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La Nonna, vivace, ironica, fintamente tonta. La risposta sempre pronta, pepata. Gioca con le parole da tanto ormai. Intelligente, la persona più intelligente che mi sia capitato di incontrare negli ultimi anni. Sempre coerenti con se stessi i personaggi sullo sfondo. Ma la vera regina è lei, la Nonna, saggia, amabile, ingenua e astuta nello stesso tempo, la lingua agile a dimostrare la prontezza dello spirito, piena di vitalità, sempre disponibile a spendersi non solo per la figlia ma per tutti quelli che si trovano accanto a lei. Meri www.kilombo.org
8 ottobre 2019
vita familiare
Alloctoni

(al telefono)

Nonna. Bruna, scusa se ti disturbo, ma volevo contarti di oggi.

Bruna. Macché disturbo, parla pure. Però adesso sono qui, non più in Galles, e venerdì ci vediamo.

Nonna. Sì ma se aspetto fino a venerdì mi passa via di mente.

Bruna. Allora racconta.

Nonna. Oggi, dopo mangiato, l’Andrea doveva andare al suo sito di lavoro fuori in campagna ma poi doveva venire indietro in città. E mi ha portata dietro per vedere la campagna che io è da un bel po’…

Bruna. Bello, ma la vedi anche dalla vostra villa.

Nonna. Sì, ma qui tra la circonvallazione e i capannoni non si vede quasi più niente che era così bello una volta.

Bruna. E oggi?

Nonna. È stato bellissimo: già c’era un sole che ti faceva fino male agli occhi, che adesso fa più caldo fuori che in casa, che non abbiamo ancora acceso.

Bruna. Salvo il mattino e la notte…

Nonna. Sì, ma oggi… E lo saprai anche te adesso stanno tagliando il riso che poi lo devono battere.

Bruna. Mietere e trebbiare.

Nonna. Grazie professoressa.

Bruna. No, è solo per precisare visto che insegni italiano a Yvonne, che poi non ho mai capito perché dicevate battere per trebbiare.

Nonna. Allora devo fare io la prof? Perché prima il riso e il grano e anche i fagioli, li battevi con il bastone. Sai quello doppio? Non so come la chiamate voi in italiano?

Bruna. Forse verga, se non è troppo sconcio.

Nonna. Te l’ho già detto una volta: meglio vedere negli uomini la sua verga che la spada o la pistola. Hai sentito a Trieste? Che a me fanno sempre paura vedere i vigili o i carabinieri con quelle robe lì, più pericolose delle verghe…

Bruna. Brava: viva le verghe abbasso le pistole…

Nonna. In alto le verghe… No scusa che te…

Bruna. No, giusto. Sono d’accordo e mi meraviglio ancora, dopo anni che ti conosco, della tua liberalità e del tuo invecchiamento attivo. Forse è proprio per gli stimoli cognitivi che hai sempre.

Nonna. Parla facile se no non cognitivo… capisco niente.

Bruna. Per esempio uno stimolo forte è stato quello di Andrea. Averlo con te dev’essere stato molto positivo, e non solo per te, anche per lui.

Nonna. Non per vantarci, ma ci dev’essere stato anche qualcuno d’altro, anzi qualcuna.

Comunque se mi lasci parlare, che mi va su la bolletta del telefono. L’Andrea mi ha portato lì dal suo digeritore… digestore, che fa impressione. Già da lontano vedi una cupola che dici: “Ma hanno fatto su un duomo in mezzo alla campagna?” Poi vedi quella centrale nucleare, cioè che assomiglia quasi a quelle che vedi in televisione, che è grandissima. E poi tutti quei vasconi per mettere lì la roba. Che quanta terra mangiano.

Ma poi ci sono state anche cose belle: il riso tutto giallo, che anche lui passa dal verde all’oro.

Bruna. Anche lui? Perché chi altro?

Nonna. Noi… voi verdi che vedrai negli anni che vengono, se non vi tengono come l’oro. Che io non ci sarò più, ma senza di noi…

E poi c’era il Monte Rosa. Che spettacolo anche se al dopopranzo non era rosa ma blu, ma faceva impressione. I nostri vecchi, che sai vedevano una faccia anche nella Luna, lì dicevano che era una montagnera che portava tutta piegata la sua gerla.

Bruna. Una montanara? Che bella fantasia.

Nonna. Ma poi c’erano tutti quegli uccelli bianchi dietro i macchinoni che tagliavano il riso. Sai saltavano fuori le rane, poverine, sono già così poche.

Bruna. Gli aironi, le garzette?

Nonna. Sì, ma anche dei uccelli bianchi e neri col becco storto. Che bestie sono?

Bruna. Ah loro sono una specie alloctona, gli ibis sacri.

Nonna. Sacri? A parte che sono bruttissimi. Ma quello lì, proprio io non devo dire niente. E poi non li avevo mai visti, che sono stata di anni in campagna.

Bruna. Sona una specie esotica invasiva, che importata da chissachì da noi ha trovavo un habitat favorevole e si è riprodotto abbondantemente.

Nonna. Sono degli immigrati? ecco perché li hai chiamati sacri. Allora sono i benvenuti. E da dove vengono?

Bruna. Dall’Egitto, dove sono quasi estinti.

Nonna. E già c’è su un dittatore. Allora hanno fatto bene a scappare, ma come hanno fatto a passare il mare? Volando?

Bruna. Non so, ma dev’essere qualcuno che li ha portati per uno zoo… da dove poi sono scappati.

Nonna. Allora perché non facciamo così anche per quelli che sono sotto una dittatura? Portiamoli noi di qui, non lasciamoli venire con le barche. Ma poi non mettiamoli negli zoo, lasciamoli liberi, così si riproducono. Che gli italiani…

 

 

 

 




permalink | inviato da steatrando il 8/10/2019 alle 7:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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