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steatrando



La Nonna, vivace, ironica, fintamente tonta. La risposta sempre pronta, pepata. Gioca con le parole da tanto ormai. Intelligente, la persona più intelligente che mi sia capitato di incontrare negli ultimi anni. Sempre coerenti con se stessi i personaggi sullo sfondo. Ma la vera regina è lei, la Nonna, saggia, amabile, ingenua e astuta nello stesso tempo, la lingua agile a dimostrare la prontezza dello spirito, piena di vitalità, sempre disponibile a spendersi non solo per la figlia ma per tutti quelli che si trovano accanto a lei. Meri www.kilombo.org
23 agosto 2016
vita familiare
Tentare di diventare saggi

(al telefono)

Bruna. Pronto chi è? io sono Bruna.

Vassilissa. Ciao Bruna io sono Vassilissa, adesso passo nonna

Nonna. No mettimi in vivace voce così sentiamo tutte.

Bruna. Perché quanti siete?

Nonna.Siamo in tre, indovina chi?

Bruna. Andrea?

Nonna. No, più meglio ancora.

Bruna. Non so, la Vassi lo so già, chi può essere meglio? sì in certe cose, ma in bellezza…

Nonna. No proprio in bellezza.

Bruna. Ci sono: la Elena. Ecco perché hai parlato al femminile.

Nonna. No, ma non voglio farti spendere un capitale, che voi inglesi senza gli euro… è la Irina. (rivolta alla bambina) Di’ ciao al telefono che c’è di là la Bruna.

Bruna.Ciao bellissima, sai che ti ho vista nascere… Forse non sai cosa vuol dire… e poi chissà se mi riconosci… e dalla voce.

Irina. Ciavo fonino.

Bruna. Brava, come parli bene.

Vassi. Lei imparato parlare, non come me, tra mesi parla italiano prima.

Bruna. No, dai, sei brava anche tu Vassi, oltre che bella. E siete a casa solo voi tre?

Nonna. Sì perché cercavi l’Andrea? Lui è su al lago con i genitori, non l’hai sentito col telefonino?

Bruna. No, non mi risponde, ecco perché ho chiamato voi.

Nonna. Ce l’avrà rotto o scarico, magari ha lasciato qui il coso… com’è che si chiama Vassi quello per caricare… che si attacca alla corrente?

Vassi. Caricabatteria.

Nonna.Vedi che sei più buona a parlare di me.

Vassi. Te memoria, non vengono sempre parole.

Nonna. O magari non le so neanche, che ai miei tempi certe cose era fantascienza.

Vassi. Cosa dite… fantascienza?

Nonna. Poi te lo spiego bene, ma adesso salutiamo la Bruna che se no spende troppo.

Bruna. No restate: è bello sentire di nuovo parlare italiano…

Nonna. Italiacano…

Bruna. E come vai laggiù a voi europei?

Nonna. E già che voi siete fuori…

Bruna.Sì siamo andati proprio fuori, ma di testa. Chissà come andrà a finire. E l’Andrea com’è andato questi giorni?

Nonna. A ti interessa ancora!

Bruna. Così per curiosità…

Nonna.Allora, mia curiosona, devi sapere che lui ha tentato di diventare saggio. Almeno la settimana passata è stato chiuso in casa a vedere l’olimpiade, poi ha fatto tanti lavoretti e lavava sempre lui i piatti e dire che eravamo qui io e sua mamma. Veniva su tardi la mattina, ma perché stava su a vedere la televisione, spero… Ma meglio così che sortire e non venire mai a casa la notte. Che anche sua mamma l’ha detto. Ha fatto proprio il bravo ragazzo che è fortunata chi lo sposa. Lo vuoi mica sposare te Vassi?

Vassilissa. Io giovane, poi già moroso, anche se Andrea molto bello uomo.

Nonna. Hai sentito Bruna o devo farlo ripetere? Qui se non vieni a casa presto, che adesso che vengono a casa dall’Olimpiade, qualcheduna che corre forte lo porta via.

Bruna.Tu scherzi sempre, non cambi mai.

Nonna. E te? parliamo sempre noi europei e non vi lasciamo parlare a voi.

Bruna. Io aspetto ancora questa settimana per vedere che prospettive ci sono al laboratorio che frequentavo prima. Se no vorrà dire che tornerò e mi rassegnerò…

Nonna. All’Andrea?

Bruna. No, cosa dici? Alla scuola, proverò ancora a presentare domanda di supplenza.

Nonna. Spero che devi rassegnarti. No, ti auguro di riuscire lì a fare la biologa, che è meglio sicuro che fare la professoressa. Ma una a un certo punto deve capire nella vita cosa può fare e cosa non gli lasciano fare, che cosa pretendere e che cosa accontentarsi. A una certa età bisogna tentare di diventare saggi. Te l’ho detto in buon italiano, non so se hai capito?

Bruna. Sì, ho capito benissimo, anche il doppio senso. A proposito mi dai il numero di casa dei genitori di Andrea al lago, così cerco di chiamare?




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21 agosto 2016
vita familiare
Bronzi

(a casa)

Nonna. Allora com’èandata l’Italia all’olimpiade, che sei stato tutto il tempo davanti allatelevisione, ma meglio così che andare a donne.

Andrea. A mio parerebene, 8 ori, 10 argenti e un po’ meno bronzi olimpici.

Nonna. Tanto noi abbiamoi bronzi di Riace.

Andrea. Dai nonscherzare, sai con tutti gli sforzi, l’impegno arrivare solo terzi, o peggioprendere la medaglia di legno.

Nonna. Hanno finito imetalli?

Andrea. No, vuol direquarto posto, sai quanti ne abbiamo presi: un’infinità.

Nonna. Be’ ma con tuttoil mondo, se eravamo quarti anche nei soldi e nella salute.

Andrea. Ma forse nellasalute siamo tra i più longevi del mondo

Nonna. Nonostante certidottori… Ma allora dovete darmi la medaglia anche a me, ma non di legno, che mifa venire in mente la cassa.

Carla. E, adesso chesono finite le Olimpiadi, se non mi aggiustano il vetro della macchina, Andreami accompagneresti con la tua da papà, così magari ti fai qualche giorno allago, tanto la tua bella va al mare, anche là fa freddo.

Andrea. E la nonna, lalasciamo a casa da sola?

Nonna. No, vai io miarrangio benissimo, poi con tutta la roba da mangiare che ha fatto tua mammavado avanti una settimana.

Carla. Non c’è mica soloil mangiare.

Nonna. E già ci sonotante corse: la discesa dal letto, l’andata al gabinetto, la lavatura deipiatti…

Carla. Hai poca dascherzare, mamma, e se cadi?

Nonna. Mi fate quella dilegno…

Carla. No, allora vadoda sola.

Nonna. No, sentite, telefoniamoalle ucraine, vediamo se loro hanno finito le corse o hanno vinto giàabbastanza. Magari però loro volevano correre con la Russia.

Carla. Sì telefoniamo,ma saranno via o avranno delle gare, siamo in piena estate.

Nonna. Mica sono andatealle Olimpiadi.

Andrea. Chiamo io (telefona) Pronto sei tu Ylena?

Vassilissa. No sono Vassi,sorella andata mare con Giovanni, io a casa con bambina.

Carla. Vedi che nonpossono.

Nonna. No, lasciamiparlare a me. Ciao Vassi, come stai?

Vassi. Bene e tu nonna?

Nonna. Io bene, anche seun po’ sola

Vassi. Se sentito Andreae sua mamma.

Nonna. Sì, senti bene,ma domani vanno via, su al lago, e te perché non vieni qui da me con lanipotina, non è il mare o il lago, ma ci divertiamo e poi se vuoi andare a fareuna corsetta la guardo io la bambina.

Vassi. Va bene, vengotanto anch’io annoio, però cosa portare?

Nonna. Qualche roba davestire, che da mangiare possiamo far venire anche un po’ di profughi.

Vassi. Allora un’ora e vengo.

Andrea. Vengo a prendertiio in macchina, così non devi portare tu la bambina. Ciao

Vassi. Ciao, aspetto.

(si chiude la telefonata)

Carla. Non sonotranquilla lo stesso. Ma te lo dico chiaramente se la fai venire, poi non lalasci uscire o andare a correre. Già ero poco tranquilla con te da sola, figuriamocicon la bambina.

Nonna. Va bene la chiudodentro e vado a correre io…

Carla. No, non possoandare.

Nonna. Ma scherzavo, leOlimpiadi noi le facciamo in casa coi i puffles…

Carla. Con chi?

Andrea. Vuol dire ipuzzle

Nonna. E io che cosa hodetto? E poi qui restiamo in tre, al massimo prendo la medaglia di bronzo.





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20 agosto 2016
Burkini o bikini

(a casa)

Carla.Hai letto di questa cosa del burkini? Secondo me fanno bene a vietarlo.

Nonna.Il bikini? ormai, magari una volta, non so se neanche fanno più in tempo coltopless.

Carla.Ho detto burkini, mamma. È quello che indossano le mussulmane quando sono in spiaggiao fanno il bagno.

Nonna.Ed è troppo scollato, mostrano le tette?

Carla.Ma dove vivi, proprio le mussulmane? È un completo.

Nonna.Anche te non hai mai messo il bikini e solo il costume completo, deve esserciancora in qualche cassetto, così se al lago vuoi fare il bagno…

Carla.Ma dai mamma…

Nonna.Perché hai vergogna o è vietato per l’inquinamento?

Carla.Non farmi parlare… ho le smagliaure.

Nonna.E te mettiti il coso lì… il burkino.

Andrea.Comunque, se posso entrare nel dibattito femminile…

Nonna.Se ci sono entrati i governanti…

Andrea.Allora dico che ha ragione la mamma. Perché i mussulmani devono sempre farvalere la loro identità, differenziarsi anche in spiaggia? Allora non voglionointegrarsi.

Nonna.I mussulmani?

Andrea.Sì, di che cosa stavate parlando?

Nonna.Loro mi pare che si vestono come noi, non so in spiaggia…

Carla.Allora vedi che vieni nel mio ragionamento, mamma. Perché le donne devonocoprirsi e gli uomini no?

Nonna.Per le tette? Le smagliature?

Carla.Non far finta di non capire. Le donne mussulmane in giro sono costrette aportare il velo e il vestito fino ai piedi e al mare lo stesso. Non perché lovogliono loro ma per i loro mariti.

Nonna.Lo capisco bene, ma allora preferisci che non vanno a fare il bagno? E poi seuna non è riuscita a liberarsi da certe robe della famiglia la vuoi multare?Così non la lasciano più andare al mare, che magari chissà quanto litigare hafatto.

Andrea.Sentite, chiamo la Bruna, e sentiamo il pare di una femminista…

Carla.Dai devi chiamarla per questo?

Andrea.Intanto volevo chiamarla lo stesso.

Nonna.Ma è timido e deve cercare una scusa.

Andrea.(chiama al cell) Pronto Bruna, comestai?

Bruna.E tu, e tutti voi? È ancora lì tua mamma?

Andrea.Sì e voleva chiederti una cosa.

Bruna.Lei? Non tu?

Andrea.No anch’io, ma volevamo sentire anche quello che si dice in Inghilterra.

Bruna.A proposito di cosa?

Andrea.No, niente di importante, dei costumi delle donne quando vanno al mare.

Bruna.Non me ne parlare. Sono state con delle amiche in spiaggia, sai qui c’èl’Atlantico e anche con la Corrente del Golfo non è che fa troppo caldo. Guardaavevo il costume intero, che un po’ stretto ma mi andava ancora bene quello daragazzina, ma non mi è bastato. Ho dovuto restare vestita, ho giusto bagnato ipiedi.

Andrea.Ma solo tu?

Bruna.Non tutte o quasi, sembravamo mussulmane, a un certo punto abbiamo messo intesta qualcosa, chi un foulard chi un cappello. Però almeno abbiamo respiratoun po’ di iodio.

Nonna.Ciao, Bruna, anche qui si respira un po’ di odio. E quand’è che vieni a casa?

Bruna.Be’, ma non avere fretta. C’è lì ancora tua figlia che ti fa compagnia, o no?

Carla.Sì, ci sono. Ma poi dobbiamo parlare quando torni.

Bruna.Allora ciao a tutte e a presto.

Andrea.Aspetta non mi avete lasciato parlare voi donne. Volevamo sapere cosa nepensate voi femministe del burkini.

Bruna.E tu?

Andrea.Io come te, cioè contrario, non ti imporrei mai, anche se diventassi tuo maritodi andare al mare così.

Nonna.A meno che c’è troppa corrente nel golfo…

Bruna.Qui non se ne parla molto, sai al mare non c’è una gran folla… ma mi avetechiamato solo per questo?

Andrea.No per sentirti e sapere quando torni.

Bruna.Presto, presto. Vi farò sapere, ciao.

Andrea.Ha già messo giù

Nonna.Magari era al mare con qualche bel nuotatore.

Carla.Comunque, vedi che anche le femministe mi danno ragione.

Nonna.Ma dove? Se ha detto che si è vestita piuttosto che spogliata al mare.

Carla.Magari perché è un po’…

Nonna.Frigida?

Andrea.Vi assicuro…

Carla.Comunque, per venire a noi, questa appassionata femminista sembra che non abbiatroppa voglia, nonostante il clima di lasciare l’Inghilterra e tanto meno ditornare con te, Andrea. Io trarrei le dovute conclusioni.

Nonna.È venuta mussulmana?

Carla.No, ma, si sono senz’altro raffreddati i rapporti, si coglieva benissimo daltono di voce e da quello che ha detto.

Nonna.Al telefono, da oltre la Manica te capisci che cosa pensa una persona, tantopiù dei giovani?

Carla. In ogni caso, le mussulmane anche giovanidevono coprirsi.

Nonna. Anche noi quando eravamo giovani: ti ricordiche a messa mettavamo sempre il velo in testa

Carla. Adesso non si usa più in chiesa.

Nonna.E neanche fuori. Quando andavo all’università della terza età d’inverno, che iosoffro l’otite, mettevo il foulard e mi dicevano che ero una araba.

Andrea.E tu le lasciavi dire?

Nonna.No, io una volta gli ho detto a una che era bionda come una svedese, a un' altra chea furia di tingersi i capelli e profumarsi se non gli veniva il cancro. Ma unanon può vestirsi e andare in giro come vuole?

Andrea.Ma in Francia, che è un paese laico, non si possono esibire simboli religiosi, nonsi può portare il velo a scuola e in ospedale.

Nonna.E biotti si può andare?… ah ci pensano poi i dottori.

Carla.Mamma tu butti tutto sullo scherzo, ma questa è una cosa seria. Pensa quellepovere donne cosa devono subire in casa, se fuori devono coprirsi anche icapelli e le gambe.

Nonna.Scusa, hai ragione, ma era così anche per le nostre nonne. Dagli tempo anche aloro e lasciale andare al mare. O vuoi che per via delle multe non le lascianopiù? Poi te critichi le giovani che vanno in giro troppo scoperte e adessoanche le arabe che vanno troppo coperte?

Carla.Ma non è per pudore è per religione, lo capisci mamma?

Nonna.Che religione hanno i nudisti?




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18 agosto 2016
vita familiare
Overshoot

(al cell)

Bruna. Pronto Andrea, ci sei?

Andrea. Sì, ciao Brunetta, ci sono eccome.

Bruna. E come va?

Andrea. Noi tutti bene.

Bruna. Tutti? Tu e la nonna?

Andrea. No, c’è anche mia mamma. Non so se te l’ho detto che le ho rotto… si è rotto il finestrino dell’auto, proprio dalla parte del guidatore e, sai lei già non è una gran guidatrice, non riesce a tornare su al lago. I meccanici sono tutti in ferie.

Bruna. Chissà tuo papà

Andrea. No lui si arrangia con qualche operaia.

Bruna. Lo immagino.

Andrea. E tu, lassù?

Bruna. In questi giorni non ho fatto niente, domani proverò ancora a Londra. Anche qui sono in ferie.

Andrea. Allora cosa ti fermi a fare?

Bruna. Ormai sono qui. Pensavo una cosa in questi giorni. Sai quest’anno l’overshoot day…

Andrea. Mi rinfreschi la memoria…

Bruna. When we began to use more from nature than Earth can renew in the whole year.

Andrea. E sì, ho capito: abbiamo già esaurito le nostre risorse di quest’anno. Giusto?

Bruna. Comunque quest’anno è stato l’8 agosto, ci pensi?

Andrea. Ormai…

Bruna. Come ormai?

Andrea. Non possiamo pensare a noi piuttosto che alla Terra.

Bruna. Appunto è da ancora prima d’agosto che abbiamo esaurito anche noi…

Andrea. Cosa?

Bruna. Ciao, devo andare.

(riattacca, dopo un attimo richiama Andrea)

Andrea. Mi ha sbattuto giù il telefono?

Bruna. Caso mai ho chiuso la comunicazione. Poi non si sentiva bene.

Andrea. C’è incomunicabilità tra di noi?

Bruna. Si vede…

Andrea. O si sente?

Bruna. Casomai non si sente.

Andrea. Fai i giochetti di parole come mia nonna? Dopo un po’ cominciano a stufare.

Bruna. Certo che se non era per lei…

Andrea. Allora staresti con me per la nonna?

Bruna. Ma no, cosa dici?

Andrea. Va be’, perché a letto mica c’è lei e non solo…

Bruna. Va be’ anche per me, ma non c’è mica solo il sesso.

Andrea. Niente sesso siamo inglesi?

Bruna. Infatti qui in Inghilterra…

Andrea. Allora torna in Italia, pecorina…

Bruna. Ti avevo già detto una volta di non chiamarmi così.

Andrea. Preferisci porcellina?

Bruna. Adesso metto giù veramente.

Andrea. No scusa, sono io il maiale… Hai notato la parole? Mai con l’ale?

Bruna. Ecco che rispunta la nonna…

Andrea. Noi non dobbiamo rinunciare mai alle ali, dobbiamo fare progetti per il futuro, ma ambiziosi e raggiungerli.

Bruna. Tipo?

Andrea. Dobbiamo discuterne assieme, a quattrocchi, non al telefono, o no?

Bruna. Guarda che ti prendo in parola.

Andrea. Word!




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17 agosto 2016
vita familiare
Rottamazione

(ferragosto, al telefono)

Carla. Pronto Cristiano, sono Carla.

Cristiano. Era ora che ti facevi sentire. E quando vieni a casa?

Carla. Purtroppo ho un problema…

Cristiano. Quella croce di tua mamma… quando aspetti a metterla in un ricovero?

Carla. No, non è per lei, per ora. Sai la macchina.

Cristiano. Non me l’hai mica sfregiata?

Cara. No lasciami parlare. È tornato a casa Andrea e non volevi lasciargliela usare?

Cristiano. Ho capito me l’ha bollata lui. Ma non c’ha la sua che mi è costata un occhio?

Carla. Vedi che non mi lasci spiegare? Poi la macchina non è più troppo nuova.

Cristiano. Sì adesso rottamiamo tutto…

Carla. Anche il tuo Renzi?

Cristiano. Non piaceva anche a te?

Carla. In un primo tempo… E il nostro matrimonio?

Cristiano. Come?

Carla. Niente niente. Comunque dico che non è più troppo nuova la tua auto perché Andrea abbassando il finestrino non è più riuscito a farlo risalire e si è bloccato giù.

Cristiano. E non potevi andare dal nostro meccanico?

Carla. L’evasore che non dà mai la ricevuta?

Cristiano. E già che magari potevamo scaricarla dall’IVA dell’azienda. Ma la mia macchina non è registrata come aziendale. Dovrò farlo.

Carla. Comunque sia lui che altri sono chiusi. Sai attorno a ferragosto. A proposito ti ricordi che oggi sarebbe il nostro anniversario e io non posso venire con il finestrino completamente abbassato.

Cristiano. Ma è dalla parte del guidatore, se no, quasi quasi... Va be’ mi arrangerò per qualche giorno.

Carla. E per il mangiare?

Cristiano. E questi giorni? Mi sono premunito. Viene un’operaia, al mattino, le ore che non fa in fabbrica le fa in casa.

Carla. Non farle fare lo straordinario… e poi non sono in ferie e la fabbrica chiude?

Cristiano. L’altroieri appunto e solo una settimana.

Carla. E come fai allora?

Cristiano. Farò lo scapolone. Agosto moglie mia non ti conosco…

Carla. Neppure per l’anniversario?

Cristiano. Ne abbiamo già festeggiati tanti… Certo anche noi sposarci a ferragosto.  Vorrà dire che rimanderemo a quando riaprono i meccanici.

Carla. Allora proprio non ci vediamo?

Cristiano. Ma sì, appena possibile. A presto, un bacione, ciao

(al cell)

Andrea. Pronto Bruna?

Bruna. Sì, ciao, come stai?

Andrea. Io benino e tu?

Bruna. Io sono tornata dai nonni, ma starò poco perché c’è qui mio fratello e la moglie, come ben sai…

Andrea. Allora torna a casa.

Bruna. No, tornano loro dopodomani, per cui…

Andrea. Sì, ma allora cosa fai ancora lì?

Bruna. No, devo ancora esplorare a Londra, prima di rassegnarmi…

Andrea. A cosa? All’Italia?

Bruna. E sì!

Andrea. E agli italiani?

Bruna. Sono anch’io italiana. A proposito come vanno gli italiani all’olimpiade, che qui fanno vedere solo gli inglesi.

Andrea. Perché guardi lo sport?

Bruna. Ma sai mio nonno, poi il ciclismo, dove vinciamo tutto noi…

Andrea. Inglesi?

Bruna. Sì, scusa, loro. E cosa fai?

Andrea. Mi consolo con Olimpia.

Bruna. Con chi?

Andrea. Con lo sport. Ma devo smettere, porto sfiga, tutte le gare che guardo gli italiani perdono, magari la favorita contro un esordiente, in testa a un punto dal successo poi perdono, medaglie di legno…

Bruna. Di legno?

Andrea. Sì quarti posti, senza neanche la medaglia di bronzo.

Bruna. Allora va male per l’Italia?

Andrea. Specie per gli italiani, che non hanno carattere, perdono anche quando sono favoriti, si fanno condizionare, si emozionano…

Bruna. Sì, ma le italiane?

Andrea. Lo stesso. Bisognerà rottamare un po’ tutto.    

Bruna. Anche noi?

Andrea. Magari basta resettare, o no?

Bruna. Ne parliamo in Italia. Ciao.

Andrea. Ciao, ci rese… risentiamo presto.




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12 agosto 2016
Scolatesta

(a casa)

Carla. O mamma! Scusate, ho scolato la pasta direttamente nel lavandino. Non ho preso il colapasta, non so cosa mi ha preso.

Andrea. Fa niente, mamma, raccoglila tanto è pulito. Tu sei maniaca del pulito.

Carla. È no non è igienico, buttiamola.

Nonna. No, faccio io, prendo il sopra, vorrà dire che ne mangiamo meno. Sa faccio io, te siediti e stai tranquilla, che non sei a casa tua.

Carla. Sì che è casa mia, sono io che non sono nel mio.

Nonna. Certo che è un problema: avere l’alzheimer una, l’altra gli può star dietro, ma averla tra tutte e due.

Carla. Perché avrei l’alzheimer secondo te?

Nonna. Ma tra un dieci anni non so se riesco ancora a curarti.

Carla. Perché adesso mi curi? E poi tu tra dieci anni avrei quasi cent’anni.

Andrea. Non aspettiamo cent’anni a raccogliere la pasta, se a voi fa schifo,

io la mangio lo stesso…

Nonna. Eccotela qui servita, signorino, e te Carla?

Carla. No io non la mangio.

Nonna. Come sei smorfiosa.

Carla. Schizzinosa… no non la voglio. Dalla all’Andrea. Non la voglio ho perso la fame.

Nonna. Ma su dai, scherzavo prima. Sei ancora una bella donna e sveglia che chissà quanti uomini ti vorrebbero.

Andrea. A proposito mamma, domani è il vostro anniversario. Viene il papà?

Carla. Oh mi ero completamente dimenticata. Allora comincio  davvero ad avere l’alzheimer.

Nonna. E lui?

Carla. Lui chi e cosa?

Nonna. Tuo marito si è ricordato?

Carla. Vediamo domani, ma penso di no.

Andrea. Prova a telefonargli mamma.

Carla. No, se non si ricorda lui, lasciamolo stare. Se no sembra che lo vuoi obbligare a venire.

Nonna. Vedi che non ce l’hai l’alzheimer.

Carla. E la Bruna ha telefonato? Quand’è che viene a casa?

Nonna. E quale casa?

Carla. Ah allora è vero che non convivete più.

Andrea. Ma se abbiamo appena convissuto in Inghilterra dai suoi nonni.

Nonna. E allora poteva convissuere anche dalla nonna in Italia.

Carla. Adesso parli in latino, mamma? Convissuere?

Nonna. No Alzheimer dev’essere tedesco.

Carla. Allora Andrea, Bruna?

Andrea. Adesso ci sono le feste. Lei è là e io mi guardo le olimpiadi.

Nonna. Sempre sdraiato sul divano.

Andrea. Va bene, andrò in giro a vedere se c’è a casa ancora qualche bella ragazza.

Nonna. No per carità, guardale alla televisione le ragazze. C’hanno tutte su il bikini.

Carla. Addirittura.

Andrea. No il top e i calzoncini. Mamma, se preferisci le mussulmane corrono coi calzoni lunghi e il velo.

Carla. Ma da quello che ho visto i calzoncini sembrano più mutandine.

Andrea. Va bene, guarderò le mutandine in televisione in attesa di… Così mi tengo buona la nonna e la mamma.

Nonna. A me tienimi pure cattiva. Che invece tua mamma è buona a tenerci qui tutti. Vorrà dire che se gli viene l’alzhemier…




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8 agosto 2016
L'attesa è la sola passione

(a casa)

Nonna. Oh! tutti riuniti in famiglia.

Carla. Manca mio marito.

Nonna. Lui è mica sangue… cioè non ci ha mica i nostri geni… a parte che se parliamo di geni…

Andrea. Allora manca anche la Bruna.

Nonna. Anche lì di geni… beh forse lei…

Carla. Allora Andrea mi spieghi bene come sono i vostri rapporti. E per favore non accennare neppure a quelli sessuali.

Nonna. Che lei è vergine…

Carla. Mamma!

Andrea. E cosa vuoi sapere, mamma?

Carla. Per esempio perché se lei è restata là, tu sei tornato, che sei ancora in ferie?

Andrea. Te lo spiego subito. Primo, come vi ho detto Bruna è andata a Londra da delle compagne, che mica potevano ospitare anche me. E lì dai nonni arrivava suo fratello con la moglie, quell’antipatica. Erano anni che non andavano a trovarli, proprio una settimana che ci siamo noi devono arrivare.

Nonna. L’avranno fatta apposta.

Carla. Mamma, tu devi sempre pensar male. È periodo di ferie e ci sono delle coincidenze.

Nonna. Voi rompete il vetro della macchina quando i meccanici sono chiusi.

Carla. Non farmici pensare che non l’ho ancora detto a Cristiano. Chissà come farà su da solo.

Nonna. Troverà qualche donna che gli fa i mestieri e tutto.

Carla. Cosa vuoi insinuare?

Nonna. No, ma sai le coincidenze… a volte.

Carla. A volte non so se biasimarti per la tua insolenza o compiacermi che nonostante il progredire degli anni…

Nonna. E io sono abbastanza progressista…

Andrea. Vorrai dire progredita, nonna.

Carla. No, neppure quello, lei è una sfacciata e basta. Comunque così non hai lasciato finire di spiegare all’Andrea.

Andrea. No ho finito.

Carla. Sì, va bene per l’Inghilterra.

Nonna. La Brexit…

Carla. Cosa c’entra?

Nonna. Non è uscito?

Carla. Ma per l’Italia? Tornerà qui con te oppure no?

Nonna. Quello interessa anche me.

Carla. Ah se non viene più qui, cara mamma, devi rassegnarti.

Nonna. Cara figlia, io il ricoverexit l’ho già fatto e non si torna indietro.

Carla. E già, se cadessi, se diventassi non autosufficiente?

Nonna. Finché non vengo deficiente, che allora poteva fare quello che volete, lasciatemi qui.

Andrea. Comunque vedrete che la Bruna ritorna.

Carla. Ma sei sicuro o cosa?

Andrea. Sì, solo che vede, prima dell’inizio delle scuole, se trova qualcosa là.

Carla. Figurati adesso, tutti stanno scappando dall’Inghilterra, se lei trova.

Nonna. Magari andando via tutti lasciano qualche posticino.

Carla. Sì, ma ho letto che la finanza, la borsa, la ricerca stanno lasciando.

Nonna. Ma magari per la ricerca ricercano qualche ricercatore.

Carla. Voglio proprio vedere. Ma non è che mi interessa, voglio vedere se torna qui o no.

Nonna. Magari stare un po’ lontani gli fa bene ai nostri due ragazzi.

Carla. Lontan dagli occhi…

Nonna. No. L’attesa è la sola passione…

Carla. Che stai dicendo mamma?

Nonna. Cerco di ricordarmi, ma è già tanto se mi vengono in mente due versi, una poesia che ci avevano fatto leggere all’università della terza età…

Andrea. Vai avanti, passionaria…

Nonna. Allora: l’attesa è la sola passione

sopra l’orlo del piatto l’accantono                                                         

come il goloso fa col boccone migliore

… e poi… poi non mi ricordo… so che a un certo punto diceva…

l’attesa è la sola passione

che faccia vivere e resistere,

soltanto aspettative

ci sono, nutrite di amorose

contese o di perdoni.                                                            




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6 agosto 2016
vita familiare
Sul serio

Carla. Mamma sono io.

Nonna. O brava, guarda che però l’Andrea non è ancora venuto a casa. Non so se domani o quando.

Carla. No è qui con me, sta scaricando i bagagli dalla macchina.

Nonna. Oh Signore! Ma è venuto da te al lago, al posto di andare dalla Bruna in Inghilterra?

Carla. No, mi aveva telefonato che arrivava  a Orio al Serio e cosa mi è saltato in mente? Dato che avevo deciso di venire da te, sono passato a prenderlo.

Nonna. Sul Serio?

Carla. Te l’ho appena detto.

Nonna. No hanno fatto un aeroporto lì sul fiume?

Carla. E sull’autostrada, tant’è vero che ieri notte un aereo atterrando è finito su una strada. E tutti i voli erano in ritardo.

Nonna. Poverina, hai dovuto aspettare tanto?

Carla. Non è quello, ma quanto mi hanno preso al parcheggio, che se lo sapesse mio marito. Non glielo dire che sono andata a prendere l’Andrea.

Nonna. No, io non parlo con lui… di cose vostre.

Carla. E non è finita qui la sfi… sfortuna. Andrea ha voluto guidare lui al ritorno.

Nonna. Meno male, no?

Carla. Sì, ci facevo conto anch’io: se arrivo – mi dicevo – poi ci pensa lui.

Nonna. Sul serio?

Carla. Sì, te l’ho già detto a Orio al Serio.

Nonna. Sì ho capito, ma allora ha guidato male?

Carla. No, meglio di me di sicuro, solo che sai che a me dà fastidio l'aria condizionata, allora lui ha continuato ad alzare e abbassare il finestrino, fino a che si è bloccato.

Nonna. E hai dovuto accenderla l’aria, che non vi entrava più.

Carla. No giù, e ne entrava troppa. Adesso lui gli verrà un reumatismo alla spalla o un torcicollo come minimo. Io, meno male, che avevo un foulard e me lo sono messo in testa, ma anche andando piano…

Nonna. Allora vado subito a lasciargli andar giù l’acqua per fare un bagno caldo. È l’unica.

Carla. Solo che adesso saranno tutti in ferie i meccanici, come faccio andare a casa?

Nonna. Domani proviamo a telefonare, adesso ti faccio anche a te qualcosa di caldo?

Carla. E meno male che nella sfortuna non abbiamo preso la pioggia, ma oggi che freddo.

Nonna. Nella sfortuna… adesso sei obbligata a stare qui fino a che riaprono le officine.

Andrea. Ciao, nonna, ti ha raccontato l’avventura la mamma…

Nonna. Sì meno male che nella sfortuna si è rotto il finestrino della macchina e non quello dell’aereo.

Andrea. Dai nonna, volevi vedermi congelato. A parte che in Galles mi sembrava d’essere d’autunno. Viaggiavamo sui 15 gradi.

Nonna. E qui?

Andrea. Forse qualche grado in più, nonostante tutto.

Nonna. Allora lassù non vi siete… riscaldati?

Carla. Appunto, non ne abbiamo parlato in macchina con quel casino. Avete raffreddati i rapporti?

Andrea. No i nostri rapporti…-quando ci sono- sono sempre abbastanza caldi.

Carla. Sul serio. E allora perché saresti già tornato?

Andrea. Perché Bruna è andata a Londra. Lì prova a vedere se un professore del laboratorio dove ha fatto praticantato vuole farle da mentoring.

Nonna. E che cosa fanno con la menta?

Andrea. Nonna! Mentoring da mentore non da menta. In inglese molte parole finiscono in ing per indicare alcune cose, non so se lo sai…

Nonna. Lo so, per esempio il ring per i pugilatori, lo smoking per gli elegantoni…

Andrea. No, non solo cose, ma anche attività, come killing per uccidere, canoying per scendere le rapide con la canoa, baking per cucinare…

Nonna. Allora guarda che per ricominciare a fare nonning ho preparato il bagning, ma sul serio, cioè di là se sai ancora la strada, figliol proding, te e tua mamma.




permalink | inviato da steatrando il 6/8/2016 alle 13:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
5 agosto 2016
CULTURA
Dialogo del sultano e dell’ortolano

Sultano. Ehi tu, ortolano, li vendi cari i tuoi ortaggi, sono almeno buoni?

Ortolano. Li provi, sua eccellenza, e poi giudichi il mio prezzo.

Sultano. Sì, sono passabili, anche se troppo cari... E la tua fede è buona?        

Ortolano. Passabile, credo.

Sultano.  E di che religione sei, adesso?

Ortolano. Dato che sono anziano, come ben ha visto, quando la nostra piccola isola apparteneva ai greci, mi ricordo che mi facevano pregare Dio in ginocchio, le mani giunte e mi proibivano mangiare carne in quaresima. Poi è venuto il generale che mi ha permesso di pregare come e chi volevo.  Da qualche anno sento gridare Allah illa Allah a perdi fiato. Io non so più bene quel che sono: amo Dio con tutto il cuore, e vendo i miei ortaggi a un prezzo molto ragionevole. E sono al vostro più completo servizio.

Sultano. Dicono che hai anche una figlia graziosa.

Ortolano. Sì , sultano, ma lei non è al vostro servizio.

Sultano. E perché mai, straccione?

Ortolano. Perché sono un uomo devoto ma non un servo; e la mia libertà mi permette di vendere i miei fichi, ma non mia figlia.

Sultano. E per quale legge non ti è permesso di vendere anche quel frutto al tuo sultano?

Ortolano. Per la legge di tutte le donne e di tutti gli uomini liberi; l'onore di mia figlia non è mio: appartiene a lei e non è una merce.

Sultano. Tu non sei dunque fedele al tuo sultano?

Ortolano. Fedelissimo nelle cose giuste, finché sarete il mio presidente.

Sultano. Ma se qualche generale facesse una cospirazione contro di me, e ti ordinasse di prendervi parte, non saresti così devoto da ubbidirgli?

Ortolano. Io? Niente affatto. Me ne guarderei bene.

Sultano. E perché rifiuteresti di obbedire al generale in una così bella occasione?

Ortolano. Perché ho giurato obbedienza a voi.

Sultano. Ne sono contento. Ma se per disgrazia i generali mi cacciassero, mi saresti ancora fedele?

Ortolano. Eh, come potrei restarvi fedele, se voi non foste più il mio sultano?

Sultano. E il giuramento che mi hai fatto, che fine farebbe?

Ortolano. Quella dei miei fichi, che non vi servirebbero più. Non è forse vero, con tutto il rispetto, che se voi foste morto, nel momento in cui parlo, non vi sarei più obbligato?

Sultano. Quest'ipotesi è incivile, se mi uccidessero dovreste ribellarvi.

Ortolano. Ebbene, se veniste scacciato, è come se foste morto; perché avreste un successore. Sarebbe come se, non potendo più mangiare i miei fichi, voleste impedirmi di venderli ad altri.

Sultano. Ragioni da insolente; chi credi di essere?


Ortolano.
Essere un buon marito, un buon padre, un buon vicino, un buon suddito e un buon ortolano. Non vado più in lì, e spero che Dio mi userà misericordia.

Sultano. E credi che Dio userà misericordia anche a me, che sono il tuo governatore?

Ortolano. E come volete che lo sappia? Sta forse a me indovinare come Dio si comporta con i sultani? È una faccenda tra voi e lui, e io non me ne immischio certo. Tutto quel che penso è che, se voi siete un buon sultano come io sono un buon ortolano, Dio vi tratterà molto bene. Se invece distruggerete tutto quello che non vi piace nel vostro giardino, e considererete erbacce la metà dei vostri sudditi, Dio non avrà misericordia.

Sultano. Per Maometto! Questo idolatra è molto pericoloso. Guardie, arrestatelo.

(Liberamente tratto dal

CATECHISMO DEL GIARDINIERE, OVVERO DIALOGO DEL PASCIÀ TUCTAN E DEL GIARDINIERE KARPOS,

di Voltaire)




permalink | inviato da steatrando il 5/8/2016 alle 14:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
2 agosto 2016
vita familiare
A terra

(al telefono)

Carla. Pronto mamma, non sono riuscita a venire né ieri né oggi.

Nonna. Non sta lì a venire neanche domani, che io mi arrangio da per me.

Carla. Perché Andrea è già partito?

Nonna. Sì stamattina presto che ha avuto la malpensata di andare a prendere l’aereo fino alla Malpensa.

Carla. Perché non c’era un volo per Londra da Linate?

Nonna. E che ne so io. Poi forse lui ha preso un poco cost che vola fino lì in quel posto.. com’è che si chiama che fanno anche i cartoncini… Cartol, non è quello lì vicino al Gallias?

Carla. Gallias? Parli mica di Bristol?

Nonna. E io cos’ho detto?

Carla. E adesso come sta, dov’è?

Nonna. È a terra.

Carla. Perché lei non lo vuole più?

Nonna. No, perché mi ha appena telefonato che è atterrato; lei, non so se guida lei che lì vanno a sinistra, ma vanno a prenderlo con la macchina. Perché lì non è ancora Gallia è ancora Inghilterra e loro stanno in Gallia.

Carla. Galles, benedetta donna! Allora è andato davvero dai nonni di lei.

Nonna. Sì ma c’è anche lei.

Carla. Lo credo bene, se no cosa ci andava a fare.

Nonna. Però li tengono in stanze separate, che loro sono all’antica.

Carla. Non come te.

Nonna. Io sono antica anch’io, ma sono anche moderna.

Carla. E se ci scappava un figlio prima del matrimonio?

Nonna. Magari! Intanto ci sono 9 mesi di tempo per aggiustare le cose, non so se ti ricordi con l’Andrea? poi vuoi mettere una nascita rispetto a un aborto.

Carla. Non me ne parlare, che evitare quello della tua ucraina non so cosa mi è costato.

Nonna. A me forse di più, ma vuoi mettere la compagnia e tutto, la bambina, la sorella…

Carla. A proposito, passata la festa gabbato lo santo…

Nonna. No, di festa non ne abbiamo ancora fatta. Magari quando vengono a casa, che hanno fatto i santarelli.

Carla. Mamma, capisci sempre Roma per Toma. Dicevo che le tue belle ucraine non si sono più fatte vedere dopo tutto quello che abbiamo fatto per loro.

Nonna. Primo: caso mai ho fatto io, secondo la sorellina, la Vassi, è qui con me, che te invece…

Carla. Ah sì? Non mi avevi detto niente. Ma dorme lì da te?

Nonna. Adesso ce lo chiedo... No che domani c’ha un corsa, che lei non va alle olimpiadi e neanche la sorella, ma magari quelle che verranno, che non so neanche dove sono.

Carla. Che poi come russe non le avrebbe fatte gareggiare. Ah già che loro sono ucraine anche se non filo occidentali.

Nonna. Non lo so se lì lo adoperano il filo interdentale, ma magari lo conoscevano prima di noi. Prima di me sicuro, che l’ho imparato che saranno neanche 10 anni.

Carla. Lasciamo perdere, che proprio non capisci. Comunque ho capito che non c’è da far conto sulle straniere. Vengo io a casa, appena posso però.

Nonna. Lasciamo perdere, che proprio non capisci. Comunque ho capito che non c’è da far conto sulle figlie… italiane.

 




permalink | inviato da steatrando il 2/8/2016 alle 18:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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