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La Nonna, vivace, ironica, fintamente tonta. La risposta sempre pronta, pepata. Gioca con le parole da tanto ormai. Intelligente, la persona più intelligente che mi sia capitato di incontrare negli ultimi anni. Sempre coerenti con se stessi i personaggi sullo sfondo. Ma la vera regina è lei, la Nonna, saggia, amabile, ingenua e astuta nello stesso tempo, la lingua agile a dimostrare la prontezza dello spirito, piena di vitalità, sempre disponibile a spendersi non solo per la figlia ma per tutti quelli che si trovano accanto a lei. Meri www.kilombo.org
10 settembre 2019
vita familiare
Corpo a corpo 2

(a casa)

Yvonne. Nonna, nonnina, vuole dire una cosa. Te mi abita la tua casa.

Nonna. Dove stai te, stai bene lì?

Yvonne. Fino troppo.

Yvonne. Però te non voi fitto, lasciami pagare bollette, adesso che hai messo regola.

Nonna. Oh se è per metterti in regola, dovevo farlo tanto tempo indietro, però credevo che lo facevano i miei, ma figuriamoci.

Yvonne. Cosa è “figuriamoci”?

Nonna. Dunque, non mi viene… la parola. Come dire che se aspettavo loro. Anche se gli stavo col fiato sul collo, niente.

Yvonne. Dopo pago, ma adesso in mente te parlare con il corpo.

Nonna. Sì con la bocca, ma forse c’entra anche la lingua, la gola e chissà che roba d’altro.

Yvonne. Ecco lingua, lingua italiana, viene dalla nostra lingua?

Nonna. Dalla nostra, che la tua o è il francese o è l’ivoriano, dico giusto?

Yvonne. No, dico te parli parole del corpo.

Nonna. Ah ecco quello che volevi dire. Scusa sono un po’ sorda e anche un po’ con le babòle che girano per il cervello.

Yvonne. Cosa bambòle?

Nonna. No, non le bambole, ma quelle bestie che girano di notte. Avercele nel cervello vuol dire che una non ragiona più bene.

Yvonne. Sono mica beatles?

Nonna. Se sapevo l’inglese ti dicevo che mi hai bagnato il naso, io non ero buona a dirci il nome in italiano e te l’hai detto in inglese.

Yvonne. Ma te detto ancora cosa del corpo: “bagnare naso”. Io non ti bagno.

Nonna. Non so perché si dice così, ma vuol dire che me l’hai fatta, mi hai fregato – non parliamo male, neh -. Però mi hai messo una pulce nell’orecchio.

Yvonne. Io non ho pulci, come permetti?

Nonna. No, è sempre un detto, un giro di parole… col corpo come dici te, per dire che mi hai fatto venire in mente. Mente è corpo o anima, spirito? Boh!

Yvonne. E cosa ti ho fatto pulce?

Nonna. No, l’altra domenica avevo letto all’Andrea una roba che avevo scritto quando ancora andavo a scuola.

Yvonne. Bambina?

Nonna. No, non lo sai che bisogna mai smettere di imparare? Io sono andata a scuola anche da grande… a fare la bidella. E lì c’era un professore di italiano bravo e mi lasciva sentire la lezione, che io delle volte – me l’aveva detto lui – per non dimenticare le cose che aveva spiegato ma che avevano detto anche gli studenti, le buttavo giù su un quaderno, che poi li ho anche battuti al computer. Adesso cerco il foglio e te lo leggo.

Yvonne. Sì brava nonna, però io pago lezione.

Nonna. Ma che lezione? Questa roba qui è tradizione, cioè trasmettere dai vecchi ai giovani. E meno male che c’è ancora qualcuna che sta a sentirci, e sentire me poi…

Yvonne. Te modesta. Ma adesso cerca foglio.

Nonna. Che viene da foglia, no? Vedi che adoperiamo anche le robe che prendiamo dalla natura?

(dopo un bel po’)

Guarda Yvonne, non l’ho trovo più il foglietto, e dire che ce l’ho appena letto all’Andrea.

Yvonne. Porca miseria.

Nonna. Brava adoperi anche te le robe della natura, per esempio i porcelli. Hai imparato le parolacce in italiano.

Yvonne. Qualcuna.

Nonna. Delle volte ci vogliono. Ma non arrabbiarti. Ho trovato al posto del foglietto dell’Andrea, che delle volte cerchi una roba e ne trovi un’altra, ne ho trovato un altro che avevo scritto l’ultimo giorno di scuola e c’era appena stato uno di quegli incontri dell’ONU sul clima, non mi viene più in mente quale. E c’è anche di più, era anche venuta a scuola quell’anno lì, una ragazza ivoriana che si chiamava come te.

Yvonne. Ma dai, te lo fai per me.

Nonna. No è vero.

Yvonne. E parlava male come me?

Nonna. No, molto più male, te sembri un avvocato a confronto di lei. Io qui gli ho aggiustato un po’ il parlare, che poi anch’io… fino che c’è da parlare, ma scrivere…

Yvonne. Su voglio sentire mia compagnona.

Nonna. Allora siamo in una classe e si parla della conferenza sul clima, neh. Ho fatto tutti i dialoghetti. Stai un po’ a sentire:

 

Veronica. Prof non vorrà farci lezione l’ultima ora dell’ultimo giorno di scuola?

Prof. Per carità, volete fare una festa?

Rita. L’abbiamo già fatta nell’ora precedente e... mi dispiace non abbiamo avanzato niente.

Prof. Mi avete lascito fuori dalla festa.

Ivonne. Anche me, sono arrivata solo adesso perché prima sono andata in questura per il permesso di sogiorno e anche se avevo l’appuntamento mi hanno fato aspetare.

Prof. E adesso sei a posto?

Ivonne. Per ora sì, ma tra sei mesi devo già rifare le carte.

Prof. Per noi non hanno avanzato neppure le briciole...

Ivonne. Come fanno sempre con i paesi poveri...

Conti. A proposito ha visto prof alla conferenza dell’ONU che litigate?

Ivonne. Anche Cina, Brasile e India hanno fatto il voltafacia rispeto noi.

Conti. Vuoi che ci leghiamo le mani?

Veronica. Ha sentito prof? Parlano con il corpo, anche Ivonne: voltafaccia, legare le mani...

Prof. Sì, brava, sei diventata una brava osservatrice, ma lascia continuare la discussione.

Giacomo. Lei che giudizio dà della conferenza?

Prof. Secondo me c’è stato un colpo di mano finale, forse anche per salvare la faccia, così hanno indorato la pillola ma alla fine la montagna ha partorito il topolino, fatto sta che il clima è in ginocchio.

Veronica. Ma prof, tutte parole col corpo…

Prof. Sì c’è da rodersi il fegato, ma sentiamo voi, se volete fare una discussione prima delle vacanze.

Ivonne. La testa non va in vacanza, si dice in Costa d’Avorio.

Conti. Allora apri gli occhi, anzi le orecchie. Comunque io sono contento del vertice: si sono  raffreddati i bollenti spiriti dei fanatici del clima, si è usata la ragione e non ci si è fatti prendere dai mal di pancia.

Giacomo. Invece secondo me si è persa un’occasione, speriamo di non rimpiangerla in futuro. Se non diminuiamo le emissioni di CO2, non abbiamo una soluzione B.

Rita. E neppure un pianeta B.

Conti. Guarda che l’anidride carbonica è solo uno dei gas e quello che contribuisce di meno all’effetto serra.

Giacomo. Sì, ma è quello più abbondante e quello su cui possiamo agire di più.

Ivonne. Anche il mare è fato di goce d’acqua, e l’acqua buca la rocia.

Conti. Non capisco questi esempi strampalati. Secondo me non dobbiamo rinunciare allo sviluppo perché produce inquinamento ma evitare l’inquinamento perché rallenta lo sviluppo.

Giacomo. Non puoi investire nel sole e nel nucleare, favorire il risparmio e il consumismo, l’inquinamento e il disinquinamento.

Giusy. Quello si può e tutto fa PIL.

Prof. Ivonne, avevi capito cos’è il PIL?

Ivonne. Sì ma non mi ricordo cosa vogliono dire le letere.

Giacomo. Paesi Inquinanti Ladri.

Flavio. No PIL significa Puzza Infernale Libera

Veronica. Ma non era Prodotto Industriale Lurido?

Conti. Prodotto Interno Lordato... Lordo, Veronica, dove vivi?

Veronica. Perché te la prendi solo con me, anche gli altri hanno scherzato.

Conti. Ma tu dicevi sul serio. Vede prof certe campagne di stampa hanno effetti tremendi sugli spiriti deboli.

Veronica. Spero che vuoi fare dello spirito, spiritoso.

Prof. Raffreddiamo il clima, per favore.

Giacomo. Come si fa con gente come lui?

Prof. Nel senso di gente con le sue idee?

Conti. Siete voi teste calde.

Giusy. Ma tu non hai a cuore l’ambiente?

Conti. Io non sputo nel piatto dove mangio, come voi, io sono per scelte equilibrate, razionali, non per i colpi di testa.

Giacomo. Ma se abbiamo quasi l’acqua alla gola...

Conti. Devi aver fiducia nella scienza, che ha sempre risolto i problemi dell’uomo.

Prof. Tema da un miliardo di euro! Siete d’accordo con Conti?

Veronica. Adesso basta prof, mi fate venire il mal di testa, oggi non ci divertiamo neanche un po’ e poi è Natale...

Conti. Sì in questo do ragione a Veronica, continuare a discutere è stressante, lasciamo decidere a chi sa più di noi, tanto noi non contiamo.

Flavio. Tu Conti o non conti?

Giacomo. È il pianeta che è stressato e da parte dei paesi ricchi.

Ivonne. Che cosa vuol dire stresato?

Prof. Spiegatelo voi.

Veronica. Come quando devi essere interrogata o fare un compito in classe.

Rita. O il ragazzo che ti piace non ti caga neppure.

Giusy. O un altro che non ti fa né caldo né freddo l’hai sempre tra i piedi.

Prof. Esempi un po’ coloriti ma ti hanno fatto capire cosa vuol dire stressato Ivonne? O come diceva Giacomo: pianeta stressato?

Ivonne. Penso sì, come quando al mio paese c’è la sicità e si dice che la pianta odia il sole e ama la nuvola.

Conti. Ma senza il sole le piante morirebbero, non hai studiato la fotosintesi?

Ivonne. Sì, la so, ma non puoi continuare a mangiare se non hai da bere.

Veronica. Che tristezza, per favore.

Flavio. Nella cartella ho nascosto dello spumante e dei bicchieri, se il prof non è contrario... a infrangere i regolamenti, direi di toglierci la sete che tutti quei salatini di prima ci hanno stressato lo stomaco.

Prof. Ma sì, non è la giornata giusta per affrontare certi temi.

Giusy. Allora un bel brindisi.

Giacomo. E c’è da bere per tutti?

Rita. Se i primi saranno onesti.

Ivonne. Io non bevo.

Conti. Sei proprio una guastafeste.

Rita. Sei mica astemia?

Ivonne. Non so che cosa vuol dire ma io non ho mai bevuto alcolici, noi non li avevamo.

Conti. Perché siete mussulmani?

Ivonne. No, perché costava già tropo l’acqua.

Veronica. Uffa, che stress, allora questo brindisi?

Rita. A chi brindiamo?

Prof. Facciamolo dire a Ivonne che non beve.

Ivonne. Non so come si fa.

Giusy. Devi augurare qualcosa per qualcuno, se viene detto durante il brindisi porta fortuna.

Ivonne. Alora auguri di tuto cuore a chi ragiona col cuore e fortuna per i diversi per un pianeta diverso.

 

Yvonne. Bello, io tengo mia paesana, mio nome. Me la fai conoscere?

Nonna. Ma saranno quasi trent’anni che non la vedo… che è finita la scuola.

Yvonne. Ecco voi, magari trattate bene, ma poi non ci conoscete più.

Nonna. Hai ragione, viviamo separati, ma guarda che succede anche con gli italiani e i parenti, neh!

Yvonne. Te vivi separati tua figlia e suo uomo.

Nonna. Più meglio così, se venivano a stare ancora qui, io non ce la facevo a stare con loro due e dovevo ritornare a casa mia e te ti sfrattavo.

Yvonne. No io e te stare insieme.

Nonna. Ma sì, così una mano lava l’altra.

 

 




permalink | inviato da steatrando il 10/9/2019 alle 10:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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