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La Nonna, vivace, ironica, fintamente tonta. La risposta sempre pronta, pepata. Gioca con le parole da tanto ormai. Intelligente, la persona più intelligente che mi sia capitato di incontrare negli ultimi anni. Sempre coerenti con se stessi i personaggi sullo sfondo. Ma la vera regina è lei, la Nonna, saggia, amabile, ingenua e astuta nello stesso tempo, la lingua agile a dimostrare la prontezza dello spirito, piena di vitalità, sempre disponibile a spendersi non solo per la figlia ma per tutti quelli che si trovano accanto a lei. Meri www.kilombo.org
12 febbraio 2019
vita familiare
Marcite

(su Skype)

Bruna. Nonna, ho bisogno di te.

Nonna. Ecco perché mi chiami già, che se no, se va bene, mi telefoni una volta alla settimana.

Bruna. Ma all’Andrea, molto di più di una volta.

Nonna. Lo so, anche a letto era più di una volta la settimana, no?

Bruna. Come fai a saperlo? Ci spiavi?

Nonna. Me lo dicevate voi… ma se non è vero, va bene lo stesso, cioè non va tanto bene ma…

Bruna. Non parliamo di certe cose.

Nonna. Che non possiamo più farle, io per sempre e te per adesso.

Bruna. Siamo serie, per favore.

Nonna. Basta che poi, quando vieni a casa, mi fai una serie di bambini.

Bruna. Possiamo cambiare argomento? Al corso per adulti mi hanno chiesto delle famose marcite lombarde, perché avevo detto di venire dalla Lombardia.

Nonna. Non che ti chiami Lombardo?

Bruna. Senti vuoi darmi ascolto o parlare sempre tu? Allora un signore vuole sapere come si coltivava la marcita. Io gli ho spiegato com’era fatta, ma lui vuole proprio sapere i lavori. Puoi aiutarmi?

Nonna. Sì, signora… signorina Lombardo. Allora la marcita tradizionale, qui dalle nostre parti, aveva bisogno di una manutenzione che … anche se poi rendeva nel raccolto ma aveva bisogno di tanti lavori. Il primo era l’ingrassaggio di letame voltato e rivoltato durante l’anno, cioè sfarinato bene, poi veniva portato giù lungo ‘ste ali e sbardlà dapartüt.

Bruna. Cioè?

Nonna. Sbardellato… o come si dice in italiano? Sparpagliato, e già c’è dentro la paglia. Poi si passava con la tigre e il rullo a pianificare.

Bruna. La tigre?

Nonna. Sì una tigre addomesticata che metteva a posto bene… ma dove ce l’hai la testa? Non te l’avevo fatto vedere al museo contadino quell’erpice con tutti gli artigli, i ganci per sparpagliare il rudo?

Bruna. Scusa, va avanti.

Nonna. Dopodiché andava pulire bene l’innaffiatore e fare i due bordi sull’innaffiatore che l’acqua doveva sfiorire da quella bordatura in modo uguale in tutte le ali.

Bruna. Sfiorire?

Nonna. Come dici te per venire fuori dal bordo? non lo so in italiano.

Bruna. Forse affiorare, ma io l’italiano…

Nonna. Non lo vedi da un bel pezzo… Ma, continuiamo. E non bastava questo, quando tagliavano l’erba e dopo l’ingrassaggio ridavano l’acqua e andavano gli uomini col badile e i cuturan, gli stivali, neh.

Bruna. So il greco, va avanti!

Nonna. Ah non l’inglese? Comunque c’avevano una tecnica particolare per schiacciare dove non passava l’acqua, oppure prendere dove era troppo alta mettere qualche badilata. Più era tenuta in ordine e più rendeva la marcita perché, se c’erano parti che se non c’era l’acqua, gelava, quindi…

Bruna. Era sempre il camparo che regolava?

Nonna. No il campé con l’aiuto dell’azienda, specialmente in inverno, quando avevano tempo mandavo gli uomini apposta, si chiamava “metter sotto”, cioè quello di schiacciare o quello di riportare dove non passava l’acqua, livellare bene. E lo facevano gente dell’azienda un po’ pratici che sapevano fare il mestiere e passavano almeno due volte all’anno a fare quel lavoro lì.

Bruna. E chi ci lavorava?

Nonna. Il campé passava a vedere le marcite. Che tagliava l’erba c’erano gli erbarö, in certe aziende facevano due o tre erbaioli, secondo le dimensioni dell’azienda, che tagliavano l’erba ma non solo nella marcita anche nel prato. Provvedevano l’erba per la stalla.

Bruna. Questa erba veniva trasformata in fieno?

Nonna. Quella della marcita sì, quando non serviva più da erba che c’erano altri prati che si potevano tagliare o anche stoppie dopo il grano, che mettevano il trifoglio, davano anche quello alle bestie. Solo allora la marcita faceva fieno, veniva tagliata per fieno. Sicuramente non era un fieno che aveva a che vedere con la bontà del fieno del prato. Era un fieno fiacco, un fieno che non faceva fare molto latte. Molto latte lo faceva fare la marcita in erba, il fieno della marcita no.

Bruna. Come mai?

Nonna. Il terreno era già sfruttato: avevano già tagliato magari tre volte con l’acqua. Poi facevi anche il fieno, il mese d’agosto o così. Era un fieno che valeva poco. Era l’ultimo fieno andavi avanti a farlo fin che potevi poi passavi a sagasà tutto.

Bruna. Sagacciare?

Nonna. Tagliare col seghezzo, come lo chiami?

Bruna. E ne mettevano tante di marcite?

Nonna. C’è stato un periodo che ne mettevano tante, adesso dirti la percentuale… secondo anche la disponibilità che avevano, perché  l’acqua veniva spostata da in alto in basso e dacquava una marcita a basso. Però la prima che prendeva l’acqua veniva l’erba più bella, la seconda più giù era già raffreddata. Comunque rendeva bene la marcita, tenuta bene.

Bruna. E acqua di fontanile o di roggia?

Nonna. Della roggia, del canale, non della fontana. Poi ha preso piede il riso, l’acqua per il riso, e ha perso importanza la marcita e la stalla.

Bruna. E la davano anche ai cavalli?

Nonna. L’erba no, possibilmente non si dava ai cavalli. Ai cavalli si dava fieno e fieno buono, il maséngh. L’erba si dava alla vacche, il fieno della marcita si poteva darlo alle manzette, tanto non dovevano fare latte. Gli ultimi due tagli della marcita erano scarsi.

Bruna. E quanti se ne faceva?

Nonna. Almeno cinque, fino finito l’autunno. Finito l’autunno si cominciava a metterla in ordine e dargli l’acqua un’altra volta.

Bruna. L’autunno? Ma l’autunno finisce il 21 dicembre.

Nonna. Fino a dopo il riso, pignoletta. Noi autunno dicevamo i lavori che si facevano in autunno. Qui da noi il taglio e la battitura del riso.

Bruna. Mietere e trebbiare. E ogni quanti giorni si tagliava?

Nonna. Quaranta giorni, poi dipendeva

Bruna. E quando sono scomparse?

Nonna. Quando sono scomparse le vacche.

Bruna. Ed erano uomini o donne che vi lavoravano?

Nonna. Uomini col badile, noi adoperavamo la zappa.

Bruna. E allora, scusa, come fai a sapere di questi lavori?

Nonna. Ma mio papà. Lui parlava in casa, poi vedevi in cascina se non eri stupida.

Bruna. Grazie, sei bravissima. Non so come fai a ricordarti così tanti particolari dopo tanti anni.

Nonna. Mica sono… marcita!




permalink | inviato da steatrando il 12/2/2019 alle 9:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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