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La Nonna, vivace, ironica, fintamente tonta. La risposta sempre pronta, pepata. Gioca con le parole da tanto ormai. Intelligente, la persona più intelligente che mi sia capitato di incontrare negli ultimi anni. Sempre coerenti con se stessi i personaggi sullo sfondo. Ma la vera regina è lei, la Nonna, saggia, amabile, ingenua e astuta nello stesso tempo, la lingua agile a dimostrare la prontezza dello spirito, piena di vitalità, sempre disponibile a spendersi non solo per la figlia ma per tutti quelli che si trovano accanto a lei. Meri www.kilombo.org
21 settembre 2020
vita familiare
Rossa

(al telefono)

Bruna. Nonna, purtroppo gli exit poll danno il No perdente.

Nonna. Chì? I populist pol?

Bruna. No i sondaggi.

Nonna. Me l’aspettavo, ma di tanto?

Bruna. Sembra più del doppio.

Nonna. Cioè?

Bruna. Tipo il 30 contro il 70 e rotti.

Nonna. Ce l’hanno proprio rotta la Costituzione, ci hanno messo 30 anni, ma poi ce l’hanno fatta.

Bruna. Ma si trattava solo del numero dei parlamentari.

Nonna. Se anche mettevano di eliminare il parlamento, mettere la tortura e la pena di morte, vincevano.

Bruna. Non possono arrivare a tanto.

Nonna. Per adesso, ma vediamo i 30 anni che vengono. Io, per me… ma è per voi.

Bruna. Poi c’è un’altra brutta notizia: è morta Rossana Rossanda.

Nonna. Questa la sapevo, ma non ho capito quanti anni aveva.

Bruna. Sembra 96.

Nonna. Ah era vecchia, io c’avrei ancora 5 anni.

Bruna. Perché ti paragoni a lei?

Nonna. No, solo nel fisico, non nella testa, che una come lei… Ma sai che io l’ho conosciuta?

Bruna. Ma dai… racconta.

Nonna. Non io da sola, eravamo una delegazione sindacale, quando avevamo occupato la fabbrica.

Bruna. E le hai parlato?

Nonna. Io? Ma a una come lei, ti immagini? Poi c’era il sindacalista, noi eravamo lì a far numero. Però, essendo io l’unica donna, poi mi ha rivolto lei la parola chiedendomi che cosa ne pensavo.

Bruna. Ma dai… e tu?

Nonna. Io non sono stata buona a dare una risposta…

Bruna. Forse l’unica volta nella tua vita…

Nonna. Però dato che lei aveva parlato dell’occupazione delle fabbriche nel biennio rosso, che poi era fallita, ho solo detto che ci sembrava di tornare indietro a quei tempi.

Bruna. Be’ non male come risposta.

Nonna. Ma non sapevo che poi veniva ancora più male, come adesso.

Bruna. E lei?

Nonna. No lei ha parlato ancora, sono io che mi sono impappinata e ha dovuto rispondere il sindacalista, che loro ce l’hanno la lingua.

Bruna. E l’impressione che hai avuto di lei?

Nonna. Proprio una bella testa, ci ha fatto una lezione sull’occupazione delle fabbriche che non la trovi sui libri. Proprio rossa come il suo nome. Chissà i suoi quando le hanno dato quel nome lì che cosa pensavano

Bruna. Forse è stata solo una questione di capelli, come per me.

Nonna. Ma dai! E io, Franca?




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20 settembre 2020
vita familiare
Votazioni

(domenica al telefono)

Nonna. Allora Bruna, per via del corona non vai a votare?

Bruna. No, nonna, ho fatto giusto una scappata a casa oggi per vedere mio papà, prendere qualche ricambio e andare a votare per il referendum.

Nonna. Così come hai detto te in ordine di importanza?

Bruna. No, così come mi è venuto in mente.

Nonna. E non ti è neanche venuto in mente di venirmi a trovare. Se non c’è il tuo uomo di noi te ne importa un fico secco.

Bruna. No, l’ho fatto per evitarti un eventuale contagio.

Nonna. Perché sei positiva lì al virus?

Bruna. No, per fortuna sono risultata negativa sia al test sierologico che al tampone. Tant’è vero che lunedì torno in laboratorio.

Nonna. E la tua co-inquisita torna anche lei a lavorare?

Bruna. No, per fortuna… cioè per sua sfortuna è risultata positiva e quindi, anche se sta bene, l’hanno lasciata a casa.

Nonna. Addirittura licenziata?

Bruna. No, per ora l’hanno messa in malattia.

Nonna. Be’ per te va più bene, no, stare lì da sola? Però, anche se l’Andrea è su dai suoi e viene a casa domani, mi vieni a prendere per andare a votare?

Bruna. Ma si vota anche domani, poi andare con lui.

Nonna. Ma noi abbiamo fatto un contratto: lui va domani e vota come volevo votare io, che lui non andava, e io sta a casa, tanto è come se vota lui per me.

Bruna. Un voto per procura.

Nonna. No, io voglio andare io, e mi porti te, senza dirgli niente però a lui?

Bruna. Sì, va bene, vengo tra un’ora.

Nonna. Dopo tanti no…




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14 settembre 2020
vita familiare
Clausura

(domenica, al telefono)

Nonna. Pronto Bruna, sei te?

Bruna. Sì non mi riconosci?

Nonna. Sì, ma chiamarti così col telefonino… non si sa mai. E spiegami un po’ bene perché non sei venuta a casa questo pickuend…

Bruna. Non ti ha detto niente Andrea?

Nonna. Sì, ma poi ha dovuto scappare su dai suoi che, visto che te non venivi a casa, andava a trovare suo papà.

Bruna. Niente, sono in quarantena obbligatoria…

Nonna. Come i deportati?

Bruna. Perché anche loro dovevano essere isolati? Non mi sembra: o li gasavano o li facevano lavorare.

Nonna. Cara la mia bella studiata, te credi di sapere tutto, neh, invece… Dato che i nazisti – ho detto nazisti non tedeschi, veh - avevano paura delle infezioni, ogni treno che arrivava mettevano i deportati in baracche apposta per vedere se sviluppavano qualche malattia, e la chiamavano quarantena. Che poi con lo sporco, i vestiti mai cambiati, la fame, le botte, altroché infezioni.

Bruna. Grazie nonna. Come al solito c’è sempre da imparare…

Nonna. Lo diceva l’altro giorno anche un uomo che gira qui per casa…

Bruna. Quale uomo?… ah ho capito. No io allora non posso permettermi di lamentarmi: sono solo in isolamento per una settimana, poi si vedrà.

Nonna. Vedrai ancora quell’uomo là di prima, povera suora di clausura.

Bruna. Fosse solo per un po’ di astinenza, ma non posso lavorare, salvo al computer, e poi sono confinata qui sopra il laboratorio e non posso vedere nessuno.

Nonna. E la tua inquin… inquilina?

Bruna. È proprio a causa sua. Te l’avevo detto che era un po’… allegra. Oltre a fare scappatelle col suo ragazzo, adesso girava senza mascherina e chissà dove andava nei week end. Fatto sta che è risultata positiva al tampone. E io dividendo l’appartamento con lei sono costretta a star chiusa qui.

Nonna. Ma se lì è infetto, dovevi venire a casa.

Bruna. Brava così magari infettavo voi o mio papà.

Nonna. Allora dovevano chiudere tutto il laboratorio.

Bruna. Figurati, per un solo caso, poi lei lavora in ufficio. Perché a scuola? Vedrai se le chiudono anche se, come prevedo, ci saranno molti positivi. So di mie ex colleghe positive al test che hanno ripreso la scuola.

Nonna. Che eroine, vanno a lavorare anche se stanno male… o fanno star male gli altri.

Bruna. Be’ quelle due che conosco, oltre a essere asintomatiche, sono risultate negative al tampone, per cui, te lo rispiego, hanno avuto un contatto con il virus, per cui hanno sviluppato gli anticorpi, ma ora non ce l’hanno più.

Nonna. E io non lo sviluppo questo antico corpo se mi prendo il virus?

Bruna. Sì ma, scusa se te lo dico, invecchia il tuo corpo, invecchia anche il tuo sistema immunitario.

Nonna. Ma io mi sento ancora giovane…

Bruna. Hai i capelli bianchi? Allora qualcosa della tua giovinezza l’hai persa, non mettere alla prova il tuo sistema immunitario.

Nonna. E te, dopo la clausura come le suore, non mettere alla prova il tuo sistema per fare i figli, invecchia anche lui.




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10 settembre 2020
vita familiare
Compleanno

(in casa la sera)

Andrea. Nonna non ti sei ricordata del compleanno…

Nonna. A parte che dai sessanta non si dovrebbero più festeggiare, ma il 1° maggio me l’avete ricordato voi, che io…

Andrea. Che tu sei proprio un’egocentrica, non parlavo di te ma di Liliana Segre. Vedo su youtube che quelli dell’ANED le hanno fatto gli auguri con il fazzoletto dell’associazione.

Nonna. Se me lo dicevi glieli facevo anch’io.

Andrea. Ma compaiono tanti giovani, e più vecchi di lei non so se ce ne sono.

Nonna. E già largo ai giovani, se hanno memoria. Bella cosa le hanno fatto, bravi.

Andrea. Chissà cosa avrà pensato, lei che doveva essere sterminata?

Nonna. E sì, e anche di avere figli e nipoti. Non so se te l’ho mai raccontato, una volta, ma tanti anni fa, ho parlato con una deportata a Ravensbruck…

Andrea. Ma le ebree… e gli ebrei non andavano ad Auschwitz?

Nonna. A parte che lei era una partigiana, poi come ci sono state politiche ad Auschwitz così ci sono state ebree a Ravensbruck. Voi giovani fate le cose semplici. Deportazione? Sì so tutto: ebrei ad Auschwitz ed è finita lì.

Andrea. Allora racconta delle tua deportata politica.

Nonna. Lei mi aveva raccontata che col poco mangiare e il troppo lavorare era venuta magrissima e per prima cosa non gli erano più venute le mestruazioni.

Andrea. Nella sfortuna meglio, se no diventava ancora più anemica.

Nonna. Sì, ma lei mi ha detto che ha subito pensato che non le venivano mai più, e che non poteva più avere figli. Che poi in quello stato chi la  sposava?

Andrea. E poi si è sposata e ha avuto figli?

Nonna. Sì per fortuna e diceva che era la sua vendetta contro le SS.

Andrea. C’è sempre da imparare.

Nonna. Allora impara che chi può avere dei figli e non li fa deve pensare a chi non li ha mai avuti, anche se li voleva.

Andrea. Capita sempre così da tempo e tempo: chi ha i denti non ha il pane, chi ha il pane non ha i denti.

Nonna. Quello va bene per giovani e vecchi, ma loro là non avevano né il pane e perdevano anche i denti. Siete voi adesso che avete tutto e lo tenete solo per voi... pane, denti e... e figli assenti!




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6 settembre 2020
vita familiare
Lasciar vivere

(sabato, a casa)

Nonna. Ma voi due, ragazzini che roba ci fate a casa, non dovevate essere al lago?

Andrea. Nonna, non sai che il papà è stato dimesso ed è tornato a casa?

Nonna. Sì. Mi aveva telefonato tua mamma. Appunto e non dovevate andare a trovarlo?

Andrea. La mamma non ha voluto.

Bruna. Nonna, lui è ancora positivo al tampone, per cui è meglio evitare.

Nonna. Che magari se sei incinta…

Bruna. Cosa dici? Io sto attenta.

Nonna. E starai prima o poi attenta di farli ‘sti figli?

Bruna. Passata l’emergenza, stabilizzata nel posto di lavoro, sono ancora in prova, ci sposiamo e te lo facciamo un bambino, anzi una bambina.

Nonna. Grazie, e te… già che sei una biologa e lo sai come fare a fare una femmina?

Andrea. Speriamo che sia femmina!

Bruna. E sai nonna che è il maschio che decide, inconsapevolmente, il sesso del figlio.

Nonna. A me me lo dici? Dovevi dircelo ai re che cacciavano via le regine con la scusa che gli davano solo femmine.

Bruna. Purtroppo.

Andrea. Viva le repubbliche, che hanno anche delle donne come presidente.

Nonna. Parla poco, ma quello che dice sono parole sante. Però venendo a noi: resti qui Bruna o vai da tuo papà?

Andrea. Mangeremmo da lui e verremmo a dormire qui, se è possibile?

Nonna. Che fate un figlio. Venite pure e datevi da fare…

Bruna. E Yvonne non c’è? Non doveva dormire qui con te?

Nonna. Sì adesso viene indietro, è andata a fare una corsa.

Andrea. E tu?

Nonna. No, io non corro più, ho smesso da qualche annetto.

Andrea. Corri sì, dei rischi. Credevi che ci fermavamo al lago e l’ha lasciata andare Yvonne.

Nonna. Tra morti e feriti siamo tutti qui! Che cosa volete, mica si può metterla alla prigione domiciliare. Perciò la mattina gli lascio fare la sua mezz’oretta di corsa e il sabato o la domenica se c’è una gara la lascio andare. Ma solo se è qui vicino e se mette tutto, cioè la maschera, la distanza e le mani disinfettate. Insomma tutte le robe che sapete più di me.

Bruna. Comunque è un rischio. Lei potrebbe prendere il virus, non presentare sintomi ma trasmetterlo.

Nonna. Ma lei è già guarita.

Andrea. Sì, ma guarda Berlusconi, che pure sarà supercontrollato.

Nonna. Sì, ma lui è andato lui in mezzo alle… alla gente.

Bruna. Io ti consiglierei di non lasciarla più gareggiare per un po’. Il jogging al mattino, se tu stai calma e seduta finché non torna, va bene, ma il resto no.

Nonna. Adesso quando venite indietro dopo che avete mangiato stasera diteglielo voi.

Andrea. No tocca a te, con noi si arrabbierebbe.

Bruna. Già ha manifestato sintomi di gelosia…

Nonna. Che lei non è ancora guarita.

Andrea. Adesso le telefono e le dico di andare pure a casa che qui ci siamo noi.    

Nonna. E se mi metto a correre … e prendo il virus mentre che voi siete da suo papà?

Andrea. Ma hai un principio di Alzheimer nonna?

Nonna. No, io sto ai vostri ragionamenti. Primo trattare i neri come schiavi. Secondo è più giusto lasciar vivere una giovane che non lasciare morire una vecchia. No? A proposito voi che cosa votate al referendum?




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27 agosto 2020
vita familiare
Vivente

(al telefono)

Bruna. Nonna, perché non mi avevi detto niente?

Nonna. Sì, scusa, mi è andata ancora su la pressione, ma andare dal dottore, che volevo farmi scrivere tutti gli esami, ma bisogna prenotarsi, poi non posso mandare la Yvonne o l’Andrea, vuole vedermi di persona. Ma una di più di novant’anni non può venire il dottore a casa sua?

Bruna. No, io dicevo di una cosa bella?

Nonna. Che vi sposate?

Bruna. No tu.

Nonna. No, io non mi sposo più, forse…

Bruna. Mi spiego meglio, ma non far finta di non saperlo. Sul settimanale locale c’è una tua intervista e vieni definita la “più grande memoria storica vivente”.

Nonna. Forse.

Bruna. E perché non me l’hai detto?

Nonna. Ma io, primo non sono grande, poi la memoria mi va via che non so neanche più cosa ho mangiato ieri sera. L’unica cosa che è giusta, forse… ma vedi non mi ricordo già più, è…. è….

Bruna. Vivente?

Nonna. Ecco quella lì, ma non so fino a quando.

Bruna. Quello anch’io.

Nonna. No, te devi arrivare all’altro secolo.

Bruna. Addirittura, ma avrei più di cent’anni.

Nonna. Ma allora magari siete in tanti.

Bruna. Figurati, col cambiamento climatico.

Nonna. E già e il non cambiamento politico.

Bruna. Insomma mi dici come hai fatto a sedurre il giornalista che ha scritto il pezzo?

Nonna. Dici che mi vuole sposare?

Bruna. No, ma ti ha fatto un panegirico, su racconta cosa gli hai detto.

Nonna. Io non lo so. Forse è quello che, non mi ricordo neanche come si chiama, che mi ha telefonato, non è venuto neanche lui, ma va bene così che se è giovane magari è virato ma seminatico… come si dice senza malattia?

Bruna. Asintomatico. E cosa ti aveva chiesto?

Nonna. Si può, adesso agosto, o forse era a fine luglio, esce fuori dicendomi se era l'ora che andavano a casa le mondine. E io che gli devo spiegare tutto: e che c’erano le locali che a casa andavano tutte le sere e che le foreste erano già partite a giugno. Ma chissà cos’ha scritto.

Bruna. Mi sembra che lo scriva. Ma fatti prendere il giornale dall’Andrea così controlli tu stessa.

Nonna. E se mi ha fatto dire delle robe sbagliate?

Bruna. Che sei una memoria storica è vero. Come anche grande.

Nonna. No, l’unica è: vivente, se mi ricordo ancora.




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22 agosto 2020
vita familiare
Normalità

(a casa, sabato pomeriggio)

Bruna. Ciao nonna, mi fermo solo un momento.

Nonna. Oh Signore, ma te sei qui che l’Andrea è andato su al lago dai suoi.

Bruna. Sì ho preferito lasciarlo da solo con sua mamma…

Nonna. E te allora dovevi restare a Milano, che lo so non è ecologico ma viaggiare coi treni e la metro…

Bruna. Anch’io dovevo venire da mia mamma. Domani ritorna in Inghilterra. Se ti tranquillizzare domenica mio papà ci accompagna in macchina lei all’aeroporto e me al laboratorio. Per cui faccio solo una scappata da te poi vado.

Nonna. Grazie, ma non dovevi disturbarti.

Yvonne. Oh ciao Bruna, come mai qui, che l’Andrea non c’è?

Bruna. Come dicevo a Franca…

Yvonne. Chiamala nonna anche per me.

Bruna. Complimenti per il tuo italiano migliorato.

Yvonne. E il tuo questa notte non puoi fare amore, allora.

Bruna. Come? Va be’, non è un obbligo.

Nonna. Vedrete quando sarete sposate se non è normale saltare anche un mese e poi quando siete incinte, vi conviene anche a voi.

Yvonne. Te non ancora incinta Bruna?

Bruna. No, aspetto.

Nonna. Aspetti?

Bruna. No, volevo dire che attendo di essere sposata.

Yvonne. Te brava borghesa.

Bruna. Potrebbe sembrare, ma non lo è vivere more uxorio come facciamo già io e Andrea, poi così prendo tempo e faccio un compromesso con i suoi genitori.

Nonna. Brava, te sì che sei furba. È normale al giorno d’oggi. Non è così anche da voi Yvonne?

Yvonne. Io non sono più… da noi… sono qui da voi.

Bruna. Brava Yvonne. Ormai sei italiana. E poi cosa vuol dire essere normali? Per di più di questi tempi. Leggevo qualche giorno fa un articolo, vi cito così a memoria, che diceva che la storia insegna che in momenti come questi mentre le persone normali son preoccupate per la salute e per la crisi economica, c’è chi sta già ne vuole per trarre vantaggio, politico o economico. Pensate allo scandalo dei camici qui in Lombardia.

Nonna. Adesso li fa anche la ditta di mio genero. Speriamo che sono onesti, se no non lo salva più nessuno.

Bruna. A proposito hai notizie fresche su di lui?

Nonna. Sì sta fresco! Cioè è ancora in ospedale perché oltre la prostata c’ha ancora il virus.

Yvonne. Io non do più sangue.

Bruna. Perché no? Cosa ti è costato la volta scorsa?

Yvonne. Lui non ringraziato niente.

Nonna. Perché non lo sa ancora.

Yvonne. Perché non detto?

Nonna. Perché stava male.

Yvonne. Ma lui tornato indietro da ospedale.

Nonna. Sì, ma stai sicura che se guarisce del tutto, sua moglie glielo lo dice e ti fanno un bel regalo.

Yvonne. Io non voglio regalo, voglio grazie.

Bruna. Hai ragione, ma il rispetto da certe persone è difficile da ottenere. Anch’io non so se l’avrò mai da lui, dal papà di Andrea. L’importante è non farsi condizionare.

Nonna. Te gli sposerai il figlio, intanto che ci vai a letto, e te Yvonne gli curi la suocera, intanto che c’hai il letto a casa sua. È normale…




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16 agosto 2020
Prostatite

(a casa)

Nonna. O meno male che siete arrivati, nipotini. Ha appena telefonato tua mamma, Andrea, per sapere se eravate arrivati.

Andrea. Le telefono subito per tranquillizzarla, poverina.

Nonna. E già sarà preoccupata ben bene con quell’uomo che ha.

Bruna. Ci siamo fermati a cambiare una gomma, ecco perché ci abbiamo messo tanto.

Nonna. Potevate star su ancora qualche giorno o te non potevi?

Bruna. No io no, e ho costretto a portarmi a casa anche Andrea. Domani devo già essere su a Milano in laboratorio.

Nonna. A proposito mio… tuo suocero come sta, è ancora in ospedale? E a me puoi dirmelo ce l’ha ancora il corona-virus?

Bruna. No, non sembra sia per una recidiva… una ricaduta dovuta al virus, ma per una prostatite.

Nonna. Prostituite? Andava anche a prostitute, intanto che sua moglie era qui?

Bruna. Nonna, ho detto prostatite da prostata, non da prostituta.

Nonna. Ah sei sicura che non ci è andato?

Bruna. Come faccio a saperlo?

Nonna. E come hai… hanno fatto a saperlo?

Bruna. Ma, anche se non da sola, ma il merito è anche un po’ il mio. Sentendo tua figlia sui sintomi che aveva accusato durante il periodo in cui era a casa…

Nonna. E aveva il coraggio di accusare lui?

Bruna. Nonna. Meno male che Andrea è di là. Ma ce l’ha proprio contro di lui, poverino.

Nonna. Si vede che sono più grama di te.

Bruna. Grama?

Nonna. Cattiva. Te lo perdoni io no. Ma sono contenta se non ha il virus.

Bruna. Sì sembra che abbia dei batteri che l’hanno infettato, e ti stavo dicendo che sentendo sua moglie che raccontava che lui accusa… aveva dolore al perineo… al basso ventre, disuria… difficoltà di minzione… a urinare…

Nonna. Scusami un po’, bella mia. Ma te perché non hai studiato da dottore, che sai già tutti i paroloni?

Bruna. Lasciamo perdere. Comunque suggerendo alla tua Carla di dire tutto questo ai medici, hanno confermato la diagnosi.

Nonna. La tua. Senti te la pago io l’università ma te devi studiare da dottore.

Bruna. Ormai. Poi ho promesso a tua figlia che mi sposo e a tuo nipote che facciamo un figlio, sempre che riusciamo.

Nonna. Allora parola torna indietro. No, non ti pago un bel niente. Allora dacci dentro con le carte e tutto il resto… che la prostata ci vuole giovane.




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12 agosto 2020
teatro
Sogno in una notte d’estate

(in auto, la sera del 10 agosto)

Giulia. E cosa facciamo ‘stasera?

Romolo. Ma come, mia anti-romantica, non sai che è la notte di San Lorenzo? Aspettiamo di veder le stelle cadenti.

Giulia. Mi ero dimenticata del 10 agosto. Ma in città, con questo inquinamento luminoso, cosa vuoi vedere?

Romolo. E qui ti sbagli, cittadina urbanizzata. Ho organizzato tutto, andiamo in un bosco e vedrai le stelle. Con noi ci saranno Demetrio ed Elena.

Giulia. No, proprio loro? Non voglio.

Romolo. Non sei amica di Elena?

Giulia. Sì, poverina, ma è un sacco che luma questo tuo Demetrio, e lui invece guarda solo altre donne.

Romolo. Per caso anche te?

Giulia. Ecco, mio indovino, hai indovinato, mi ha tirato un filo assillante, almeno fino a quando non mi sono messa con te.

Romolo. Messa bene, spero. Ecco allora perché ha accettato subito.

Giulia. E anche Elena?

Romolo. E devo temere qualcosa?

Giulia. Lo diranno le stelle.

Romolo. Cielo non voglia! Andiamo a prenderli.

(arrivati in una radura)

Demetrio. Proprio qui dovevi portarci Romolo, non vedi che ci sono dei campeggiatori?

Romolo. Abusivi certo. Però verrà buio, anzi diciamogli di non accendere lucciole… luci o lanterne e di venire con noi a veder le stelle.

Giulia. Ma vedo che sono boy-scouts, sono peggio degli elfi.

Demetrio. Credi nel fantasy, cara romantica?

Romolo. Lei non è affatto romantica, te l’assicuro. Per lei solo scienza e ragione, pochi sentimentalismi.

Giulia. Come sei sentimentale nei miei confronti, carino.

Elena. Su fate i bravi, che è una notte magica. Vedrete che tutto si metterà a posto.

Romolo. Tutto per tutti.

Demetrio. Qui però è ancora troppo chiaro, raga…

Romolo. Raga? Anche tu usi quell’orrenda abbreviazione, vergognati, ci sono delle signore.

Giulia. Signorine, prego, ancora in cerca dell’uomo giusto da sposare, se mai lo troveranno. Dovrò cercarmi anch’io qualche… qualche boy… friend.

Elena. Tu l’hai già trovato Giulia, ti invidio.

Giulia. Lo vuoi tu, per caso?

Romolo. Ma è una domanda o un invito?

Demetrio. Non mettetevi a litigare proprio questa notte, che, come ha detto Elena, è una notte magica o può esserlo.

Elena. O diventarlo, grazie delle tue belle parole caro Demetrio.

Demetrio. Non perdiamoci però in sdolcinature, ho portato come me un vinello per ingannare…

Romolo. Chi?

Demetrio. L’attesa.

Elena. L’attesa è la sola passione.

Demetrio. Basta Elena, avevo appena detto basta alle romanticherie.

Elena. Ma io citavo una poesia.

Demetrio. Qui se c’è un poeta è Romolo.

Romolo. Non ho il monopolio.

Demetrio. Neppure su Giulia?

Giulia. Quello, se permetti, lo decido io.

Demetrio. Scusa, non volevo offenderti. Cosa posso fare per rimediare?

Giulia. Non hai detto di avere con te un vinello. Stappalo. Ma hai il cavatappi e i bicchieri?

Demetrio. Sì, mia bella signora… signorina. Io prevedo tutto.

Romolo. E hai previsto che le signorine non amano i vini forti?

Demetrio. Qualche cos’altro di forte, ma per il vino… ho preso un moscato nelle terre di Pavese, l’hanno chiamato “La luna e i falò”.

Romolo. Che speculazione.

Giulia. Soprattutto speriamo che non spunti la luna e spengano quel falò, se no addio stelle.

Romolo. Per ora è ancora troppo chiaro. Però guardate là a Ovest, dico giusto? Si vede già una stella.

Giulia. Stellina, quella è Venere, poetastro. Sai che Leopardi aveva scritto un trattato di astronomia a sedici anni?

Romolo. Io sarò magari un po’ più lento…

Giulia. Solo?

Demetrio. In certe cose bisogna essere lenti non precoci.

Elena. In che cosa per esempio, Demetrio?

Demetrio. Era una battuta, ma tu sei troppo ingenua.

Giulia. Guardate invece a Oriente, conto già 5 stelle.

Romolo. Cadenti?

Giulia. No, si vede che lassù non è ancora arrivata la politica… Ma Demetrio hai portato bicchieri di plastica!

Demetrio. Romolo non mi avevi detto che era un rendez-vous plastic free. Volete bere a garganella? Io ci sto. Cominciate pure voi signorine.

Elena. Ormai li hai portati, beviamo da lì. (Inizia a bere) Ma è forte, mi va alla testa.

Demetrio. Per un sorso, ma sei di carta velina?

Giulia. Mentre qualcun altro è una spugna... Comunque Demetrio per farti scusare per prima e dopo, potresti andare a cercare qualche spray antizanzare, non vedi Elena come si gratta?

Elena. No, non disturbarti per me. Magari poi quando diventa veramente buio se ne vanno.

Demetrio. Vado, ma non sgolatevi tutto il mio moscato con la scusa delle…

Romolo. Mosche?

Demetrio. E lui non lo punisci, Giulia, per le battute sceme?

Giulia. Dopo, tu intanto va a vedere là tra i boy-scouts...

Romolo. Se una notte d’estate un campeggiatore…

Giulia. Ti perdono per prima, Romolo, e tu cosa aspetti Demetrio, non vedi la povera Elena che fa la donatrice di sangue?

(Demetrio si allontana, al ritorno)

Demetrio. Ecco qua Elena. Ho trovato una crema non uno spray

Elena. Va benissimo, ma mi spiace averti disturbato.

Demetrio. E gli altri due dove sono andati?

Elena. Guardando il cielo hanno deciso di avere un incontro ravvicinato di un certo tipo.

Demetrio. Adesso sono io che non ti capisco. Ah, ci sono arrivato. E noi due cosa facciamo? To’ la crema.

Elena. Non me la puoi spalmare tu, qui dietro al collo e sulle spalle non ci arrivo. Non dovevo uscire scollata questa sera.

Demetrio. Ma fa caldo.

Elena. Speriamo anche dopo…

Demetrio. Va be’ ti spalmo. Va bene qui? Ma che buon profumo, veramente piacevole.

Elena. Sì è piacevolissimo. E tu non hai bisogno che ti… ti spalmi?

Demetrio. Sì, mi hanno punto proprio qui sull’occhio. Lo vedi il bozzo?

Elena. Vedo e adesso te lo curo, ma tu devi chiudere gli occhi.

Demetrio. Tutti e due?

Elena. Meglio due che uno da solo, no?

Demetrio. Posso riaprirli? Oh ma non avevo notato il tuo seno. Lo vedo qui al buio mentre in pieno giorno non lo notavo.

Elena. Forse è il fuoco di quel lontano falò che sfavilla scintillando negli occhi di chi cerca amore; s’è ostacolato, è un mare alimentato dalle lacrime, se è assecondato, è dolcezza che sana.

Demetrio. Ma sei davvero una poetessa, oltre che bella. Posso spalmarti ancora?

Elena. Sì, ti prego. Ma attento, non sulle labbra, anche se ho il rossetto… rossetto al gelsomino sai?

Demetrio. Fammi sentire il loro profumo.

Elena. E io il tuo.

(si baciano)

Demetrio. Avevi ragione, è una notte magica, dobbiamo approfittarne. Vuoi? O ne va della tua virtù?

Elena. La mia virtù è la tua sicurezza.

Demetrio. Ma qui al buio da sola al mondo…

Elena. Non mi par di star nel buio, se nel bosco non manco di compagnia, perché per me tu sei l’intero mondo. E come posso dire d’esser sola… se tutto il mondo è qui che mi contempla?




permalink | inviato da steatrando il 12/8/2020 alle 21:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
11 agosto 2020
vita familiare
Cadono gli stelloni

(al telefono)

Nonna. Pronto Carla e allora il Cristiano?

Carla. È stabile, ma sempre in ospedale. Pensare l’uomo che era ora, se lo vedi adesso, non lo riconosci.

Nonna. E a te te l'hanno fatto vedere?

Carla. Sì, un paio di volte, dietro a del plexiglass.

Nonna. Che chissà quanto è che hanno guadagnato quelli che lo fanno, che poi per smaltirlo chissà…

Carla. Mamma! Ma ti preoccupi dei rifiuti non della salute?

Nonna. Che per la Terra i rifiuti sono una malattia…

Carla. Eccola lì, si è fatta influenzare dalle idee di quella ambientalista che si è tirata in casa.

Nonna. E, se posso chiedertelo, adesso che ce l’hai in casa te, ti fa ammattire?

Carla. No, è una bella ruffianella, pensa che vorrebbe cucinare, ma io non la lascio, neh. Poi lava i piatti, fa i mestieri. È chiaro che vuole tenermi buona.

Nonna. Tienila buona anche te, visto che la tiene tuo figlio.

Carla. No, per carità non abbiamo ancora litigato una volta. E che io gli chiedo sempre quando si sposano. Ma lei sembra più convinta dell’Andrea. Sarà perché è qui da me. Mah? Comunque mi fa comodo per sapere cosa dire ai dottori quando chiedo di mio marito.

Nonna. E vuole fare ancora il trapianto?

Carla. Lei sì, ma i dottori qui non sono molto convinti. Vediamo.

Nonna. Dovresti anche convincere la Yvonne.

Carla. Perché non viene a curarti?

Nonna. Sì sempre: dorme qui. Ma per il sangue, non so se lo dà ancora, visto che voi vi vergognate.

Carla. Chi? Io? Io aspettavo solo il momento propizio. Cristiano è già depresso.

Nonna. Che dirgli che i neri lo aiutano loro, lo ammazza?

Carla. Non dire certe parole. Basta vado… ah c’è qui la tua Bruna, vuoi parlarle?

Nonna. Se non ti vergogni?… Ciao piccolina, che cos’è che fate di bello?

Bruna. Ciao Franca e tu?

Nonna. Io sto con la Yvonne e continuiamo a guardare le favelas.

Bruna. Favelas?

Nonna. No, com’è che si dicono quegli sceneggiati della TV?

Bruna. Tele novelas.

Nonna. Ecco quelli lì, ma io lo faccio per far imparare l’italiano alla Yvonne. Ne abbiamo trovata anche uno in francese, che lei lo sa bene essendo africana… con in titolini in italiano. Vedrai com’è migliorata tanto. E te, e voi?

Bruna. Noi giriamo, siamo stati a fare un pic-nic sul Mottarone, ah e ieri sera siamo andati in un posto buio a veder le stelle.

Nonna. E cadevano?

Bruna. Ieri non ne abbiamo viste, proviamo ancora stasera.

Nonna. Intanto, parlo piano, è caduto lo stallone… pardon stellone.

Bruna. Franca! Sei ingiusta.

Nonna. No sono franca.

 




permalink | inviato da steatrando il 11/8/2020 alle 16:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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