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La Nonna, vivace, ironica, fintamente tonta. La risposta sempre pronta, pepata. Gioca con le parole da tanto ormai. Intelligente, la persona più intelligente che mi sia capitato di incontrare negli ultimi anni. Sempre coerenti con se stessi i personaggi sullo sfondo. Ma la vera regina è lei, la Nonna, saggia, amabile, ingenua e astuta nello stesso tempo, la lingua agile a dimostrare la prontezza dello spirito, piena di vitalità, sempre disponibile a spendersi non solo per la figlia ma per tutti quelli che si trovano accanto a lei. Meri www.kilombo.org
17 luglio 2017
vita familiare
A momenti amanti (4)

(a casa)

Carla. Mamma, siamo noi.

Nonna. O Signore! Non capisco più niente: credevo che era giovedì e invece è già sabato.

Carla. No mamma è giovedì e domani ti ricordi che giorno è?

Nonna. Fammi pensare che stamattina… forse, ma forse è venerdì.

Carla. Mamma siamo venuti perché oggi sei a casa da sola che la Bruna viene operata.

Nonna. Sì, angelo del cielo. Che l’Andrea ha preso un giorno ma è là all’ospedale.

Cristiano. E la bella abissina non viene più?

Nonna. Senti un po’, maschietto nero… non di pelle, prima di tutto lei è di tutta un’altra Africa, poi sta facendo un corso ed è un po’ che viene poco.

Carla. E così sei rimasta a casa da sola tutto questo tempo?

Nonna. No, sarà un’oretta o due.

Carla. Non oggi, ma da quando la neretta fa ‘sto corso.

Nonna. No, ma la Ivonne va solo al dopopranzo che è a casa la Bruna e io ero sempre in compagnia.

Cristiano. E come fa a fare un corso se non ha il permesso di soggiorno?

Nonna. Sì che ce l’ha, non ha la cittadinanza.

Cristiano. Appunto, magari ruba il posto a una italiana.

Nonna. E già. Quando danno la cittadinanza a una straniera la tirano via a una italiana…

Carla. Cristiano non cominciare a litigare, usalo tu il buon senso, che dobbiamo stare qui quattro giorni. Non dovevi andare a combinare un affare?

Cristiano. Sì vado, meno male che me l’hai ricordato.

Nonna. E ricordati di non combinare dei malaffari.

(Cristiano va all’appuntamento nel bar libreria al posto del figlio)

Cristiano. Scusi posso sedermi al suo tavolino?

Gianna. A dir la verità aspetto qualcuno.

Cristiano. Il suo fidanzato?

Gianna. E a lei che cosa interessa?

Cristiano. Potrei essere suo padre.

Gianna. Il mio? Non so e non mi piacerebbe.

Cristiano. Ma lei non è la signora Gianna? (intanto si siede)

Gianna. Io? E perché si siede? Le ho detto che aspetto una persona.

Cristiano. Tanto non viene.

Gianna. Lo spera lei, e se arriva?

Cristiano. No, glielo dico io. Anzi ha mandato me ad avvisarla.

Gianna. Mi faccia capire, lei chi è?

Cristiano. Sono il papà di Andrea.

Gianna. Non conosco nessun Andrea.

Cristiano. Senta, capisco che di fronte al padre non ammetta che voleva sedurre suo figlio, ma è chiaro che è lei.

Gianna. Lei chi?

Cristiano. La donna che l’ha abbordato.

Gianna. Io continuo a…

Cristiano. A fingere, ma stia tranquilla mio figlio è maggiorenne e io non sono qui a criticarla. Fate quello che volete.

Gianna. Ammettiamo per un attimo che sia la persona che dice lei, e come avrebbe fatto a individuarmi?

Cristiano. Adesso sì che ci capiamo. Posso darti del tu? Andrea ti ha descritto bene, una bellissima donna, elegante, prosperosa, affascinante… e non potevo sbagliarmi qui dentro è pieno… pieno? Con qualche studentessa anoressica, come la sua… compagna.

Gianna. E, sempre ammesso che io parli con suo figlio e che lei abbia un figlio, com’è questa sua compagna?

Cristiano. Te la descrivo in due parole, a patto che poi non ne parliamo più. È piccola, magra, piatta qui davanti e non bastasse il fisico è contro anche nel resto: vuol sempre aver ragione. Perché fa la professoressa vuole sempre correggerci. Secondo lei sbagliamo sempre a parlare. Poi è una verde sfegatata. O magari lo sei anche te.

Gianna. Ti piace fare le gaffes?

Cristiano. Oh bene, mi dai del tu anche te.

Gianna. E che cosa vorrebbe da me questo tuo Andrea?

Cristiano. Ma, se non sei te la donna che l’ha abbordato e l’ha portato in palestra, non posso dirtelo.

Gianna. No, non lo sono e adesso, padre padrone, se non lasci tu il tavolino lo cambio io.

Cristiano. Come fai a sapere che sono il padrone di una fabbrica, te l’ha detto mio figlio?

Gianna. Io non lo conosco tuo figlio.

Cristiano. Ma ti piacerebbe? È un gran bel ragazzo, ha preso da me.

Gianna. E allora fammelo conoscere.

Cristiano. Se mi assomiglia?

Gianna. Sì, perché nonostante tutto neanche tu sei così male.

Cristiano. Allora ti piaccio un pochino, posso fermarmi?

Gianna. Le ho detto che aspetto qualcuno.

Cristiano. Se è mio figlio che aspetti, lui non viene oggi né mai. Ha mandato apposta me. Dice, il pazzo, che non riesce a tradire la sua bruttina. Chissà cosa gli fa, mah?

Gianna. E avrebbe mandato lei per dire una cosa così?

Cristiano. Si vede che non aveva il coraggio, oppure è troppo controllato, che quella là è di un geloso… È siciliana.

Gianna. Se fosse tutto come mi racconta, non avrebbe le palle, come si suol dire.

Cristiano. Ma qualcun altro ce le ha!

Gianna. Tra i presenti?

Cristiano. Io non vedo altri maschi, né nel bar né tanto meno al tavolino.

Gianna. È venuto tardi, devo andare.

Cristiano. E quando ci vediamo ancora?

Gianna. Il bar è pubblico, se quando viene ci sono, ci vediamo, se no, no.

Cristiano. E cosa dico ad Andrea?

Gianna. Non lo conosco e non lo voglio conoscere.

Cristiano. E, bellissima, me lo dai un bacio?

Gianna. No, io non stringo neppure la mano.

Cristiano. Paura di qualche malattie infettiva?

Gianna. Sì della marpionite.

           



permalink | inviato da steatrando il 17/7/2017 alle 15:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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