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La Nonna, vivace, ironica, fintamente tonta. La risposta sempre pronta, pepata. Gioca con le parole da tanto ormai. Intelligente, la persona più intelligente che mi sia capitato di incontrare negli ultimi anni. Sempre coerenti con se stessi i personaggi sullo sfondo. Ma la vera regina è lei, la Nonna, saggia, amabile, ingenua e astuta nello stesso tempo, la lingua agile a dimostrare la prontezza dello spirito, piena di vitalità, sempre disponibile a spendersi non solo per la figlia ma per tutti quelli che si trovano accanto a lei. Meri www.kilombo.org
14 luglio 2020
vita familiare
La storia degli indovinelli

(sabato a casa)

Bruna. Nonna, siamo noi.

Nonna. Oh ma siete già qui?

Bruna. Perché è un problema?

Nonna. Sei matta? No, anzi, è che c’è ancora qui la Yvonne.

Bruna. Bene la saluto. Ciao Yvonne, come stai? scusa se non ti abbraccio, ma sai il virus…

Yvonne. Ma qualcheduno lo abbracci…

Bruna. Eh ormai abbiamo i microbi in comune, cosa ci vuoi fare? E tu nonna cosa ci racconti di bello?

Nonna. Io? Io che non metto il naso fuori dall’uscio? Siete voi che dovete raccontarmi a me.

Bruna. Anche la crisalide deve aprirsi un varco se vuole diventare una farfalla.

Nonna. E se è una piattola? No dimmi di te, farfallina.

Bruna. Io niente di nuovo. La solita routine, purtroppo. I tamponi sono sempre tanti da fare. Ma tu non hai una qualche bella storia da raccontare?

Nonna. Te sei proprio una streghina. Come facevi a saperlo che ne avevo messo giù una per la Yvonne, così ripassa l’italiano?

Bruna. E te l’ha già letta o raccontata, Yvonne?

Yvonne. No, siete rivati proprio voi.

Bruna. Allora sediamoci e racconta.

Nonna. Oh Signore, così? Non volete neanche qualcosa, un the, dei biscottini, fare merenda?

Andrea. Faccio io signorine.

Yvonne. Ma no, allora io servo.

Andrea. No, era per te la fiaba, allora lascia fare a me, sono o non sono un servo di tre padrone?

Nonna. Bisognerà che lo mettiamo in regola anche lui.

Yvonne. Allora nonna?

Nonna. Ma questa è difficile, è piena di indovinelli, che io ho dovuto scrivermela se no perdevo dei pezzetti. Allora c’era un giovane che era un po’ strano, gli piacevano gli indovinelli, ed era molto intelligente, ma non trovava mai un lavoro. C’aveva anche la mamma un po’ cattivella ed era orfano del papà. Insomma un bel giorno ha detto: “Mamma, così non riesco più andare avanti, vado in giro per il mondo a cercare fortuna”.

Yvonne. Anch’io dicevo…

Nonna. La mamma, cattiva e gelosa, che non voleva restare lì da sola ha fatto di tutto per tenerlo a casa, ma visto che non c’era niente da fare, gli ha fatto una csenta avvelenata, così: “O con me o con nessuno”.

Bruna. Scusa il mio povero italiano, ma non so neppure io cosa vuol dire csenta.

Nonna. Oh Signore, è in dialetto, com’è che si dice giusto in italiano… ah focaccia.

Allora, ricomincio. Suo figlio non voleva portare dietro niente, ma lei ha insistito: “Ma non puoi andar via così senza un bel niente, prendi questa da mangiare e tutto quello che vuoi dietro”. Allora lui ha detto: “Prendo Abele”, Abele era il suo cane, ma bravo, ma bravo, solo che si sa come vanno a finire gli abeli, ma non corriamo troppo. Allora lui parte, e va, e va, e va, dopo un po’ gli viene fame, allora tira fuori la focaccia e anche Abele aveva fame, allora lui gliene stacca subito un pezzetto. Appena Abele l’ha mandato giù è morto stecchito. Allora lui ha capito e ha detto - state attente neh, che poi viene il bello -:

Da chi mi fidavo mi ha tradito

Chi mi seguiva mi è mancato.

Allora lui butta via la focaccia e si mette a dormire senza cena. Alla mattina si sveglia e vede che ci sono tre corvi vicino al cane anche loro morti stecchiti. Avevano cercato di mangiare il cane, ma appena l’avevano beccato erano morti. Allora lui l’ha capito e ha detto:

Csenta ammazza Abele,

Abele ammazza tre.

Sì ma lui aveva fame, allora vede una lepre che passa, tira fuori lo schioppo…

Yvonne. Che cosa scoppio?

Nonna. Quello lo fa, ma lui è… com’è? Il fucile.

Allora spara e ammazza quella lepre là, la prende la apre per tirar fuori i budelli e vede che era incinta e allora i leprotti sono morti anche loro.

Bruna. Ma è una fiaba horror, hai già fatto morire un mucchio di animali, nonna!

Nonna. Non sono io, è la storia. Che anche nella Storia ne abbiamo avvelenato e sparato di animali. Ma torniamo a lui, che allora pensa:

Tiro a chi vedo e ammazzo chi non vedo

Però ormai li aveva ammazzati allora voleva mangiarli, solo che crudi… allora vede che c’è un casotto, va dentro e vede dei vecchi libri, allora li accende e fa brustolire la lepre e i leprotti dicendo:

Mangio carne non nata cotta con parole

Finito di mangiare va avanti e arriva in una città, solo che scoppia un temporale, allora lui si mette sotto una gronda e intanto che è lì, che viene giù forte, vede che da un canale viene giù l’acqua che va a finire su un sasso che ha proprio lì un buco, allora pensa:

Vedo il tenero che il duro buca

Finito il temporale, viene fuori il sereno. La gente tutta per la strada che però è tutta curiosa che legge un manifesto. Lui chiede che cosa c’è e loro gli dicono che è per via di una principessa zitella che suo papà il re vuole sposarla, ma lei ha detto che prenderà solo quello che gli farà un indovinello che lei non sa rispondere.

Allora lui pensa, con tutto quello che mi è successo per la strada provo anch’io.

Bruna. Non ci hai ancora detto come si chiama il tuo eroe, nonna.

Nonna. Ma non lo so, la storia non lo dice. Di solito è Giovannino, ma noi chiamiamolo… chiamiamolo… come lo chiamiamo? Sa chiamiamolo Furbino.

Allora si presenta anche lui e quando gli tocca dice alla professoressa… pardon principessa,

“Da chi mi fidavo mi ha tradito

Chi è?”

Lei gli fa: “No è troppo poco dimmi ancora”

E lui:

“Chi mi seguiva mi è mancato”.

No non vale, dimmene un altro. E lui:

“Tiro a chi vedo e ammazzo chi non vedo”

E la principessa, non anche questo non vale, queste sono cose che sono capitate a te, dimmi qualcosa in generale. E lui allora:

“Mangio carne non nata cotta con parole”

“No è impossibile”, ancora uno e poi basta”. E lui: “L’ultimo neh” “Sì sì l’ultimo, vedrai che questo l’indovino”. Allora Furbino fa: “Questo è generale, non è capitato a me, capita sempre:

Vedo il tenero che buca il duro”.

Ma anche questa volta la principessa non è stata buona di indovinare. Allora lui gli ha detto: “Allora devi proprio sposarmi, c’è scritto nel manifesto”. Ma lei era furba e ha detto: “Prima devo sentire il mio avvocato, vedere se c’è qualche scappatoia. Com’è che faccio a prendere un contadino come te, che puzzi da povero?”. Allora lei va dall’avvocato del re, ma anche lui gli dice che deve proprio sposarlo, però potrebbe fare in modo e maniera di stufarlo e non fargli fare… lo capite anche voi che roba voleva fare, così lo sposalizio non vale. “E come faccio?” “Te digli sempre di no, qualsiasi roba lui dice, te devi dire sempre no”.

Allora la sera vanno nella stanza e c’era tutti i candelabri illuminati. E lui gli chiede: “Vanno bene tutte le candele accese?” “No”. Allora lui le spegne. Poi vede che c’è la porta aperta con tutti quelli della corte che guardano. “Va bene tenere l’uscio aperto?” E lei “No”. Allora lui ha capito e fa: “Va bene tenere anche i buchi aperti?” “No!” fa ancora lei. “Allora stoppiamoli”

Bruna. Stoppare?

Nonna. Oh Signore, volevo dire chiudere… com’è che si dice in italiano: tappare. “Allora tappiamoli i buchi”.

(risate)

Hai capito anche te Yvonne?

Yvonne. Prima poco, poi spieghi, ma questo sì.

(arriva dalla cucina Andrea)

Andrea. Ecco signorine, servite di the e biscottini, ma mi dite cosa c’era da scompisciarsi dal ridere?

Nonna. Roba da donne, te  non c’entri.

Bruna. No, lui c’entra.

Nonna. E allora non dimenticarti di entrare, stupidino.

 




permalink | inviato da steatrando il 14/7/2020 alle 14:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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