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scenette per giovani teatrandi, scaricabili, adattabili e impagabili
Rumors (voci)
post pubblicato in Diario, il 16 maggio 2012

(a casa della nonna Bruna)

Bruna. Nonna, nonnina Franca, sono Bruna.

Nonna. Entra, sei venuta subito, ci siamo appena sentite ieri.

Bruna. Ho saputo delle cose e devo chiederti se è vero.

Nonna. Io non so niente, chiusa qui in casa, sai che non sono ancora uscita da quando sono tornata dall’ospedale? ma da domani provo, me l’ha detto il fisioterapista...

Bruna. È un figo?

Nonna. Che cosa vai a pensare? Avrà già 50 anni ed è tutto pelato e poi io ho altro da pensare. Comunque è bravo e domani mi fa fare anche la scala.

Bruna. Tanto nel tuo condominio c’è l’ascensore.

Nonna. Bisogna sempre esser pronti anche alla strada più difficile e più lunga, non si sa mai. Se vado in posta o in banca e ci sono gli scalini...

Bruna. Io sono guarita subito e vado già in giro in bicicletta.

Nonna. No, io sono più per i tempi lunghi, ho provato a lasciare il girello da una settimana – a proposito puoi riprenderlo e grazie – e adesso vado con una sola stampella. Ma tu sta’ attenta: andare già in bici con quello che ti è successo!

Bruna. Qui la vita gira in fretta, bisogna muoversi se no ti lasciano indietro.

Nonna. Chi? non capisco cosa vuoi dire.

Bruna. Parlo di tuo nipote e di quell’altra. Sono solo rumors, non so se crederci, e volevo appunto chiederlo a te.

Nonna. Non so che cosa dici: rumori?

Bruna. No scusa, è un modo di dire per ... come si dice: voci.

Nonna. Le voci lasciale sentire a noi vecchi, che abbiamo l’arteriosclerosi.

Bruna. Mi fai ridere nonnina. Non le voci dei fantasmi ma i pettegolezzi, il gossip.

Nonna. Ci risiamo, non vi capisco voi giovani. Comunque che cosa vuoi sapere da una povera vecchia reclusa?

Bruna. Ho saputo da una mia amica che è conoscente della famiglia della Clara che adesso fanno laureare l’Andrea e poi li fanno sposare. Possibile?

Nonna. Che l’Andrea si laurei o che si sposi?

Bruna. Che si sposi mi preoccupa.

Nonna. Io invece sono contenta che si laurei, speriamo non in Albania.

Bruna. Allora tu non sai niente, possibile?

Nonna. No, sei tu che me lo dici, ma proverò a sentire mia figlia. A dir la verità gliel’avevo detto anch’io di laurearsi, ma non per sposarsi, per poter decidere più tranquillamente.

Bruna. Speriamo che non ce la faccia.

Nonna. A laurearsi o a sposarsi?

Bruna. Tutt’e due le cose.

Nonna. Ma ragiona, se si laurea va meglio anche per te, se decidesse di sceglierti.

Bruna. No meglio precario che sistemato, tanto so che poi suo padre lo mette a posto.

Nonna. Sì ma mio genero ha una cartiera, cosa se ne fa di un ingegnere?

Bruna. E poi di tre anni...

Nonna. Come?

Bruna. Sì con la laurea triennale, sai di sicuro che adesso ci sono due lauree, quella magistrale e quella triennale.

Nonna. E tu quale fai?

Bruna. Tutt’e due spero, ma adesso sto finendo la triennale.

Nonna. Allora sbrigati, se mai dovessi sposarti.

Bruna. Sì e me chi mi sistema?

Nonna. È vero, se non hai qualche diavolo...

Bruna. Quale diavolo?

Nonna. No dovevo dire “santo”... in paradiso, ma pensando a mio genero...

Bruna. Già hai un genero... stronzo, se lo posso dire, vuoi avere anche una nipote?

Nonna. A me non mi sentono, e poi sei tu che senti le voci, non io.

Bruna. E allora non puoi far niente?

Nonna. C’è la libertà, se uno si vuole condannare per la vita: io ho già avuto mia figlia.

Bruna. Perché cosa ha fatto tua figlia?

Nonna. te lo racconterò un’altra volta.... se ci imparentiamo.

Bruna. Ma Andrea sarebbe infelice con quell’altra.

Nonna. Senti non spacchiamoci la testa contro il muro prima del tempo, che se no altrochè le voci, vediamo anche le stelle. Fammi pensare e vedrò di fare quello che posso.

Bruna. E io cosa posso fare?

Nonna. Abituati ad affrontare le scale, al posto dell’ascensore... e a capire le menti al posto che dare ascolto alle voci...

 

(a casa della nonna sua figlia)

Figlia. Mamma, come mai hai voluto vedermi oggi, sarei venuta domani? Stai male, sei caduta ancora?

Nonna No, che cosa vai a dire Carla?

Figlia. Allora è per l’Andrea? Non sei contenta dei pasticci che hai già combinato?

Nonna. Io? Ma che cosa ho fatto? Piuttosto i suoi della ragazza, lei e tuo figlio. Io che cosa c’entro?

Figlia. L’hai fatto conoscere tu o no l’altra smorfiosetta?

Nonna. A parte che mi sembra più smorfiosa la prima, ma non tocca a me giudicare. E sono stata io a farli... andare a letto, cioè non proprio a letto...?

Figlia. Cosa dici, non è che ti sta venendo un po’ di arterioclerosi?

Nonna. Quella ce l’ho da un bel po’, non te ne sei accorta? Pensa che ieri ho messo via le calze di nylon e ho tirato fuori i calzini di cotone, e sai che vado a letto con quelli. Mi sono alzata e mi sembrava di averli persi dormendo e li ho cercati tra le lenzuola, giù dal letto, dappertutto

Figlia. E dov’erano?

Nonna. Li avevo su. Vedi che arterio e prima ancora di cadere non sai che cosa avevo fatto.

Figlia. Me lo racconti un’altra volta che tra un attimo viene a casa Cristiano e non vuole che venga a trovarti.

Nonna. Non solo all’Andrea anche a te proibisce di venire? Ma sa che sono caduta... forse cadente?

Figlia. Infatti vengo quando lui è al lavoro.

Nonna. Allora vai, tornatene da tuo marito e arrangiatevi, che io mi arrangio da sola.

Figlia. Su non fare la bambina, e con la spesa come fai?

Nonna. Da domani posso uscire, me l’ha detto il fisioterapista.

Figlia. Senti, io vengo lo stesso, se mi vuoi. Allora cosa c’è ancora sull’Andrea? dimmelo tanto l’ho capito che è qualcosa su di lui.

Nonna. No, sono solo rumori...

Figlia. Cosa?

Nonna. Sì, voci, come dicono al giorno d’oggi? Dicono che volete far finire l’università all’Andrea.

Figlia. E non sei contenta? è già due anni fuori corso.

Nonna. Forse dovevate fargli scegliere un’altra facoltà.

Figlia. Sì lui voleva fare filosofia, te l’immagini? E poi che lavoro trovava?

Nonna. Forse gli serviva di più, tanto il lavoro non ce l’ha gia?

Figlia. E’ solo per questo?

Nonna. No, questo mi va bene, è che voci che girano dicono che appena dopo lo fate sposare.

Figlia. Chi lo dice, quali voci?

Nonna. Ma una mia amica che ha una sua amica che conosce la famiglia della Clara.

Figlia. Sì il nipote della nonna del padre del figlio...

Nonna. Non andare a cercare il peccatore, il peccato lo confessi?

Figlia. Io non so niente. Voglio che si laurei ma poi faccia quello che vuole. Se c’era di mezzo il bambino era un’altra cosa.

Nonna. Come per te, e forse non è stata la scelta giusta sposarti col Cristiano.

Figlia. Ma se anche tu non volevi che abortissi.

Nonna. Sicuro, pensa se non avevi l’Andrea? Ti immagini la vita senza di lui.

Figlia. Sì senza di lui non saprei... anche se ha le idee di suo padre è l’unica mia consolazione, senza di lui forse mi sarei divisa.

Nonna. A parte che fai ancora in tempo, qui a casa mia c’è ancora posto.

Figlia. Sì dalla padella... no scusa, sono ingiusta, a casa con te e il povero papà sono sempre stata felice.

Nonna. Ma da sposata?

Figlia. Ormai è passato tanto tempo, sarebbe ridicolo dividersi dopo 25 anni. Quest’anno facciamo le nozze d’argento e Cristiano ha detto che ci porta in crociera tutti e quattro.

Nonna. Ho capito chi è il quarto, la quarta. Allora è deciso?

Figlia. Non so, combina tutto Cristiano, è stato dalla famiglia di lei e non so cosa si sono detti.

Nonna. Ma l’Andrea non è anche figlio tuo?

Figlia. Guarda che ho dovuto lottare, non ti dico quanto, per farlo continuare a studiare. Mio marito voleva farlo entrare subito in fabbrica... a fare il sorvegliante di notte.

Nonna. Va bene che i giovani devono adattarsi, fare la gavetta, ma mi sembra una contraddizione, ti assumo nella ditta di famiglia perchè sei mio figlio ma ti umilio facendoti fare il lavoro degli stranieri.

Figlia. Sì doveva fare i turni con due albanesi.

Nonna. Allora tanto vale che vada in America, e faccia davvero lo straniero, così almeno impara la lingua... e ad arrangiarsi.

Figlia. Comunque io cosa posso fare di più?

Nonna. Pensaci, vuoi che l’Andrea si sposi per forza?

Figlia. No, se può, no.

Nonna. Allora fallo laureare ma lascialo decidere da solo.

Figlia. Anche tu.

Nonna. Anche tuo marito.

 


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Dopo la tempesta, prima dell'arcobaleno
post pubblicato in Diario, il 14 maggio 2012

(al telefono la nonna)

Nonna. Andrea, è un po’ che non ti sento, come stai e la tua morosa?

Nipote. Quale?

Nonna. E già, devo chiarire, dicevo della Claretta, si è ripresa, come sta?

Nipote. Non è che l’ho più vista dopo l’ospedale. L’hanno mandata al mare…

Nonna. Tuo padre?

Nipote. Che cosa dici? Non sento bene.

Nonna. No scusa, e la Bruna?

Nipote. Non me la fanno più vedere.

Nonna. Ma sentire, la senti?

Nipote. Non me la fanno più sentire.

Nonna. Neanche al telefono? Non te la passano? Ma lei ti ha cercato?

Nipote. Un paio di volte e poi basta.

Nonna. Magari ti ha cercato sul telefonino.

Nipote. Non può. Ho cambiato il numero del cellulare.

Nonna. Tu o te l’hanno fatto cambiare? Ma puoi sempre chiamarla tu.

Nipote. Non so se farlo. Se mi cerca ancora…magari.

Nonna. Magari ti ha cercato.

Nipote. Comunque adesso devo pensare a Clara.

Nonna. Sì stalle vicino e cerca di fare qualcosa per lei.

Nipote. E cosa posso fare ormai?

Nonna. Laurearti e cercarti un lavoro, così, se decidi, puoi sposarti.

Nipote. Sì laurea… lavoro, forse più il secondo che la prima, ma matrimonio non so. Anche tu vuoi che la sposi come i miei?

Nonna. No, non sono come i tuoi, dovresti saperlo, fai quello che vuoi. Mi preoccupo di quella povera ragazza.

Nipote. Ma se non ti piaceva.

Nonna. Ma a te sì.

Nipote. Non sono più sicuro.

Nonna. Però ci sei andato a letto…

Nipote. Non fare la moralista nonna, oggigiorno lo fanno tutti.

Nonna. Con due donne contemporaneamente, e senza preservativo?

Nipote. No, andavo solo con una alla volta e lo mettevo quasi sempre.

Nonna. Quasi quasi non rischiavi, quasi quasi ti andava bene.

Nipote. Senti se parli così riattacco. Stai bene e riguardati.

Nonna. Non mettere giù, scusa. Vieni a trovarmi, magari a cena, così, mentre mangiamo, parliamo con calma.

Nipote. Ma non tirarmi il trabocchetto di farmi trovare la Bruna.

Nonna. Poteva essere un’idea, ma così adesso…

Nipote. Ti ho prevenuto…

Nonna. Bravo, d’ora in poi ti conviene prevenire e non rincorrere più.

 

(al telefono Bruna)

Bruna. Nonna Franca, come stai? E il tuo bacino?

Nonna. Bene e il tuo come va, ti dà problemi?

Bruna. Lo sai che i miei problemi non sono fisici.

Nonna. Lo so, lo so bene, non son più giovane ma lo sono stata anch’io.

Bruna. È ovvio, ma noi siamo diversi da voi.

Nonna. Magari siamo passati dalle stesse vostre porte… strette.

Bruna. Perché anche tu Franca hai avuto un amore contrastato? I tuoi erano contrari?

Nonna. No, non i miei e anche se lo erano non li avrei ascoltati. È che il mio Angelo, dopo più di un anno di fidanzamento, ha perso la testa per una… un’altra.

Bruna. Come il mio Andrea.

Nonna. Direi il mio d'un Andrea, per me è il nipote ma per te? Prima forse un amante ma adesso?

Bruna. Mi paragoni alla tua rivale d’un tempo?

Nonna. Non lo so, quella là non l’ho mai conosciuta e te… ti conosco così poco.

Bruna. Come non l’hai mai conosciuta e allora come hai fatto?

Nonna. Se vieni a trovarmi te lo racconto.

Bruna. Ma vogliono che ti veda ancora?

Nonna. Brava, sei intelligente, hai intuito giusto, ma noi facciamo come vogliamo, no?

Bruna. Da donne moderne…

Nonna. Supermoderne!

Bruna. E allora nonna supermoderna quando posso venire… per aiutarti a scrivere la tua biografia?

Nonna. Verresti solo per me?

Bruna. No, è chiaro, devi consigliarmi.

Nonna. Prima devi chiarirti le idee da sola.

Bruna. Allora non mi fai venire? Sono in piena tempesta.

Nonna. No vieni pure… aspetta però quando si schiarisce un po’ e vedi l’arcobaleno.

 


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Genero-so
post pubblicato in Diario, il 13 maggio 2012

(a casa della nonna)

Genero. È permesso mamma?

Nonna. Vieni, entra Cristiano, da quando mi chiami mamma?

Genero. Perché non sei la mamma di Carla, mia moglie?

Nonna. Sì, sei mio genero ma non mi hai mai chiamato mamma, e neanche per nome, anzi di solito suocera.

Genero. Perché non sei mia suocera?

Nonna. Sì va bene, chiamami come vuoi. Allora perché hai voluto vedermi così in fretta?

Genero. In fretta? Ci hai messo una settimana a ricevermi, neanche fossi il presidente della Repubblica.

Nonna. Ero impegnata.

Genero. Coi funerali?

Nonna. Almeno così si rispettano i morti.

Genero. Non ti capisco, e non cerco neanche di capire. Allora ecco perché sono qui: tu hai fatto conoscere quella ragazzaccia all’Andrea.

Nonna. Guarda che era solo con me nella stanza dell’ospedale, che tu non sei mai venuto a trovarmi…

Genero. Se veniva sempre la Carla, e l’Andrea quasi tutti i giorni! Io non capivo il motivo di tanto amore, adesso lo so.

Nonna. Anche ammettendo che sia colpa mia, l’Andrea è grande, maggiorenne e vaccinato, fa tutto di testa sua.

Genero È inutile che ci giriamo attorno, dà ascolto più a te che a me, che a noi, i suoi genitori.

Nonna. Ma se non siamo mai andati d’accordo…

Genero. Forse in politica… con le tue idee… vorrei vedere, ma come affetto, non puoi negare che ce l’ha tanto con te.

Nonna. Almeno lui.

Genero. Comunque veniamo al sodo, che sono di fretta, tu devi fare il possibile, vedi che lo dico anch’io, il possibile per fargliela lasciare, perché… lo saprai anche tu…. ha messo incinta la sua fidanzata, la prima, la Clara.

Nonna. Nooo! Allora deve sposarla, sono d’accordo con voi.

Genero. Non dirmi che non lo sapevi?

Nonna. Sì qualcosa avevo intuito…

Genero. E allora perché hai detto: nooo?

Nonna. Perché non ci voleva, comunque deve fare in fretta che quella là...

Genero. La Clara?

Nonna. Mi pare di aver sentito, se ho capito bene, che vuole abortire. Voi siete due famiglie che state bene, trovate un posto a questi due giovani, una casa, e fateli sposare senza guardare troppo quello che hanno fatto.

Genero. Sì ma lui, l’Andrea non vuole sposarsi, ha in testa ancora quell’altra. Ma dovevi proprio fargli conoscere una puttanella? Magari è pure d’origine straniera… o meridionale…

Nonna. E quella di prima?

Genero. Lo sarà anche lei. Comunque se vuole abortire... se proprio lo vuole lei... forse, forse ci leva dagli impicci. Per carità poi li facciamo andare ancora assieme e sposare, ma a suo tempo.

Nonna. Ma tu non sei cristiano?

Genero. Cosa c’entra adesso?

Nonna. E non ti piacerebbe diventare nonno?

Genero. A suo tempo.

Nonna. E quella povera vita?

Genero. Ma se tu sei una comunista miscredente...

Nonna. Sai cosa vuol dire un aborto?

Genero. Sì: tutte le menate delle donne: gli ormoni. lo so, ma poi passa. Le pago io un mese di vacanze al mare a quella Clara. Tu però mi raccomando blocca l’altra, se no ce n’è anche per te.

Ciao vado, mi aspettano.

Nonna. Qualcuno forse non aspetta più, telefono subito all’Andrea.

 


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permalink | inviato da steatrando il 13/5/2012 alle 15:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sesso o amore?
post pubblicato in Diario, il 12 maggio 2012

(a casa della nonna)

Bruna. Permesso signora Franca, posso entrare?

Nonna. O ciao, sei tornata bruna, non solo di nome, ma mi dai del lei, mi chiami signora?

Bruna. No, è che devo parlarti.

Nonna. Della mia vita… da scrivere al computer?

Bruna. Non dell’Andrea.

Nonna. Io non so niente dei vostri affari.

Bruna. Saprai che andiamo assieme… andavamo.

Nonna. Potevi anche dirmelo, l’hai conosciuto per me, e sei qui quasi tutti i giorni, non so se per me o…

Bruna. Guarda che io Andrea lo vedo quando voglio.

Nonna. E allora vedilo e non dirmi e non chiedermi niente.

Bruna. Non arrabbiarti, nonnina, posso chiamarti così? Non so cosa gli è successo, non è più quello di prima.

Nonna. L’avrai cambiato tu.

Bruna. Sì, in parte, pensa che si è iscritto alla nostra associazione “Amici in bici” e alla domenica non prende più la macchina e, io e lui, facciamo dei bei giri in campagna.

Nonna. Dove in camporella?

Bruna. Ma cosa dici Franca?

Nonna. E tu cosa fai Bruna?

Bruna. Sono fatti nostri.

Nonna. Non lo metto in dubbio, ma sapevi che lui era fidanzato.

Bruna. I fidanzamenti si rompono.

Nonna. Se si fa in tempo.

Bruna. Perché cos’è successo? dimmelo.

Nonna. Cosa vuoi che sappia io? Magari ha preso una sbandatina per te, ma poi ci ha ripensato. Sai la differenza di idee...

Bruna. Non buttarla in politica, qui c’è sotto qualcos’altro, cosa sai?

Nonna. Ma lui, l’Andrea, non ti ha detto niente?

Bruna. No, lui è diventato strano, mi ha detto solo che vuole pensarci, che i nostri rapporti…

Nonna. Sono un po’ troppo frequenti.

Bruna. Perché ti ha detto anche…

Nonna. Ma niente, cosa vuoi che mi dica dei vostri affari?

Bruna. No, tu sai qualcosa, giuramelo.

Nonna. Non ho mai giurato nella mia vita, devo cominciare adesso. Comunque quello che so è questo: che siete andati assieme, e…

Bruna. E… e?

Nonna. E forse avete anche già fatto all’amore, ma lui non me l’ha detto, lo sospetto io. Voi giovani del giorno d’oggi…

Bruna. E con quell’altra l’ha fatto? Dimmelo tu che sai tutto.

Nonna. Forse sì, dev’essere addirittura incinta.

Bruna. Incinta pure…? Allora è per quello, allora vorrà sposare lei, ecco perché. Basta ho saputo abbastanza, non so se ci rivedremo.

Nonna. Io lo spero, anzi, e… e...

Bruna. E… e?

Nonna. E riguardati che prima o poi l’Andrea… come esci così? ma non hai preso niente. Non arrabbiarti che stai male tu e… e tutto.

 

(dopo poco sempre a casa della nonna)

 

Clara. Permesso?

Nonna. Avanti cara… Clara… si accomodi.

Clara. Come le ho detto per telefono sono venuta per Andrea.

Nonna. Cosa posso fare per voi?

Clara. Deve sapere che ultimamente non siamo andati molto d’accordo…

Nonna. Lo so, lo so.

Clara. Come lo sa? Cosa le ha Andrea detto di noi?

Nonna. No niente, così qualcosa di sfuggita.

Clara. È per quella troietta? confessi.

Nonna. Non so di chi parla.

Clara. Non mi faccia incazzare, parlo di quella Bruna del cazzo. Gliel’ha fatta conoscere lei all’Andrea, per farmela a me.

Nonna. No, chiariamo subito un punto, anzi due: primo non gliel’ho fatta conoscere io, ma era nella mia stessa stanza all’ospedale, che lei… che tu non sei neanche venuta mai a trovarmi, secondo non ho colpa io di quello che fa mio nipote… e terzo se dobbiamo parlare di troiette…

Clara. Io sono sempre più convinta che c’entra anche lei, comunque lasciamo perdere. Non sono venuta qua per litigare.

Nonna. Appunto, magari ci imparentiamo, siediti… posso darti del tu? Vuoi un tè, un caffè? O forse non lo puoi prendere.

Clara. Sì che lo posso prendere, perché? Ma quello della moka non mi piace.

Nonna. E già, scusa non ricordavo, e come stai? Posso darti del tu?

Clara. Mi dia quello che vuole…

Nonna. Vuoi bere, è già che stupida, bisogna bere…

Clara. Non è che dobbiamo prendere per forza qualcosa quando siamo ospiti di qualcuno.

Nonna. No certo, regolati… si regoli lei.

Clara. Dunque, se mi lascia parlare… volevo dirle che io ho intenzione di sposarlo l’Andrea.

Nonna. Sì giusto, sono d’accordo.

Clara. Come non mi ostacola?

Nonna. Io, basta che sia d’accordo lui, anzi deve convincersi.

Clara. Bene, però a una condizione.

Nonna. Lui dice che non si fa condizionare…

Clara. No lei deve promettermi una cosa.

Nonna. Se posso.

Clara. Deve togliere di mezzo quella puttanella.

Nonna. Quale puttanella?

Clara. Non mi faccia… quella Bruna, cazzo!

Nonna. Scusa… scusi, non avevo capito. Ma cosa devo fare, devo eliminarla?

Clara. Non faccia la finta tonta, so che non lo è, anzi è un’intrigante. Deve separarla da Andrea.

Nonna. E come posso?

Clara. Non m’importa, o convince lui o convince lei. Chiaro?

Nonna. Sì, è stata convincente, ma pensavo che Andrea fosse già convinto.

Clara. No, è venuto fuori che possiamo stare assieme senza sposarci, che è prematuro…

Nonna. Come è prematuro?

Clara. Dice che dobbiamo prima finire di studiare, trovare un lavoro, una casa…

Nonna. Gli è venuto il buon senso finalmente, ma voi avete i genitori…

Clara. E chi non li ha?

Nonna. No, volevo dire che voi siete figli di…

Clara. Ecco dica a quella figlia di buona donna che se me lo tocca, anzi se me lo guarda ancora, le cavo gli occhi.

Nonna. Proverò a parlare anche a lei, ma non so…

Clara. Ah la vede ancora?

Nonna. Non è per mio nipote, è che mi vuole insegnare a usare il computer.

Clara. Ne conti una migliore di balla.

Nonna. No, è vero, vuole farmi scrivere la mia vita… al computer.

Clara. Sì, mio nonno aveva le ruote…

Nonna. Era in carrozzina?

Clara. Senta, se ha voglia di scherzare sappia che io non ho assolutamente voglia di ridere. Allora me lo promette?

Nonna. Sì per quello che posso, ma ognuno ha la sua testa. Poi voi giovani non volete mai sentire le ragioni di noi vecchi. Per esempio se le dico che non deve mettere dei tacchi così alti e farsi la tinta nella sua condizione.

Clara. Perché in quale condizione sono?

Nonna. No, pardon, dicevo così per dire…

Clara. No, adesso mi dice quello che Andrea le ha detto.

Nonna. Ma niente, cosa vuole che mi dica dei vostri affari.

Clara. No, lei sa qualcosa, lo giuri.

Nonna. Non ho mai giurato nella mia vita, devo cominciare adesso? Comunque quello che so è questo: che avete litigato, ma poi, se ho capito, avete anche … anche fatto la pace… e…

Clara. E… e?

Nonna. E forse anche all’amore, ma lui non me l’ha detto, lo sospetto io. Voi giovani del giorno d’oggi...

Clara. E con quell’altra l’ha fatto? me lo dica lei che sa tutto.

Nonna. Forse sì, dev’essere addirittura incinta.

Clara. Incinta pure…? Allora è per quello, allora vorrà sposare lei, ecco perché. Basta ho saputo abbastanza, ma ci rivedremo.

Nonna. Lo spero, anzi auguri e…

Clara. E… e?

Nonna. E si riguardi che prima o poi l’Andrea… come esce così, ma non ha preso niente. Non si arrabbi che fa male a lei e… e… e tutto.

 

(il giorno dopo, sempre dalla nonna)

 

Nipote. Ma nonna hai combinato un casino.

Nonna. Io o te?

Nipote. No tu:  hai detto a tutte e due vado anche con l’altra.

Nonna. Ho detto una mezza verità, almeno

Nipote. Ma così mi vogliono lasciare tutte e due.

Nonna. Anche Clara?

Nipote. Sì anche lei e l’ha detto in casa. Sua madre mi ha fatto una telefonata di fuoco e mi ha ordinato di sposarla, ma senza più vederla.

Nonna. Matrimonio al buio o per delega?

Nipote. Non scherzare nonna che sono nei casini.

Nonna. Perché sei un casinista, cosa ti dicevo di prendere le tue precauzioni. Prevenire è sempre meglio di curare…

Nipote. Ma Clara non è mica malata.

Nonna. Sì che lo è. Ha la malattia dei nove mesi.

Nipote. E anche Bruna non mi vuol più vedere, cosa le hai detto?

Nonna. Che doveva prevenire anche lei.

Nipote. In che senso?

Nonna. Nel senso che doveva aspettare che la lasciassi la morosa prima di… amoreggiare.

Nipote. Sono fatti nostri.

Nonna. Questa frase l’ho già sentita.

Nipote. Comunque con Bruna ci penso dopo, adesso devo risolvere il problema di Clara.

Nonna. Fai come ti dice…

Nipote. Chi?

Nonna. La tua coscienza.

Nipote. Sì, lo so, ma tu che cosa le hai detto, si può sapere?

Nonna. Niente, sono state qui ieri pomeriggio tutte e due.

Nipote. Assieme?

Nonna. C’è mancato poco. No prima Bruna, che arriva sempre alle tre, e poi l’altra che mi aveva telefonato e le ho detto di venire alle quattro.

Nipote. E cosa hai detto, non avrai mica spifferato tutto?

Nonna. Io cosa devo spifferare che non so niente?

Nipote. Come? Sai che Clara è incinta.

Nonna. Ecco lei lo sapeva già, non dovevo dirglielo io.

Nipote. Ma Bruna no.

Nonna. Io non lo so, potrebbe esserlo anche lei.

Nipote. No, è sempre stata attenta.

Nonna. Almeno lei. Io non lo sapevo, per cui, come Salomone…

Nipote. Allora cos’hai detto?

Nonna. Sia a Bruna che a Clara che l’altra era incinta.

Nipote. Ma è solo una.

Nonna. Ho detto una mezza verità, almeno.

Nipote. Ma così mi hanno lasciato tutt’e due.

Nonna. Vedrai che tornano…

Nipote. E io adesso come faccio?

Nonna. E la mamma cosa dice?

Nipote. Non lo spifferare anche a lei, che non sa ancora niente.

Nonna. Io non parlo più, visto che faccio solo casino.

Nipote. E allora cosa mi consigli? sono come in una prigione.

Nonna. Tutti siamo in una prigione: qualcuno con una finestra, qualcun’altro senza.

Nipote. Ma io non vedo la luce, sono in un tunnel...

Nonna. Non disperare, magari la soluzione è vicina, nell’altra stanza, basta trovare la chiave.

Nipote. Tu parli come un libro stampato, ma la realtà non si trova sui libri.

Nonna. Giusto, ma loro ti insegnano a interpretarla.

Nipote. Dimmi un libro che parla di una situazione pazzesca come la mia?

Nonna. Non è ancora stato stampato…

Nipote. Vedi!

Nonna. Ma magari è già su un computer.

Nipote. Un e-book?

Nonna. Non so cos’è. So che devo riscrivere la mia storia, che, sai, va al contrario, da oggi alla nascita.

Nipote. Alla nascita di chi?

Nonna. Giusto! devo aspettare a scrivere il primo capitolo, tra qualche mese.

Nipote. Quando?

Nonna. Quando sarò bisnonna.

 

 

 

 

 


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Amore o sesso?
post pubblicato in Diario, il 11 maggio 2012

(a casa della nonna)

Bruna. Permesso signora Franca, posso entrare?

Nonna. O ciao, sei tornata bruna, non solo di nome, ma mi dai del lei, mi chiami signora?

Bruna. No, è che devo parlarti.

Nonna. Della mia vita… da scrivere al computer?

Bruna. Non dell’Andrea.

Nonna. Io non so niente dei vostri affari.

Bruna. Saprai che andiamo assieme… andavamo.

Nonna. Potevi anche dirmelo, l’hai conosciuto per me, e sei qui quasi tutti i giorni, non so se per me o…

Bruna. Guarda che io Andrea lo vedo quando voglio.

Nonna. E allora vedilo e non dirmi e non chiedermi niente.

Bruna. Non arrabbiarti, nonnina, posso chiamarti così? Non so cosa gli è successo, non è più quello di prima.

Nonna. L’avrai cambiato tu.

Bruna. Sì, in parte, pensa che si è iscritto alla nostra associazione “Amici in bici” e alla domenica non prende più la macchina e, io e lui, facciamo dei bei giri in campagna.

Nonna. Dove in camporella?

Bruna. Ma cosa dici Franca?

Nonna. E tu cosa fai Bruna?

Bruna. Sono fatti nostri.

Nonna. Non lo metto in dubbio, ma sapevi che lui era fidanzato.

Bruna. I fidanzamenti si rompono.

Nonna. Se si fa in tempo.

Bruna. Perché cos’è successo? dimmelo.

Nonna. Cosa vuoi che sappia io? Magari ha preso una sbandatina per te, ma poi ci ha ripensato. Sai la differenza di idee...

Bruna. Non buttarla in politica, qui c’è sotto qualcos’altro, cosa sai?

Nonna. Ma lui, l’Andrea, non ti ha detto niente?

Bruna. No, lui è diventato strano, mi ha detto solo che vuole pensarci, che i nostri rapporti…

Nonna. Sono un po’ troppo frequenti.

Bruna. Perché ti ha detto anche…

Nonna. Ma niente, cosa vuoi che mi dica dei vostri affari?

Bruna. No, tu sai qualcosa, giuramelo.

Nonna. Non ho mai giurato nella mia vita, devo cominciare adesso. Comunque quello che so è questo: che siete andati assieme, e…

Bruna. E… e?

Nonna. E forse avete anche già fatto all’amore, ma lui non me l’ha detto, lo sospetto io. Voi giovani del giorno d’oggi…

Bruna. E con quell’altra l’ha fatto? Dimmelo tu che sai tutto.

Nonna. Forse sì, dev’essere addirittura incinta.

Bruna. Incinta pure…? Allora è per quello, allora vorrà sposare lei, ecco perché. Basta ho saputo abbastanza, non so se ci rivedremo.

Nonna. Io lo spero, anzi, e… e...

Bruna. E… e?

Nonna. E riguardati che prima o poi l’Andrea… come esci così? ma non hai preso niente. Non arrabbiarti che stai male tu e… e tutto.

 

(dopo poco sempre a casa della nonna)

 

Clara. Permesso?

Nonna. Avanti cara… Clara… si accomodi.

Clara. Come le ho detto per telefono sono venuta per Andrea.

Nonna. Cosa posso fare per voi?

Clara. Deve sapere che ultimamente non siamo andati molto d’accordo…

Nonna. Lo so, lo so.

Clara. Come lo sa? Cosa le ha Andrea detto di noi?

Nonna. No niente, così qualcosa di sfuggita.

Clara. È per quella troietta? confessi.

Nonna. Non so di chi parla.

Clara. Non mi faccia incazzare, parlo di quella Bruna del cazzo. Gliel’ha fatta conoscere lei all’Andrea, per farmela a me.

Nonna. No, chiariamo subito un punto, anzi due: primo non gliel’ho fatta conoscere io, ma era nella mia stessa stanza all’ospedale, che lei… che tu non sei neanche venuta mai a trovarmi, secondo non ho colpa io di quello che fa mio nipote… e terzo se dobbiamo parlare di troiette…

Clara. Io sono sempre più convinta che c’entra anche lei, comunque lasciamo perdere. Non sono venuta qua per litigare.

Nonna. Appunto, magari ci imparentiamo, siediti… posso darti del tu? Vuoi un tè, un caffè? O forse non lo puoi prendere.

Clara. Sì che lo posso prendere, perché? Ma quello della moka non mi piace.

Nonna. E già, scusa non ricordavo, e come stai? Posso darti del tu?

Clara. Mi dia quello che vuole…

Nonna. Vuoi bere, è già che stupida, bisogna bere…

Clara. Non è che dobbiamo prendere per forza qualcosa quando siamo ospiti di qualcuno.

Nonna. No certo, regolati… si regoli lei.

Clara. Dunque, se mi lascia parlare… volevo dirle che io ho intenzione di sposarlo l’Andrea.

Nonna. Sì giusto, sono d’accordo.

Clara. Come non mi ostacola?

Nonna. Io, basta che sia d’accordo lui, anzi deve convincersi.

Clara. Bene, però a una condizione.

Nonna. Lui dice che non si fa condizionare…

Clara. No lei deve promettermi una cosa.

Nonna. Se posso.

Clara. Deve togliere di mezzo quella puttanella.

Nonna. Quale puttanella?

Clara. Non mi faccia… quella Bruna, cazzo!

Nonna. Scusa… scusi, non avevo capito. Ma cosa devo fare, devo eliminarla?

Clara. Non faccia la finta tonta, so che non lo è, anzi è un’intrigante. Deve separarla da Andrea.

Nonna. E come posso?

Clara. Non m’importa, o convince lui o convince lei. Chiaro?

Nonna. Sì, è stata convincente, ma pensavo che Andrea fosse già convinto.

Clara. No, è venuto fuori che possiamo stare assieme senza sposarci, che è prematuro…

Nonna. Come è prematuro?

Clara. Dice che dobbiamo prima finire di studiare, trovare un lavoro, una casa…

Nonna. Gli è venuto il buon senso finalmente, ma voi avete i genitori…

Clara. E chi non li ha?

Nonna. No, volevo dire che voi siete figli di…

Clara. Ecco dica a quella figlia di buona donna che se me lo tocca, anzi se me lo guarda ancora, le cavo gli occhi.

Nonna. Proverò a parlare anche a lei, ma non so…

Clara. Ah la vede ancora?

Nonna. Non è per mio nipote, è che mi vuole insegnare a usare il computer.

Clara. Ne conti una migliore di balla.

Nonna. No, è vero, vuole farmi scrivere la mia vita… al computer.

Clara. Sì, mio nonno aveva le ruote…

Nonna. Era in carrozzina?

Clara. Senta, se ha voglia di scherzare sappia che io non ho assolutamente voglia di ridere. Allora me lo promette?

Nonna. Sì per quello che posso, ma ognuno ha la sua testa. Poi voi giovani non volete mai sentire le ragioni di noi vecchi. Per esempio se le dico che non deve mettere dei tacchi così alti e farsi la tinta nella sua condizione.

Clara. Perché in quale condizione sono?

Nonna. No, pardon, dicevo così per dire…

Clara. No, adesso mi dice quello che Andrea le ha detto.

Nonna. Ma niente, cosa vuole che mi dica dei vostri affari.

Clara. No, lei sa qualcosa, lo giuri.

Nonna. Non ho mai giurato nella mia vita, devo cominciare adesso? Comunque quello che so è questo: che avete litigato, ma poi, se ho capito, avete anche … anche fatto la pace… e…

Clara. E… e?

Nonna. E forse anche all’amore, ma lui non me l’ha detto, lo sospetto io. Voi giovani del giorno d’oggi...

Clara. E con quell’altra l’ha fatto? me lo dica lei che sa tutto.

Nonna. Forse sì, dev’essere addirittura incinta.

Clara. Incinta pure…? Allora è per quello, allora vorrà sposare lei, ecco perché. Basta ho saputo abbastanza, ma ci rivedremo.

Nonna. Lo spero, anzi auguri e…

Clara. E… e?

Nonna. E si riguardi che prima o poi l’Andrea… come esce così, ma non ha preso niente. Non si arrabbi che fa male a lei e… e… e tutto.

 


(il giorno dopo, sempre dalla nonna)

 

Nipote. Ma nonna hai combinato un casino.

Nonna. Io o te?

Nipote. No tu:  hai detto a tutte e due vado anche con l’altra.

Nonna. Ho detto una mezza verità, almeno

Nipote. Ma così mi vogliono lasciare tutte e due.

Nonna. Anche Clara?

Nipote. Sì anche lei e l’ha detto in casa. Sua madre mi ha fatto una telefonata di fuoco e mi ha ordinato di sposarla, ma senza più vederla.

Nonna. Matrimonio al buio o per delega?

Nipote. Non scherzare nonna che sono nei casini.

Nonna. Perché sei un casinista, cosa ti dicevo di prendere le tue precauzioni. Prevenire è sempre meglio di curare…

Nipote. Ma Clara non è mica malata.

Nonna. Sì che lo è. Ha la malattia dei nove mesi.

Nipote. E anche Bruna non mi vuol più vedere, cosa le hai detto?

Nonna. Che doveva prevenire anche lei.

Nipote. In che senso?

Nonna. Nel senso che doveva aspettare che la lasciassi la morosa prima di… amoreggiare.

Nipote. Sono fatti nostri.

Nonna. Questa frase l’ho già sentita.

Nipote. Comunque con Bruna ci penso dopo, adesso devo risolvere il problema di Clara.

Nonna. Fai come ti dice…

Nipote. Chi?

Nonna. La tua coscienza.

Nipote. Sì, lo so, ma tu che cosa le hai detto, si può sapere?

Nonna. Niente, sono state qui ieri pomeriggio tutte e due.

Nipote. Assieme?

Nonna. C’è mancato poco. No prima Bruna, che arriva sempre alle tre, e poi l’altra che mi aveva telefonato e le ho detto di venire alle quattro.

Nipote. E cosa hai detto, non avrai mica spifferato tutto?

Nonna. Io cosa devo spifferare che non so niente?

Nipote. Come? Sai che Clara è incinta.

Nonna. Ecco lei lo sapeva già, non dovevo dirglielo io.

Nipote. Ma Bruna no.

Nonna. Io non lo so, potrebbe esserlo anche lei.

Nipote. No, è sempre stata attenta.

Nonna. Almeno lei. Io non lo sapevo, per cui, come Salomone…

Nipote. Allora cos’hai detto?

Nonna. Sia a Bruna che a Clara che l’altra era incinta.

Nipote. Ma è solo una.

Nonna. Ho detto una mezza verità, almeno.

Nipote. Ma così mi hanno lasciato tutt’e due.

Nonna. Vedrai che tornano…

Nipote. E io adesso come faccio?

Nonna. E la mamma cosa dice?

Nipote. Non lo spifferare anche a lei, che non sa ancora niente.

Nonna. Io non parlo più, visto che faccio solo casino.

Nipote. E allora cosa mi consigli? sono come in una prigione.

Nonna. Tutti siamo in una prigione: qualcuno con una finestra, qualcun’altro senza.

Nipote. Ma io non vedo la luce, sono in un tunnel...

Nonna. Non disperare, magari la soluzione è vicina, nell’altra stanza, basta trovare la chiave.

Nipote. Tu parli come un libro stampato, ma la realtà non si trova sui libri.

Nonna. Giusto, ma loro ti insegnano a interpretarla.

Nipote. Dimmi un libro che parla di una situazione pazzesca come la mia?

Nonna. Non è ancora stato stampato…

Nipote. Vedi!

Nonna. Ma magari è già su un computer.

Nipote. Un e-book?

Nonna. Non so cos’è. So che devo riscrivere la mia storia, che, sai, va al contrario, da oggi alla nascita.

Nipote. Alla nascita di chi?

Nonna. Giusto! devo aspettare a scrivere il primo capitolo, tra qualche mese.

Nipote. Quando?

Nonna. Quando sarò bisnonna.

 


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Macchinalmente
post pubblicato in Diario, il 10 maggio 2012

(al telefono)

Nipote. Nonna, quando posso venire da te? ho una cosa da dirti.

Nonna. Quando vuoi, anche più spesso degli ultimi tempi. Va be’ che eri impegnato con donne un po’ più giovani di me, ma dimenticarsi della nonna...

Nipote. Non sai che periodo d’inferno ho passato...

Nonna. Credevo che eri stato in paradiso... con due amanti.

Nipote. Sì ma... te lo dico subito anche se siamo al telefono.

Nonna. Tanto non credo anche se Equitalia ci intercetta...

Nipote. Clara... tieniti forte, è rimasta incinta.

Nonna. Di te?

Nipote. Sì, di chi vuoi? Era vergine.

Nonna. Pure lei, ma sei uno... uno, non mi viene la parola, uno sciupafemmine!

Nipote. Non scherzare, che io sono nei casini.

Nonna. Ma non erano vergini?

Nipote. Ricominci?

Nonna. No scusa, e allora cosa vuoi fare?

Nipote. Non so, stavo per lasciarla, Clara, ma lei aveva saputo di Bruna e allora... non so se ha fatto apposta, si è appiccicata sempre più addosso.

Nonna. Me ne sono accorta, no scusa, ma adesso le cose cambiano. Ne hai parlato con Bruna?

Nipote. No, con nessuno. Sei la prima a saperlo e devi consigliarmi.

Nonna. Ai miei tempi in questi casi ci si sposava, non so adesso.

Nipote. Ma io non la volevo più.

Nonna. Salvo a letto...

Nipote. A parte che lo facevamo in macchina, ma non c’è tanto da scherzare.

Nonna. In macchina? Ma come fate? E io che credevo che i pagliai e i fienili fossero scomodi...

Nipote. Perché anche tu?

Nonna. Taci, che sono cose andate in prescrizione.

Nipote. E allora cosa mi consigli?

Nonna. Macchinalmente ti direi di sposarla, se non prima della nascita, appena dopo, tanto le vostre famiglie stanno bene, un lavoro prima o poi ve lo trovano. Se devo darti una mano a curare il bambino, basta che me lo porti, lo guardo io.

Nipote. Guardati te, che hai quasi bisogno della badante e sei appena guarita.

Nonna. Appunto sono guarita, ma chi doveva badare a se stesso eri tu, te l’ho sempre detto. Senti non precipitiamo che nove mesi sono lunghi, te l’assicuro io che ci sono passata, le cose magari si aggiustano, ti rimetti assieme. Andavate così d’accordo...

Nipote. Ma io sono cambiato, sono diverso da prima.

Nonna. Sì, sei diventato un degenerato.

Nipote. Andando con quelli di sinistra...

Nonna. Che zoppicano, metti incinta quelli di destra che... macchinano...

Nipote. Chiudo che è entrata in casa la mamma. Vengo domani, ciao.

 


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Bionda o mora?
post pubblicato in Diario, il 9 maggio 2012

(Nipote al telefono)

Nipote. Nonna, scusa ma non posso venire per un po’.

Nonna. E giusto un po’ che non vieni.

Nipote. Non viene Bruna?

Nonna. Sì, ma tu come lo sai?

Nipote. Mi vedo con lei.

Nonna. Cosa vedi?

Nipote. Esco con lei.

Nonna. E dove vai?

Nipote. Insomma non capisci, andiamo assieme.

Nonna. Ah adesso capisco, e la tua mo... ex-morosa?

Nipote. No, Clara la vedo ancora...

Nonna. Vedi doppio?

Nipote. No, non l’ho ancora lasciata, voglio vedere...

Nonna. Vedi in fretta, non mi sembra onesto. E poi con la Bruna... è così diversa da te.

Nipote. Perché ti dispiace? credevo fossi contenta.

Nonna. Sì, in un certo senso sì, ma non in questo modo.

Nipote. Credevo che te lo aveva detto Bruna, siete così intime.

Nonna. E voi siete già intimi?

Nipote. Come fai a saperlo? Ti ha detto qualcosa?

Nonna. No, dicevo così per dire, non dirmi che l’avete già fatto.

Nipote. È stata una cosa travolgente, pensa nonna, eravamo ancora tutt’e due vergini.

Nonna. Perché con Clara...

Nipote. Anche con lei, dopo...

Nonna. Mai sei un degenerato: non ti basta una donna?

Nipote. Ma sono loro...

Nonna. Invece tu le cercavi di respingere...

Nipote. Non ci crederai nonna: ma io non avevo intenzione... sì avevo fantasticato, non so se posso confessarti certe cose.

Nonna. Ormai stai confessando tutto.

Nipote. Dicevo che non pensavo, non ero mai stato con una donna, così almeno, invece tutto di un colpo...

Nonna. Non so se meravigliarmi più della Bruna, che credevo più seria, o della Clara che credevo più fredda.

Nipote. Sarà la competizione, che so...

Nonna. Sì il mercato delle... comunque non puoi andare avanti così.

Nipote. Me ne rendo conto, tra l’altro non ce la faccio più... lo vogliono sempre fare, quasi ogni giorno.

Nonna. Quando viene la Bruna, oggi pomeriggio, le faccio io un bel discorsetto.

Nipote. No, per carità, è un nostro segreto, vedi che lei non te l’ha detto.

Nonna. Allora te lo dico io, o Clara o Bruna, o bionda o mora, non puoi tenere il piede in due scarpe e poi stai attento... usi le precauzioni? non vorrei un pronipote prima del tempo.

Nipote. Io cerco, ma a volte... le prime volte non ero preparato, ma sta’ tranquilla nonna. Ho quasi deciso: con Bruna è amore, con Clara solo... passione.

Nonna. Passione e amore spesso si confondono, non confonderti anche te.

Nipote. Adesso riattacco che ho appuntamento con... non ricordo con chi, che confusione!

 

 


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Pesce... di maggio
post pubblicato in Diario, il 7 maggio 2012

(a casa della nonna, al citofono)

Nipote. Nonna aprimi, sono Andrea, poi mi faccio la chiave ma per oggi...

Nonna. Oh sei ancora qui? Entra, entra pure, caro ragazzo.

(alla porta, suonando il campanello)

Nipote. Nonna, apri la porta che ho un regalo per te.

Nonna. Arrivo, arrivo, bisognerà che lasci sempre aperto, meglio aperti che chiusi. (apre)

Nipote. Ti ho sentito, sai, e se vengono i ladri?

Nonna. Meglio in compagnia dei ladri, che sola, magari caduta a terra che non riesco a chiamare nessuno.

Nipote. E non lo vuoi vedere il regalo?

Nonna. Ma non hai in mano niente...

Nipote. Perché è troppo grosso... e bello.

Nonna. E dove l’hai lasciato?

Nipote. Fuori dalla porta, e, visto che la vuoi lasciare sempre aperta, facciamolo entrare.

Nonna. Oh Bruna, ma sei tu? Proprio un bel regalo, ma non dovevi, sei in convalescenza anche tu.

Bruna. Guarda che sono guarita, vado con una stampellina e basta.

Nonna. E come hai fatto a venire?

Bruna. Prima di tutto ho scoperto che abiti a un solo isolata da casa mia e poi, oggi, mi è venuto a prendere in macchina l’Andrea.

Nipote. Ho convertito la ciclista in automobilista

Bruna. Solo per oggi. Dalla prossima settimana vengo da sola.

Nonna. No, devi riposare ancora un po’.

Bruna. Chi si ferma...

Nipote. È perduto.

Bruna. No, perde l’equilibrio...

Nipote. E già, come le biciclette, adesso ricordo, l’hai detto in ospedale.

Bruna. E poi devo darti lezioni al computer, devi scrivere la tua autobiografia, ricordi?

Nonna. Non ricordo più niente.

Bruna. Come non ricordi più niente? E la tua vita?

Nonna. No, dicevo che sono scombussolata, il ritorno a casa, il girello, le piante, la spesa...

Nipote. Ma se quella te la faccio sempre io.

Nonna. Il mio futuro...

Nipote. E il tuo passato? Ricordi almeno quando sei nata?

Nonna. Il primo maggio.

Nipote. E già, mi ero scordato, non ti ho fatto gli auguri.

Nonna. Anch’io mi ero dimenticata tra casa e ospedale...

Bruna. Allora di solito festeggi due volte?

Nonna. E sì, brava, e questo è stato il mio primo dispetto al duce. Tu lo sai di certo ma l’Andrea... non so. Il primo maggio non si poteva festeggiare, ma a casa mia, visto che era il mio compleanno, si festeggiava e come... e con tanti amici, che coglievano l’occasione...

Nipote. Allora non festeggiavano te...

Nonna. A me pareva di sì da piccola, poi quando ho cominciato a capire ho apprezzato ancora di più, il doppio appunto.

Bruna. Pensa che mio fratello sposato, che va’ be’ è ancora precario, mi ha telefonato che al primo maggio è andato a lavorare perché così ha preso il doppio.

Nipote. Ha fatto bene, ma non sapevo che avevi un fratello più grande... e diverso da te.

Nonna. Come ha fatto bene? Ma se mi raccontava mio padre che prima dovevano scioperare per fare festa.

Bruna. L’hanno fatto ancora quest’anno gli addetti al commercio.

Nonna. Torniamo indietro al posto di andare avanti. Comunque anch’io Bruna non sapevo di un tuo fratello .... reazionarietto.

Bruna. Non so se lo è diventato, prima non lo era, ma la moglie... e poi lo sai i maschi....

Nipote. Mi sembra che siano le femmine che fanno girare... cambiare la testa.

Nonna. E tu l’hai cambiata?

Nipote. Io e Clara... politicamente andiamo perfettamente d’accordo.

Nonna. Appunto devi cambiare, non vuoi mica restare sempre uguale?

Nipote. Se, come dici te, sono un conservatore...

Nonna. Bruna, non puoi farlo ricredere? ti ringrazierei finché vivo.

Bruna. Non so se ho influenza su di lui.

Nipote. Io non mi faccio condizionare da nessuno... da una donna poi... Allora sedetevi e ditevi le vostre cose, senza coinvolgermi, che vi preparo un tè...

Nonna. Ma sei capace?

Nipote. Senti nonna, non sono mica come mio padre. (va nell’altra stanza)

Nonna. Bravo, non conservare la tradizione paterna ed evolviti. Vedi Bruna che caro ragazzo?

Nipote. Sì, è proprio vero. A parte le idee, è gentile, premuroso...

Nonna. Un fico... come dite voi giovani.

Bruna. Un figo si dice, Franca, anzi uno strafigo.

Nonna. Non so, io l’ho sempre visto carino così, ma sai, è il mio unico nipote. Allora ti piace, nonostante tutto?

(rientra il nipote)

Nipote. Nonna ho messo su l’acqua ma le bustine di tè non le trovo, dove le tieni?

Nonna. Vengo su io, tu siediti qui a far compagnia alla Bruna che ti deve dire una cosa...

Nipote. Non vorrei mai che cadessi.

Nonna. E a colazione, a pranzo, a cena come faccio, da sola?

Nipote. Vuoi che ti prendiamo la badante?

Nonna. Bada a te stesso e siediti. (va in cucina)

Nipote. Però il vassoio vengo io a prenderlo. (A Bruna) Cosa mi volevi dire?

Bruna. Io? Niente. Ah sì, allora con il computer come facciamo? porto il mio o le regali il tuo vecchio portatile, come dicevi in ospedale?

Nipote. Ah è solo per questo? Io credevo... ma pensiamoci, è ancora troppo presto per prendere certe decisioni, diamo tempo al tempo, le fratture...

Bruna. Si devono saldare o, in alcuni casi, formare.

Nipote. Cosa vuoi dire?

(rientra la nonna)

Nonna. Vi siete detti tutto, vi messi d’accordo?

Nipote. Sì, decidiamo la prossima settimana.

Nonna. Così presto e Clara?

Nipote. Cosa c’entra Clara? Anzi è meglio che non sappia niente.

Nonna. Prima o poi lo viene a sapere lo stesso.

Nipote. E come fa? Con te non parla...

Nonna. Non so perché...

Nipote. E chi altro lo sa?

Nonna. Voi due.

Nipote. Ma lei non la conosce e io sono muto come un pesce.

Nonna. Però decidi in fretta che pesci pigliare, perché chi dorme...

 

 


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permalink | inviato da steatrando il 7/5/2012 alle 8:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Niente barricate
post pubblicato in Diario, il 5 maggio 2012

 

(all’ospedale)

Nipote. Nonna, sono qui, sono arrivato.Nonna. O grazie che sei venuto, mi aiuti a raccogliere le mie cose e dovresti andare dal medico per le carte...

Nipote. Già fatto tutto, le ho io e adesso ti porto a casa.

Nonna. Non dovevano chiamare la crocerossa?

Nipote. L’ambulanza non l’hai presa per venire, quando eri fratturata, e la vuoi prendere adesso per tornare, che sei... saldata?

Nonna. Ma ce la farò?

Nipote. Volevi farcela da sola prima e adesso ti è venuta addosso la paura tutta d’un colpo?

Nonna. No hai ragione, devo farmi coraggio e cercare di cavarmela sola, se no passo dalla padella alla brace.

Nipote. Quale brace?

Nonna. Dall’ospedale al ritiro.

Nipote. Quale ritiro?

Nonna. La casa di riposo, il ricovero... noi vecchi lo chiamiamo ritiro.

Nipote. Su dammi il braccio che ti aiuto ad alzarti ma poi vai da sola col girello.

Nonna. Ecco il girello, a casa non ce l’ho, come faccio?

Nipote. Ho pensato io anche a quello.

Nonna. Non l’avrai mica comperato? Su queste cose sanitarie mettono dei prezzi!

Nipote. A parte che le puoi scalare dalle tasse.

Nonna. Con Monti non si può più scalare...

Nipote. Non preoccuparti. Ero andato a trovare Bruna, così per cortesia, e lei, che adesso sta bene e ti saluta, mi ha prestato il suo di girello.

Nonna. Che cortese.

Nipote. Bruna?

Nonna. Sì, ma anche tu. Ti piacerebbe Bruna, dì la verità.

Nipote. Nonna, sbrigati che qualcuno aspetta che si liberi il tuo letto.

Nonna. Non mi vuoi rispondere, eh? Lasciami salutare la mia vicina, quella che è venuta qui in stanza dopo Bruna.

Nipote. Ma non c’è.

Nonna. È in bagno, lei ha rotto la spalla, può camminare. Ah eccola. (alla vicina) Ciao Carmela, stai bene e guarisci presto, è stato bello stare con te.

Carmela. Ciao Franca, adesso te ne torni in paradiso?

Nonna. Non vuoi mica farmi morire.

Carmela. No dicevo a casa tua.

Nonna. Sì, è vero, brava non ci avevo pensato. Io comunque in paradiso, poi... tra un po’, non so se ci vado.

Nipote. Vuoi andare all’inferno con Stalin... e Hitler?

Carmela. L’inferno non esiste.

Nipote e Nonna. Non esiste?

Carmela. No, al massimo c’è il Purgatorio, ma non sono sicura, l’inferno è già qua, su questa Terra.

Nipote. Ma allora siamo all’inferno o in paradiso?

Nonna. Non capisci niente, Carmela ha più buon senso di tutti noi messi assieme. Ciao filosofa.

Carmela. Ma se ho solo la terza elementare...

Nonna. La sapienza vale di più delle lauree.

Nipote. Se ti riferisci a me, guarda che io non ce l’ho ancora.

Nonna. E non so... lasciamo perdere e andiamo. Ciao Carmela e sopporta ancora un po’ di purgatorio... tanto poi.

Nipote. Arrivederci... e auguri. Su nonna... brava... ma sei più in gamba di me! Non hai fretta di tornare al tuo paradiso?

Nonna. Speriamo di non trovarci Hitler... e Stalin.

(in auto)

Nonna. Non credevo di farcela con gli scalini.

Nipote. Se abbiamo preso l’ascensore.

Nonna. Lo so, sono mica rimbambita, io dicevo i gradini dell’ingresso. Voi giovani non vi accorgete neanche delle barricate architettoniche.

Nipote. Sì, andiamo sulle barricate...

Nonna. Perché come si dice?

Nipote. Barriere, nonna barricadera.

Nonna. E mi spieghi perché sei andato a trovare la Bruna? Come hai fatto a trovare l’indirizzo?

Nipote. Me l’ha dato lei. Si vede che voleva ancora vedermi.

Nonna. Magari l’ha fatto per cortesia, tu avrai insistito.

Nipote. Cortesemente, se la signora vuole scendere, siamo arrivati.

(in casa)

Nonna. Chissà i miei fiori. Fammi andare sul balcone.

Nipote. Aspetta che ti accompagno, non fare la giovincella, che non lo sei più. Non vedi che ci sono le “barricate”, c’è il gradino per andare sul balcone. La caposala mi ha detto di non farti fare le scale per almeno una settimana. Se cadi ancora ti ritiriamo addirittura al ritiro.

Nonna. Addirittura...

Nipote. E non veniamo più a trovarti, se non fai la brava.

Nonna. Viene la Bruna.

Nipote. La Bruna lasciala stare...

Nona. Lasciala stare tu, che è una brava ragazza...

Nipote. Perché io non sono un bravo ragazzo?

Nonna. Tu sei fidanzato, o no?

Nipote. Ma non sposato.

Nonna. Io, per me, sarei anche più contenta, ma per... com’è che si dice.... per correttezza.

Nipote. Per cortesia, nonna, parliamo delle tue cose, le mie me le gestisco io.

Nonna. Non sarò io a fare le barricate davanti al paradiso, stai sicuro.

 


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permalink | inviato da steatrando il 5/5/2012 alle 11:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Liberazione
post pubblicato in Diario, il 28 aprile 2012

(da sole la nonna e la giovane compagna di stanza all’ospedale)

Nonna. Allora Bruna domani mi lasci, sono contenta per te, ma mi dispiace per me.

Bruna. Vengo a trovarti, stai sicura.

Nonna. Non qui, a casa, se vorrai. E poi dovrai riposarti, riabilitarti, ri...

Bruna. Rinfrancarmi, ridiventare franca come dici tu.

Nonna. Comunque, anche se non ci vediamo più, è stato bello.

Bruna. Anche per me, ho scoperto un sacco di cose nuove, e delle storie che non sapevo, cioè immaginavo ma... è proprio vero che la realtà è più ricca della fantasia. Comunque ci rivediamo di sicuro, non ti liberi tanto facilmente di me. Io, te l’ho detto mi affeziono alle persone.

Nonna. E che ne dici di mio nipote? È così diverso da te.

Bruna. Si sa i maschi.

Nonna. No, è proprio uno scapestrato. Sai, crescere in un certo ambiente, il padre industriale. Non è stupido ma non ha voglia di studiare, tanto sa...

Bruna. Parli come un’insegnante.

Nonna. E lui lo vorrai rivedere? mi sembra che...

Bruna. Be’ è un gran figo, scusa Franca se parlo così. Tant’è vero che la prima volta che l’ho visto stavo sonnecchiando e ho fatto finta di dormire ma me lo sono mangiato con gli occhi, socchiusi, di nascosto.

Nonna. Però quando parla è un disastro.

Bruna. Sarà timido.

Nonna. No, è un viziato consumista, ma non è cattivo.

Bruna. Sì l’ho capito e ti vuole un gran bene, è solo un po’ immaturo.

Nonna. Solo un po’?

Bruna. Magari cambia.

Nonna. Ci vorrebbe qualcuno... certo con l’attuale fidanzata..

Bruna. Perché? che tipo è? racconta.

Nonna. È come lui al cubo: viziata, ignorante, saccente.

Bruna. Ma cosa fa, studia?

Nonna. Sì alla Bocconi, e ha una casa a Courmayeur, i suoi sono gente bene. È venuta una volta a casa mia e da allora non mi vuole più vedere.

Bruna. Una nonnina dolce come te?

Nonna. Si vede che per qualcuna risulto acida.

Bruna. Ed è tanto che filano assieme?

Nonna. No, da Natale o poco prima, credo. Io sono l’ultima a venire a sapere le cose.

Bruna. Allora è da poco, e parlano già di sposarsi?

Nonna. No, lo dico io, loro non so. Solo che le famiglie spingeranno.

Bruna. E dimmi ancora: perché non ti vuole vedere, questa... Clara se ricordo bene? Non è venuta neppure una volta in ospedale.

Nonna. Per quello non lo pretendevo neanche da lui. Dice che sono stata scortese quando è venuta a trovarmi. Io sai, sono franca e anche se poi mi sono morsa la lingua, certe cose non ho potuto trattenermi dal dirle. È venuta fuori con certi ragionamenti...

Bruna. Tipo quali?

Nonna. Ma ti interessa proprio? Adesso non ricordo, comunque contro le tasse... l’ecologia, le solite cose dei reazionari. È proprio il contrario di te.

(entra inaspettato il nipote)

Nipote. Buongiorno signorine, come va?

Nonna. Bene grazie. Mi fa piacere che sei venuto, ma come mai anche oggi? sei appena venuto ieri.

Nipote. Perché io voglio bene alla mia nonnina e non posso stare senza di lei.

Nonna. Non esageriamo adesso. Dimmi la vera ragione.

Nipote. Se la vuoi proprio sapere: volevo vedere se oggi lavoravano medici e infermieri.

Bruna. Medici oggi non ne abbiamo visti, ma infermieri e personale come gli altri giorni.

Nipote. Ecco vedete. Si è sempre lavorato il 25 aprile: negli ospedali, nelle ferrovie… le edicole, i bar, i ristoranti, eccetera eccetera. Invece adesso, chissà perché i sindacalisti si sono messi in testa che i negozi devono stare chiusi e volantinavano davanti alle vetrine per scoraggiare i consumatori.

Bruna. Perché è proprio necessario andare a far la spesa oggi?

Nipote. E se uno è restato senza pane o latte? Se ha dei parenti a pranzo?

Nonna. E ci pensa a mezzogiorno?

Nipote. In America i negozi sono aperti fino a mezzanotte 365 giorni all’anno.

Nonna. Non sia mai che uno sia rimasto senza cartucce...

Bruna. E tu sei mica andato a comperare qualcosa?

Nipote. Io? Io sì, naturalmente.

Nonna. Vedi che consumatore consumista.

Nipote. Andate piano a giudicarmi. Voglio proprio vedere se indovinate cosa ho comprato.

Nonna. Una sveglia? Ti servirebbe forse.

Bruna. Un regalo per la tua morosa?

Nipote. No una cosa per me, che mi voglio godere oggi pomeriggio.

Bruna. Non vai da lei?

Nipote. No, oggi no.

Nonna. Ma se è festa, portala fuori.

Nipote. È arrabbiata con me.

Nonna. E quale sarebbe il motivo... no non abbiamo il diritto di saperlo, vero Bruna? Allora cosa ti sei regalato?

Nipote. Una versione tascabile delle “Mille e una notte”, presa in edicola. Così immagino cosa vi raccontate la sera prima di addormentarvi.

Bruna. Bravo, vedrai ti affascinerà. E allora passerai il pomeriggio pensando a noi?

Nipote. Non tutto il pomeriggio. Visto che finalmente è uscito un po’ di sole, prendo la mountaine bike e faccio un giretto per le risaie che adesso sono state gia allagate.

Nonna. L’ambiente è tutto!

Nipote. Non voglio essere prodotto del mio ambiente ma produrre io il mio ambiente.

Nonna. Bravo, finalmente! Sento che ti sei dato alle letture, da che libro l’hai presa questa frase?

Nipote. Da un film.

Bruna. Io vi lascio soli, vado a fare il mio “girino” col girellino, ma quasi posso farne a meno.

Nipote. Non sia mai che fai la ricaduta, ti do il braccio io e il “girino” lo facciamo assieme. Ciao nonna, non so quando posso venire ancora a trovarti…

 


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permalink | inviato da steatrando il 28/4/2012 alle 11:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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