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steatrando



La Nonna, vivace, ironica, fintamente tonta. La risposta sempre pronta, pepata. Gioca con le parole da tanto ormai. Intelligente, la persona più intelligente che mi sia capitato di incontrare negli ultimi anni. Sempre coerenti con se stessi i personaggi sullo sfondo. Ma la vera regina è lei, la Nonna, saggia, amabile, ingenua e astuta nello stesso tempo, la lingua agile a dimostrare la prontezza dello spirito, piena di vitalità, sempre disponibile a spendersi non solo per la figlia ma per tutti quelli che si trovano accanto a lei. Meri www.kilombo.org
16 agosto 2018
Sfangata

(sera a casa)

Nonna. Mi dispiace che anche a San Rocco ti hanno fatto andare a lavorare. Noi facevamo festa e la processione.

Andrea. Ancora che l’ho sfangata la prima metà di agosto.

Nonna. Sfangata? Ma se è stato quasi sempre asciutto, non ha quasi mai piovuto…

Andrea. Sfangare è… è un modo di dire.

Nonna. E sparlare è… è un modo di infangare.

Andrea. Non sai che mi aveva cercato il mio capo, che la sua nipote, la bella ingegnera non era buona… cioè magari buona è, ma un’incapace.

Nonna. Quella che ti tirava il filo?

Andrea. Adesso è fidanzata, sta per sposarsi.

Nonna. Anche te, ricordati.

Andrea. Adesso fammi ricordare che oggi ho detto alla Bruna che ci chiamiano appena dopo cena, così la vedi e le parli anche tu.

Nonna. Ma che bravo nipote che ho qui. La sua morosa me la lascia vedere anche a me.

(si collegano)

Andrea. Pronto Bruna, ci sei? Ah ciao. Oggi, come promesso c’è la nonna.

Bruna. Hi, Franca, fatti vedere davanti allo schermo che così non ti vedo.

Nonna. Ahi, ahi, la Manica, e così mi vedi adesso?

Bruna. Sì, ti vedo bene, e come stai?

Nonna. Anch’io ti vedo bene… e me la faresti vedere tua nonna, che non la conosco.

Bruna. Sì, giusto, non ci avevo pensato. (ad alta voce) Grandma, grandma… Non mi sente, forse è in bagno, magari te la faccio vedere e sentire domani.

Nonna. Queste nonne che sono sempre in bagno… comunque basta che me la fai vedere che parlare non so se capisco un gallico di niente.

Bruna. E cosa mi raccontate?

Andrea. Cosa vuoi, oggi la ripresa del lavoro, con tutti i problemi irrisolti, dovuti alla mia assenza.

Nonna. E te la sua assenza ti risolve qualcosa?

Bruna. No, al contrario. Però siamo stati ben insieme i primi di agosto.

Andrea. Non so come ho fatto…

Nonna. A sfracellarla, prima… Guarda però Bruna che qui si fidanzano e si sposano.

Bruna. Ma chi?

Nonna. Dei vicini.

Bruna. C’entra l’Andrea?

Nonna. Perché anche te Andrea ti fidanzi e ti sposi?

Andrea. Sì, appena mi arriva dal mare qualche bella migrante…

Bruna. Non prendetemi per il culo…

Andrea. No scusa…

Bruna. Io, anche se è da poco, non ci arrivo subito ai vostri giochetti di parole in italiano.

Nonna. Allora vieni a casa. Non è ora?

Bruna. Ve l’ho detto: c’è mio nonno in ospedale.

Nonna. Oh sì, scusa non te l’avevamo neanche chiesto. E come sta adesso?

Bruna. Sempre uguale. Le degenza sarà lunga.

Nonna. La demenza? La mia è lunga sì, quant’è che sarà durata? E te, Bruna, che cosa fai tutto il giorno?

Bruna. Oltre che passare in ospedale? Be’ sto girando le università locali.

Nonna. Ma qui. Dimmi se dico giusto Andrea. Qui in Italia per fare medicina ti hanno dato buoni sei esami, non so lì, che poi li hai fatti in italiano.

Bruna. A parte che non so neppure se iscrivermi, ma io qui cercavo un posto di lavoro.

Andrea. Dai con la Brexit! Scappano tutti. Poi tu sei straniera.

Bruna. Ma di mamma inglese. Non avrei difficoltà a prendere la cittadinanza.

Andrea. Doppia?

Bruna. Be’ sì, non rinuncerei all’italiana.

Nonna. E sentimi un po’ bene. Anche i morosi li vuoi doppi, uno galletto… inglese e l’altro italiano?

Bruna. A parte che l’italiano qui faceva il galletto, ma a me basta uno solo e avanza di boy-friend.

Nonna. Cau-boi?

Bruna. Ne parliamo a fine mese. Tanto mi hanno chiamato da scuola?

Andrea. Sai è ferragosto.

Bruna. E per gli esami di riparazione? L’anno scorso l’avevano fatto.

Nonna. Forse credono che ti sei sposata e ti voglio lasciare in pace.

Bruna. Allora lasciatemi… respirare anche voi.

Nonna. Sì, piccolina, respira un po’ di aria buona, che qui gira un’aria in Italia… però una cosa sola. Te pensaci, ma io te lo dico. Secondo me devi iscriverti a medicina all’università di qui.

Bruna. Sarà difficile, non trovo abbastanza motivazioni.

Nonna. Primo ti hanno dato buono tanti esami, che adesso è dura anche entrare a medicina. Poi puoi lavorare e studiare. Poi sei fresca ancora di studio e non fai fatica, poi con la tua testa…

Bruna. C’è solo un particolare che manca alla tua analisi.

Nonna. E io che credevo…

Bruna. Come mi mantengo?

Nonna. Fai la mantenuta.

Bruna. Dai nonna, proprio a me lo dici?

Nonna. Io e l’Andrea ti facciamo un prestito d’onore. Una volta si diceva così. Ti diamo noi i soldi e tutto, intanto che studi, poi quando vieni una dottoressa piena di soldi ce li dai indietro.

Bruna. Grazie, non so cosa dire, ci penserò.

Nonna. Facci questo onore! e mantieniti!

 

 




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14 agosto 2018
vita familiare
Folletti 4

(a casa)

Nonna. Che bella, Andrea, la fiaba che mi hai contato ieri.

Andrea. E che l’ho raccontata male, dovevi sentire lì. Anche il nonno della Bruna ne sapeva e sapeva narrarle bene. Peccato che io non capivo tutte le parole, ma almeno il senso, anche grazie ai gesti e ai toni di voce…

Nonna. Bravo, mica parliamo solo con le parole, se no tanto vale leggere. Quando contiamo, chi è buono di farlo bene, ci mette anche la voce che cambia, le pause, le espressioni della faccia, i movimenti delle mani e dei bracci…

Andrea. Brava tu che capisci, e sai anche raccontare bene.

Nonna. Io? Io no! E poi è ora che i giovani insegnano ai vecchi.

Andrea. L’informatica?

Nonna. Non solo quella lì, ma anche la fiabatica…

Andrea. Fiabatica? Ah le fiabe, che poi non so neppure se lo sono, magari sono solo leggende.

Nonna. Allora contamene un’altra mentre cuoce la pasta.

Andrea. Sì velocemente. Questa è di Johnny il nonno di Bruna. Once upon a time

Nonna. Un’oncia di che cosa?

Andrea. No, in inglese è come il nostro “C’era una volta”. Allora c’era una volta un giovane che si era messo in testa che lui doveva fare the shepherd of clouds… scusa traduco: il pastore delle nuvole.

Nonna. Che bello. Ma solo quando c’era il cielo a pecorelle?

Andrea. No, lui più che un pastore, anche se per prenderlo in giro lo chiamavano così, era un disegnatore di nuvole. Ma le nuvole si muovono e lui delle volte doveva rincorrerle. Una volta e va e va…

Nonna. E va, e va… una volta facevano così per tirarla in lungo…

Andrea. Arriva in un posto dove non andava mai nessuno. Su una costa frastagliata c’era una specie di promontorio e lì dalle dune spuntava una casetta, piccolina piccolina.

Nonna. Ma lì sono tutti piccolini i gallesi?
Andrea. No, sono piuttosto alti, chiamano così il “piccolo popolo” cioè tutta la 
stirpe dei folletti.
Nonna. Se vengono giù qui, mi prendono anche me per una folle… folletta, 
piccola come sono.
Andrea. Nella botte piccola c’è il vino buono.
Nonna. Mentre la grande s’inchina, la piccola ha già raccolta la fascina…
Andrea. Bene, mischiamo le tradizioni, ma adesso non interrompermi più che io 
non sono un narratore tradizionale.
Nonna. Ma solo provinciale…
Andrea. Tutti evitavano quella piccola penisola di dune e quella casettina perché 
dicevano che ci abitava un essere maligno, non si sapeva se una folletta o una
sirena.
Nonna. Che le femmine sono sempre un po’ maligne…
Andrea. Ma il nostro pastore di nuvole incautamente era finito proprio di fronte 
alla casetta. Non ha fatto tempo ad accorgersene che ha sentito una voce
minacciosa: “Che cosa ci fai qui? Voi uomini volete la proprietà privata poi non
la rispettate”.
Nonna. È proprio vero davvero…
Andrea. “Scusami … - e non sapeva come chiamarla – voce di donna, stavo 
seguendo una nuvola e non ho visto di aver invaso la tua proprietà. Me ne vado
subito gentile signora”. Quella voce ha risposto, questa volte dolcemente:
“Nessuna mi ha mai chiamato gentile, tutti mi evitano e parlano male di me.
Ma tu hai infranto la maledizione che mi tratteneva sulla terraferma. Finché un
uomo non mi avrebbe parlato gentilmente non potevo tornare nel mare”.
“Allora sei una murgen – una sirena diremmo noi - gentile signora. Sono curioso
di vederti”. “ Non puoi, sono nuda”.
Nonna. Questi uomini guardoni…
Andrea. Ma poi ha detto: “Mi sciolgo i capelli ed esco”. E infatti si è mostrata 
ma era tutta ricoperta da lunghissimi capelli fluenti, come il giovane non aveva
mai visto portare mai da nessuna donna. La sirena si avvicinò e lo baciò sulle
labbra dicendogli con voce suadente: “Bel giovane, vuoi diventare un pescatore di
nuvole? Ci sono anche nel mare, vieni con me e faremo l’amore su un letto di
nuvole, cullati dalle onde”. Poi si è tuffata. Il ragazzo stava per seguirla quando ha
visto che al posto dei piedi aveva due pinne.
Nonna. Non una sola?
Andrea. Nonna! Il giovane allora al posto di immergersi nel mare si è preso le 
gambe in spalla ed è corso il più lontano possibile dall’acqua. Giunto all’osteria
del villaggio bianco come un lenzuolo ha raccontato tutto aiutato anche da una
pinta di punch. Un altro giovane, incuriosito e allettato dalla prospettiva di fare
all’amore, il giorno dopo è andato fino alla casetta sul mare. Ha chiamato con
gentilezza la murgen e, dopo il bacio, l’ha seguita. Di lui non si è saputo di niente.
Nonna. Magari ha un sacco di figlio subnor… subacquei.
Andrea. O forse la leggenda vuol significare di non infrangere tabù e non cedere 
alle lusinghe di sconosciute.
Nonna. Ma guarda un po’ che ometto che è venuto a casa dall’estero. Fa bene 
emigrare… se si passa il mare, naturalmente.
È passata una nave carica di bellissime sirene
ma io non l’ho seguita perché qui mi trovo bene. 
 

 





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13 agosto 2018
vita familiare
Folletti 3

(a casa)

Nonna. Strano che non ha telefonato tua mamma e neanche la Bruna, non so chi ci tenevi di più.

Andrea. Bruna l’ho sentita ieri sera quando tu eri andata a dormire.

Bruna. Che streghina maleducata poteva telefonare prima.

Andrea. Sono stato io a chiamarla.

Nonna. Allora dovevi farlo te prima.

Andrea. Eravamo d’accordo così…

Nonna. Va be’, l’importante che andate d’accordo voi due. E tua mamma, neanche lei si preoccupa di me?

Andrea. No, neppure lei si è dimenticata, solo che ha chiamato che tu eri in bagno e ho risposto io.

Nonna. Ma poteva aspettare che venivo via.

Andrea. Che ne so. Ormai è andata così, ma ha chiesto quasi solo di te, di me poco o niente.

Nonna. E che te eri emigrato e avevi traversato il mare. E allora, visto che siamo rimasti soli noi due, cosa mi racconti dei galli folli, cioè dei folletti gallesi?

Andrea. Ti dico l’ultima che ho sentito raccontare, se me la ricordo bene.

Nonna. Chissà la prima…

Andrea. Allora in un villaggio c’era un bellisimo giovane, bravo e capace di fare tutto…

Nonna. Si chiamava mica Andrea?

Andrea. No, non l’hanno detto il suo nome. Tutte le ragazze lo lumavano e lui non sapeva chi di loro scegliere.

Nonna. Mano male che non le prendeva tutte.

Andrea. Non interrompermi nonna, se no non vado avanti.

Nonna. Io ti interrompo sempre quando vedo che vai nella strada sbagliata. Ma continua che sono curiosa.

Andrea. A lui piacevano soprattutto due.

Nonna. Bruna e Chiara?

Andrea. Cosa dici nonna?

Nonna. Nerina e Biondina?

Andrea. Lasciami…

Nonna. Scegliere a te?

Andrea. Parlare. Io ho già scelto.

Nonna. E già che ti sei sposato lassù in Galles. Va’ pure avanti, se è così, non ti interrompo più.

Andrea. Lì in quella contea c’era la tradizione delle gare di filatura da parte della ragazze, allora lui ha detto che avrebbe sposato chi avrebbe vinto la prossima gara.

Nonna. E ha vinto una terza?

Andrea. Nonna! Avevano fissato per una domenica. Il sabato una delle due, chiamiamola Brown era tutta preoccupata. Bussa alla sua porta una vecchietta, ma piccola piccola, che chiedeva la carità.

Nonna. Speriamo che a me non mi capita mai.

Andrea. Nonna! La ragazza non solo le ha dato qualche soldo ma anche da mangiare. Allora la mendicante ha chiesto perché era così preoccupata. Quando l’ha saputo le ha fatto coraggio e poi le ha detto che avrebbe vinto se avesse saputo il suo nome. Ma non gliel’ha detto. Domenica inizia la gara e, come sempre nelle fiabe, erano le due più belle, le più veloci. Ma, a un certo punto, alla Brown si rompe un pezzo dell’arcolaio – non mi ricordo più che cosa – Allora lei manda il suo fratellino dal falegname per farlo sostituire. Ma il falegname era in un altro villaggio, allora il fratello, per far prima ha tagliato per i campi. Solo che a un certo punto ha incontrato una palude – lì ce ne sono parecchie – ma per amore della sorella è entrato nell’acqua e stava cercando di guadare, quando sente una voce che dice: “Vedi il legno che galleggia? È il pezzo dell’arcolaio che manca a tua sorella”. “Grazie – ha risposto lui – a chi debbo questo dono?” “A Slowly Trot – che vuol dire trotta piano – ma tu vai in fretta da lei e non passare più dal falegname.” Così ha fatto e, come sempre, la Brown ha aggiustato l’arcolaio e, avendo saputo il nome della benefattrice, ha vinto la gara e ha sposato il bel giovane.

Nonna.

È passato un carro tirato dai buoi

Che trottavano molto piano

E neanche erano dei paesi tuoi

Ma mi hanno detto che chi sposa sano va lontano…

 

 




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12 agosto 2018
vita familiare
Folletti 2

(a casa)

Andrea. Nonna, ma da voi, c’era la tradizione dei folletti?

Nonna. Non mi dici neanche buongiorno? Hai sognato male ‘stanotte?

Andrea. No, bene. Solo che mi sono venute in mente tutte le storie di folletti che ho sentito dagli anziani su in Galles.

Nonna. Ma se hai detto che i vecchi parlavano in… gallese.

Andrea. Gaelico, non tutti e poi traducevano.

Nonna. In italiano?

Andrea. Magari. Infatti poi dovevo farmi a mia volta tradurre da Bruna certe parole. Ma i nomi erano intraducibili.

Nonna. Per esempio?

Andrea. Me li sono scritti, ma adesso non mi vengono in mente, te li dico dopo. E tu non ne sai di storie di folletti?

Nonna. Noi eravamo più sulle streghe.

Andrea. Ma maschi dispettosi o maligni?

Nonna. Ci saranno stati, ma sai tante cose si sono perse dai vecchi di una volta. A un certo punto non ci abbiamo creduto più.

Andrea. Con la modernità, la radio… il progresso tecnologico.

Nonna. Forse anche prima con il socialismo che era venuto anche in campagna, neh!

Andrea. E voi donne non eravate superstizione?

Nonna. Tutti siamo, qualcuno di più qualcuno di meno.

Andrea. Ma io parlavo non di scaramanzie nella vita quotidiana ma di credenze.

Nonna. Adesso mangia che la colazione si raffredda.

Andrea. Sì mangio e sto zitto, ma tu raccontami qualcosa di una volta.

Nonna. C’era una volta nella mia cascina, che era grossa, anche l’osteria, ma alla sera verso le nove tutti scappavano a casa.

Andrea. Per paura del padrone, visto che dovevano alzarsi presto?

Nonna. Sì anche per quello lì, ma d’inverno, quelli che non avevano le bestie da regolare potevano, tant’è vero che nelle stalle magari stavano fino a quasi mezzanotte. Poi un’altra volta ti racconto di un … un gruppo di donne che si erano fermate di più e che cosa gli è successo.

Andrea. Ma adesso ritorniamo all’osteria.

Nonna. Senza bere però. Lì non si fermavano, non per quella roba che hai detto te, del padrone, cioè non solo, ma perché dicevano che alla notte c’erano quelli che si facevano sentire.

Andrea. Sentire?

Nonna. Dicevano così; sentire con dei rumori e anche vedere… delle speci di fantasmi. Però lasciami andare avanti se no viene ora di mangiare a mezzogiorno. Una sera uno che era lì all’osteria ha detto all’oste che se gli lasciava fare il risotto, che lui non aveva ancora mangiato, stava lì anche la notte. L’oste gli ha chiesto se non aveva paura, che anche lui non stava mai lì, ma quello là ha detto che si chiamava Giovannino. E sai che nelle storie sono sempre con un cognome.

Andrea. Quale?

Nonna. Senzapaura. Dev’essere una famiglia, una razza che viene da tanto tempo fa.

Andrea. Ogni famiglia deriva dal passato, se no non saremmo qui.

Nonna. Ma con lo stesso cognome, no? Chi è che nella nostra famiglia si chiama ancora Forte come me?

Andrea. No, nessuno è forte come te, nonna. Va’ avanti.

Nonna. Allora si faceva da mangiare nel camino. L’oste ha dato a Giovannino del brodo di rane e del lardo e lui si ha preso è messo con la padella lì sotto alla cappa. A un certo punto sente una voce che dice: “Mi butto?” E lui ha risposto: “Buttati, ma non sulla mia padella”. Dopo un po’ viene giù una gamba. Giovannino la prende per il ditone del piede e la butta sul tavolo. Dopo un po’ ancora: “Mi butto?” E lui ha risposto: “Buttati, ma non sulla mia padella”. È venuta giù la seconda gamba, e lui ha fatto la stessa cosa di prima. La terza volta è venuta giù tutta una persona senza gambe. Giovannino si è quasi preso paura, ma quello là gli ha detto: “Io sono il vecchio oste che c’era prima, mi era venuta addosso una botte, mi sono fatto male e mi hanno dovuto tagliare tutte e due le gambe e sono morto e mi hanno sotterrato nella cantina dell’osteria, che infatti non va giù più nessuno per la paura. Però se uno mi unge le gambe col corpo si riattaccano e io vengo ancora vivo”. Giovannino prima gli ha chi era…

Andrea. Dell’antica famiglia Senzagambe?

Nonna. Non so di cognome ma lui ha detto che era un rimitlìn

Andrea. Cioè?

Nonna. Non so come tradurtelo: è piccolo eremita, ma sarà come i tuoi folletti. Lui, il fantasmino, morto che parlava, ha detto che andava bene il condimento del risotto. Giovannino gliel’ha messo sulle due gambe e poi gliele ha messe vicine al busto e si sono attaccate. Puoi pensare com’era contento il folletto, come dice te, che gli ha regalato a Giovannino tutte le bottiglie della cantina. Giovannino ha ringraziato e gli ha detto se aveva bisogno di qualche altra cosa. L’eremitino allora gli ha chiesto se gli tagliava la testa. Giovannino non voleva, ma quello là gli ha detto che erano degli anni che aveva lo stortacollo.

Andrea. Il torcicollo, un morto?

Nonna. Non era morto del tutto, solo che senza gambe come faceva? Allora gli ha tagliato il collo, ma poi ungendolo gliel’ha riattaccato. Solo che nella pressia gliel’ha messo al contrario. L’eremitino quando è andato al gabinetto, con la testa di dietro, ha visto il suo buco del culo, si è spaventato ed è morto.

Andrea. Che peccato.

Nonna. Ma almeno è morto con le sue gambe, che prima non poteva stare tranquillo.

Andrea. E Giovannino?

Nonna. Prima ha portato il follettino in cantina per sotterrarlo per sempre e poi ha portato su tutte le bottiglie e ha chiuso la botola che non poteva più aprirla nessuno. La mattina dopo è venuto l’oste e gli ha chiesto se aveva avuto paura e se era successo qualcosa e Giovannino ha detto solo che gli era venuta sete e allora era andato a prendere le bottiglie in cantina. E visto che non si poteva più andare le aveva portate tutte su da dar da bere a gratis a tutti i casciné, quelli della cascina.

È passato un carro pieno di botti di vino

e a me non hanno lasciato neanche un goccino.

 




permalink | inviato da steatrando il 12/8/2018 alle 11:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
11 agosto 2018
vita familiare
Folletti

(a casa)

Andrea. Ciao nonna sono arrivato.

Nonna. Ma sei proprio te?

Andrea. Mi credi un folletto? Adesso ti bacio e ti abbraccio e così mi riconosci dalla puzza, ho fatto delle sudate…

Nonna. E io che non sapevo niente.

Andrea. Non ti avevamo detto via skype che tornavo?

Nonna. Ma i tuoi… devono ancora venire dentro?

Andrea. No, non li ho sentiti, saranno via. Mi sono arrangiato da solo: volo, aeroporto, metropolitana e treno

Nonna. Oh che campione, e come stai?

Andrea. Io bene, a parte la stanchezza… Tu piuttosto come te la sei cavata?

Nonna. Io? Io normale, cosa vuoi, sempre qui, col caldo e tutto.

Andrea. Domani starai meglio.

Nonna. E come fai a dirlo?

Andrea. Perché oggi stai peggio di domani.

Nonna. Allora sei davvero un folle… folletto?

Andrea. No, era una formula augurale che usavano in Galles.

Nonna. E là su com’era il tempo?

Andrea. Per noi fresco, ma a sentire i locali mai un’estate così calda.

Nonna. E te te l’hai passata bene?

Andrea. Magnificamente, peccato sia già finita la vacanza.

Nonna. A proposito di peccati, l’hanno bevuta i nonni della Bruna che eravate sposati?

Andrea. Sì, e ci hanno fatto un sacco di festeggiamenti, non solo loro, ma tutti gli amici di Bruna. E ovviamente i nonni ci hanno fatto dormire assieme.

Nonna. Ma voi, quando eravate da soli, avete fatto come i non sposati.

Andrea. Certo nonna, volevi che peccavamo?

Nonna. Peccato!

Andrea. Perché?

Nonna. Perché io aspettavo un bambino inglese.

Andrea. Vedremo poi se ne arriva uno italiano.

Nonna. Vediamo presto, che io ho una certa pressia. E com’era l’Inghilterra?

Andrea. Attenta alla geografia, nonna. Ero in Galles non in Inghilterra.

Nonna. Gran Bretagna va bene?

Andrea. Sì, ma sai che spesso parlavano non in inglese ma in gaelico. Certo non i giovani ma i vecchi. Che neppure la Bruna capiva.

Nonna. Appunto la povera Bruna, che è stata su, come sta?

Andrea. Bene, peccato che ha dovuto fermarsi.

Nonna. O ha voluto?

Andrea. No, non sai come siamo stati bene insieme, davvero come due sposini innamorati, ma suo nonno deve farsi ricoverare.

Nonna. E poi viene ancora a casa, o fa la folletta anche lei?

Andrea. Sicuro!

Nonna. Sicuro?

Andrea. Ne parliamo domani, magari con lei quando ci telefoniamo. Adesso lasciami andare a fare una doccia, poi subito a nanna.

Nonna. Senza la cena?

Andrea. Ho mangiato in giro e mi basta.

Nonna. E come fai senza lei?

Andrea. Mi arrangio da solo!

 

 

 




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10 agosto 2018
vita familiare
Ultima notte gallese

(a letto)

Bruna. Mi spiace tanto non tornare con te, ma capisci anche tu…

Andrea. Figurati a me, dopo questi bei giorni gallesi. Ma lo capisco se poi torni e non ti fermi qui per sempre.

Bruna. Vuoi che rinunci a te.... dopo tutti questi giorni e queste notti?

Andrea. Rinunci a me o… al mio sesso?

Bruna. Non fare il volgare, galletto. È chiaro: al secondo che hai detto.

Andrea. Vuoi che lo lasci qui?

Bruna. Non funziona. Però ti avverto, lui è mio e guai a chi lo tocca.

Andrea. E per far la pipì?

Bruna. No, è naturale, tu toccalo pure, anzi toccalo spesso così sono più sicura.

Andrea. In solitaria? Non riesco.

Bruna. Non hai visto che funziona skype? Io però non voglio, non tollero che qualcuna…

Andrea. E se fosse qualcuno?

Bruna. Vuoi provocarmi? Guarda che lo vengo a sapere prima o poi.

Andrea. Allora il nostro non è un addio, ma un arrivederci. Sai, visto che sei andata a informarti all’università per un attimo ho pensato che volessi fermarti qui per sempre.

Bruna. E allora tutto questo sesso tra noi, e il fatto che ci credono sposi?

Andrea. I dubbi, come la gelosia, non ragionano, lo sai.

Bruna. No, torno… prima o poi. E non sarebbe bello vederci ogni tanto?

Andrea. Con di mezzo la Manica, e i costi del volo?

Bruna. Quanto la valuti una tua notte d’amore con me, meno di un volo aereo?

Andrea. No, al contrario, ma se si potesse risparmiare qualcosa.

Bruna. E allora visto che adesso sei qui, oltre Manica, cosa vuoi fare?

Andrea. Per l’ultima notte abbracciamoci e baciamoci per dimostrare che il nostro amore va oltre il sesso.

Bruna. Siamo mica più ragazzini…

 

 

 




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8 agosto 2018
Lover 65

(su skype dal Galles)

Bruna. Nonna, finalmente ti fai vedere.

Nonna. E voi vi fate sentire.

Bruna. No, io dicevo ti sei decisa a collegarti con skype.

Andrea. C’è il programma sul portatile e ti avevo insegnato prima di partire, perché ci hai messo così tanto?

Nonna. Perché sono del seco… millennio passato, voi siete buoni a tagliare il fieno col ferro? Comunque se non c’era la Yvonne  anche se c’abbiamo il portato sul programmabile non riuscivo.

Bruna. Parliamo di noi, non dei programmi.

Nonna. Sì della carne e ossa, non dei computer.

Bruna. Cos’hai fatto di bello oggi prima di collegarti?

Nonna. Siamo andate io e la Yvonne al supermercato qui vicino, ma c’era una baraonda che io ci non credevo e volevano mettermi sotto le macchine.

Andrea. Ti avevo detto di non andarci più.

Nonna. E la roba da mangiare… finisce o no? Non so su lì da voi?

Andrea. Potevi mandare Yvonne con una lista.

Nonna. Ma oggi c’era il 10% per i lover 65…

Bruna. Gli amanti? ma tu ce l’hai?

Nonna. Io c’avevo mio marito come amante, non so su lì da voi.

Andrea. Vorrai dire che c’erano gli sconti per gli over 65, no?

Nonna. E io che cosa ho detto? O non funziona questa scaia? E voi piuttosto come la passate? Fa almeno fresco su di lì da voi?

Bruna. Sì di giorno si sta bene, è di notte che…

Nonna. Non dormite per il caldo?

Bruna. È  tuo nipote che mi sta sempre addosso. Sai com’è, per i miei nonni siamo in luna di miele…

Nonna. Fanno lamentele?

Bruna. No sono felicissimi. Solo che la prossima settimana mio nonno è di nuovo ricoverato in ospedale e io vorrei fermarmi per accompagnare mia nonna.

Nonna. Non vorrai mica guidare, che lì quei matti vanno al contrario… o siamo noi… che andiamo sempre più a destra.

Andrea. Io comunque nonna, rassicurati, torno a casa. Anzi dovresti telefonare alla mamma chiedendole se mi viene a prendere alla Malpensa.

Nonna. E non ci puoi telefonare te?

Andrea. Non mi risponde e non mi ricordo più il fisso.

Nonna. Quello te lo cerco io, ma dopo, ma resta lì anche te, io me la cavo con la Yvonne. Facciamo un corso di lingue veloce.

Bruna. E che sistema usi?

Nonna. Non so se è un sistema, gli racconto delle robe e lei poi mi racconta le sue in francese, così ci divertiamo a spiegare le parole.

Bruna. Ce ne racconti una delle tue… robe, tanto su skype non si paga.

Nonna. Guarda proprio perché siete due sposini, che non so se questa devo dircela alla Yvonne, poi mi consigli te. Allora c’era una contessina che era in età di sposarsi. Suo papà aveva fatto venire a casa principi, marchesi, duchi e conti e nessuno gli piaceva a lei. Ma lui era bravo, voleva la felicità di sua figlia, e allora era passato ai dottori, agli avvocati, ai farmacisti e professori, ma neanche lì non c’era nessuno che lei voleva. E sapete il perché? Perché a lei gli piaceva lo stalliere di casa sua, che era un gran bel ragazzo. Un bel giorno, o forse brutto, lei si fa avanti e chiede al bel stalliere di sposarla. Lui cerca di convincerla che non è alla sua altezza, che è povero e tutto, ma lei niente, anzi gli fa la proposta di scappare assieme la notte. Lui dice che va bene, ma poi quando è venuta l’ora lui non viene. E anche il giorno dopo non lo trovano più. Era scappato. E sapete il perché?

Bruna. No, e bruciamo dalla voglia di sentire questa storia, che speriamo sia a lieto fine.

Nonna. No, ve la conto quando venite a casa, adesso spendiamo troppo.

Andrea. Dai nonna, te l’ho detto che non si paga. Adesso ci hai fatto tirare la gola, devi finirla la fiaba.

Nonna. Proprio perché siete due sposini, neh, ma devo sbrigarmi che se viene la Yvonne, poi non so lei…

Bruna. Sarà ben scabrosa…

Nonna. Un po’ scarosa è… Lui era scappato non per via della differenza di ricchezza e di tutto, ma perché non gli funzionava la roba pelata.

Andrea. Era già pelato? Ma quanti anni aveva?

Bruna. E poi non avevi detto che era bellissimo?

Nonna. Vi faccio l’indovinello. Qual è quella roba pelata che funziona quando l’uomo ha i capelli e incomincia a non funzionare più quando viene pelato?

Bruna. Il glande?

Nonna. Grande, sei troppo intelligente. Lui non gliene fregava niente della nobiltà, ma della felicità della sua sposa sì.

Andrea. Hai capito Bruna?

Bruna. E finisce così male?

Nonna. Nel culo della berta, come dicevano i vecchi? No. Perché il giovane va da una vecchia che era un po’ una strega e gli chiede aiuto. Lei sentendo tutta la storia gli dispiace e allora gli dice che se metteva su un anello e poi faceva sette volte col pollice una riga dalla fronte fin lì in basso, per sette giorni, poi guariva. Ma la roba funzionava solo con una donna, se lui provava con un’altra l’incantesimo finiva.

Bruna. Hai sentito Andrea?

Andrea. Mica parla di me la nonna, io non ho bisogno…

Nonna. Allora lui ha fatto tutto e poi è tornato indietro alla casa del conte. La ragazza era diventata triste e piangeva tutto il giorno. Appena l’ha visto gli ha corso incontro e poi gli ha mollato due bei schiaffoni, perché era scappato. Ma lui gli ha spiegato tutto e allora lei l’ha baciato. E anche il conte vedendo sua figlia che non era più triste li ha lasciati sposare. E vissero felice e con tanti… figli.

Bruna. Fedeli fino alla fine della storia.

Nonna. Brava mia cont... lady inglese, e adesso che stai lì da sola da per te non guardare i principi di Galles, neh?

Bruna. Io no che non li guardo. Guardami tu tuo nipote.

Nonna. Bisogna fargli un malufficio al contrario, non solo a lui ma a tutti gli uomini.

Bruna. Sarebbe grande!

Nonna. Glande? Uh arriva la Yvonne, gliela racconto anche a lei?

Bruna. Ma sì perché no?

Nonna. E poi se mi trova un lover 65?

 




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7 agosto 2018
vita familiare
Senza peri

(la seconda sera in Galles)

Bruna. Sai ho ripensato a ieri sera.

Andrea. Sono stato bravo no, e ti è piaciuto?

Bruna. Guarda ci ho pensato, ti sei eccitato non per me ma per il perizoma. Non mi va.

Andrea. Va be’ ma è stato un momento, una ciliegina sulla torta.

Bruna. E io sarei la tua torta?

Andrea. Sei dolce, ma qualcosina in più.

Bruna. No, l'hai detto anche tu, ti immaginavi di stare con un'altra donna.

Andrea. Una gallese, ma che conoscevo bene...

Bruna. Non cercare scappatoie, ti sei immaginato una prostituta o una facile facile, non me.

Andrea. No, amore caro, sempre te ma in una nuova dimensione, diversa. D'altra parte sempre quando abbiamo dormito fuori, l'abbiamo fatto con più piacere. Non ricordi in montagna, piccioncina?

Bruna. No, tu mi vedi come la tua... la tua cortigiana, per non dire di peggio. E poi ti ripeto forse ieri ti è venuta in mente qualcuna delle tue conquiste.

Andrea. Allora oggi non l'hai più messo?

Bruna. No, e più non lo metto.

Andrea. Peccato... tuo, non mio. E allora cos'hai?

Bruna. Niente.

Andrea. Porca Eva!

Bruna. Porco Adamo, dico io.

Andrea. No, la mia era una semplice imprecazione, non era riferita a te. Però a pensarci bene, questo Galles per me è un po' un paradiso terrestre, non credi cara la mia donna sapiens?

Bruna. Sì ma oggi ti proteggi, caro erectus!

 

 

 




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2 agosto 2018
vita familiare
Peri

(la prima sera in Galles)

Bruna. Come stai dopo tutta quella birra?

Andrea . Sono distrutto e mi sono trattenuto per te.

Bruna. Guarda che la birra è un anti-afrodisiaco.

Andrea. Va be’ che sarebbe la nostra prima notte di nozze, per i tuoi nonni.

Bruna. Ma per noi quale sarà?

Andrea. La millesima?

Bruna. No, la centesima, ma che importa… cioè te lo dico sempre vale la qualità non la quantità. Andrea. Va bene, allora mi scuserai… ma cosa hai su? Un perizoma?

Bruna. Sì, quelle matte delle mie amiche di qui me l’hanno dato oggi come regalo di nozze. E io l’ho provato, non so se ho fatto bene. Adesso lo cambio.

Andrea. No tienilo, mi piace, sei diversa, mi sembra di stare con un’altra.

Bruna. Chi ti viene in mente delle tue conquiste?

Andrea. No una sconosciuta, gallese. Girati.

Bruna. Me lo tolgo?

Andrea. No, mi piace. Posso?


Bruna. Mi fai male.

Andrea. Esco?

Bruna. No resta, ma fai piano.

Andrea. Scusa non ho messo il preservativo. Lo metto?

Bruna. No adesso no.

Andrea. Giusto nella prima notte di nozze non si usa.

Bruna. Magari finiamo subito.

Andrea. Sì, scusa, non ce la faccio più, magari domani mattina.


Bruna. Sì, va bene, così non rischiamo.

Andrea. Mi sa che questo Galles…

Bruna. Ti ringalluzzisce…

Andrea. Nonostante la birra… però sono entusiasta dell’accoglienza che ci hanno fatto. Dei tuoi nonni lo sapevo, ma anche della gente. Non sono razzisti come noi.

Bruna. Va be’ che anch’io sarei straniera, non solo tu. Ma mia mamma aveva lasciato un bel ricordo ed era apprezzata per aver avuto il coraggio di andare all’estero e sposare uno straniero. I miei nonni, prima di Cardiff abitavano in un paesino.

Andrea. Grazie Galles, grazie suocera mia bella e coraggiosa. Cercherò di far felice tua figlia italiana.

Bruna. Italiana nel mondo…




permalink | inviato da steatrando il 2/8/2018 alle 11:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
28 luglio 2018
vita familiare
Ma pensa!

(sabato mattina, a casa)

Bruna. Ciao nonna, vedi che sono già vestita.

Nonna. Che prima eri biotta. Ma sei già venuta su, che io sono ancora qui in camicia da notte?

Bruna. Appunto per prevenire la venuta di tua figlia e tuo genero.

Nonna. Magari oggi non venivano.

Bruna. No, sono sicura che arrivano, perché domani mattina devono portarci alla Malpensa.

Nonna. Ma allora non pensano male, anche se parlano male…

Bruna. Così mi ha detto Andrea, speriamo sia vero.

Nonna. Be’ speriamo. Però vedi che in fondo in fondo ti vogliono anche loro, che lo capiscono anche loro che l’Andrea fa un affare.

Bruna. Un matrimonio di convenienza il nostro?

Nonna. Per i soldi conviene di più a te, per la testa conviene di più a lui.

Bruna. Dai, guarda che a volte ragiona più di me.

Nonna. Sono contenta che lo dici. Su adesso mangia qualcosa e poi vai.

Bruna. Sai “Quello che non ho”?

Nonna. Un conto in banca?

Bruna. Sì, brava, è proprio la prima strofa della canzone di De André che ti avevo portato ma tu mi anticipavi sempre con le tue di parodie già scritte. Te la leggo:

Quello che non ho una camicia bianca
quello che non ho un segreto in banca

Tu come la cambieresti?

Nonna. È mica facile la mattina presto ancora in vestaglia… Sa, posso mettere, ma non so:

Quello che non ho una fedina bianca
quello che non ho una rapina in banca

Bruna. Ma ti metti dalla parte di un delinquente?

Nonna. Ma sì, dato che le banche sono loro sempre le ladre.

Bruna. Vedo che cominciamo bene. Ecco allora: ti lascio tutto il testo e per il mio ritorno voglio che me lo cambi tutto, ma con un senso.

Nonna. Mi dà il compito delle vacanze signora professoressa?

Bruna. Sempre se vuoi esercitarti.

Nonna. Allora te lo do anch’io, là che fa un po’ più fresco che di qui, speriamo, esercitati anche te.

Bruna. A fare cosa?

Nonna. A fare dei bambini, no?

Bruna. Cercherò, ma adesso scappo.

(dopo un’oretta)

Carla. Mamma siamo noi.

Nonna. Oh Signore, di sabato?

Carla. Perché c’è ancora a letto quella allegra inglesina?

Nonna. No era un po’ triste questa settimana, ma è stata qui solo il dopopranzo, non alla sera, che la Yvonne gli hanno rubato la bicicletta.

Carla. Allora non viene neppure la prossima settimana?

Nonna. No per venir giù dal piano di sopra non gli serve la bici.

Carla. Non capisco.

Nonna. Dorme qui, addormentata!

Carla. Dopo che ho fatto una levataccia per essere qui in tempo.

Nonna. In tempo per che cosa?

Carla. Per aiutare Andrea a fare la valigia. Non parte domani?

Nonna. Ma che brava, te sì che sei una donna sveglia.

Cristiano. Solo io sono un povero sfruttato…

Nonna. Non i tuoi operai?

Cristiano. Loro sono dei privilegiati rispetto a me, fanno ferie, malattia, cassa integrazione.

Nonna. Che fortunati, e magari hanno anche il coraggio di lamentarsi.

Cristiano. E io ho dovuto correre qui perché domani mattina, presto, bisogna portare i due piccioncini alla Malpensa.

Nonna. Ma pensa! E chi l’ha pensato?

Carla. Io, senti Andrea doveva lasciare la macchina per una settimana lì al parcheggio e sai quanto gli costava. Tanto noi dalla Malpensa al lago ci mettiamo poco.

Nonna. E io che pensavo male di voi.

(si alza Andrea)

Andrea. Ciao papà, ciao mamma, già qui?

Carla. E tu sei solo o…

Nonna. Male accompagnato. No lui si accompagna già all’estero, in Italia è proibito.

Cristiano. Avete sentito la notizia della settimana?

Andrea. Io sì, hanno scoperto un lago salato sotto la superficie di Marte.

Cristiano. Ma no, cosa ce ne frega di Marte?

Andrea. Ma sul pianeta rosso potrebbe essersi sviluppata la vita: al riparo dai raggi cosmici, con i sali delle rocce…

Cristiano. Ma no, io volevo dire…

Andrea. L’eccezionale eclisse di luna di ieri sera? Noi l’abbiamo vista era tutta rossa con Marte. The red moon and the red planet

Carla. Noi chi?

Nonna. Io e lui, se no chi?

Cristiano. Mi lasciate parlare. Io parlavo della morte di Marchionne. E te non dici niente sindacalista accallita?

Nonna. No, ho sentito, anche i potenti muoiono.

Cristiano. Solo quello hai da dire, cinica?

Nonna. Non mi dai neanche il tempo di pensare. Ti ricordi Carla quel proverbio: “i signori vanno in paradiso solo quelli che muoiono nella culla”.

Carla. Un proverbio? sarà un detto.

Nonna. Ben detto.

Cristiano. Immaginavo che eri contenta

Nonna. Ma no, dispiace sempre uno ancora giovane, ma come per i fascisti ammazzati, ti dispiaceva ma per la morte che avevano fatto non per la vita.

Cristiano. Porco cane! Adesso paragoni Marchionne ai fascisti?

Nonna. Va be’ che il 25 luglio… no volevo dire che con lui è finita un’era… speriamo.

Cristiano. Cari rossi filostranieri, lui sì che era un grande italiano.

Nonna. Che viveva in Svizzera e pagava le tasse in Svizzera…

Cristiano. Chi se ne frega delle tasse.

Nonna. Hai ragione devono pagarle solo gli stranieri… e i contributi.

Cristiano. Non sai che ha salvato la FIAT?

Nonna. Non so.

Cristiano. Adesso mi viene voglia di comprare una Jeep in suo ricordo.

Nonna. Devi andare sulla Linea Gotica?

Andrea. Ma papà la FCA pensa solo alle auto a gas, è indietro con le ibride e le elettriche.

Nonna. Come per le marmotte catalitiche… pardon le marmitte.

Cristiano. Paralitica sarai te!

Carla. Anche sui morti dovete litigare?

Nonna. No, hai ragione litighiamo sui vivi, anzi siamo d’accordo. Dato che sono un cane… una cagnolina, ho capito che voi due abbaiate però poi non mordete mica.

 

 

 

 

 




permalink | inviato da steatrando il 28/7/2018 alle 13:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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