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La Nonna, vivace, ironica, fintamente tonta. La risposta sempre pronta, pepata. Gioca con le parole da tanto ormai. Intelligente, la persona più intelligente che mi sia capitato di incontrare negli ultimi anni. Sempre coerenti con se stessi i personaggi sullo sfondo. Ma la vera regina è lei, la Nonna, saggia, amabile, ingenua e astuta nello stesso tempo, la lingua agile a dimostrare la prontezza dello spirito, piena di vitalità, sempre disponibile a spendersi non solo per la figlia ma per tutti quelli che si trovano accanto a lei. Meri www.kilombo.org
21 gennaio 2021
vita familiare
Caro domani 1

(al telefono)

Bruna. Ciao nonna come stai?

Nonna. Per non dirti:come ieri, ti dico che le mie gambe non voglio camminare, il gomito sente il tempo, la pressione col freddo si alza e tante cose che mi porto dietro con tutti i miei anni.

Bruna. A proposito di novanta e più anni ho letto dell’iniziativa “dear tomorrow”, hai capito cosa dico?

Nonna. No cara.

Bruna. Non tanto cara, quanto caro domani.

Nonna. Che la roba viene sempre più cara domani l’ho sempre visto, mai che veniva meno cara.

Bruna. Ho capito che hai capito che dear vuol dire caro.

Nonna. Ah sì? Cara? Non lo sapevo, e cara come si dice?

Bruna. Non si declina il femminile.

Nonna. Questa femmina qui sì che declina.

Bruna. Non farmi perdere il filo. Questa iniziativa suggerisce di scrivere una lettera, non so, a una nipote, alla nipote di una nipote, tra 30 o 50 anni.

Nonna. Ma se io non lo so neanche se c’avrò un figlio dai miei nipoti…

Bruna. No vedrai che prima o poi lo faremo. Intanto tu scrivigli.

Nonna. E se lui, o speriamo lei, non vuole mai, come sua mamma - se viene mamma – fare dei figli?

Bruna. Qualcuno ci sarà nel 2030 o nel 2050, no?

Nonna. Io, no. Ho già fatto lo sforzo arrivare al 2020… 2021.

Bruna. E non vuoi lasciare un’eredità?

Nonna. Mi piaceva ma di soldi e di roba ormai…

Bruna. Lasci, nei nostri cuori e nelle nostre menti, un’enorme eredità immateriale.

Nonna. Grazie, e io che credevo che eri materialista.

Bruna. Allora ce la scrivi la lettera per il futuro?

Nonna. Va bene, ma dammi un po’ di tempo - non anni neh – che ci penso, mammina futura.




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8 gennaio 2021
vita familiare
Tante piccole lune

(al telefono)

Bruna. Ciao nonna, come stai?

Nonna. Come prima, ma non ci siamo viste proprio ieri?

Bruna. Sì, ma le mie colleghe sono state colpite dalla tua filastrocca sugli uomini.

Nonna. Non è la mia e poi non è su tutti gli uomini.

Bruna. No, perché c’è una che mi ha confessato che il suo uomo, anche se ha meno di trent’anni qualche volta batte un colpo.

Nonna. I colpi se non sono troppo forti vanno bene.

Bruna. No, mi sono espressa male, lei, la mia amica, ha detto che lui…

Nonna. Il tuo amico…

Bruna. No suo marito, se proprio lo vuoi sapere. Suo marito…

Nonna. Ancora giovane…

Bruna. A volte perde un colpo, non riesce, hai capito a fare che cosa?

Nonna. Non sei te la dottoressa, magari anche quella lì la tua amica sposata, e non siete buone a capire e fare delle cure?

Bruna. Ma è solo delle volte. La preoccupazione è per il futuro.

Nonna. Anche per te?

Bruna. No, guarda, io proprio… anzi ti dirò, ma non so se te lo posso dire…

Nonna. Basta che non hai tradito mio nipote poi puoi dirmi qualsiasi roba.

Bruna. In questi mesi, che ci vedevamo poco, quasi di sfuggita, sono state… come dire… tante piccole lune di miele.

Nonna. Allora quando vi sposate andate a stare lontano e vedetevi ogni lunata, così chissà che miele.

Bruna. Be’ fino a questo punto. Comunque lasciamo stare i libri e veniamo all’esperienza di una donna sposata tanti anni come te. Cosa mi dici degli uomini?

Nonna. Dunque gli uomini sono quelli lì che sono chiamati il sesso forte, ma se non ci siamo noi cedono subito. A lavorare prendono più di noi ancora, o no? e magari sono meno buoni di noi, ce l’hanno con il futbal e le sigarette e il bere, meno male non tutti, e noi poi dobbiamo curarli e viziarli che restano sempre bambinoni, guarda mia figlia con suo marito.

Bruna. Questo lo sapevo, ma io dicevo a letto col passare degli anni.

Nonna. Guarda che io ce ne ho avuto solo uno di uomo, non so gli altri.

Bruna. Allora non mi vuoi dire niente. Ti capisco sono cose intime.

Nonna. Ecco non intimiamoci niente.

Bruna. Almeno una cosina me la puo idire?

Nonna. E te?

Bruna. Io? Io, come ti ho detto, non ho problemi però ho consigliato la mia collega quando per esempio suo marito la sera non riesce, sorprenderlo nel sonno verso mattino e farlo in quel momento. Si sa che, quando l’uomo dorme, lui è sveglio e quando l’uomo è sveglio, lui vuole dormire.

Nonna. Brava, te sì che sei una brava moglie.

Bruna. No io ho solo dato un consiglio tratto dai libri. Adesso però tocca a te.

Nonna. Va be’ ti darò un consiglio tratto dai vecchi, anzi dalle vecchie, anzi non è un consiglio è una esperienza nei secoli dei secoli:

La voglia dell’uomo e la voglia di cagar

presto viene e presto va.

Scusala rima, ma nel letto, pardon, nel dialetto viene...




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6 gennaio 2021
vita familiare
Vecchi befani

(in casa all’Epifania)

Andrea. Ciao nonna, buona Epifania.

Nonna. Oh meno male che non mi ha detto buona befana come faceva sempre tuo papà. A proposito, befanino, meno male che sei già venuto su che, tra l’uno e il due, telefona tua mamma che se non ti trova come il primo dell’anno…

Andrea. Ma poi mi hai avvisato che mi cercava e le ho telefonato io dicendo che ero fuori…

Nonna. Di testa che ieri sera, col coprifuoco non venivi mai a casa.

Bruna. Nonnina, è colpa mia, è venuto a prendermi per oggi e mi riporta subito.

Nonna. Oh Signore, ma te streghina da dove arrivi, sei venuta giù dal camino?

Bruna. No sono scesa dalla stanza da letto con le scale. Spero non ti dispiaccia.

Nonna. Ma a me no, nipotina mia, e credo neanche all’Andrea.

Andrea. Quanti sacrifici per l’amore…

Nonna. Se almeno nasceva… sì ho detto nasceva qualcosa…

(squilla il telefono)

Nonna. Questa è tua mamma sicuro. (prende la cornetta) Pronto, ah sei te, non credevo già a quest’ora. Vuoi parlare con l’Andrea, sì è già venuto su, ma l’ho tenuto a casa, non come l’altra volta, tanto il giornale per oggi possiamo rinunciarci tanto ci sono solo i numeri dei malati e dei morti, poverini.

Carla. Mi lasci parlare? Innanzi tutto auguri.

Nonna. Perché è la mia festa? Non dirai come il tuo uomo che io sono una befana?

Carla. Lascialo stare Cristiano, che non è più l’uomo di prima.

Nonna. Incomincia anche lui avere la sua età. E sai che roba dicevano i vecchi:

Dai des ai vint  al tira per istint

dai vint ai trenta al tira che spuenta

 dai trenta a quaranta al tira che l'incanta

 da quaranta e i sesanta al tira ma… s'incanta

dai sesanta in sü al fa la guardia al cü.

Carla. Mamma! Ma non hai più pudore, ma devi dire queste cose?

Nonna. Non le dico mica io, le dicevano i vecchi.

Carla. Basta ho capito che tu sei sempre la solita, fammi parlare con mio figlio.

(la nonna gli passa la cornetta e porta in un'altra stanza Bruna)

Nonna. Ti ho portato di qui per non farti sentire, visto che mi volevi parlare.

Bruna. Sì volevo chiederti se mi scrivevi quella filastrocca di prima.

Nonna. Oh ma io non sono mica buona scrivere il dialetto.

Bruna. Allora dimmela che me la segno. Anch’io scrivo il dialetto come posso, ma giusto per ricordarmi tutti i versi.

Nonna. E già è una poesia, ma finisce male.

Bruna. No volevo dire tutte le rime, da raccontare alle mie colleghe.

Nonna. Perché c’è qualche d’una che c’ha l’uomo oltre i sessanta? Che poi non è mica sempre vero, non vengono mica tutti dei befani.

Bruna. Non so, certo che a pensarci… va be’ che a noi viene la menopausa…

Nonna. Sì, e magari ci va via la voglia, invece loro c’hanno la voglia ma non la… com’è che si può dire?

Bruna. Volere non è sempre potere!

Nonna. Allora te, che lo sai, vuoi intanto che puoi!




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2 gennaio 2021
vita familiare
Telefonando
(2 gennaio, al telefono)

Carla. Mamma, non rispondi mai al telefono.

Nonna. E non mi dici neanche bondì bon an?

Carla. Dov’eri? Che ho dovuto cercarti sul telefonino.

Nonna. Prima ero a letto, che oggi, cominciamo bene se quest’anno faccio sempre così…

Carla. Sì ma adesso, che non ti trovavo?

Nonna. Lo vuoi proprio sapere? Sono al gabinetto. Telefono cagando e cago telefonando, che era dall’anno passato che non la facevo più.

Carla. Mamma, che schifo! Ti rendi conto che più invecchi più diventi… scurrile?

Nonna. Che vuol dire?

Carla. Sconcio, volgare.

Nonna. Quando vieni vecchia non hai più bisogno di far finta che certe cose del tuo corpo non si possono dire. Preferivi che parlavo bene ma me la facevo addosso o ero su una sedia a rotelle?

Carla. Se la metti così… E come hai passato la vigilia e il capodanno?

Nonna. E te? Io sono andata a dormire giusto a mezzanotte e poi è da ieri che vengo su tardi, ma forse posso anche permettermelo che sono in pensione. Te piuttosto perché non mi hai telefonato ieri?

Carla. E allora anche tu. Io sono stata presa da quel… mio marito che si è ubriacato nel 2020 e poi ieri è stato male.

Nonna. Credevo che era stato male nel 2020. Ma adesso come sta?

Carla. Io mi ero preoccupata, ma oggi, smaltita la sbornia, sta meglio.

Nonna. Allora ti perdono, ma lui non perdonarlo. Digli che va bene l’ultimo dell’anno per dimenticare quello che ha passato nel 2020, ma adesso…

Carla. Per quello anche tu.

Nonna. Io non vado ciucca, stai tranquilla, anche se questi giorni ho bevuto un po’, ma la colpa è dell’Andrea che mi ha regalato, pensa, una cassetta di legno con dentro tre vini di marca, chissà quanto ha speso.

Carla. Sì lo sgrido, ma adesso dov’è e come ha passato l’ultimo dell’anno.

Nonna. Ma qui in casa, dove volevi che andava che c’era la bandiera rossa… scusa la zona rossa?

Carla. Me lo passi?

Nonna. Ma se sono al gabinetto, come faccio?

Carla. E allora perché non ha risposto lui al telefono fisso?

Nonna. Sarà andato fuori. Ah già è andato a prendere il giornale.

Carla. Lasciandoti a casa sola e in bagno che è il posto dove avvengono più incidenti casalinghi?

Nonna. Vuoi che sto qui e lo faccio venire dentro quando ritorna? Guarda che fin’adesso vado al gabinetto a sola.

Carla. Se la metti così… Ma quando torna Andrea fammi chiamare.

Nonna. Perché vuoi interrogarlo? E se ti interroga lui su suo papà? Te lo saluto io e dico che stati tutti bene e, nel 2021, pensiamo alla salute non a fare quello che non si dice e a dire quello che non si fa.

 

 




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31 dicembre 2020
vita familiare
Scoreggette finali

(sera di San Silvestro, al telefono)

Bruna. Nonna, ciao e buon anno.

Nonna. Potevi aspettare l’anno che viene a dirmelo…

Bruna. Nonna sono preoccupata…

Nonna. Per l’Andrea?

Bruna. No, non per lui, anzi l’ho sgridato. Sai che è un po’ ingenuo.

Nonna. C’hai un uomo bello, bravo e lo volevi anche furbo?

Bruna. Però lasciarti a casa da sola con tutti quei neri…

Nonna. Io fin’adesso ne ho vista solo una, che la conosci anche te. E oggi ci siamo divertite a fare le scoreggette candite.

Bruna. Le scoreggette?

Nonna. Oh Signore, io le ho chiamate così, ma il suo nome è… com’è? Ah scorzette, ma abbiamo fatto tanto di quel ridere. Ma c’abbiamo messo tutto il pomeriggio, che adesso appena vengono fredde le assaggiamo che se sono cattive non le diamo ‘stasera agli ospiti.

Bruna. Che saranno amici o connazionali di Yvonne, quindi di colore.

Nonna. E te che colore sei quando fai l’amore e quando ti svegli o quando partorirai e se ti viene itterizia, speriamo di no.

Bruna. Scusa mi sono espressa male. Ma anche tra gli immigrati ci sono i violenti, gli stupratori, i femminicidi, hai sentito di quella povera ragazza etiope del Trentino.

Nonna. Sì, poverina, è una tragedia e chissà adesso la destra come la cavalca.

Bruna. Se ti succedesse qualcosa non me lo perdonerei mai.

Nonna. Io, ma chi mi vuole? Poi come non tutti gli italiani sono tremendi con le donne, così come gli africani. E l’Andrea cosa fa lì di giorno? di notte non te lo chiedo neanche.

Bruna. Non so se ho fatto bene a farlo venire, cioè non io, è stato lui che ha insistito. Che poi ho fatto l’errore di dire alle mie colleghe che era nell’appartamento sul laboratorio e l’hanno voluto conoscere… a distanza naturalmente.

Nonna. Sì tienile a distanza che non si sa mai.

Bruna. Tanto mi sfrattano per la befana e non lo porto più qui. Ma torniamo a te.

Nonna. Che te non sei tornata.

Bruna. Allora mi raccomando non stare con loro, per il virus non per altro, e speriamo che vada tutto bene. Ma non sono tranquilla.

Nonna. Neanche tua suocera...

Bruna. Mia suocera?

Nonna. Promessa suocera, che ha telefonato e voleva parlare con l’Andrea e ho dovuto dirgli che era andato a fare la spesa. Digli di telefonagli lui e meno male che non sono buoni di fare le video chiamate, se no…

Bruna. Sì, anche questa. Non dovevo lasciarlo venire.

Nonna. Se la montagna non va da Maometto… Stai tranquilla che se abbiamo passato questo anno passeremo anche queste ore.

Bruna. Non me lo perdonerei mai se ti succedesse qualcosa ‘sta notte, per fare all’amore una volta in più.

Nonna. Una volta? Allora ‘stanotte fai una bambina, che se muoio, la chiami col mio nome.




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29 dicembre 2020
vita familiare
Anima nera

(al telefono)

Bruna. Ciao nonna, come passerei il capodanno?

Nonna. L’ultimo dell’anno?

Bruna. Si scusa, volevo dire come aspetterai il 2021, la mezzanotte?

Nonna. Dormendo, se mi lasciano. Ma quest’anno per natale non li ho sentiti i botti… speriamo.

Bruna. Non sarei tanto sicura.

Nonna. E te lo fai un botto?

Bruna. In che senso?

Nonna. Non lo so con l’Andrea, a ballare, o a mangiare o… a dormire… insieme.

Bruna. No, è appunto quello che ti volevo dire. Mi son preso le ferie a natale e Santo Stefano e quindi sono di turno San Silvestro e a capodanno.

Nonna. Anche di notte?

Bruna. No, ma non posso tornare, scatta la zona rossa.

Nonna. E allora fai venire l’Andrea da te, tanto lui quei due giorni lì è a casa.

Bruna. E tu resti da sola?

Nonna. C’è la mia anima nera…

Bruna. Hai un’anima nera?

Nonna. Non so come si dice, non volevo dire la badante nera.

Bruna. Come, vuoi costringere Yvonne a passare l’ultimo dell’anno con te?

Nonna. No non solo con me, adesso la chiamo e vediamo se ha degli amici che vogliono venire qui a casa nostra a passare le ultime ore dell’ultimo dell’anno, tanto non l’avevate fatto anche voi?

Bruna. Be’ allora chiamala, ma bisognerebbe sentire anche Andrea, poi la zona rossa scatta già il giorno prima.

Nonna. Vorrà dire che dovrai sopportarlo due notti lì da te a Milano.

Bruna. Tre perché poi anche a capodanno non si può girare. Tanto poi iniziano i lavori per allargare il laboratorio e mi sfrattano e dalla amica dove vado non posso inviarlo ancora.

Nonna. Prima che vuole andare anche con lei…

Bruna. Dai ritieni tuo nipote così farfallone?

Nonna. No, lui no poverino, ma sai gli uomini quando vedono una donna nuova.

Bruna. Allora anche con me, quando era già fidanzato.

Nonna. Secoli indietro, allora eravate ragazzotti ma poi conoscendovi e non lasciandovi… dopo quanti anni… ah ecco la Yvonne.

Bruna. Ciao Yvonne, come stai?

Yvonne. Io come ieri e te.

Bruna. Non c’è male nonostante il lavoro, pensa sono di turno all’ultimo e al primo dell’anno.

Yvonne. Io la nonna mi lascia invece casa mia.

Bruna. Ma è piccola, non puoi…

Nonna. Sentite sono qui io e sono ancora viva.

Bruna. Sì scusa parla tu

Nonna. Allora Yvonne, quest’anno sei stata brava, cioè no e allora per punizione non ti lascio libera per San Silvestro.

Yvonne. Che santo è?

Nonna. Uno che… è sempre meglio di… San Vittore. Volevo dire che non ti lascio a casa tua l’ultimo dell’anno.

Yvonne. No, io già chiamato miei amici ivoriani.

Nonna. No, ivoriani o marziani se voglo venire devono venire qui da me, che te hai la casa piccola.

Yvonne. Ma sono tanti e poi io favevo mangaire.

Nonna. Perché qui non è più grande e te non sai dov’è la cucina.

Yvonne. Ma disturbano e cantano e te non riesci dormire.

Nonna. Io dormire anche se non dormo fa niente, l’importante è che c’ho in casa qualcuno.

Yvonne. Io poi vengo vedere come stai.

Nonna. Ma se dormo non svegliarmi.

Yvonne. E anche se siamo tutti neri cosa diranno tua figlia e i vicini?

Nonna. Mia figlia non deve venirlo a sapere, non che… ma così. I vicini sono lontani, non come a casa tua…

Yvonne. Che poi è casa tua…

Nonna. Che loro devono fare le scale, poi li sentono quelli di sotto, di sopra, di fianco…

Yvonne. Allora telefono subito, posso?

Nonna. Perché devi farlo di nascosto qui a casa, quando mai?

Yvonne. Grazie nonna, sì ma poi l’Andrea?

Nonna. Va su a Milano.

Bruna. Grazie anche da parte mia nonna.

Nonna. Su facciamo ‘sto giorno del ringraziamento e basta!




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26 dicembre 2020
vita familiare
Video Natale

(al telefono, al pomeriggio)

Carla. Mamma, buon natale.

Nonna. Bon nadal anch' a ti, che credevo che non mi telefonavi.

Carla. Sai ‘stamattina preparare il pranzo di Natale, poi ti ho ben chiamato ma eri sempre occupata.

Nonna. No, oggi lo sai non si fanno i mestieri.

Carla. Neanche i piatti? E poi dicevo che avevi sempre il telefono occupato, e dopo pranzo non rispondevi.

Nonna. Ero su internet.

Carla. Ma dai anche oggi, dove navigavi?

Nonna. No sono stata all’asciutto; è stato l’Andrea che quando è venuto a casa dal papà della Bruna, che hanno mangiato là e io ero qui con la Yvonne, mi ha collegato con la Elena, te la ricordi?

Carla. Come collegato, le hai telefonato?

Nonna. No col computer che ci vedevano e parlavamo e mi ha fatto vedere il suo nuovo bambino, che di persona non l’avevo ancora visto, e meno male, per via dei virus.

Carla. Allora avete fatto una video chiamata.

Nonna. Si può alla mia età. È proprio vero che non si finisce mai di imparare. Perché non l’abbiamo fatto anche noi?

Carla. Mi aveva detto qualcosa Andrea, ma io non sono capace.

Nonna. E il tuo superuomo?

Carla. Lascialo stare che è andato a dormire pieno di vino e non si è ancora alzato. Che sono quasi preoccupata.

Nonna. Se non fa la pipì nel letto, va bene. Se ricomincia a bere vuol dire che è venuto come prima, che è guarito.

Carla. Ma io speravo che dopo quello che ha passato, almeno certi vizi li lasciava.

Nonna. Per quello lì anche l’Italia e gli italiani dicevano che erano venuti più responsabili e tutto e guarda adesso per le feste che mucchi…

Carla. E allora l’Ylena e la sua famiglia?

Nonna. Il bambino è troppo bello, un maschietto che ha preso ancora da lei, come la femmina.

Carla. E come l’hanno chiamato?

Nonna. Oh Signore, mi è scappato di mente. Aspetta come Giovanni, il suo uomo, ma in russo.

Carla. Ivan?

Nonna. Brava te sì che si vede che sei studiata.

Carla. E la bambina è cresciuta?

Nonna. Dovevi vederla, non so neanche come faceva stare dentro il computer.

Carla. Il computer? Vorrai dire lo schermo. E non mi ricordo più come si chiamava.

Nonna. Si chiama ancora, aspetta che mi è scappata di mente… ah forse Vassi.

Carla. Quella non è la sorella?

Nonna. Anche lei è venuta una sorella, che prima era figlia unica.

Carla. Mamma! Stai rincitrullendo? Mi preoccupi.

Nonna. Ah già la Vassi, che poi è Vassilissa è la sorella di lei la Elena. La bambina si chiama…

Carla. Irina?

Nonna. Brava te sì che si vede che sei studiata.

Carla. Cosa c’entra lo studio, basta la memoria che vedo che tu la stai perdendo.

Nonna. Perché te mi vedi? se io ti sento e basta.

Carla. Lasciamo perdere e lì la… la Bruna è venuta ancora a dormire con l’Andrea?

Nonna. Sì, mangiare a casa sua ma dormire…

Carla. Anche a Natale certe cose…

Nonna. Ma magari ha davvero solo dormito. E poi… certe cose… se non c’erano non c’era neanche il natale.

Carla. Mamma oltre la memoria stai perdendo anche la ragione?

Nonna. No, ragiona te: natale non vuol dire nascita? E per fare venire le nascite non bisogno fare quelle cose che dici te? Che è stato troppo bello vedere un bambino appena nato.

Carla. Ma non ha già qualche mese?

Nonna. Sì e vedevi… cioè vedevo io come rideva che l’avevo messo in una scatola dei regali e lui tutto vestito di rosso e con la scuffia di babbo natale. Troppo bello.

Carla. Non farti intenerire troppo che noi ormai.

Nonna. Non noi ma quelli dopo di noi… se gli lasci fare certe cose.

Carla. Ma prima bisognerebbe sposarsi.

Nonna. Prima del natale… della nascita o di quelle certe cose?

Carla. Non ti rispondo neanche.

Nonna. E io non ti avevo chiesto neanche, allora per l’Andrea.

Carla. Mi rimproverai ben tutta la vita?

Nonna. No ti loderò tutta la vita ed è per quello lì che… che spero nel 21.

Carla. Giochi al lotto?

Nonna. No nel natale del 2021… ho detto natale!




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24 dicembre 2020
vita familiare
Lezione di virus

(vigilia di Natale, in casa)

Bruna. Nonna, sono tornata.

Nonna. Oh Signore, ma avevi detto che lavoravi.

Bruna. Ho fatto gli straordinari prima per stare a casa oggi fino a Santo Stefano.

Nonna. E io che ho detto ai miei che stavi su.

Bruna. Però mi dispiace stasera dormo a casa mia.

Nonna. Dispiacerà all’Andrea.

Bruna. Se sono tornata proprio per lui, ma non posso lasciare a casa mio papà da solo a Natale. Anzi se vuoi venire anche tu al cenone questa sera e domani a pranzo…

Nonna. Grazie, ma no che poi magari lo infetto.

Bruna. Sì hai ragione, o potrebbe infettarti lui, o anch’io.

Nonna. Senti allora te mangia sempre da lui, che io tengo qui la Yvonne, poi a dormire pensaci te.

Bruna. E se infetto Andrea?

Nonna. Ormai avrete i microbi insieme.

Bruna. Be’ quello sì, ma se ne avessimo, o anche solo io, preso uno nuovo, un virus?

Nonna. Diccelo a lui se vuole rischiare o no.

Bruna. Lui ha detto che lo vuole, rischia.

Nonna. Tira più un pelo di donna…

Bruna. Cosa ha detto?

Nonna. No per un pelo non dicevo una stupidata. Quello che volevo dire è che vale più l’amore della paura. E me lo spieghi del virus.

Bruna. Non chiedermi della variante inglese di cui non so niente e forse sanno poco anche i virologi.

Nonna. Però hanno già detto che il vaccino va bene lo stesso.

Bruna. Io andrei cauta.

Nonna. Tanto ora che ce lo fanno a noi… Però io volevo sapere del perché i virus sono così cattivi.

Bruna. In parole povere sono acidi nucleici, spesso di RNA, che si replicano. Però non riescono a fabbricare altri virus, che hanno anche una membrana esterna, ma non un citoplasma. Ecco perché sono parassiti obbligati.

Nonna. Ho capito tutto… o quasi. Ma perché cambiano?

Bruna. A volte sbagliano nella copiatura ecco perché mutano.

Nonna. Allora dovevano non funzionare più.

Bruna. Non è detto, tra tutte le varianti magari innocue o magari letali per il virus può uscirne una più efficace, più contagiosa, come è avvenuto.

Nonna. Te sì che sei una viromane.

Bruna. Te l’ho già detto che tu confondi il latino: virus è veleno, vir è uomo, maschio.

Nonna. E allora non confonderli neanche te, prendi uno e non l’altro.

 




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21 dicembre 2020
vita familiare
Prof. Ugo

(a casa, domenica)

Carla. Mamma, siamo noi.

Nonna. Oh Signore, ma se c’è il lucchetto diaul…

Carla. Cosa? Ah il lock-down, sì ma oggi potevamo ancora circolare, a Natale, mi spiace ma non potremo venire.

Nonna. Mi dispiace.

Carla. Però potremmo fermarci fino a dopo Santo Stefano, ma non so…

Nonna. Mi dispiace.

Cristiano. Di cosa ti dispiace, suocera, che ci fermiamo?

Nonna. Buongiorno Cristiano,com’è che stai?

Cristiano. Se non ti dispiace sto benino ora.

Nonna. No, non mi dispiace. Allora se vuoi fermarti qui per Natale, a me non mi dispiace.

Cristiano. Decidiamo oggi. E non ci sarà mica l’inglesotta, che adesso loro hanno il virus mutato.

Nonna. Muto?

Cristiano. Muto, sorda! Mutato,cosa mi fai dire! Che te non sai neanche cosa vuol dire.

Nonna. Spiegamelo te professore.

Cristiano. Questi strameledetti inglesi, a furia di fare l’effetto gregge hanno lasciato cambiare il virus che adesso è più contagioso.

Nonna. Avevo sentito qualcosa, ma non sapevo bene, chiediamocelo alla Bruna.

Carla. Sarà mica ancora qui?

Nonna. No, solo per oggi ha fatto una scappata dato che deve poi lavorare tutta settimana, mica come certa gente…

Cristiano. Che poi lei è mezza inglese.

Nonna. E non è in mutan…mutata.

Carla. Non è per quello, ma è sempre a contatto coi tamponi, no. E prima o poi se lo becca il corona.

Nonna. Intanto l’ha beccato qualche d’uno d’altro…

Carla. No Cristiano ci conviene tornare al lago, che qui rischiamo di infettarci… e di infettare… Nonna. Ma io ho preso l’elmo.

Cristiano. Di Scipio?

Nonna. No di plastica, sai con quella roba trasparente davanti alla faccia che puoi anche mangiare.

Cristiano. Ma quel coso lì non fa niente.

Nonna. Ah sì l’hai provato te?

Cristiano. No, ma quando sono stato all’ospedale, che io ci sono stato ma sono tornato…

Nonna. Tutto merito tuo.

Cristiano. Che roba hai detto?

Nonna. Niente, continua pure prof.

Cristiano. Quale prof?

Nonna. No io parlavo del prof… Ugo.

Cristiano. E chi è?

Nonna. Nessuno si conosce mai fino in fondo, ma io un po’ sì, che quando ci sto assieme imprendo sempre qualcosa.

Cristiano. Allora fatti “imprendere”, cara la mia analfabeta, cosa protegge dai virus.

Nonna. Babbo Natale?

Carla. Non cominciate. Senti mamma, mettiamoci presto a tavola, ma la Bruna se è qui manda la a mangiare a casa sua.

Nonna. No, qui ha fatto solo una scappata e me l’ha regalato lei l’elmo.

Cristiano. Possibile che non moriva dalla voglia di andare a letto con l’Andrea.

Nonna. Morire non è morta, anche se qualche d’uno lo sperava. E poi ha detto che anche gli sposati che dormono nello stesso letto magari fanno un po’ di… quaresima, o non è vero? Perciò possono farlo anche loro prima che si attaccano il virus.

Carla. Te lo dicevo Cristiano, mi spiace per mia mamma, ma è meglio che non restiamo qui.

Nonna. Mi dispiace. Magari venite a passare l’ultimo dell’anno.

Cristiano. Perché qui c’è da ballare, fai il veglione?

Nonna. Solo tra conviventi…




permalink | inviato da steatrando il 21/12/2020 alle 19:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
13 dicembre 2020
vita familiare
Vedova bianca

(a casa, domenica)

Bruna. Nonna, sono io, sono venuta a trovarti.

Nonna. Oh Signore, ma come mai sei qui?

Bruna. Ho approfittato della zona gialla.

Nonna. Te non l’Andrea?

Andrea. Io che cosa vuoi che approfitti? Sono andata a prenderla per farla venire a trovare suo papà e te nonna.

Nonna. Ma ‘stasera devi già portala indietro.

Andre. Farò questo sacrificio per voi.

Nonna. To’ e io che credevo che te Bruna era una vedova bianca.

Bruna. Cosa vuol dire?

Nonna. Lo dicevano delle donne, non vedove neh, ma che non avevano a casa il suo uomo o che era in guerra o emigrato.

Bruna. Non lo sapevo.

Nonna. E te sei stata neanche troppo tempo. Che non lo sai cosa cantavo nella guerra del ’15-18…

Andrea. Nonna, tu non c’eri ancora.

Nonna. Ma la memoria non conta un bel niente? Lo raccontavano.

Bruna. Diccelo che siamo curiosi.

Nonna. Se mi viene la memoria. Non so se lo dico giusto. Cantavano

I nostra richiamati son stati da Cadorna

gli hanno detto le nostre donne ci fan le corna

e lui gli ha risposto: non fate meraviglia

che quando ritornate avete più famiglia.

Andrea. Vedove bianche… allegre.

Nonna. Macché, erano i padroni che se ne approfittavano. Non sai in cascina quanti figli del fittabile negli anni. Aveva provato anche con me.

Bruna. Non ce l’hai mai raccontato.

Nonna. Adesso non devi partire che viene su la nebbia?

Andrea. Allora il padrone ti ha fatto qualcosa, nonna?

Nonna. No stai tranquillo te non sei suo nipote, ma del mio Angelo. E lui l’ho sistemato per bene… ma ve lo racconto un’altra volta… due vedovi allegri.




permalink | inviato da steatrando il 13/12/2020 alle 16:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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