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La Nonna, vivace, ironica, fintamente tonta. La risposta sempre pronta, pepata. Gioca con le parole da tanto ormai. Intelligente, la persona più intelligente che mi sia capitato di incontrare negli ultimi anni. Sempre coerenti con se stessi i personaggi sullo sfondo. Ma la vera regina è lei, la Nonna, saggia, amabile, ingenua e astuta nello stesso tempo, la lingua agile a dimostrare la prontezza dello spirito, piena di vitalità, sempre disponibile a spendersi non solo per la figlia ma per tutti quelli che si trovano accanto a lei. Meri www.kilombo.org
13 marzo 2018
vita familiare
Pene d’amor

(a casa, una sera)

Bruna. Nonna, stasera non guardiamo la TV, parliamo.

Nonna. Va bene, anche a te Andrea?

Andrea. Io seguo la maggioranza.

Nonna. Credevo le donne… E di che cosa parliamo, nipotini?

Bruna. Non hai qualche storia allegra, per non pensare all’operazione?

Nonna. Io? Allegra? Ma se mi vengono in mente solo cose tristi… poi adesso dopo le votazioni.

Andrea. Non pensare al passato nonna ma al futuro.

Nonna. Che io ne ho davanti… o dici alle votazioni future?

Bruna. O a quello mio e di Andrea, se ne avremo.

Nonna. Sicuro. Allora vediamo un po’ … nella mia mente se c’è qualche cosa… no non c’è niente. Vediamo nel cervello, no vuoto e nella memoria? Ah una cosina, ma è tutta impolverata… sporca, chissà… e poi ci sono dei minorenni qui dentro?

Bruna. No la Yvonne è andata a casa.

Nonna. Bene allora posso parlare del pene. Dite così adesso, no? Che noi in dialetto lo chiamavano uccello… o passerino…

Andrea. A riposo?

Nonna. Be’ anche, se no del bambino. Chissà allora quando è… al lavoro, dovevamo chiamarlo sgolgia, sgolgione a seconda.

Bruna. Cioè?

Nonna. Airo… airone a seconda.

Andrea. Che poi lui lavora da minatore, nelle gallerie.

Nonna. Non ne ha abbastanza di lavorare solo in una di galleria?

Andrea. Come vuoi, secondo chi lo ha assunto.

Nonna. E io che credevo che lavorava da seminatore.

Bruna. Solo qualche volta, per fortuna. Ma la fiaba?

Nonna. Ah è una favola. Allora c’era un soldato.

Andrea. Che aveva meritato un bel riposo del guerriero…

Nonna. Il coso interrotto non va mica bene, neh. Che poi perdo il filo. Lui quel soldato lì, è vero, veniva a casa della guerra e lì si sa già…

Bruna. Cosa, nonna, prostitute, stupri?

Nonna. Robe da uomini. Insomma questo qui, era stanco e aveva lì il suo coso, non so se per le cose che hai detto te, in fiamma. Ma un bruciore… Solo che era così stanco, così stanco che si è addormentato. Allora lui, il piccolino, l’uccellino non ce la faceva a riposare, tutto rosso e la smangiasione… il prurito. E allora, approfittando che il suo padrone, che però non è che ubbidiva sempre, neh, è andato a fare un giro. Lui, il piccolino, cercava qualcosa di fresco, non so una fontana, una roggia. E va, e va, e va… (si ferma un po’)

Andrea. Allora nonna?

Nonna. Nelle conte c’è sempre che vanno e vanno e poi così chi conta la storia tira il fiato...

Bruna. E si fa venire in mente cosa dire, rispetto al uditorio che ha di fronte…

Nonna. Ma basta con queste intellettuali qui, che non ti lasciano neanche un po’ di sorpresa, che sanno già tutto loro e ti fanno passare per ignorante. Che bello però domenica con i miei, specialmente mio genero. Te Bruna gli hai fatto fare la figura dell’asino che lui voleva andare al Senato.

Bruna. Speriamo che non ce ne siano troppi con tutti quei debuttanti.

Nonna. Magari gli fanno fare un ballo… lo fanno loro, girando di qua e di là per fare un governo. Te però, scusa Bruna, con la tua testa dovevi candidarti con i 5stelle, che ce la facevi.

Bruna. Come facevo con le loro idee sugli stranieri e sul fascismo?

Nonna. Ma lì c’è dentro di tutto: destra, sinistra, democrazia cristiana…

Andrea. Allora il povero pene?

Nonna. Sì, faceva… pena, così conciato. Finalmente trova un fontanino…

Bruna. Un fontana?

Nonna. No un fontanile, una risorgiva, non so come li chiamate in italiano.

Bruna. Non sarebbero proprio la stessa cosa, ma soprassediamo.

Nonna. Sì sediamoci più comodi che però è quasi finita la conta, se mi lasciate finire. Allora arriva dove c’era quell’acqua che era bella, trasparente e si puccia dentro tutto. Era d’un fresco che quasi gli venivano i tremi… i brividi e veniva sempre più piccolo ma il bruciore passava. Un bel momento però entra dentro nell’acqua… una ragazza, non so se era una diva o una ninfea…

Bruna. Una dea o una ninfa…

Nonna. O no, o solo una scienziata che studiava l’acqua. Fatto sta che lui, il piccolino, ha cominciato… ad alzare la cresta.

Andrea. Per vedere fuori dall’acqua…

Nonna. No lui non vedeva, però sentiva e voleva fare il sommergibile.

Andrea. E lanciare qualche siluro.

Nonna. No, ho sbagliato, stiamo parlando di natura, eh, quindi non un sommergibile ma un pesce.

Andrea. Pesce siluro.

Nonna. E dai coi siluri, ma hai in mente solo quelli lì. E allora quel pesciolino che diventava sempre più grosso ha cercato di andare sotto la socca… la gonna della ricercatrice. Però lei ha sentito qualcosa, ha toccato sotto e l’ha preso in mano. Vedendo che era così bello.

Bruna. E rosso…

Nonna. Sì credeva che era un pesce rosso, l’ha fino accarezzato. Poi però non l’ha messo più là sotto dove voleva andare lui.

Andrea. A fare il minatore…

Nonna. Ma l’ha messo in una boccia e l’ha portato a casa. L’ha curato, lui è guarito…

Andrea. E vissero felici e contenti, anzi solo lei perché lui era imprigionato nella sua vaschetta di vetro.

Nonna. Non mi lasci mai finire le storie. Che questa finisce bene… Lui, il piccolino, perché era tornato piccolino, anche se non era più rosso, lì nell’acquario, perché poi lei gli voleva bene e gli aveva dato tutti i conforti…

Bruna. Conforts.

Nonna. Ah si dice così in italiano? Non lo sapevo. E in quel bell’acquario lì, c’erano dei castelli… piccolini sott’acqua, neh. C’erano le conchiglie, le erbe.

Bruna. Le alghe.

Nonna. Le piaghe… di nipoti! E lui girando e rigirando visto che lei non lo guardava più era venuto triste, ma un giorno, proprio sotto una conchiglia ha trovato un anello.

Andrea. Dai un anello nell’acquario? Come faceva a esserci?

Nonna. Ma forse era stata lei, forse mettendo dentro il pescolino, quando era ancora rosso, gli era scappato dal dito e non se n’era accorta. Ma c’è anche la canzone, neh, se non ci credi. “Bel pescator dell’onda pescatemi l’anello…”

Bruna. Non la conosco.

Nonna. Bisogna studiare non restare ignoranti, neh.

Andrea. Poi nonna, la canzone, se ho capito bene, parla di onde e di un pescatore.

Nonna. E quello lì era un pesce pescatore. Ce n’è, eh!

Bruna. C’è la rana pescatrice…

Nonna. Ma, me l’hai detto te l’altro giorno, sotto il mare ci sono ancora tante speci da scoprire.

Andrea. Qui saremmo in un fontanile… ma va be’.

Nonna. Perché l’ho messo io, come ha detto la Bruna prima, bisogna adattare la storia ai sentitori… ai auditori.

Bruna. E lei quando ha visto l’anello?

Nonna. Be’ lì è facile da immaginare. L’ha tirato fuori poi ha preso il pesciolino e l’ha baciato.

Andrea. E lui si è ingossato tutto…

Nonna. Come sei volgare, aspetta. No lui si è trasformato in un bel principe, ma bello, ma bello che la fata scienziata si è innamorata subito.

Han fatto un gran sposalizio

Han bevuto ballato e cantato

Han servito arrosti e capponi, merlucci e sardine

E io che ero senza denti mi hanno dato solo pappine…

Andrea. E la morale quale sarebbe? Che bisogna sposarsi prima di fare certe cose?

Nonna. Morale in questa storia qui? No, non ce n’è. Solo che le cose sono successe così… ma forse potremmo farla noi che cioè, anche perché io vengo un po’ vecchia, che se tutto va bene e possiamo ancora alzare il gomito… per bere, sarebbe bello che poi vi sposate. Fate il fioretto.




permalink | inviato da steatrando il 13/3/2018 alle 14:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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