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steatrando



La Nonna, vivace, ironica, fintamente tonta. La risposta sempre pronta, pepata. Gioca con le parole da tanto ormai. Intelligente, la persona più intelligente che mi sia capitato di incontrare negli ultimi anni. Sempre coerenti con se stessi i personaggi sullo sfondo. Ma la vera regina è lei, la Nonna, saggia, amabile, ingenua e astuta nello stesso tempo, la lingua agile a dimostrare la prontezza dello spirito, piena di vitalità, sempre disponibile a spendersi non solo per la figlia ma per tutti quelli che si trovano accanto a lei. Meri www.kilombo.org
25 febbraio 2017
vita familiare
Sette nomi

(a casa)

Andrea. Nonna, sono passato a prendere altra roba, anche per la Bruna.

Nonna. Traslocate proprio?

Andrea. Ma no, è solo per carnevale. Non l’hai detto tu che non dobbiamo farci vedere da mamma e papà?

Nonna. Potevate fargli qualche scherzo… che a carnevale… vale. Comunque io non vi ho sfrattato. Anzi sei più padrone te di me.

Andrea. Niente di tutto questo.

Nonna. Non siamo padroni nessuno dei due, è vero! E la Brunina, è ancora arrabbiata?

Andrea. Comunque perché non le telefoni, così capisci da sola e le fai piacere.

Nonna. E poi se mi scappa qualche parola in più? No dicci di chiamarmi lei, se vuole.

Andrea. Ma anche in quel caso potresti dire qualcosa di troppo.

Nonna. Sì, ma lo sai, se ti telefonano ti prendono alla sprovvista, se invece telefoni te ci pensi prima a che roba devi dire, o no?

Andrea. Non ci avevo pensato. Pensa te! Vediamo chi telefona prima allora. Ivonne si accettano scommesse.

Ivonne. Io scommetto nonna. Lei troppo brava.

Nonna. Adesso te la do io una bella punizione, e ti faccio vedere come sono cattiva. Dire una cosa così, ma non hai vergogna?

Ivonne. Io non volevo, offendere.

Andrea. Ivonne, non hai ancora capito che non bisogna prendere mai sul serio mia nonna? Devi abituarti. Cane che abbaia non morde, diciamo in italiano.

Nonna. E in senegalese, c’è questo proverbio?

Ivonne. Io sono ivoriana, non senegalese, nonna. Adesso io offendere, se ti chiamo francese?

Nonna. Non offendiamo… troppo. Io ho fatto apposta: primo se stai attenta alle parole in italiano; secondo per dar ragione all’Andrea che parlo troppo e sbagliato.

Ivonne. Io so questo ivoriano: vicino alla coda di leone morto, non dici a leone vivo.
Andrea. C’entra poco, ma va be’.

Nonna. Brava Ivonne. Te sì che sei con la testa al suo posto non come certi italiani, che un leone non l’hanno neanche mai visto e predicano lo stesso.

Andrea. Comunque sagge signore, vi ho portato il giornale dell'altro ieri, se non vi offendete.

Nonna. No, siamo sempre indietro noi…

Andrea. E c’è la notizia della scoperta dei sette pianeti di una stella, che potrebbero ospitare la vita.

Nonna. Oh Signore, bisognerà riscrivere il Vecchio Testamento.

Andrea. Ho detto la vita, se poi ci sarà. Ci dovrebbe essere l’acqua allo stato liquido, quindi è possibile, ma non è detto che si sia evoluta fino a creare esseri intelligenti.

Nonna. Neanche in certi stati americani.

Andrea. In che senso?

Nonna. Che credono alla creazione e non all’evoluzione, quegli intelligentoni.

Andrea. Lasciamo perdere, che così confondi la Ivonne. Piuttosto c’è da dare il nome a questi setti pianeti, voi cosa scegliereste? Ricordatevi che sono sette.

Ivonne. I sette nani.

Nonna. Sì brava, Mercurolo, Venerabile, Terricolo, Martino, Gioviale e poi non so più chi c’è.

Andrea. Nonna, quelli non sono i nomi dei sette nani, ma Eolo, Pisolo… oh ma poi?

Nonna. La vecchiaia, che brutta malattia!

Andrea. Comunque signore scienziate, il loro sole è una stella nana, ma loro non sono mica piccoli: qualcuno è più grande delle Terra.

Nonna. Allora con sette ci sarebbero i fratelli Cervi: Aldo... oh ma poi? Guarda su Interdet!

Andrea. Siamo proprio una famiglia di interdetti. Comunque lasciamo fuori la politica, poi dev’essere una cosa internazionale. Qualcosa riconosciuto in tutti i paesi.

Ivonne. Allora giorni settimana.

Nonna. Ma che brava ragazza, questa qui bisogna farla studiare e mandarla all’università. Diccelo alla Bruna che la prepariamo io e lei.

Andrea. Tu, scusa?

Nonna. E già, sono troppo vecchia. Comunque se non ero ignorante dicevo che vanno bene quelli che ha detto la Ivonne, che tra l’altro ci sono dentro anche i nostri sette pianeti: Luna il lunedì, Marte il martedì, Venere il venerdì…

Andrea. E la Terra e sabato e domenica?

Nonna. E ben ma un po’ di nomi ci sono e in tutte le lingue, no?

Andrea. E poi i pianeti del nostro sistema solare sono otto, non sette.

Nonna. Allora diciamo che potremmo mettere i sette peccati capitali: l’invidia, la superbia, la rabbia, il sesso – no quello no se si è d’accordo tutti e due-.…

Andrea. Non so se li dici giusti, nonna, poi questo è della civiltà cristiana, e le altre religioni?

Ivonne. Io sentito italiano: i sette cieli.

Nonna. Brava, mi sorpendi sempre di più. Sono in cielo no questi piattolini, e allora?

Andrea. Pianetini, nonna, e neanche troppo piccoli.

Nonna. Mi è venuto in mente! Sai che in città c’è la strada “Sette dormienti” che io non avevo mai capito chi erano quegli addormentati lì, invece il mio amico arabo Mohamed mi ha detto che ce li hanno anche loro nel Corano o non so dove.

Ivonne. Sì anche noi diciamo: erano sette perseguitati che chiusi su una grotta e lì invece morire sono dormentati, poi dopo cento anni aperto muro e loro ancora vivi, se svegliano ancora.

Nonna. Si vede che erano in letargo. A proposito Andrea quand’è che ci porti quel disco, che ci avevi detto, con la serie che tornano nel passato?

Andrea. Outlander? Mi sono dimenticato, ma ve lo porto subito. Ce l’hanno a casa della Bruna.

Nonna. No dormi pure prima, che nel passato c’è sempre tempo di andare. È il futuro che ci fa venire i sette vermi.




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24 febbraio 2017
vita familiare
Braccio di ferro

(a casa)

Nonna. Oh sei venuto a casa a mangiare Andrea?

Andrea. No, devo andare dalla Bruna, che non ha a casa nessuno, così l’aiuto.

Nonna. Potevate venire ancora qui, allora.

Andrea. Ci arrangiamo, fammi prendere il pc.

Nonna. Che il pd è andato… E come sta la Braccio di Ferro?

Andrea. Braccio di ferro?

Nonna. Sì, la Bruna, non ha dentro il gomito viti e fili di ferro?

Andrea. E tu la chiameresti così?

Nonna. Per ridere…

Andrea. Non è il momento.

Nonna. È ancora arrabbiata? Allora vedi che è un po’ come Braccio di Ferro che, se mi ricordo bene, se la prendeva subito.

Andrea. Non ti azzarderai a chiamarla così? Te lo proibisco nonna.

Nonna. Ho capito: ce l’ha ancora contro di me e non vuol più venire qui a casa nostra.

Andrea. No, ha detto che già gli manchi, è contro di lei e la sua sfortuna che ce l’ha.

Nonna. E allora perché non viene ancora qui, che là a mezzogiorno non ha casa nessuno. Caso mai va la sera perla cena.

Andrea. E per dormire, torna ancora qui?

Nonna. Ma no che sta pure lì. Viene qui come te, quando esce dal lavoro e poi va a casa sua. Così trova da mangiare e poi la sera c’è a casa sua mamma.

Andrea. E io?

Nonna. Perché te non lo trovi pronto? O siamo delle padrone, io e la Ivonne, che ti obblighiamo a farci da mangiare e anche lavare i piatti?

Andrea. No, non dicevo questo. Anzi se volete che vi ringrazi, lo faccio. Ma la sera a dormire…

Nonna. Se è solo per dormire… fai un po’ d’astinenza e vieni qui. Se no la Ivonne si è trovata bene e viene lei a dormire qui, che noi l’astinenza non ci fa mica paura, che poi è anche quaresima.

Andrea. A dir la verità sarebbe ancora carnevale.

Nonna. E andate a vederne qualcuno?

Andrea. Aveva detto così la Bruna, ma adesso la vedo così giù che non so…

Nonna. Però non passate di qui, che vengono giù i tuoi e io gli ho detto che siete via.

Andrea. E ben gli diciamo che abbiamo rinunciato.

Nonna. E venite solo a mangiare?Allora non capisci un bel niente, te non hai il braccio ma la testa di ferro.Se sanno che la Bruna non sta più qui, chissà che testa di fanno.

Andrea. Di ferro?

Nonna. Sì, c’è l’ho io, non te… scusala mia lingua lunga… Bisogna che me la faccio di ferro anche lei, così sta più ferma!

Andrea. Be’ adesso lasciami andare a prendere il pc, poi vado a cucinare.

Nonna. Che bravo ragazzo, fortunata quella ragazza che ti sposa. Ma mi raccomando non venire a casa quando ci sono qui i tuoi, ti telefono io, che se no non ti fanno sposare quella che vuoi te.




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23 febbraio 2017
vita familiare
Autoreferenziale

(a casa)

Andrea. Nonna, ma cos’hai detto?

Nonna. Non ho ancora detto niente.

Andrea. No alla Bruna, che è andata a casa sua?

Nonna. Ma sì. Gli ho detto che fa bene andare ogni tanto dai suoi, se no vengono gelosi.

Andrea. Lei mi ha detto che avete litigato.

Nonna. Oh Signore! Ma va’, qualche parola, neh Ivonne?

Andrea. Ivonne è vero?

Ivonne. Io non ero, non sapere.

Andrea. Allora nonna?

Nonna. Quanti anni è che conviviamo, cioè convivete voi due… e siamo mica uguali e neanche marito e moglie, che poi anche loro... Sai Ivonne come dicevano al mio paese: “dove c’è tovaglia, c’è battaglia”. Te lo spiego: se si mangia insieme, si litiga insieme.

Ivonne. Anch’io ne ho uno: “lingua e denti litigano loro, ma stanno sempre insieme”. Te però mangia non litiga insieme con me.

Nonna. Dai qualche volta, qualche parola. Io litigherei anche contro di me, per esempio per quello che ho detto alla Bruna.

Andrea. Meno male che lo riconosci. Non l’avevi ancora capito che è depressa, non vede un futuro.

Nonna. Ma se gli hai detto che la sposi.

Andrea. Tu di psicologia… niente proprio, neh? L’ho ben detto per tirarla su un po’…

Nonna. Ah non la sposi per davvero?

Andrea. Ma sì ma non basta.

Nonna. Ci vuole un bambino…

Andrea. Per favore, nonna, non nominarlo più, me lo prometti? Ce l’abbiamo in mente anche noi, siamo mica così egoisti, però a tempo debito.

Nonna. Sembra un debito, al principio, anzi magari fino a 20 anni e più, ma vuoi mettere le soddisfazioni?

Andrea. E poi dirgli di andare al sindacato. Tu butti tutto in politica da estremista fanatica.

Nonna. Torniamo indietro all’Ottocento, allora.

Andrea. Ma non la capisci la situazione della scuola privata e del suo posto di lavoro?

Nonna. Perché è vietato iscriversi al sindacato, magari anche alla CISL o la UIL?

Andrea. Non si può discutere con te, vuoi sempre dire l’ultima. Sei autoreferenziale e non riesci a immedesimarti negli altri. Basta vado a cena da loro, anch’io.

Nonna. E dormite là, che lei ha portato dietro la roba?

Andrea. Non lo so. Vedrò come sta.

Nonna. Vieni a casa almeno a dormire, che qui la Ivonne deve andare a casa anche lei. O ti puoi fermare qui?

Ivonne. Io sì, telefono casa, ma dopo dove dormire?

Andrea. No torno, avete più bisogno di me voi due che la Bruna.

Nonna. No, stai con lei anche scusala di me… cioè… hai capito? La Ivonne la metto nel vostro letto… cambiando i lenzuoli. Ti piacerebbe Iva?

Ivonne. Sì, mai dormito.

Andrea. Mi fa un po’ senso non dormirci io, ma va’ bene. Allora le chiedo scusa da parte tua, nonna?

Nonna. Sì, che mi vergogno e litigo contro me stessa. E digli che può venire a casa quando vuole e andare a scuola anche…

Andrea. Vado, ma prendo pigiama e spazzolino. (esce)

Nonna. Allora Ivonne cosa facciamo stasera di bello, vediamo un cine?

Ivonne. Con fighi?

Nonna. Sì quelli lì. Ma prima andiamo a fare il letto.

Ivonne. Vado io, se mi dici i lenzuoli, che c’è la scala per te. Però prima spieghi cosa diceva Andrea con autopreferenziale.

Nonna. Non lo so neanch’io.

Ivonne. Allora perché non chiesto lui?

Nonna. E te? Io non volevo interromperlo e fare la figura della ignorante. Forse dovevo dirgli di spiegartelo a te. Ma forse adesso ho capito… vuol dire che preferisce andare in auto. E già in bici come fa con quel gomito?

Ivonne. Ma l’Andrea ce l’ha detto contro te.

Nonna. E già! Ma anch’io non sono più buona di andare in bici, non sono autonoma. Ah ecco vuol dire: che voglio essere autonoma e non sono più buona. O cattiva?




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22 febbraio 2017
vita familiare
Privata

(a casa)

Nonna. Scusa Bruna, ma ho visto una carta dell’INAL che diceva che avevi ancora un mese di infortunio.

Bruna. Cosa vai a guardare nelle mie cose? Va be’ che non sono a casa mia, ma un po’ di privacy non la merito?

Nonna. Scusa ancora, ma le avevi lasciate fuori le carte e io, per curiosità, ho provato a leggere per capire se stavi migliorando. Ma allora potevi stare ancora a casa?

Bruna. A parte che sarebbero affari miei, poi sarebbero stati ancora solo una quindicina di giorni ormai.

Nonna. Be’ intanto guarivi un po’ di più.

Bruna. Ma che cazzo di guarigione! Finché non mi operano di nuovo e mi tolgono questi maledetti ferri non potrò muoverlo bene il gomito.

Nonna. Un po’ lo muovi di più il braccio.

Bruna. Senti ne vuoi sapere più che la fisiatra, me l’ha detto lei.

Nonna. Ma lì, la psichiatra, te l’ha detto lei di andare subito a lavorare?

Bruna. Sì, vuoi che lei ti dica così?

Nonna. So che adesso i dottori non te li vogliono mai dare i giorni. O che hanno paura. Se invece all’INAIL te li danno…

Bruna. Ragiona un po’: è la mia preside che non me li dà più.

Nonna. Se sei in malattia, mica può licenziarti.

Bruna. Ma declassarmi sì.

Nonna. Cioè ti dà altre classi?

Bruna. Non è il caso di farmi incazzare con i tuoi soliti giochetti di parole. Voleva mettermi, se non tornavo, a fare l’insegnante di sostegno.

Nonna. Perché ti fanno schifo gli handicappati?

Bruna. Senti, se mi conosci un po’… ma non è quello, è che non mi potrebbe licenziare adesso, ma non mi chiamerebbe più il prossimo anno.

Nonna. Magari sei all’università.

Bruna. Non prendiamoci per il culo. Ormai anche lì sono mesi che non mi faccio vedere. Era dura prima, figurati adesso. Se non stai col fiato sul collo ai professori… loro trovano subito qualcun altro o qualcun’altra, più presente.

Nonna. E più ruffianente…

Bruna. Allora se sei ricattata e non hai alternative cosa fai?

Nonna. Potevi andare ai sindacati: “Il mio padrone mi vuole e far tornare a lavorare che l’INAIL mi ha dato l’infortunio”. Se non è questo trattamento antisindacale?

Bruna. Io non sono iscritta a nessun sindacato.

Nonna. Fai ancora in tempo, e già lì ti rispettano di più.

Bruna. Sì? Proprio oggi… e poi te l’ho appena detto, non mi licenza adesso, mi licenzia a giugno. Così sono privata anche della scuola.

Nonna. Privata.

Bruna. Sì, privata. Sai cosa vuol dire?

Nonna. Sì il contrario del pubblico, che adesso anche lì con quella Madia, cioè che ti licenziano appena possono, senza neanche più la buona causa, che l’articolo 18…

Bruna. Ma se io sono a tempo determinato, nonna!

Nonna. Appunto potevi prenderti ancora un po’ di tempo. Mica paga la tua preside, paga l’INPS o l’INAIL il tuo stipendio.

Bruna. Poi ero stufa di stare a casa a far niente, non ho una vera malattia.

Nonna. Sì che ce l’hai: quella del padrone.




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21 febbraio 2017
vita familiare
Fissione

(a casa)

Andrea. Ciao nonna, sono di fretta. Se c’è qualcosa di pronto perché devo tornare subito al lavoro.

Nonna. Non bisogna avere mai troppa pressia, se no nascono i bambi… gattini ciechi. C’è il salmone di ieri. Te lo tiro fuori del frigor?

Andrea. Intanto mi dici, veloce, cosa pensi della fissione?

Nonna. E che roba è?

Andrea. No, gergo da ingegneri, volevo dire scissione del PD.

Nonna. Io che ne so? Dopo in PCI non sono più stata iscritta.

Andrea. E la CGIL? che mi rompevi sempre…

Nonna. Be’ quella non si tocca e non si fissa, cioè non si divide. L’hanno già fatto nel dopoguerra adesso basta.

Andrea. Ma è freddo questo pesce.

Nonna. La tavola fredda, nel gergo delle casalinghe. Su ti scaldo un po’ di purè di zucca, zuccone.

Andrea. Allora cosa ne pensi?

Nonna. Secondo me è venuta troppo tardi. Dovevano farla prima.

Andrea. Dopo il referendum?

Nonna. Già lì era tardi, ma era meglio di adesso, che lui il Berl… com’è che si chiama che mi è scappato dalla zucca?

Andrea. Berlinguer?

Nonna. No, per carità, se c’era lui… neanche il Berlusca, ah il Renzi. Appunto lui si è capito subito che voleva prendersi il partito e portarlo a destra. Secondo me è un infiltrato nella sinistra, che lui non è mai stato.

Andrea. Addirittura. Comunque voi della buona e bella sinistra continuate a dividervi. Ti ricordi, per restare a questi anni, Bertinotti?

Nonna. Sì Ber… quanti politici che cominciano con Ber, hai notato? Sì Bertinotti doveva dividersi per la guerra contro la Yugoslavia e la Costituzione, piuttosto che le otto… cioè le 36 ore.

Andrea. Ma era contro Prodi?

Nonna. Sono stati prodi a bombardare le fabbriche e quel treno, non so se ti ricordi, che l’hanno anche fotografato?

Andrea. Ma sì adesso del Pci… fai sbagliare anche me, del PD?

Nonna. Lui, il Renzi sarà contento e, come gli piace a lui, è su tutti i giornali, ma, come per il suo referendum, se questo lo fa sentire importante, poi però la paga.

Andrea. Dici che cadrà anche Gentiloni?

Nonna. Non ho seguito bene, ma loro non sono stati troppo gentiloni, e neanche gentilini. Mi sembra a me che volevano metterli alla prova: fissatevi... scissionatevi così la maggior parte dei deputati restano con noi. Bisogna vedere se anche gli elettori.

Andrea. Così, però si va alle elezioni e vince Grillo. E saresti contenta?

Nonna. Anche dopo Prodi ha vinto Berlusconi. Ma te, a un certo momento, devi decidere: salvi il corpo o l’anima.

Andrea. Addirittura!

Nonna. No, scusa, salvi il corpo elettorale o l’anima del partito? Le poltrone o la storia? A parte che l’avevano già dimenticata.

Andrea. E allora mi spieghi perché tutti i partitini che sono nati alla sinistra, all’estrema sinistra, sono scomparsi o quasi?

Nonna. Era difficile con PCI, cioè quando c’era ancora qualcuno che aveva ancora la faccia di chiamarsi comunista, ma adesso quanti siamo? Invece lì il pentapartito… cioè il penta… grane… no stelle va bene per tutti: ambientalisti e razzisti, arrabbiati e snob, anticomunisti e di sinistra…

Andrea. Nonostante la Raggi…

Nonna. Ma lì è tutta colpa della stampa, l’ha detto anche Trump.

Andrea. Come Trump si interessa di Roma?

Nonna. Forse sì, se va giù Renzi e non viene ancora su Berlusconi.

Andrea. Ma come ragioni nonna? Ho fatto male a chiederti le cose. Mi ha fatto diventare tutto freddo.

Nonna. No, ingegnere ingenuo, se la purè è venuta meno calda, il salmone è venuto meno freddo. L’importante è avere lo stomaco per digerire… e che noi non teniamo la televisione dove mangiamo, se no sai che ulcera!

 

 

 

 

 




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20 febbraio 2017
vita familiare
Vecchiaia solida

(al telefono)

Carla. Mamma, neanche questo week end riusciamo a venir giù.

Nonna. Venite a carnevale che i ragazzi vanno a fare una gita.

Carla. E dove?

Nonna. Io non lo so, ma magari neanche loro ancora. Approfittano che la Bruna ha due giorni di vacanza da scuola.

Carla. Perché è ritornata a lavorare?

Nonna. E sì! Non gli hanno più dato l’invalidità… no quella tra un po’ a me…- perché sbaglio sempre le parole? - l’infortunio.

Carla. Era ora, star casa a fare niente tutto il giorno. Per un gomito cosa vuoi che sia.

Nonna. Sì la testa, a parte le picondrie, non la tocca -nel senso che non ci arriva col braccio a toccarla, ma neanche non è che non la lascia ragionare – eh!

Carla. E con tutti i giorni che è stata a casa, deve proprio far perdere due giorni all’Andrea?

Nonna. Sì, ma se vogliono andare a vedere un carnevale, non è che potevano andare prima – no quello magari sì – ma dopo no. Non so se ti ricordi che poi c’è la Quaresima?

Carla. Mamma! Ricordati che sei polvere e polvere ridiventarai.

Nonna. Sì, ma polvere di stelle.

Carla. Adesso ti metti a sputare sentenze scientifiche, con in casa la professoressa.

Nonna. Non è mai troppo tardi per imparare.

Carla. Certo che la vostra convivenza a tre…

Nonna. A quattro se metti anche la badante Ivonne.

Carla. Perché non farai mica dormire anche lei a casa nostra?

Nonna. No, ma si convive di giorno no? Io di notte non vado mica su al piano dove dormono i ragazzi, e neanche di giorno che la scala…

Carla. Chissà che disordine e che sporco.

Nonna. Vieni a pulire te.

Carla. Sì? Adesso con La scusa del gomito chissà come si fa servire.

Nonna. Se la servo, li servo, allora vuol dire che servo, se no non servirei a niente.

Carla. Ma non c’è la badante?

Nonna. Serve anche lei.

Carla. Comunque me l’hanno detto anche le mie amiche che è uno scandalo che convivano due giovani con la nonna.

Nonna. Ma chi la Gina, la Rosa, le tue brave compagne di scuola? Che loro i suoi vecchi li hanno messi tutti nel ritiro?

Carla. Tu non sai i loro problemi.

Nonna. E loro non sanno i nostri, cioè i nostri perché.

Carla. E la vostra è una soluzione morale?

Nonna. Senti un po’, devo spiegarti le cose come quando eri una bambina, che allora mi stavi a sentire, poi andando a scuola dalle suore…

Carla E meno male...,

Nonna. E allora dammi da ascolto ancora una volta. Appunto una volta, nella famiglia di una volta ai vecchi si portava rispetto, si stavano a sentire perché loro avevano esperienza e cognizione.

Carla. Cognizione? Vorrai dire buon senso, saggezza.

Nonna. Brava, te sì che trovi le parole giuste, che io oggi… ma solo oggi… Ma riprendo il filo: adesso le conoscenze di noi vecchi sembrano robe vecchie… superate, noi siamo presi per vecchietti arretrati. E che io ho imparato adoperare il computer a ott’anni.

Carla. Ma lo usi come una macchina da scrivere.

Nonna. E accenderlo e salvare la roba? Comunque un mio amico arabo mi ha detto che lui è restato scioccato come qui trattano i vecchi, la nostra… vostra pressia di disfarci di loro, come vi danno fastidio e insopportabili appena hanno qualche problema di salute e volete subito metterli in un ricovero.

Carla. Ci sono casi in cui è impossibile tenerli in casa, mamma. Magari anche tu…

Nonna. E mia suocera, la tua nonna, che l’ho tenuta anche se non veniva più su dal letto?

Carla. Sono altri tempi. Adesso nelle case non c’è spazio e nelle case di riposo ci sono tutte le attrezzature: palestre, infermerie, persino università della terza età.

Nonna. Non mi tenti mica, veh! Se vengo rimbambita mettimi pure, ma non so se poi vado all’università. Però lo sai anche te che una volta stavano a casa con i figli fino a quando morivano

Carla. Sì ma un conto è stare coi figli, ma con un nipote e un’estranea.

Nonna. E un’africana! Roba da matti. E poi dicono che non siamo moderni!

 

 




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18 febbraio 2017
vita familiare
Anti-barbogia

(a casa)

Andrea. Nonna, nonna ti ho comprato una rivista che ha questa bella poesia.

Nonna. Che bravo, leggimela su.

Andrea. “Mi libro fra l’alto, fra il basso,

Felice di quello che vedo,

di fronte ai colori mi rianimo,

nell’azzurro mi ricreo (…)

non voglio continuare a dirle:

perché dovrei in una vita così breve,

tormentarmi con il suo limite?

Perciò come un vecchio barbogio, docendo ti raccomando,

caro amico, secondo il tuo modo,

memento vivere, non altro.”

È di Goethe… con la oe.

Nonna. Eh?

Andrea. Goethe non ha la dieresi.

Nonna. Neanch’io… fin’adesso, speriamo che non mi viene andando avanti con gli anni.

Andrea. Ma allora ti è piaciuta o no?

Nonna. Altroché, me la voglio copiare. Ha proprio ragione lui, bisogna ricordarsi di vivere e che la vita è piena di bellezze, guardate qui in casa adesso.

Bruna. Al posto del solito “memento mori”.

Nonna. Sì per tutti, anche per i biondi. Ma non ho capito una parola… che adesso non mi ricordo neanche più… barboso o giù di lì.

Andrea. Barbogio, nonna.

Nonna. E cosa vuol dire?

Andrea. Un po’ come te… cioè come certi vecchi brontoloni… mai contenti… un po’…

Nonna. Ma lì parla di un maschio.

Bruna. Purtroppo c’è anche il femminile.

Nonna. Ma noi non ce l’abbiamo la barba…

Bruna. Però spesso siamo bisbetiche. Guarda me, che ho solo 25 anni, chissà quando ne avrò come te… se ci arrivo.

Nonna. Memento… momento di vivere!

 




permalink | inviato da steatrando il 18/2/2017 alle 10:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
16 febbraio 2017
vita familiare
Anidridi e atriti

(a casa)

Andrea. Scusate, signore intellettuali casalinghe e lavoratrici, l’altro giorno mi avete detto che quello che fa male al pianeta fa male all’uomo e viceversa.

Nonna. Ma non era quello che fa bene ed è buono?

Bruna. Sì è lo stesso. Sentiamo il lumpen, il sottoproletario…

Andrea. Io avrei un’eccezione, che poi non sarà certo l’unica.

Nonna. La regola che conferma l’eccezione…

Andrea. La COdue - senza contare che nell’acqua fa le bollicine che piacciono tanto a te, nonna - l’anidride carbonica, che bisognerebbe chiamare biossido di carbonio, a noi non fa male, vero? La emettiamo dai polmoni, chissà quanta ce n’è in questa stanza, eppure, voi, scienziate, mi insegnate che provoca l’effetto serra e la febbre del pianeta. Cosa mi rispondete, luminarie?

Bruna. Prova a respirare in una stanza con solo la CO2 e poi mi dici…

Nonna. Anzi, non dice più niente del tutto.

Bruna. E poi, proprio per l’anidride carbonica si parla di eccesso pericoloso. Un po’ va bene, anzi se non ci fosse e quindi mancasse l’effetto serra, la Terra sarebbe molto più fredda. Congeleremmo. Non ci sarebbe la vita, non sarebbe mai nata.

Nonna. Come fai te, Bruna, avere sempre la risposta pronta, che io, in questo unico caso, neh! non sapevo cosa dire?

Bruna. Be’ la scuola. Sono abituata a rintuzzare le domande più delle volte provocatorie dei ragazzi. Da quando hanno saputo o si sono accorti che sono un'ambientalista, continuano a tempestarmi di domande, cercando di mettermi in difficoltà.

Nonna. Meno male che non sanno che sei anche dell’ANPI, se no i “Mussolini ha fatto delle buone cose”, “I partigiani erano assassini”… te li sentivi sicuro.

Andrea. No, scusate se il mio poteva sembrare un tono provocatorio…

Nonna. Ah non era?

Andrea. Ma era un dubbio che mi era sorto. Sono ingegnere civile, ma un po’ di chimica me la ricordo.

Nonna. E allora perché fai l’ingegnere incivile?

Andrea. Devo ridere?

Bruna. Ridere magari no, ma imparare sì.

Nonna. No scusa Andrea, caro nipotino mio, hai ancora un po’ il vizio di qualche anno fa di dire robe per fare arrabbiare me, e adesso la tua Brunina, ma sei molto migliorato. Dovevi sentirlo, Bruna, prima cosa ne diceva, sembrava quasi suo papà.

Andrea. Ma io lo facevo apposta, non lo capivi nonna?

Nonna. Sì, anch’io facevo finta di arrabbiarmi per dirti le robe giuste, secondo me. Non lo capivi?

Bruna. Certo che per raggiungere la vera consapevolezza bisognerebbe che le cose che si imparano diventino parte della nostra vita, dei nostri comportamenti.

Nonna. Allora l’Andrea è anche lui un ambientalista, no? Non le robe che dice, che fa apposta, ma guarda le robe che fa.

Andrea. Grazie nonna.

Nonna. Allora, visto che siamo venuti tutti bravi, mi fai un po’ di diversificata? Che io sono un po’ troppo vecchia e la Bruna… col suo braccio. Ci sono da far su un po’ di giornali vecchi per la carta, un po’ di resti di cucina da mettere nell’umido e poi non hai visto nel giardino quante foglie per terra, c’è da prenderle su e da metterle nel cassonetto del verde… se vuoi essere un verde.

Andrea. Io lo sono un verde, anche se pallido, è l’eccesso che non va bene, mai. Vero Bruna?




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14 febbraio 2017
vita familiare
Valente

(S. Valentino a casa)

Nonna. Ma sei già casa da scuola, Bruna?

Bruna. Sì oggi i miei studenti sono andati a Milano a vedere il Critone di Platone.

Nonna. Non il cretino di platìno?

Bruna. Nonna!? Anche se di cretini ce ne sono e non so cosa capiranno.

Nonna. Che saltano un giorno di scuola.

Bruna. Vedi, io sono giovane…

Nonna. Ma no? non lo sapevo…

Bruna. Lasciami parlare. Quasi sono coetanea con i ripetenti, che lì alla scuola privata sono tanti, eppure mi sento di una generazione diversa. Difendono tutti gli studenti, la colpa è sempre degli insegnanti. Ma se questi sono sempre difesi, in ogni caso, dai genitori. Se sono pompati fin dalle elementari con voti esagerati, se guardano solo il voto o il pezzo di carta e non cosa imparare, che colpa abbiamo noi?

Nonna. Be’ allora le maestre e quelli che gli danno i votoni.

Bruna. Sì, anche loro. Ma adesso la severità, la serietà non sono più una virtù.

Nonna. Ma la corruzione e il tanto al metro.

Bruna. Vuoi dire la superficialità?

Nonna. Sì, ma lo siamo un po’ tutti in qualche cosa o in qualche momento, no?

(entra Andrea)

Andrea. Oh sei già qui Bruna? Allora buon San Valentino a tutte e due. Vi ho comperato dei cannoncini.

Nonna. Te la sei cavata con poco, ma bravo, conta il pensiero, noi non ti abbiamo fatto niente di speciale.

Bruna. Sì, scusa, ma sai riprendendo la scuola… anche se oggi sono uscita prima. Speriamo solo che non siamo troppo pesanti.

Andrea. Un po’ di crema ce l’avranno. Comunque se ti fanno schifo lasciali lì, dovevi vedere i miei colleghi di lavoro come hanno sbranato quelle chiacchiere, che avevi rifiutato.

Bruna. Si vede che hanno stomaci diversi. E poi il cannoncino è un simbolo fallico.

Nonna. Un simbolo che?

Bruna. Te lo spiego dopo, nonna. Lui ha capito.

Nonna. E te? Io però uno lo assaggio visto che non posso più… certe cose… fallo anche te, che puoi ancora!

Bruna. Va bene, scusate sono una sciocca superficiale, rimedierò prima della mezzanotte.

Nonna. Che domani non è più san Valente!




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13 febbraio 2017
vita familiare
Unto e bisunto

(domenica a casa)

Andrea. Donne, sono passato dal mercatino e vi ho comperato le chiacchiere per carnevale.

Nonna. Potevano dartele noi gratis.

Andrea. Ma io dico quelle… per bocca.

Nonna. A parte quelle che escono dalla bocca, potevo friggerti anche quelle che entrano in bocca, che senz’altro sono più genuine e anche più buone.

Bruna. Ciò che fa bene all’uomo è buono, ciò che è buono fa bene all’uomo.

Andrea. Non sempre.

Bruna. Ma questo sempre: ciò che fa bene alla Terra fa bene all’uomo, ciò che fa bene all’uomo fa bene alla Terra.

Nonna. Questo proprio sempre.

Bruna. E poi non hai visto che sono unte e bisunte? le avranno fritte nello strutto, io non le mangio.

Andrea. Per voi non ne indovino mai una, e pensare che io…

Bruna. E quanto hai speso?

Andrea. Quattro eurini.

Bruna. Che ladri anche al mercatino.Ti sei fatto fregare, stupido!

Andrea. Appunto io avevo visto scritto:prodotti artigianali.

Bruna. Oltretutto ti hanno dato un borsino di plastica.

Nonna. Ma non sono proibiti? al supermercato ti danno quelli... degradabili.

Bruna. Sì è vero, in certe cose è meglio la grande distribuzione, paradossalmente. Il fatto è che poi la gente li usa per l’umido e non sono compostabili.

Andrea. Vorrà dire che domani li porto sul lavoro e li do ai colleghi, vedrai loro.

Bruna. Anche qui il paradosso, i borghesi mangiano meglio degli operai.

Nonna. Quello è sempre stato.

Bruna. No, voglio dire… hai capito.

Nonna. Chissà come si dice in dialetto quello che hai detto prima te… unto e bismut… bisunto.

Bruna. Adesso mi faccio venire in mente… ah la mia memoria da vecchietta!

Nonna. Meno male che non sei più arrabbiata. Comunque non c’è una parola così, noi forse dicevamo voncio come una lume.

Andrea. Unto come un lume?

Nonna. Sì perché andava a olio.

Bruna. Almeno li friggessero con l’olio queste chiacchiere, non con lo strutto come è proprio scritto qui.

Nonna. E sì le chiacchiere è meglio che vanno via lisce come l’olio, se no magari uno viene di-strutto.




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