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La Nonna, vivace, ironica, fintamente tonta. La risposta sempre pronta, pepata. Gioca con le parole da tanto ormai. Intelligente, la persona più intelligente che mi sia capitato di incontrare negli ultimi anni. Sempre coerenti con se stessi i personaggi sullo sfondo. Ma la vera regina è lei, la Nonna, saggia, amabile, ingenua e astuta nello stesso tempo, la lingua agile a dimostrare la prontezza dello spirito, piena di vitalità, sempre disponibile a spendersi non solo per la figlia ma per tutti quelli che si trovano accanto a lei. Meri www.kilombo.org
12 luglio 2018
Langue la lingua

(al telefono)

Bruna. Nonna, devi ricordare all’Andrea che domani, venerdì, non deve attardarsi sul lavoro che dobbiamo andare a Milano.

Nonna. Diccelo te, che io magari mi scappa di mente.

Bruna. Non mi risponde sul cell.

Nonna. Dev’essere impegnato con qualche bella ragazza.

Bruna. Non dirlo neppure per scherzo, che sai io…

Nonna. Non sei gelosa neanche un po’.

Bruna. Allora te lo scrivi? Oppure appena torna a casa digli di chiamarmi.

Nonna. E, scusa la curiosità, che cosa andate a fare a Milano venerdì sera, che potete andare sabato o domenica?

Bruna. C’è l’ultima rappresentazione di uno spettacolo teatrale.

Nonna. E che cosa fanno, il tuo inglese là che scriveva le cose dell’Italia?

Bruna. Dici Shakespeare? No, si tratta di un monologo sulla scuola.

Nonna. Che te c’hai già nostalgia…

Bruna. Lasciami parlare una buona volta! Si intitola “La lingua langue”…

Nonna. Piange?

Bruna. Langue! Sai cosa vuol dire?

Nonna. No, non conosco bene la lingua.

Bruna. Vuol dire che non è conosciuta da molti, tanto meno dagli studenti. E l’attore in scena fingerà di essere un insegnante di italiano e di aver davanti una classe di studenti. E c’è scritto, nella presentazione, che interrogherà il pubblico.

Nonna. Rispondi bene, neh, se no dicono che noi siamo provinciali. No sono sicura che te… piuttosto scrivimi le domande che fa lì il Marco Polo che poi voglio vedere quante… poche ne so io.

Bruna. Allora ti ricordi?

Nonna. Sì, ma mi dispiace.

Bruna. Perché non vuoi che tuo nipote esca una sera e vada a teatro?

Nonna. No, per quello no, poi se va con una bella ragazza, istruita e tutto che lo porta non in discoteca ma a teatro, vuoi mettere. Però avevo già fatto conto che parlavamo la sera che avevi detto che venivi qui a dormire.

Bruna. Vengo appunto a dormire e la scusa del teatro è appunto una scusa. Anche mio papà non vuole che venga più a convivere finché mi sposo.

Nonna. Va guarda veh questi genitori all’antica!

Bruna. Invece se torniamo tardi, per non svegliare i miei, vengo da voi.

Nonna. Me svegliatemi pure che voglio sapere.

Bruna. O meglio sarai preoccupata che non arriviamo a casa.

Nonna. No venite subito, è inutile che fate i morosi che stanno in macchina, fate gli sposi che c’hanno il suo bel lettone.

Bruna. Ah devi dire all’Andrea che dobbiamo essere là alla 20, un’ora prima dell’inizio dello spettacolo, per i biglietti.

Nonna. E che cosa fate poi un’ora? Non so se c’è qualcosa da vedere a Milano.

Bruna. Nonna siamo in corso Buenos Aires, farò shopping…

Nonna. Chissà che prezzi e poi già spendi col teatro.

Bruna. Shopping con gli occhi lo posso fare?

Nonna. No, fai pure quello col portafoglio; ti pago io una bella roba che vedi lì in vetrina.

Bruna. Tu mi vuoi sempre viziare, nonna.

Nonna. No, ti voglio vinchiare… non so come si dice, e faccio di tutto per farti venire ancora qui, addirittura uno sposalizio, se riesco.

 




permalink | inviato da steatrando il 12/7/2018 alle 13:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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