.

Nonna. È così che fai la festa della Liberazione?

Bruna. A volte bisogna liberarsi anche dei vecchi amori.

Nonna. Per un po’ di mal di testa? Ma a te non viene mai? E non vai a letto?

Bruna. Ma non vado con un altro.

Nonna. Perché lui con chi è andato?

Bruna. Me l’hai detto tu, con una certa dottoressa Laura.

Nonna. Oh Signore, ma lui mi ha detto che c’aveva elle apostrofo aura, che non so neanche bene che cos’è, non Laura, dottoressa o puttanesca che dici te.

Bruna. Oh Signore, lo dico anch’io, ma perché Franca mi devi sempre prendere in giro?

Nonna. Sei te, io non ho mica fatto apposta. Sei te che sei così gelosa che basta un niente. Vuoi che uno come il mio Andrea va a fare lo scemo anche quando si vaccina?

Bruna. Non si sa mai.

Nonna. Vacci a letto te, allora. Ma tienitelo stretto. Che io te l’ho già detto mille volte che roba devi fare per non fartelo scappare, ma te niente. Però poi quando vai a fare l’ecografia non portartelo dietro che magari c’è una dottoressa che fa la stupidina…




permalink | inviato da steatrando il 23/4/2021 alle 8:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
22 aprile 2021
vita familiare
Serena

(al telefono)

Bruna. Nonna, scusami per l’altro giorno. Non avevo capito del libretto su Ulisse, l’ho comprato, ma soprattutto ho giocato col nome Nessuno con le mie colleghe.

Nonna. Brava e come stai dopo che sei vaccinata?

Bruna. No, apparentemente, bene, non ho più alcun disturbo – non uso la parola nessuno -. E tu come stai?

Nonna. Bene, oggi è anche sereno e te allora sei serena?

Bruna. Sì abbastanza perché me lo chiedi?

Nonna. Perché mi è venuto in mente che può venire un altro nome per una tua figlia. Serena non sarebbe bello, specie se è bella come voi, cioè sicuro?

Bruna. Ma mi hai già dato diversi nomi che quasi non ricordo più.

Nonna. Devo ricordarteli io, la rimbambita? Ma sono Clio, Gaia e la terza, adesso aspetta che mi viene in mente…

Bruna. Era Sofia, se non erro, e adesso anche un quarto nome? Ma devo darli tutti assieme a una mia figlia?

Nonna. No a quattro figlie, fai ancora a tempo, ma devi metterti subito.

Bruna. Addirittura quattro figlie e un figlio maschio no?

Nonna. Eh sì, ma a te ti interessa portare avanti il cognome? Tanto noi donne anche se siamo noi che curiamo i figli lo perdiamo il nostro cognome, che poi l’abbiamo preso da nostro papà e non dalla nostra mamma.

Bruna. D’accordissimo, anzi d’accordissima. Anche se adesso si può scegliere il cognome dei figli e mettere anche quello della madre.

Nonna. In questo momentino qui  non mi viene in mente un nome per il bambino, ma vedrai che ci penso e prima che vieni a casa te lo dico.

Bruna. E basteranno cinque figli per te?

Nonna. E anche facendo finta che resti subito adesso incinta, i nove mesi della gravidanza, poi aspettare un momentino, ci vogliono come minimo otto o dieci anni.

Bruna. Dovresti arrivare al secolo di vita, ma io soccomberei prima dei trent’anni.

Nonna. No, per carità, mettici anche vent’anni, a me ne basta vedere due o tre.

Bruna. Dici poco? E carissima Franca, il nome Franca non vuoi che la metta al sesto figlio?

Nonna. No, non stiamo lì a rinnovare i nomi dei vecchi. Basta che mi ricordate voi ai vostri figli che io non farò tempo a raccontargli niente.

Bruna. No vedrai, in tutto o in parte ce la faremo.

Nonna. Allora sto serena?





permalink | inviato da steatrando il 22/4/2021 alle 10:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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