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La Nonna, vivace, ironica, fintamente tonta. La risposta sempre pronta, pepata. Gioca con le parole da tanto ormai. Intelligente, la persona più intelligente che mi sia capitato di incontrare negli ultimi anni. Sempre coerenti con se stessi i personaggi sullo sfondo. Ma la vera regina è lei, la Nonna, saggia, amabile, ingenua e astuta nello stesso tempo, la lingua agile a dimostrare la prontezza dello spirito, piena di vitalità, sempre disponibile a spendersi non solo per la figlia ma per tutti quelli che si trovano accanto a lei. Meri www.kilombo.org
17 marzo 2019
vita familiare
Ciao bella Terra

(su Skype)

Bruna. Nonna, ciao, come va?

Nonna. Benone, ma perché vuoi che ci sentiamo di sabato che oggi arrivano i miei?

Bruna. Sì dovevo farlo ieri sera, ma ero troppo stanca. Volevo dirvi del venerdì per il clima.

Nonna. Hanno scioperato anche lassù nei climi nordici?

Bruna. Ma se ha cominciato tutto Greta che è una svedese, a una latitudine maggiore della nostra.

Nonna. E allora hai fatto sciopero anche te?

Bruna. No, anzi, ho fatto di più… visto che era una bella giornata di sole, anche quassù ai climi nordici, ho portato in cortile i miei ragazzi e a quelli di prima ho insegnato un girotondo e a quelli di terza “Bella ciao”, poi loro li hanno modificati per l’occasione, intanto con un pannellino solare mobile caricavo i loro cellulari.

Nonna. Che potevano tenerli spenti, farli scioperare anche loro per un giorno o qualche ora.

Bruna. Qui a scuola è proibitissimo tenerli accesi ma, ovviamente ce li hanno sempre con sé.

Nonna. E che bel girotondo gli ha fatto inventare?

Bruna. Sai il nostro più conosciuto, glielo detto… cantato e poi assieme abbiamo cercato di modificarlo, in italiano eh. Senti com’è venuto:

Giro giro tondo

salviamo il mondo

salviamo la terra

niente gas serra.

Nonna. Ma che bravi, in prima sanno già parlare così bene l’italiano?

Bruna. No, mi sono sbagliata, la prima non fa italiano. Nella scuola avevano iniziato poi non trovando l’insegnante hanno deciso di continuare il corso solo nelle classi dov’era cominciato. Per cui tra due anni si esaurirà l’italiano.

Nonna. L’italiano che c’hai qui si esaurisce prima, se non vieni a casa presto.

Bruna. Dai l’Andrea con l’esaurimento? Non ci credo neanche se lo vedo.

Nonna. Non tirare troppo la corda. Beh in terza?

Bruna. Lì ho fatto sentire registrazioni di “Bella ciao” in tutte le lingue e loro hanno composto una canzoncina, ma in inglese…

Nonna. Che loro sono più indietro che la seconda…

Bruna. No, era più difficile, ma hanno mantenuto il ritornello. Quando vengo a casa te lo faccio sentire, anzi te lo allego alla mail. Sei contenta?

Nonna. Sì, ma per non farmi andare a cercare sul vocabolario quella parola o due che non mi ricordo, me lo puoi dire adesso… la traduzione?

Bruna. Faccio prima, ti mando il testo che avevo preparato in italiano, che loro dovevano tradurre e adattare alla melodia. Il testo è semplice, ma l’arrangiamento non è stato facile.

Nonna. Facile o difficile, me lo leggi già adesso, ma in pressia che non si sa mai.

Bruna. Dunque il testo era così:

Stamattina mi sono alzato

o bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao

stamattina mi sono alzato

e ho trovato un gran calor.

 

O partigiano portami via

o bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao

o partigiano portami via

che mi sento di morir.

 

Devo fuggire lassù in montagna

o bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao

fuggire lassù in montagna

se c’è il ghiaccio là ancor.

 

E le genti che passeranno

o Terra ciao, Terra ciao, ciao, ciao

e le genti che passeranno

diranno: anche qui si muor.

 

Stamattina ci siam svegliati

ci siamo detti un bel ciao, ciao e ciao

e siamo andati dai potenti

a gridar contrarietà.

 

È questo il grido dei partigiani

stufi dell’immobilità,

partigiani del cambiamento

non del clima ma della società.

 

Scusa la banalizzazione e le rime, ma per facilitare la traduzione in inglese… Poi sono ragazzi. Ah abbiamo seguito l’esempio belga, quelli che con la melodia di “Bella ciao” hanno scritto e cantato We need wake-up, Noi dobbiamo svegliarci. Fattelo cercare dall’Andrea su Youtube.

Nonna. Io non ero buona a metter giù così bene l’italiano, che lo sento da novant’anni non da due o tre. Scusa, neh, ma ho sentito la macchina dei miei… se vuoi parlare?

Bruna. No, non voglio sentire cattiverie…

Nonna. E fai bene, isolati lì nell’isola, comunque brava, come sempre. E… bella ciao!

(Andrea stacca Skype e poi attiva la procedura per lo spegnere il pc)

Carla. Ciao, mamma, ancora al computer alla tua età?

Nonna. O ciao bella, ma era su l’Andrea, e io curiosa, sai che sono un po’ curiosa, volevo vedere che cosa guardava.

Cristina. Non solo curiosa, ma anche gretina (ride da solo). Non sei andata in piazza ragazzina?

Nonna. Gretina?

Cristiano. Sì i seguaci alla moda di Greta, quella finlandese esaltata.

Nonna. Di moda? E poi è svedese e devi sentirla parlare in inglese e senza leggere, me l'ha fatta vedere l’Andrea su TuTubo.

Carla. Tu tubo? Youtube, mamma impara se vuoi parlare straniero.

Cristiano. E hai letto, verdina? Venerdì sono andati in piazza per l’ambiente e hanno lasciato mucchi di immondizia. Non salvano certo loro il mondo, ma la sinistra li usa per sopravvivere.  E chissà chi c’è dietro a questa Pippi trecce lunghe.

Nonna. Gli scienziati!

Cristiano. No, i potenti, la lobby del sole e del vento.

Nonna. Non le Sette Sorelle?

Carla. Mamma, cosa dici? I manager non lo sai sono soprattutto maschi. Comunque sono d’accordo che bisogna essere più attenti all’ambiente, però questi giovani sono viziati, hanno avuto tutto, potevano spegnere il cellulare venerdì piuttosto che scioperare.

Nonna. E qualcuno ne parlava? E poi se il telefonino lo caricano col solare?

Cristiano. Sì con decine di metri di filo coi pannelli sul tetto?

Nonna. No, non lo sai che ci sono anche i pannellini a mano?

Cristiano. Allora vanno col sole o girando delle manovelle?

Nonna. Sei proprio ignorante… nel senso che non sai che adesso ci sono anche quelli piccoli che puoi portarli in giro.

Cristiano. Ignoranti sono questi ecologisti. Non capiscono che il riscaldamento del tempo ci fa risparmiare energia e poi non vedi che sono già fiorire alcune piante?

Andrea. A proposito, papà, ti ho regalato una rosa per la festa del papà.

Cristiano. Sono mica una donna.

Andrea. No questo non è un fiore reciso, è una pianta. Non hai un posticino nel giardino. Volevo quasi prenderti una pianta di more, ma chissà là da te che terra c’è. Meglio non piantare alberi da frutta.

Cristiano. Grazie, ma io non ho tempo, poi adesso è tardi piantare qualcosa.

Nonna. Zucca e melone

alla sua stagione

Arrabbiati e zucconi

in tutte le stagioni.

 




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14 marzo 2019
SOCIETA'
Clima rovente tra le generazioni

(sulle rive del Ticino)

Nonno. Ma Fiorenza, che roba fai qui, non sei andata a scuola? Avevi qualche compito in classe?

Nipote. Adesso si chiamano verifiche, nonno. Ma mi stimi proprio poco. Non ho voluto scavallare, ho scioperato. Non sai che c’è lo sciopero sul clima?

Nonno. Le inventate tutte per non lavorare. Ai miei tempi noi ce la facevano vedere, prima ancora che i professori, i nostri genitori.

Nipote. Ci provino, oggi.

Nonno. E poi per che cosa? Ho capito bene, per il clima? Non sei contenta che sembra già primavera, vedi che ci sono già piante in fiore, Fiorenza?

Nipote. Ma se me l’hai detto tu che il fiume è malato, e che è quasi in secca.

Nonna. Ogni tanti anni capita. Ma adesso che si sciolgono i ghiacci sulle Alpi…

Nipote. Si sono già sciolti, nonno. Non li leggi i giornali?

Nonno. Adesso non esagerare, li leggo i giornali e mi fanno arrabbiare. Anche il nostro sindaco si è adeguato alla moda, ha proibito anche i diesel euro 3. E io cosa ne faccio della mia macchina? Me la paga lui una elettrica?

Nipote. Ci sono gli incentivi, come per le fonti rinnovabili.

Nonna. Raccontabili… me la racconti bene con quelle robe lì. E poi come facciamo con l’elettricità, torniamo alla candela? Te sei giovane non sai neanche cosa vuol dire, lasciamelo dire a me.

Nipote. Guarda che ormai anche in Italia la metà della energia elettrica è data dalle rinnovabili.

Nonna. Ma quale? che io…

Nipote. Il sole e il vento…

Nonna. E di notte e quando non c’è il vento, come qui da noi?

Nipote. E poi c’è l’energia idroelettrica.

Nonno. Ecco, anche quella lì fa che abbassare il Ticino: sono loro che trattengono l’acqua.

Nipote. Scherzi, nonno. Lo dici per darmi contro. Ti ho sentito tante volte, anche quest’inverno che ti lamentavi che non pioveva e il fiume soffriva come mai prima.

Nonno. E te te la prendi solo con la siccità, non con la plastica, guarda qui quanta ne hanno lasciata quei vandali, che quando abbiamo fatto la “giornata del verde pulito” abbiamo riempito dieci sacchi in duecento metri di rive.

Nipote. Siamo sempre noi i responsabili.

Nonno. E le fabbriche, che hanno scaricato di tutto?

Nipote. E le città?

Nonno. Con i depuratori che non ci sono o non funzionano bene.

Nipote. E allora vedi che siamo d’accordo?

Nonno. Ma prima le altre cose che il riscaldamento, che sono più urgenti, non sai che non ci sono quasi più pesci? Praticamente adesso di pesci nostri non ce sono più, con l’acqua inquinata. L’inquinamento soprattutto è la prima cosa, che fa effetto è l’inquinamento perché praticamente il pesce non riesce più a riprodursi, perché i sassi sono tutti ricoperti di quella melma lì, che è anche roba… diciamo chimica che le uova non riescono… E poi sono subentrati le speci immigrate, che sarebbero il siluro, poi c’è anche l’aspio che è un altro pesce che non c’era prima, che è anche lui un predatore, oltretutto. Poi è arrivato il gambero rosso della Pennsylvania che anche lui mangia le uova dei pesci. Poi qualcuno ha liberato delle tartarughe d’acqua, che si sono riprodotte, e anche quelle lì sono dannose. Praticamente tutte le speci dannose si sono sviluppate perché sono più resistenti anche all’inquinamento.

Nipote. Me lo dici sempre. Ma tu ti preoccupi dell’oggi, io del domani.

Nonna. Se non mangi oggi non arrivi a domani.

Nipote. Oggi mangiamo troppo.

Nonna. Eccola lì la vegetariana. Non lo sai che sei nell’età dello sviluppo? Non hai sentito che cosa ti ha detto il dottore e come è preoccupata tua mamma?

Nipote. Non confondiamo le cose. Poi io sto bene, faccio anche sport.

Nonno. Ma un bel piatto di carne…

Nipote. Al massimo di pesce. Cos’hai lì, cosa hai preso oggi?

Nonno. Guarda che bella tinca, è uno dei pochi pesci nostri che ci sono ancora, ed è buona. Se mi prometti che la mangi ti invito a casa mia e te la cucino io.

Nipote. Va bene, tisinatt!

Nonno. Allora non mi chiami più tisin-matt?

Nipote. No, perché lo so che la pensi come me.

Nonna. Ma prima l’inquinamento…

Nipote. Che incominceremo a diluire combattendo la siccità… il riscaldamento.

Oggi  l’inquinamento

fa rima con il riscaldamento,

è ora del cambiamento.

Nonna. Sei una poetessa, Fiorenza.

Nipote. Non dirlo alla mia prof di italiano, però.

(caricano la bici in macchina e mentre stanno per partire incontrano una folla di studenti)

Nonna. Che cosa fanno tutti quei ragazzi? Non vanno a scuola?

Nipote. No sono tutti in sciopero per il clima.

Nonna. Il clima, e dove lo vedi il clima?

Nipote. Me l’ha detto tu prima: dove meglio che nel nostro fiume, inquinato, senza più pesci e in secca?

Nonna. Mi secca, ma forse hai ragione te. Questi giovani d’adesso… Ma se non c’eravamo noi che vi raccontavamo com’era prima?

Nipote. E come avete… hanno rovinato dopo?

 




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13 marzo 2019
vita familiare
Isolati

(su Skype)

Bruna. E allora nonna, tutto bene?

Nonna. No, non sai che roba c’è stata qui in città.

Bruna. Qualche incendio di capannone di rifiuti, qualche arresto di mafiosi?

Nonna. No, per fortuna meno grave, ma non so. Il Pd ha presentato una candidata a sindaco.

Bruna. Ah, la conosco? Comunque bene, finalmente una donna.

Nonna. Ma te, a furia di stare lì in Gallura, ti è scappato di mente che c’abbiamo il sindaco di centrosinistra, che non so come aveva fatto, aveva vinto le ultime votazioni, dopo anni della destra. E adesso non lo presentano più.

Bruna. E come mai?

Nonna. E chi lo sa? ma lui non c’aveva la tessera e si vede che aveva fatto delle cose che gli piacevano a quelli del PD, che però erano nella giunta. Un disastro.

Bruna. Niente paragonabile a noi qui: hai sentito che Teresa May che è battuta ancora alla camera dei Comuni?

Nonna. Be’ noi qui in comune, lì da voi in tanti comuni, che poi a me la May…

Bruna. Ma non capisci, che se non si fa una soft-Brexit si rischia un No-deal.

Nonna. Il Niu Dil ne avevo sentito parlare, però non dicevano che aveva fatto male.

Bruna, Nonna, “nessun accordo” non “nuovo accordo”. Ma senti bene?

Nonna. Adesso abbastanza, ma le settimane passate, mi sembrava di essere venuta vecchia di colpo.

Bruna. Tra l’altro se c’è un hard Brexit, non so la mia posizione qui.

Nonna. E non possono fare le primarie?

Bruna. Voi lì dovevate farle, qui molti chiedono un secondo referendum.

Nonna. Da noi ci sarà alle votazioni e vincerà la destra.

Bruna. Questo è certo, ma il sindaco… uscente farà una sua lista?

Nonna. Che la fa o non la fa, ci siamo suicidati.

Bruna. Potevate fare almeno le primarie.

Nonna. E voi lì il referendum. Ma senti un po’: te vinci le comunali, che tutti dicevano che vinceva la destra, e non ti presentano la seconda volta? Vogliono le primarie, che poi non le hanno neanche fatte.

Bruna. Hai ragione anche tu, vedremo. Qui speriamo di non uscire completamente dall’Europa.

Nonna. Siete proprio isolati, per fortuna c’è il tunnel sotto la Manica. Lo prendi per Pasqua? che c’ho una voglia di vederti…

 




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10 marzo 2019
vita familiare
Verità quotidiana

(domenica, a casa)

Carla. Mamma siamo noi, siamo arrivati.

Nonna. Oh meno male, ero in pensiero che non venivate mai.

Cristiano. Dobbiamo sempre alzarci presto la domenica per venirti a trovare, suocera? E poi non sai che traffico…

Nonna. Sì, ma allora una telefonata, no?

Carla. Comunque, siamo qui prima di mezzogiorno e io ho tutto pronto per mangiare.

Cristiano. E magari l’Andrea non si è ancora alzato.

Nonna. E magari è già sortito a prendere il giornale…

Cristiano. Comprate "Il Giornale" di Sallusti la domenica? Lo leggo volentieri anch’io.

Nonna. No l’abbiamo preso solo il 29 febbraio. Poi che superbia dire che sono solo loro il “giornale”?

Cristiano. E allora la tua “Repubblica”, è solo lei repubblicana qui in Italia?

Nonna. E il tuo “Libero” e la tua bella “Verità”.

Carla. Cosa dici, mamma, ti inventi le cose?

Cristiano. No, è più aggiornata di te, esiste davvero… be’ “Libero” di Feltri lo conosci anche tu, ma c’è anche la “Verità”.

Nonna. Chissà se la dice anche, cioè la scrive.

Carla. Mi meraviglio mamma, ma tu come fai a conoscere la “Verità”

Nonna. Non ti sembrerà vero, ma l’ho anche letta… la prima pagina e i titoli grossi.

Carla. E dove, te l’ha presa Andrea?

Nonna. No, a dir la verità, l’ho sbirciata io al supermercato qui, che c’ha uno scaffale coi giornali.

Carla. Ti proibisco.

Nonna. Anch’io ce l’ho proibito all’Andrea di prenderla.

Carla. Non lui, che può fare quello che vuole, non sarai tu a censurarlo. Io proibisco te di andare ancora al supermercato.

Nonna. Sì, hai ragione, dopo la febbre mi sono data gli arresti domiciliari. Ma nel giardino e nell’orto c’ho la contraddizionale.

Cristiano. La condizionale, matta.

Carla. E il condizionale sai che cos’è, ignorante, che non lo sai neppure usare?

Nonna. Mi rimetto all'indulgenza… giudiziaria.

Cristiano. Allora cosa gli hai detto di prendere all’Andrea?

Nonna. Se non trova “il manifesto” , prende “Il Corriere”, che la domenica c’è su della salute.

Carla. Mamma hai il coraggio di leggere “il manifesto”? A parte che non ci capiresti nulla, ma poi vuoi esaltarti alla tua età?

Cristiano. Non vedi che scherza, “il manifesto” saranno anni che è fallito.

Nonna. Forse fallisci prima te. L’ho visto proprio anche lui al supermercato, una volta sola, e quella volta lì l’ho anche comperato. Ma poi ho letto solo i titoli, che anche l’Andrea ha detto che era interessante, che gli articoli gli sembravano come pezzi di libri.

Carla. Vuoi dire saggi?

Nonna. Te sì che sei saggia, sei buona di capire le robe che io non sono buona di dire giuste.

Carla. È più di mezzo secolo che ti sento e che ti devo tradurre.

Nonna. Parlo straniero?

Carla. Parliamo di cose serie, piuttosto. Visto che non c’è Andrea, non è che la lontananza gli ha fatto dimenticare la sua inglesotta?

Cristiano. E si fa qualche…

Nonna. Italianotta? A me mi sembra di no. Loro due si sentono tutti i giorni su Scai.

Cristiano. Sì in cielo… (ride da solo).

Nonna. Non so le onde dove passano, ma non sottoterra. Io delle volte parlo anch’io, però non sempre perché là c’è un’ora dopo e lei viene a casa già tardi.

Cristiano. Perché cosa ha mai da fare?

Nonna. La mattina c’ha le medie in un paesino, poi il dopopranzo va in un laboratorio, non so più bene dove.

Carla. E dire che sarebbe andata su per via di suo nonno che sta male. E quando lo assiste?

Nonna. No, lo so. Lo porta all’ospedale quando deve fare le cure. Poi non va mica tutti i giorni a scuola neh, che ha poche ore di italiano, e neanche nel laboratorio. Forse riesce a incastrare i giorni.

Carla. Comunque i nonni li vede poco.

Nonna. Sempre la sera, che invece te… se va bene una volta la settimana tua mamma…

Cristiano. Ho visto che sta arrivando l’Andrea con un giornale. Vediamo cosa ha preso. (entra Andrea). Ciao figliolo, hai preso il giornale?

Andrea. Ciao mamma, ciao papà, si ma non “Il Giornale”.

Cristiano. “La Verità”?

Andrea. Ma esiste?

Nonna. Da qualche parte, ma non dappertutto.

Carla. Non avrai mica comprato “il manifesto” per questa vetero-comunista?

Andrea. No, non c’era al supermercato. E dire che una volta l’avevano messo e la nonna l’ha voluto. E, non credevo, ma è interessante, e ci sono punti di vista…

Cristiano. Qui se non torniamo, la nostra casa qui diventa un covo di sovversivi.

Andrea. Ma che? Pensate che oggi ho preso “Il Corriere”.

Carla. Bene, mi avevi spaventato.

Nonna. E c’è su qualcosa di bello?

Carla. Perché tu leggi prima di comprare il quotidiano.

Andrea. Al supermercato qui lo fanno in tanti, poi io l’ho leggiucchiato al bar. E sai nonna c’è un articolo che forse ti interessa. Ti leggo il titolo: “La Terra ha febbre alta e la fa salire anche a noi”.

Nonna. Ecco da chi l’ho presa… l’influenza…

Cristiano. Balle spaziali. Anche “Il Corriere” sta diventando sovversivo?

Nonna. Magari è proprio la verità quella lì che c’è scritta sul giornale.

 

 

 




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7 marzo 2019
vita familiare
Tra due fuochi

(primo giorno di quaresima, su Skype)

Nonna. Allora Brunina, è andato bene il carnevale?

Bruna. Mica tanto.

Nonna. E perché? Non avete fatto una bella… una bella baraonda?

Bruna. Sì, ma mi hanno contestato.

Nonna. Perché sei venuta fuori con la bandiera europea?

Bruna. Sì, anche per quello. Ma sai che non ne ho trovate in tutta Cardiff. Ho dovuto far mettere da mia nonna alcune stelle su uno straccio blu, uno schifo.

Nonna. Anche l’Europa di adesso.

Bruna. Poi, dato che avevano costruito un mulino, sai il mulino delle vecchie, con anche pezzi di plastica, io mi ero opposta che lo bruciassero e invece…

Nonna. Almeno una volta la plastica non c’era… Allora non ti sei divertita, che avevi messo su tutto te?

Bruna. Sì, a parte quegli inconvenienti. Qualcuno mi ha anche ringraziato.

Nonna. E allora vedi, mica tutto va come vogliamo noi.

Bruna. E non ti ho ancora chiesto come stai, sei guarita?

Nonna. Da che cosa, perché ero malata?

Bruna. Mi fa piacere che ci scherzi sopra, allora stai meglio?

Nonna. Sì, pensa che oggi ho scopato, lavato i piatti e se non insisteva quella testa della Yvonne facevo io da mangiare.

Bruna. Ah salutamela, e anche Vassi. Viene ancora?

Nonna. Sì, si scambiano sempre tra loro due, che oggi c’ha la corsa una, domani ce l’ha l’altra.

Bruna. E vincono?

Nonna. Non me lo dicono. Sarà che perdono? Ma adesso magari sono solo allenamenti. Pensare che io non sono neanche buona a camminare, quasi.

Bruna. Davvero, mi raccomando di non cadere.

Nonna. Va bene, se mi raccomandi te, sto attenta. E il carnevale lì al Nord che cosa avete fatto di bello? L’Andrea mi ha portato a casa un giornale che c’era su che in Germania, se non sbaglio, ma non so più il posto, hanno fatto un carro con su un fantoccio di Salvini con due tettone, dove ciucciavano due bambini, uno con su scritto razzismo e l’altro… non so più… ah forse nazionalismo.

Bruna. E voi giù in Italia non avete il coraggio di fare altrettanto?

Nonna. A proposito di giù, ti sento un po’ giù. È la quaresima, che sei dovuta andare a scuola?

Bruna. Non c’entra la quaresima. Oggi i miei studenti mi hanno fatto sapere che una mia collega gli ha detto che io non sono abilitata per l’insegnamento e l’anno prossimo me ne vado.

Nonna. Colleghenti serpenti. Se mostravi anche qui in Italia.

Bruna. Ma non italiano.

Nonna. E già che non lo sai bene…

Bruna. È anche vero quello che ha detto, ma poteva stare zitta, così avrò la rivolta dei genitori.

Nonna. Tra prof, studenti e genitori la scuola è una gabbia di matti.

Bruna. Sì, io finisco l’anno scolastico, poi non mi vedono più a scuola.

Nonna. Brava, in Inghilterra non stare più, vieni in Italia che, ho letto sempre sul giornale, adesso con quota 100 vanno in pensione un mucchio di prof. Magari trovi anche nella scuola pubblica.

Bruna. Nonna, hai appena detto che la scuola è una gabbia di matti.

Nonna. Sì, come fuori della scuola. Ma intanto che trovi qualche roba d’altro.

Bruna. Il mio dramma è che non sono valorizzata.

Nonna. Quello lì ti do ragione. Ma, sempre l’Andrea, mi ha fatto leggere un pensiero, che l’ho subito copiato. Adesso che trovo il mio quadernino te lo leggo. (dopo un po’)

Scusa, la mia testa, non lo trovavo più. Ecco:

“Se oggi non valgo nulla, non varrò nulla nemmeno domani; ma se domani scoprono in me dei valori, vuol dire che li posseggo anche oggi. Poiché il grano è grano, anche se la gente dapprima lo prende per erba”.

Indovina un po’ chi può essere che l’ha scritto?

Bruna. Vammi pensare. Non valorizzato… il grano, potrebbe essere Van Gogh.

Nonna. Bravissima, sei un’artista!

 

 

 




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6 marzo 2019
vita familiare
Telomeri

(martedì di Carnevale su Skype)

Bruna. Nonna, come stai, stai meglio che sono curiosa?

Nonna. Io sì, sono andata anche sulla porta aiutare l’Andrea che aveva fatto la spesa. Ma te come mai telefoni a quest’ora?

Bruna. Mi sono messa d’accordo con Andrea, perché stasera abbiamo la carnevalata. Sai il mulino delle vecchie?

Nonna. E bruciate la vecchia?

Bruna. Perché?

Nonna. Una volta si bruciava sempre qualcosa prima che comiciava la Quaresima, o una strega – di carta o rametti neh! – o un diavolo o una bestiaccia.

Bruna. E noi cosa possiamo bruciare, mica le vecchie che diventano giovani?

Nonna. Bruciate il mulino, lo fate di cartone, no? Così si sa che non si può più venire giovani.

Bruna. Bell’idea, la propongo. Allora stai veramente meglio, nonnina?

Nonna. Stavo più meglio se venivi a casa te per carnevale, ma va be’ hai messo su quella mascherata lì.

Bruna. Non è per quello. E se fossi stata ancora veramente male sarei tornata. Ma sai il costo del volo, e più ancora quanta energia e anidride carbonica avrei consumato? Insegno ai miei studenti il risparmio energetico, poi volo per mille chilometri per un paio di giorni?

Nonna. No risparmiamo… di vederci. Ma almeno quest’estate?

Bruna. Sì, magari a Pasqua. Devo vedere col treno… Piuttosto tu adesso ti senti sulla strada della guarigione?

Nonna. No su quella della vecchiaia. Me l’ha detto anche mia figlia e il suo uomo. Io ho cercato di dargli contro, ma avevano ragione loro, mi sono sentita di colpo vecchia.

Bruna. In che senso?

Nonna. Non so, ho perso la forza, i primi giorni dell’influenza facevano fatica a camminare, anche solo andare al gabinetto. Poi, ma quello forse anche prima, perdo la vista e l’udito sempre un po’ di più. Non parliamo poi che non dormo la notte.

Bruna. Forse te l’ho già detto: la vecchiaia somiglia all’autunno… ma nessuna stagione è più ricca di colori e quindi di poesia. E poi mi meraviglio che proprio tu ti deprimi. Non sai che chi è depresso tende a subire maggiormente i danni della vecchiaia? È una questione di biologia: i telomeri, cioè le punte dei cromosomi, che si riducono a ogni divisione cellulare, quando sono esauriti, impediscono alle cellule di dividersi ulteriormente, facendole invecchiare.

Nonna. Allora chissà i miei telomini quante di quelle volte si sono divisi in novant’anni, non c’avrò neanche più i comatosomi io.

Bruna. Saresti morta, non scherzare. Però devi sapere che il cortisolo, l’ormone dello stress, riduce la telomerasi, l’enzima in grado di riparare e riallungare i telomeri.

Nonna. E non c’è qualche medicina che li allunga ancora?

Bruna. Tu l’hai praticata, con la tua serenità e lo stile di vita. Non è un caso che sei arrivata a novant’anni. Ma adesso non devi abbatterti, rassegnarti. Hai superato anche una brutta influenza che a messo a terra milioni di persone.

Nonna. Sì devo fare un sforzo, ma mi dispiace che a carnevale sono stata male e magari, ma non so bene ancora, guarisco in quaresima.

Bruna. Se a carnevale

è andata male,

la cosa medesima

non avverrà in quaresima.

 




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3 marzo 2019
vita familiare
Vecchiaia

(a casa, domenica)

Carla. Mamma, siamo noi, come stai adesso?

Nonna. Ah sei venuta ancora? No sto benone, però non vado ancora fuori.

Cristiano. Perché vuoi andare a ballare?

Nonna. No, ma andare fuori in giardino, vedere le piante e tutto.

Carla. Te lo proibisco. Mamma, ma non ti rendi conto che hai rischiato la vita con questa brutta influenza? Anzi non so come hai fatto a cavartela.

Cristiano. Perché è una mezza strega, le pellacce ce la fanno sempre.

Nonna. Grazie della strega solo mezza, Cristiano. Ma non ho voglia di litigare, non c’ho neanche la forza.

Carla. E non ho ancora capito come hai fatto a prenderti l’influenza, stando qui in casa e non incontrando quasi nessuno.

Cristiano. Ma le sue belle badanti: non so se la negretta abissina o la bionda sovietica.

Nonna. A parte che una è della Costa d’Avorio, che non so più come si dice, e l’altra è russa o forse ucràina o ucraìna, non so neanche qui bene…

Cristiano. Secondo me è la negretta, loro sono sempre state infette, basta vedere la malaria, che noi abbiamo eliminato col DDT e loro ce l'hanno portata indietro.

Nonna. E sono loro che ci hanno portato le zanzare?

Carla. Mamma, non ricominciare, sei vecchia, rassegnati, fai una vita tranquilla, pensa solo a te stessa e non della politica e guai se esci ancora.

Cristiano. Sì, ma finché è al mondo, mi fa incazzare che qui a casa e tutti i giorni vengano a pasteggiare extracomunitari dei peggiori: africani profughi ed ex comunisti dell’Est, se poi sono ex.

Nonna. Se non ex, sicuro dell’Est. E del Sud, che roba! Vengono qui da noi, che noi invece non c’abbiamo mai pensato di andare là da loro.

Cristiano. Ma dove? Ma quando?

Nonna. No mai, solo con le colonie e l’invasione della Russia.

Cristiano. Non parlare della ritirata dalla Russia che gli alpini sono stati degli eroi.

Nonna. Forse erano più eroi se non andavano e si facevano mettere in prigione.

Carla. E continui? Ti rendi conto che hai quasi novant’anni.

Nonna. Sì, questa volta mi sono sentita proprio vecchia. Però forse ha ragione quel tuo bravo italiano di Cristiano, se non ero una mezza strega…

Carla. In che senso? lui scherzava.

Nonna. No gli do ragione. La vecchiaia per voi vuol dire che c’hai più interesse solo per te e non per tutto quello c’è attorno. C’ho pensato in questi giorni. Ma secondo me, almeno per me, non è vero. Prima di tutto stare con dei giovani, interessarsi ai loro problemi, vuoi mettere?

Carla. Pensa a te, non agli altri che se la cavano da soli, sono giovani.

Nonna.  Sì è vero, io non faccio niente, ma mi piace interessarmi, curiosare quello che fanno. Ma poi anche per me, non sai che scrivere la mia vita, mi ha fatto, prima di tutto, venire in mente delle cose che non sapevo neanche più che avevo fatto. Poi ho capito anche… come dire… la matassa della mia vita, che è ingarbugliata, ma così cerco di disfarla e trovare il .

Andrea. Brava nonna, ci dai sempre delle belle lezioni, ma cosa volevi dire con ?

Carla. È l’ora di alzarsi, Andrea, con una vecchia malata in casa, oggi che non ci sono le badanti?

Andrea. Scusate, ma avevate telefonato che arrivavate voi e alla nonna avevo detto di restare a letto.

Nonna. Così poi non cammino più. Però spiegaglielo te Carla cosa vuol dire .

Carla. Capo, bandolo della matassa.

Nonna. Asa bel’asa, se gh’è mia ad cò che as na fasa.

Andrea. Devo chiedere ancora la traduzione. Mamma?

Carla. Ma è una cosa vecchia che non è chiara neppure a me: "matassa, bella matassa se non si trova il capo che si faccia". Un capo c’è sempre.

Nonna. Purtroppo.

 




permalink | inviato da steatrando il 3/3/2019 alle 9:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
27 febbraio 2019
vita familiare
Febbricaro

(Su Skype)

Bruna. Nonna, allora come stai adesso? Stai guarendo?

Nonna. No, sto ancora tutto il giorno a letto, ma però non c’ho più la febbre e sono anche andata di corpo.

Bruna. Bene, se no rischiavi il blocco intestinale.

Nonna. Grazie che me l’hai detto, ma ne ho fatta poca, chissà se rischio ancora.

Bruna. Be’ ti sento più in palla.

Nonna. Palle! Non faccio più un bel niente in casa e quel povero Andrea deve farmi tutto oltre andare a lavorare.

Bruna. Ma non hai le badanti?

Nonna. Sì meno male, tra la Vassi e la Yvonne mi hanno fatto da mangiare e tutto, ma voglio venire buona di fare le cose io ancora.

Bruna. E tua figlia? scusa se te lo chiedo.

Nonna. Potevi scusare di chiedermelo, che è venuta domenica e ha fatto uno spatusso perché non gli avevamo detto niente e che lei mi mandava all’ospedale e tutto.

Bruna. Spatusso?

Nonna. O Signore, è una vecchia parola del dialetto per dire… dire baccano… cagnara. Sembrava indiavolata mia figlia, ma intanto è andata via subito.

Bruna. Avrebbe dovuto fermarsi.

Nonna. Invece, secondo me, ha fatto tutto quel gridare per non fermarsi per paura di prendere l’influenza, che lei non può permetterselo.

Bruna. Nel bisogno si vedono gli amici…

Nonna. E i parenti. C’è di buono che così ho visto, abbiamo visto che quando vengo malata da morire ci arrangiamo qui noi da soli.

Bruna. Perché vuoi sempre parlare di morte, nonna?

Nonna. Eh questa volta l’ho vista brutta e credevo proprio di crepare. D’altra parte capiterà prima o poi. Per adesso, forse, l’ho solo truccata, ma la prossima chissà…

Bruna. Truccata?

Nonna. Oh Signore, come si dice quando tocchi appena appena una roba?

Bruna. Sfiorata. Dai adesso arriva la primavera.

Nonna. E hai visto ieri sera che cielo rosso al tramonto? sembrava che aveva la febbre anche lui.

Bruna. No, qui è nuvoloso.

Nonna. Invece qui non piove più. Meno male che finisce febbraio. I nostri vecchi l’hanno chiamato giusto: mese della febbre.

Bruna. Non so se è proprio questa l’etimologia.

Nonna. Sicuro che è la sua di patologia, guarda me.

 




permalink | inviato da steatrando il 27/2/2019 alle 21:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
22 febbraio 2019
vita familiare
Influenza

(su Skype)

Bruna. Oh cara nonnina finalmente ti sei alzata dal letto e sei venuta al computer.

Nonna. Non te l’ha detto l’Andrea di come sono stata male?

Bruna. Sì, mi ha raccontato tutto. Ma non ha saputo spiegarmi dove avresti preso questa botta di virus che sei sempre in casa.

Nonna. Ma che ne so, e poi alla mia età me ne basta e avanza uno di virus per buttarmi a terra.

Bruna. E dove l’avresti preso?

Nonna. O dalle mie badanti o da qualcun altro.

Bruna. Perché eri uscita?

Nonna. Non farmi tutte queste domande che faccio fatica a parlare, che non rispondo neanche al telefono.

Andrea. Sì lasciala riposare, lo so io che si è fatta portare a piedi al supermercato qui vicino. Non so se dalla Yvonne o dalla Vassi.

Nonna. Avevo il frigor vuoto

Andrea. E adesso l’hai strapieno perché non hai più mangiato.

Nonna. Mangiate voi

Bruna. Devi sforzarti e prendere qualcosa, sei già così magra. E soprattutto devi bere, che, se ti disidrati, sale la febbre.

Nonna. Ma se non mi va giù niente.

Bruna. Bevi a piccoli sorsi col cucchiaino.

Nonna. Non è quello che mi preoccupa, è che l’Andrea mi ha portato dal medico che mi ha dato… il nome giusto non lo so, ma è cortisone. Un primo momento mi ha fatto andar giù la febbre, ma adesso mi viene ancora dopo cinque giorni. Allora non guarisco più? E ho anche finito l’antibiotico che non mi ha fatto un bel niente.

Bruna. No, può averti solo peggiorato le cose se è un’influenza virale.

Nonna. Dici che è la volta che muoio?

Bruna. Adesso non esagerare.

Nonna. Volevo arrivare almeno ai novanta compiuti, ma chissà. Perché non vieni a casa per carnevale, così mi curi te?





permalink | inviato da steatrando il 22/2/2019 alle 9:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
16 febbraio 2019
vita familiare
Forgiata

(su Skype)

Bruna. Nonna, nonna, ho da dirti una cosa…

Nonna. Oh Signore, da un giorno all’altro, sarai mica incinta di qualche galletto per fare la Cornexit all’Andrea?

Bruna. Cosa dici? Non mi conosci nonna? Mi offendi. Io sono più fedele di una monaca. Se voglio fare sesso volo a casa, non ho bisogno di cercarlo qui.

Nonna. Scusa monaca senza sesso, ma è per mio nipote, ma lo monaco anche lui, veh! E che cosa mi volevi dire?

Bruna. Ieri poi ho raccontato la vostra tradizione del mulino delle vecchie, ma un signore mi ha detto che è la loro, anzi dei paesi germanici.

Nonna. Anglosassoni?

Bruna. Forse, però loro non hanno il mulino, ma la forgia. E le donne brutte devono batterle sui carboni ardenti e diventano belle solo quando sono poi immerse nell’acqua per temprarle.

Nonna. Mamma mia che temperatura! E allora te?

Bruna. No ho chiesto scusa, per la primogenitura…

Nonna. Che te sei secondogenita…

Bruna. Però ho proposto di rappresentare la storia con un mulino. È più facile che non con una forgia.

Nonna. E fa meno male.

Bruna. Be’ anche tra le macine non è che si doveva star bene.

Nonna. Lo so bene, ma dentro e sotto la tramoggia potevi cambiarti bene, con la forgia come fai?

Bruna. Infatti adesso adotteranno il mulino.

Nona. E vengono fuori ancora dei giovanotti travestiti o delle ragazze?

Bruna. E no! Io ho posto la condizione: se non fanno comparire delle ragazze in carne e ossa…

Nonna. Te non giochi più…

Bruna. Non si tratta di quello ma di dare un volto moderno alla tradizione. Hanno accettato ma vogliono che partecipi anch’io.

Nonna. Ma sei forgiata bene?

Bruna. Non capisco. Comunque vogliono, questi vecchiacci, che le ragazze escano sventolando la bandiera inglese.

Nonna. Sono proprio vecchixit da fare schifo: fino il carnevale…

Bruna. Ma io che uscirò per ultima li fregherò ben bene.

Nonna. Esci con la bandiera italiana?

Bruna. No, sarebbe uguale.

Nonna. E già: tra Salvini e la May…

Bruna. No esco la bandiera europea con tutte le stelle.

Nonna. Brava stellina, fagli vedere. Che poi la bandiera d’Inghilterra da quanti anni c’è? Quella europea è più giovane, no? Anch’io sono una giovane… europea, che quando sono nata ci scannavamo ancora.

Bruna. Vedo che sei d’accordo con me: bisogna macinare i vecchi nazionalismi.

Nonna. E forgiare le giovani menti…

 




permalink | inviato da steatrando il 16/2/2019 alle 14:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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