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La Nonna, vivace, ironica, fintamente tonta. La risposta sempre pronta, pepata. Gioca con le parole da tanto ormai. Intelligente, la persona più intelligente che mi sia capitato di incontrare negli ultimi anni. Sempre coerenti con se stessi i personaggi sullo sfondo. Ma la vera regina è lei, la Nonna, saggia, amabile, ingenua e astuta nello stesso tempo, la lingua agile a dimostrare la prontezza dello spirito, piena di vitalità, sempre disponibile a spendersi non solo per la figlia ma per tutti quelli che si trovano accanto a lei. Meri www.kilombo.org
13 aprile 2021
vita familiare
Re buffi

(al telefono)

Bruna. Sono Bruna, come state?

Nonna. Stiamo in via Rebuffi, 92, come i miei anni.

Bruna. Chiedo come state, non dove.

Nonna. Tra morti e feriti siamo tutti qui.

Bruna. Non so, con la pandemia in corso, come fai a essere così cinica.

Nonna. Cimice io? Mi dai delle cimice? Dammi di qualsiasi altra bestia ma le cimici proprio no.

Bruna. Scusa… la tua sordità. Ma cambiamo discorso. Chissà come mai la via dove ab… state si chiama Rebuffi.

Nonna. Che ne so io? Sono vecchia ma mica una storica.

Bruna. Questa è nuova! Bisogna essere vecchi per diventare storici?

Nonna. Io forse sono preistorica, ma per entrare nel tuo discorso, se vuoi essere un testimone di tante cose devi per forza essere vecchio.

Bruna. Ma la vostra via chissà quando e perché l’hanno chiamata così. Bisognerebbe forse ricorrere all’etimologia più che alla storia.

Nonna. Io senza rincorrere quella bestia che hai detto te, sempre con l’aiuto dell’Andrea, qualche anno fa, quando ero venuta a stare qui ho scritto “La leggenda dei re buffi”. Non so se vuoi sentirla, mi è appena venuta tra le mani.

Bruna. Chissà da un’anti-monarchica come te cosa è uscito. Sono curiosa, leggimela.

Nonna. Le parolone sono dell’Andrea però. Ah c’è anche delle parole cancellate, ma io te le leggo lo stesso.

Bruna. Per essere filologi fin in fondo.

Nonna. No filosofi appena in principio. Eccola qua. Leggo:

“C’era una volta che non c’erano ancora i re – o ci sono sempre stati? Se non loro i maschi che comandavano sulle donne, i padroni sui dipendenti, i ricchi sui poveri – vicino  alla città ma verso la campagna passava una via  periferica che era frequentata non solo da pellegrini e camminanti, ma anche dalla “lingera” – come si chiamava un tempo quella marmaglia di sfaticati che poco lavoravano e molto rubacchiavano -. Ma venne il tempo dei re – se non dei re, dei vescovi, dei conti, dei duchi, dei marchesi – che dicevano che la terra, le acque, le città e quindi anche le strade erano le sue – c’era ancora diseguaglianza sociale, non come adesso… -

La nostra strada, per essere in aperta campagna, era spesso attraversata da cervi, caprioli, cinghiali e uccellagione varia. Appunto un re, passando dopo una battaglia per la nostra terra e vedendo quel ben di Dio scacciò tutti i camminanti, ordinando che si potesse percorrere quella via solo coi cavalli motore, poi si accampò lì vicino, in un campo di una cascina – ma esistevano già le cascine? – Il campo era seminato a grano, che però essendo primavera – c’erano ancora ben quattro stagioni! – sembrava erba. “Date quest’erba da mangiare ai cavalli, che noi ci mangeremo i selvatici che abbiamo cacciato. Mica siamo vegetariani” – esistevano già? Sì per necessità! -

Era un re che non capiva niente di botanica, direte voi. Io dirò anche di altre cose, ma non voglio anticipare il finale. Comunque quanti di noi hanno pensato: “Se oggi non valgo niente, non varrò niente neanche domani; ma se domani scoprono in me dei valori, vuol dire che li posseggo anche oggi. Poiché il grano è grano, anche se la gente prima lo prende per erba”.

Quindi strada invasa da quattro ruote quadrupedi e campo coperto da accampamenti e scuderie.

Il popolo non era contento. Per loro quella terra era riservata all’agricoltura e quella strada al passaggio di tutti i pedoni. Provarono a mandare una delegazione a parlare col re, che però neppure si degnò di riceverli, dicendo: “Regnerò per almeno altri cinque anni e qui magari costruirò un castello”.

Finché a qualcuno venne in mente di chiamare la compagnia dei saltimbanchi, che spesso portavano spettacoli in città. Erano, come dire, giullari, girovaghi, vagabondi, conta-storie e portavano gli spettacoli in piazza, andavano loro dal pubblico, non aspettavo che venisse il pubblico allo spettacolo; non avevano palcoscenico, al massimo banchetti.

Una volta ingaggiati, naturalmente “a gratis”, si portarono all’accampamento del re e il loro capobanda cominciò a cantare:

Questa sera girando attorno al suo palazzo

Ho sentito un gran fracazzo

Io sono Arlecchin della bella sorte

Che fa resuscitare i vivi e non i morti.

E se i morti non vogliono resuscitare

Sia pronto il suonatore a suonare

Che noi siamo pronti a ballare.

Il re, che era sempre triste anche se aveva tutto, incuriosito da quella allegria invitò nella sua tenda l’Arlecchino, capo giullare, dicendo: “È buffo, ma non ho mai avuto alla mia corte un vero buffone, tutti i re più alla moda ce l’hanno. Se non chiedi troppo ti assumo, così posso ridere anch’io”.

Inviato a parlare il giullare cominciò così il suo discorso: “La gente di quaggiù ha sempre avuto più polenta che pane, più fame che polenta, più debiti che soldi, più figli che letti, più capre che mucche, più topi per casa che polli in cortile, più asini che buoi, più braccia che terra, più boschi che campi, più pregiudizi che libri, ma adesso sta risorgendo, ha scoperto una stoffa bellissima che viene dalla lontana Cina – ma era già stata aperta la via della seta?- Pensate, o sire di sera e di mattina, che è così leggera, sottile e così trasparente che non si vede, cioè non la vede chi la indossa, ma agli occhi degli altri compare come luminosa, opalescente e setosa. Noi siamo sarti e tessitori, noi le cuciamo addosso il più bel vestito che si sia mai, dico mai, visto”.

Il re vanitoso, completamente dedito alla cura del suo aspetto esteriore, e in particolare del suo abbigliamento acconsentì, ma a un patto anzi due.

“Va bene, ragazzacci, ma a condizione che mi facciate ridere, anzi che mi insegnate a far ridere. Ecco se farò ridere anche solo una volta quei musoni dei miei cortigiani, vi libererò la città della mia presenza, che dicono ingombrante, mentre per me è solo un fattore di progresso e commercio”.

Gli  imbroglioni, si misero subito all’opera e fingendo di lavorare con cura del tessuto, di tagliarlo e cucirlo, quando in realtà maneggiavano l’aria; fecero spogliare il re e finsero di addobbarlo con la nuova seta, impalpabile, inesplicabile e invisibile.

I suoi elettori cortigiani, per non essere giudicati male, lodarono la magnificenza del tessuto. Il re si rendeva conto di non essere in grado di vedere un bel niente, ma – come facciamo tutti – voleva credere ai suoi adulatori che si mostravano estasiati per il lavoro dei tessitori. Col nuovo vestito volle sfilare, il mattino dopo, per le vie della città, ma appena varcata Porta Milanesa una bambina si mise a gridare: “Il re è in mutande. Il re è buffo”. E la gente scoppiò tutta a ridere, anche se temeva che il presentarsi in mutande volesse dire essere messi loro in mutande con nuove tasse e balzelli.

Il re, in un primo momento si sentì rabbrividire perché era sicuro che avevano ragione; ma pensò:
“Sono riuscito finalmente a far ridere qualcuno, visto il successo che è successo sarà meglio che levi le tende e cerchi un’altra città, dove mostrare come sono buffo”.

 

Bruna. Brava, bravi, mi sorprendete sempre. Non mi aveva detto niente Andrea. Lo sgriderò.

Nonna. Che se io morivo prima, te non la sapevi neanche.

Bruna. Non dirle neppure per scherzo certe cose. Finché hai da raccontare devi vivere. Ma dimmi c’è qualche riferimento a qualche giunta della città

Nonna. E non lo sai anche te, che eri contro la nuova circonvallazione? Infatti la storia non è finita. Finisce così:

 

“Altri re di passaggio, per i soliti cinque anni, tentarono di costruire sui campi, intasare le strade con i loro carri, ma finirono sempre beffati, tant’è vero che i cittadini decisero di intitolare la strada verso i campi  ai re buffi, poi diventata “via Rebuffi”, e forse in futuro “Re buffi via!”.




permalink | inviato da steatrando il 13/4/2021 alle 18:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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