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La Nonna, vivace, ironica, fintamente tonta. La risposta sempre pronta, pepata. Gioca con le parole da tanto ormai. Intelligente, la persona più intelligente che mi sia capitato di incontrare negli ultimi anni. Sempre coerenti con se stessi i personaggi sullo sfondo. Ma la vera regina è lei, la Nonna, saggia, amabile, ingenua e astuta nello stesso tempo, la lingua agile a dimostrare la prontezza dello spirito, piena di vitalità, sempre disponibile a spendersi non solo per la figlia ma per tutti quelli che si trovano accanto a lei. Meri www.kilombo.org
19 luglio 2017
vita familiare
Polverino

(a casa)

Nonna. Ragazzi, non vi dico il sogno che ho fatto ‘sta notte.

Andrea. No, diccelo.

Bruna. Ma c’entriamo anche noi?

Nonna. Sì ma eravate più ve… grandi e c’era un bambino, non so di chi.

Bruna. Ricominci con ‘sta storia che dobbiamo fare un figlio.

Nonna. Magari non era il vostro…

Andrea. E di chi allora?

Nonna. Magari adottato. Va be’ non vi racconto niente se è così.

Andrea. No, adesso devi parlare.

Nonna. Va bene anche per te non-mamma?

Bruna. Vediamo se mi convinci.

Nonna. Ma non è una morale contro di voi, ma contro l’inquinamento. Anzi mi sono accorta che ho sognato un sacco di cose che mi dici te, Bruna. Stai a sentire.

Allora c’è questo bambino, chiamiamolo Candido, che va dietro la mamma che sta facendo le pulizie.

Bruna. Allora non sono certo io.

Nonna. Chissà magari un domani. Comunque si vede che era un po’ che non li faceva i mestieri.

Bruna. Allora potrei essere io.

Nonna. E così passando il bambino candidamente passa il dito su un mobile e viene tutto nero. Per non farsi sgridare dalla mamma corre nella sua stanzetta.

Andrea. Al massimo doveva sgridare lui la mamma.

Nonna. O il papà, che neanche lui puliva. E lì Candido guardando il dito sporco sente una vocetta. Vi faccio come un teatro con le voci, va bene?

Polverino. Be’… cos’hai da guardare?

Candido. Ma… tu…

Polverino. Sì, e allora? Perché ti meravigli? Sono proprio un granellino di polvere, uno di quelli che si è venuto a rifugiare in casa tua.

Candido. Ciao. Ma da dove vieni?

Polverino. Ah, da giù, dalla strada

Candido. Davvero? Ma ti hanno lasciato solo?

A quel punto mi sono sognato che veniva dentro la mamma nella stanza

Mamma. Con chi stai parlando?

Candido. Con il mio amico Polverino.

Mamma. Ah un nuovo amico immaginario… quando crescerai… poi. Io vado di là a lavare il pavimento. Tu fermati qui nella tua stanzetta.

Candido.  Ok mamma, non mi muovo, tanto…

Allora Candido guarda ancora il dito sporco e sottovoce…

Candido. La mamma non si è accorta di nulla. Dai, dimmi chi sei! Io sono Candido, ma tu? Raccontami la tua storia.

Polverino. E va bene. Come ti ho detto sono Polverino. Sono qui, insieme a tanti fratellini, proprio sul tuo dito. Siamo molto sottili.

Candido. Ma chi sono i vostri genitori, vostra mamma?

Polverino. Mia mamma mi ha abbandonato, appena nato, a volare verso il cielo.

Candido. Che crudele. Bisognerebbe mandarla sotto processo.

Polverino. Allora anche voi.

Candido. Noi? Io?

Polverino. Non so se anche tu sei colpevole, ma certo i tuoi simili.

Candido. I miei compagni di scuola?

Polverino. Forse non ancora, ma i grandi, gli uomini sì. Mia mamma, prima di lasciarmi andare mi ha detto che non devo fidarmi degli uomini. E allora io per difendermi da voi mi sono messo con i miei fratelli. Ci siamo organizzati. Siamo i PM10. Molti di noi, per cercare di sopravvivere, si difendono dagli uomini. E voi…  eticiù… via con i raffreddori, allergie… sai che ridere. Un mio fratello, un giorno, si è attaccato al naso di una maestra e lei…. etciù, etciù, etciù non la finiva più di starnutire e i ragazzi giù a ridere.

Candido. Allora è vero che siete cattivi. Noi vi creiamo, sarà anche vero, ma poi voi vi vendicate.

Polverino. Ti faccio un esempio con i nostri cugini acquosi...

Candido. Ah già, perché voi siete… ariosi.

Polverino. Sì, noi siamo le polveri sottili, loro sono i fanghi… Ammettiamo per finta che tu butti nella tazza del gabinetto del veleno, non so dell’insetticida, o delle medicine scadute, credi che quando i fanghi sono raccolti dal depuratore della tua città e sparsi nelle vostre campagne, sono scomparse quelle sostanze tossiche?

Candido. Ho paura di no, ma poi dove vanno a finire?

Polverino. Nella catena alimentare.

Candido. Per essere così giovane ne sai di cose. Lo spieghi anche a me cos’è?

Polverino. È semplice: è il passaggio delle sostanze dalla terra all’erba, alla mucca e quindi al latte che bevi al mattino o la carne che mangi a pranzo.

Candido. Da noi, ignorantino, non ci sono più mucche: coltiviamo solo riso e mais.

Polverino. Perché non lo usano il mais per dar da mangiare ai bovini, e tu non lo mangi mai il riso?

Candido. Possiamo tornare all’asciutto, ti prego. I fanghi mi fanno schifo.

Polverino. Non so se riesco a consolarti con il nostro esercito del PM10.

Candido. Perché questa sigla?

Polverino. Puoi tradurlo in italiano come particelle microscopiche.

Candido. E il 10? Non sarà certo il voto che vi meritate.

Polverino. No è la misura massima che raggiungiamo, in micron.

Candido. La smetti di parlare straniero, per farti bello e sentirti superiore?

Granello. No, sono brutto e inferiore… come appunto il micron che è inferiore mille volte al millimetro.

Candido. Cioè quanto? non riesco a immaginarlo.

Polverino. Hai presente una goccia d’acqua? ecco rispetto a noi è grande come una piscina. Hai presente un capello? per noi è grosso come un tronco d’albero.

Candido. Ma allora voi vi infilate dappertutto.

Polverino. È quello che cerco di spiegarti dall’inizio. Volo in cielo, in mezzo alla città, mi infilo in casa tua, nel naso di tua mamma e tuo papà. Non sai come è carino girovagare dentro di loro, fino ai polmoni.

Candido. E cosa si vede?

Polverino. Beh... poco, è buio. Ma ci divertiamo parecchio io e i miei fratellini e facciamo dispetti, come quello che ti raccontavo prima della maestra.

Candido. Scusa, sento che è tornato papà, vado di là, a sentire se ci sono novità.

(esce dalla sua stanzetta)

Papà. Pensa, Bruna, anche questa domenica non possiamo andare a trovare i tuoi genitori perché c’è il blocco del traffico e non lasciano circolare le auto.

Mamma. Sempre a lamentarti. Ma è mai possibile? Sì va a piedi fino alla stazione e poi si prende il treno. Tu e la tua macchina! Te l’avevo detto di rottamarla già due anni fa. Invece no.

Papà. Ma io ci sono affezionato.

Mamma. Con tutto quel fumo che fa. E poi vuoi sempre uscire in macchina, anche per andare a comperare il giornale. Ed ecco che siamo chiusi in casa domenica.

Candido. Ma mamma, non hai appena detto tu che possiamo andare dai nonni in treno? Oppure se non c’è traffico io potrei fare un bel giro coi pattini per la città. Chissà che bello!

Poi il sogno andava avanti che c’era il bambino con la mamma in macchina, forse era lunedì.

Candido. Mamma perché hai insistito di portarmi in macchina a scuola?

Mamma. Perché fa ancora freddo e poi arriveresti in ritardo.

Candido. Scusa, ma arriviamo oggi in ritardo, guarda che fila… arrivavo prima in bici.

Mamma. Sei matto, in bici? È troppo pericoloso.

Candido. Allora in autobus,Giorgio ed Elisabetta, che abitano nei nostri stessi condomini, ci vanno.

Mamma. Perché i loro genitori non hanno tempo, ringrazia me allora che ti posso portare.

Candido. Ma allora potevi portare anche loro, basta mettersi d’accordo.

Mamma. Giusto, in questo hai ragione.

Candido. Anche la maestra ha ragione quando dice di non andare tutti in auto, così oltre a intasare le strade, produciamo un sacco di polveri sottili.

Mamma. Finalmente sei diventato un ambientalista. Sei contro le polveri, allora spolvera e pulisci la tua stanza d’ora in poi.

Candido. (sottovoce) Un dito di polvere…

Mamma. Cosa dici?

Candido. Niente, ripassavo la lezione di scienze…

Poi il sogno è passato che Candido era ancora nella sua stanzetta a parlare con a Polverino.

Andrea. E già, non gli avranno detto di lavarsi le mani?

Nonna. Sì, ma lui per fortuna, Candido, indossava la tuta nera e ha sfregato il dito sporco sulla tuta. Allora appena a casa da scuola corre nella sua stanzetta a vedere se per caso Polverino è ancora attaccato alla tuta. Ma la mamma l’ha lavata. Candido è sconsolato. Va alla finestra e guarda fuori.

Polverino. Amico, amico mio…

Candido. Come, sei tu Polverino? Che bello e come hai fatto a scappare a non finire nello scarico della lavatrice e passare nel mondo acquoso dei fanghi?

Polverino. Facile, noi siamo volatili.

Candido. Cioè?

Polverino. Voliamo facilmente. Tua mamma ha sbattuto la tuta… e non ti ripeto cosa ha detto, e così io ho potuto saltar via. Poi ha aperto la finestra e io sono volato fuori, e non ti dico che giri ho fatto.

Candido. No, dimmeli, sono curioso.

Polverino. Prima di tutto ho incontrato un sacco di fratellini, appena nati.

Candido. E sono stati venuti anche loro nel vostro esercito del … come si dice? Del PM10?

Polverino. Certo,  e abbiamo superato, dopo un giorno di tregua, la soglia dei limiti di legge.

Candido. Per essere così piccolino, ne sai di cose.

Polverino. Io giro dappertutto: e mi ficco nei libri, sulle pagine dei giornali, dentro la televisione, sullo schermo dei computer.

Candido. E come hai fatto a tornare da me?

Polverino. Dunque, appena uscito dalla tua finestra, sono volato su su e sono arrivato su una nuvola.

Candido. Che bello, piacerebbe anche a me. Ma ti sarai bagnato?

Polverino. Per forza, ma devi sapere… sai mantenere un segreto?

Candido. Sì. Ragni scorpioni rospi e zanzare, se faccio la spia che possa crepare.

Polverino. Noi del PM10 ci siamo alleati con un altro esercito, quello dei Goccioloni.

Candido. Goccioloni?

Candido. Sì delle gocce di umidità che quando saliamo sulle nuvole, ci abbracciano, ci circondano sempre più numerose, finché diventiamo troppo pesanti e cadiamo con loro a formare la pioggia.

Candido. Ma oggi, anche se il cielo è grigio, non piove.

Polverino. Ormai il cielo lo pitturiamo noi di grigio, da un bel po’ di giorni. Ma io, ho approfittato di un po’ di vento per tornare giù. Ho aperto il paracadute e sono atterrato sul tuo davanzale.

Candido. Perché volevi rivedermi?

Polverino. Sì, ma anche perché volevo avvisarti di una cosa brutta che potrebbe succedere.

Candido. Non è che siete voi che la preparate, con i vostri nuovi alleati: i Goccioloni?

Polverino. Sì, hai capito la lezione. Mi spiace, ma siamo costretti. Noi pensiamo di metterci insieme coi Goccioloni per affogare un po’ di macchine e di camini, dato che voi non lo fate.

Candido. Cioè?

Polverino. Cioè continuate ad andare con tre macchine quando ne potete usare una, continuate a riscaldare le case a 25 gradi, quando potete stare a 20, continuate ad andare in giro coi vostri mezzi privati, invece che coi mezzi pubblici, in bici o anche a piedi.

Candido. L’ho detto alla mamma, propria stamattina. E lo spiega sempre la maestra  di non farsi portare a scuola tutti in macchina.

Polverino. E fa bene… fa molto bene. Ma adesso ci proveremo noi a fare qualcosa perché voi umani siete con la testa dura. Non riuscite a vedere oltre il vostro naso. Se non vi succede qualcosa non cambiate mai.

Candido. E cosa deve succedere? Dimmelo, io so mantenere un segreto.

Polverino. I miei fratelli PM10, che anche loro hanno voglia di darsi una ripulita, si stanno alleando con i Goccioloni e vedi che sta per …

Candido. Venire un temporale. Cosa vuoi che sia…

Granello. No, questa volta sarà grande e senza fine, provocherà un’alluvione e affogherà un sacco di auto.

Candido. Anche la macchina nuova della mamma?

Polverino. Corri a dirle di ritirarla in garage.

Candido. Vado, ma tu aspettami qui, ti prego.

Polverino. No, devo fare il bagno anch’io e passare nel mondo acquoso delle fogne. Ma ho paura che un giorno, non troppo lontano, ci rivedremo.

Candido. Ciao, a presto.

Polverino. Ciao, al più tardi possibile!

E il sogno è finito qui. Chissà che cosa vorrà dire.

 

Andrea. Secondo me non è un tuo sogno, ma una storia che ti sei inventata.

Bruna. Anche fosse, sarebbe una buona storia, da meditare. E hai notato Andrea la nostra vecchietta quanti termini scientifici ha tirato fuori: catena alimentare, micron, PM10… ma non solo, anche concetti ecologici?

Nonna. Ma lì è il sogno, mica lo comandi un sogno, vengo fuori le cose che magari te non sai ma hai sentito dire e sono rimaste dentro…

Andrea. Sì, vallo a raccontare…

Nonna. A tua nonna…

Andrea. No, complimenti, però questa storia dell’alleanza tra le polveri e le gocce… pardon i goccioloni, fa un po’ ridere.

Bruna. No, è vera, gliel’ho appena spiegata ieri io alla nonna.

Nonna. Vedi con non è farina del mio sacco…

Andrea. E allora sta arrivando un temporale, cosa faccio?

Nonna. Ritira la macchina,

che i goccioloni

dopo giorni di polveroni

fanno venire le alluvioni.




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18 luglio 2017
vita familiare
A momenti amanti 5 (il ritorno)

(a casa)

Andrea. Ciao papà, come mai a casa?

Cristiano. Ma ho un appuntamento in città, poi non posso venire quando voglio a casa mia?

Andrea. Sì, per carità. E la mamma?

Cristiano. No lei è restata su, ci vuole qualcuno che dia un'occhiata. Tua nonna sentenzierebbe subito che via il gatto i topi saltano. A proposito non c’è?

Andrea. No, è uscita un attimo con la Ivonne per andare a far la spesa al supermercato qui vicino.

Cristiano. Ah la vecchia ambientalista: tanto predicare di mercati contadini poi va anche lei al centro commerciale.

Andrea. A parte che i prodotti biologici ci sono ormai anche lì e il mercatino invece solo la domenica, poi la carta igienica, il dentrifrico…

Cristiano. Basta, basta, meglio così, che senza la gatta… Approfitto per chiederti una cosa che lei, e non solo lei, è meglio che non sappia mai. L’hai poi vista la signora del bar?

Andrea. Tutte le volte che vado a prendere il caffè.

Cristiano. Non far finta di non capire, quella del bar libreria e della palestra. Su non fare l’innocentino con me.

Andrea. No, sono veramente innocente, non l’ho più vista e non la voglio più rivedere.

Cristiano. E secondo me fai male.

Andrea. Questa me la devi spiegare. Convivo da un sacco di tempo, vogliamo sposarci e mi devo perdere in un’avventura di un giorno?

Cristiano. Capisco che la tua cocca sia gelosa, ma basta far le cose da furbi e non dire mai niente. Ma neanche a tua nonna, che quella è il Gazzettino Padano.

Andrea. Ma papà… il sesso senza amore dura poco, dovresti saperlo.

Cristiano. Ma l’amore senza sesso ancora meno.

Andrea. Anche questa non l’ho capita, me la spieghi?

Cristiano. Non sei mai stato troppo furbo, ma in queste cose devi disincantarti un attimino… Ti voglio raccontare una storia, così capisci le donne.

Andrea. Non parlarmi della mamma, però, per favore.

Cristiano. No, no, non deve saper niente neppure lei. Parliamo di amiche… Ti racconto di una che ho conosciuto. Si può, mi ha detto che è amica della moglie del suo ex-marito. Ma amica intima.

Andrea. E allora?

Cristiano. Che sia un menage a trois?

Andrea. Ma dai papà!

Cristiano. E poi c’è un altro particolare. L’altro giorno era con una bella scollatura e, naturalmente i push-up, e sai che cosa c’era appesa alla catenina al collo?

Andrea. Una croce?

Cristiano. No, acqua.

Andrea. Un cuore?

Cristiano. No, riprova.

Andrea Che ne so… un corallo rosso?

Cristiano. No una chiave d’oro. E che cosa vuol dire: … avami.

Andrea. E se avesse avuto un crocifisso voleva dire crocifiggimi? La chiave è un bijoux come un altro. L’abbiamo anche davanti a casa, non ti ricordi?

Cristiano. Dai svegliati. Davanti alla casa è un conto, su una scollatura è un altro. Possibile che non lo capisci?

Andrea. Chissà perché per dire una certa cosa si usa la metafora della chiave… o della scopa?

Cristiano. Non andare a cercare l’etimologia adesso.

Andrea. No forse è un’eufemismo.

Cristiano. Andando con l’intellettualina hai perso il gusto delle cose pratiche.

Andrea. E allora con quella lì, l’amica, hai tradito la mamma?

Cristiano. Non parliamo di lei, l’hai detto tu prima.

Andrea. Ma io parlavo di quando mi avete concepito o di cosa fate a letto, non delle tue altre.

Cristiano. Io? Altre? Parliamo di te. Prima di tutto un’amante non è per un giorno, se non è una scappatella. Può essere per anni, o per tutta la vita.

Andrea. E se si viene a sapere?

Cristiano. Si fa come la mia amica: si diventa amiche… intime, che sempre nella solita coppia ci si annoia.

Andrea. Ma parli di me o di te?

Cristiano. Ma di te. Devi riagganciare quella bella donna, se vuoi ti aiuto.

Andrea. E tu come fai a sapere che era bella.

Cristiano. Me l’hai detto te, ci sbavavi dietro.

(rientrano Ivonne e la nonna)

Nonna. O ciao Cristiano, che ci fai qui?

Cristiano. Sono a casa mia.

Nonna. E fai come se sei a casa tua… E la Carla?

Cristiano. È rimasta su, per degli affari… mentre io li ho qui.

Nonna. A proposito di affari, c’era fuori una signora che ci ha chiesto se questa era la casa dei Brunelli.

Andrea. Per me?

Nonna. No, vista l’età

Ivonne. E il look.

Nonna. Penso che è una donna… d’affari, perciò vorrà te Cristianuccio.

Cristiano. Vai a vedere te, Andrea.

Andrea. No, io non vado, devo aiutare la nonna a mettere a posto la spesa. Poi se è per affari… affari tuoi!




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17 luglio 2017
vita familiare
A momenti amanti (4)

(a casa)

Carla. Mamma, siamo noi.

Nonna. O Signore! Non capisco più niente: credevo che era giovedì e invece è già sabato.

Carla. No mamma è giovedì e domani ti ricordi che giorno è?

Nonna. Fammi pensare che stamattina… forse, ma forse è venerdì.

Carla. Mamma siamo venuti perché oggi sei a casa da sola che la Bruna viene operata.

Nonna. Sì, angelo del cielo. Che l’Andrea ha preso un giorno ma è là all’ospedale.

Cristiano. E la bella abissina non viene più?

Nonna. Senti un po’, maschietto nero… non di pelle, prima di tutto lei è di tutta un’altra Africa, poi sta facendo un corso ed è un po’ che viene poco.

Carla. E così sei rimasta a casa da sola tutto questo tempo?

Nonna. No, sarà un’oretta o due.

Carla. Non oggi, ma da quando la neretta fa ‘sto corso.

Nonna. No, ma la Ivonne va solo al dopopranzo che è a casa la Bruna e io ero sempre in compagnia.

Cristiano. E come fa a fare un corso se non ha il permesso di soggiorno?

Nonna. Sì che ce l’ha, non ha la cittadinanza.

Cristiano. Appunto, magari ruba il posto a una italiana.

Nonna. E già. Quando danno la cittadinanza a una straniera la tirano via a una italiana…

Carla. Cristiano non cominciare a litigare, usalo tu il buon senso, che dobbiamo stare qui quattro giorni. Non dovevi andare a combinare un affare?

Cristiano. Sì vado, meno male che me l’hai ricordato.

Nonna. E ricordati di non combinare dei malaffari.

(Cristiano va all’appuntamento nel bar libreria al posto del figlio)

Cristiano. Scusi posso sedermi al suo tavolino?

Gianna. A dir la verità aspetto qualcuno.

Cristiano. Il suo fidanzato?

Gianna. E a lei che cosa interessa?

Cristiano. Potrei essere suo padre.

Gianna. Il mio? Non so e non mi piacerebbe.

Cristiano. Ma lei non è la signora Gianna? (intanto si siede)

Gianna. Io? E perché si siede? Le ho detto che aspetto una persona.

Cristiano. Tanto non viene.

Gianna. Lo spera lei, e se arriva?

Cristiano. No, glielo dico io. Anzi ha mandato me ad avvisarla.

Gianna. Mi faccia capire, lei chi è?

Cristiano. Sono il papà di Andrea.

Gianna. Non conosco nessun Andrea.

Cristiano. Senta, capisco che di fronte al padre non ammetta che voleva sedurre suo figlio, ma è chiaro che è lei.

Gianna. Lei chi?

Cristiano. La donna che l’ha abbordato.

Gianna. Io continuo a…

Cristiano. A fingere, ma stia tranquilla mio figlio è maggiorenne e io non sono qui a criticarla. Fate quello che volete.

Gianna. Ammettiamo per un attimo che sia la persona che dice lei, e come avrebbe fatto a individuarmi?

Cristiano. Adesso sì che ci capiamo. Posso darti del tu? Andrea ti ha descritto bene, una bellissima donna, elegante, prosperosa, affascinante… e non potevo sbagliarmi qui dentro è pieno… pieno? Con qualche studentessa anoressica, come la sua… compagna.

Gianna. E, sempre ammesso che io parli con suo figlio e che lei abbia un figlio, com’è questa sua compagna?

Cristiano. Te la descrivo in due parole, a patto che poi non ne parliamo più. È piccola, magra, piatta qui davanti e non bastasse il fisico è contro anche nel resto: vuol sempre aver ragione. Perché fa la professoressa vuole sempre correggerci. Secondo lei sbagliamo sempre a parlare. Poi è una verde sfegatata. O magari lo sei anche te.

Gianna. Ti piace fare le gaffes?

Cristiano. Oh bene, mi dai del tu anche te.

Gianna. E che cosa vorrebbe da me questo tuo Andrea?

Cristiano. Ma, se non sei te la donna che l’ha abbordato e l’ha portato in palestra, non posso dirtelo.

Gianna. No, non lo sono e adesso, padre padrone, se non lasci tu il tavolino lo cambio io.

Cristiano. Come fai a sapere che sono il padrone di una fabbrica, te l’ha detto mio figlio?

Gianna. Io non lo conosco tuo figlio.

Cristiano. Ma ti piacerebbe? È un gran bel ragazzo, ha preso da me.

Gianna. E allora fammelo conoscere.

Cristiano. Se mi assomiglia?

Gianna. Sì, perché nonostante tutto neanche tu sei così male.

Cristiano. Allora ti piaccio un pochino, posso fermarmi?

Gianna. Le ho detto che aspetto qualcuno.

Cristiano. Se è mio figlio che aspetti, lui non viene oggi né mai. Ha mandato apposta me. Dice, il pazzo, che non riesce a tradire la sua bruttina. Chissà cosa gli fa, mah?

Gianna. E avrebbe mandato lei per dire una cosa così?

Cristiano. Si vede che non aveva il coraggio, oppure è troppo controllato, che quella là è di un geloso… È siciliana.

Gianna. Se fosse tutto come mi racconta, non avrebbe le palle, come si suol dire.

Cristiano. Ma qualcun altro ce le ha!

Gianna. Tra i presenti?

Cristiano. Io non vedo altri maschi, né nel bar né tanto meno al tavolino.

Gianna. È venuto tardi, devo andare.

Cristiano. E quando ci vediamo ancora?

Gianna. Il bar è pubblico, se quando viene ci sono, ci vediamo, se no, no.

Cristiano. E cosa dico ad Andrea?

Gianna. Non lo conosco e non lo voglio conoscere.

Cristiano. E, bellissima, me lo dai un bacio?

Gianna. No, io non stringo neppure la mano.

Cristiano. Paura di qualche malattie infettiva?

Gianna. Sì della marpionite.

           



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16 luglio 2017
vita familiare
A momenti amanti (3)

(a casa sabato)

Carla. Mamma siamo noi

Nonna. Oh Signore, siete già qui? ma io non ho messo su ancora niente.

Carla. Non ti preoccupare, ho preparato tutto io, basta scaldare. Sono venuta prima perché dovrai ben fare il cambio di stagione. Hai tirato giù la roba estiva e messo su quella invernale?

Nonna. Qualcosina.

Carla. Lo sapevo, la stessa storia tutti gli anni. Se non vengo io…

Nonna. Se lo sai…

Carla. Allora noi guardiamo un po’ gli armadi Cristiano.

Cristiano. E io che cavolo faccio? che potevo star su a lavorare.

Andrea. Ciao papà, potresti parlare un po’ con me.

Cristiano. E con quella antipatica della tua… compagna?

Andrea. No, è andata a casa dei suoi a prendere della roba e si ferma a mangiare. Pensa che l’hanno chiamata e la prossima settimana la rioperano per togliergli i ferri.


Carla
. Ve be’ noi andiamo lasciamoli qui loro due a dirsi le loro cose da uomini.

Nonna. Contro le donne…

(Carla e Franca vanno in un’altra stanza)

Cristiano. Cos’è che mi volevi dire, vuoi lasciare la tua bella? che poi bella non è.

Andrea. Ma no volevo solo parlare un po’ con te, chiederti degli affari… così.

Cristiano. Guarda dei miei affari è meglio che non sai niente se no… ti viene il mal di testa. Ti spiegherò tutto quando avrò risolto un problemino. Tu piuttosto come va?

Andrea. No sul lavoro bene, anzi il capo mi manda anche in giro a parlare della sua tecnologia e sperimentiamo tante cose. No sono soddisfatto, non credevo. Io, fin che posso, rimango qui.

Cristiano. Fai bene, perché da noi lassù non c’è mica posto, forse neanche più per me.

Andrea. Cosa??? Spiegami papà.

Cristiano. Dopo. Fammi risolvere un paio di problemi e poi ti dico.

Andrea. Ma non era un problemino solo? Allora c’è il rischio che torniate a stare qui.

Cristiano. Siamo sempre stati e con te. Adesso ti fa schifo?

Andrea. No è per la Bruna.

Cristiano. Posto ce n’è, certo che tra lei e tua nonna… Ma te volevi dirmi qualcosa. Allora quando la lasci, che così non ci sarebbero due problemi ma uno solo: mia suocera.

Andrea. No, se proprio vuoi saperlo. Ho incontrato una donna.

Cristiano. Bravo, e com’è? È più grande di te.

Andrea. In apparenza, ma lei mi ha detto che potrebbe essere più giovane.

Cristiano. E già a una donna non si chiede mai l’età. E com’è, è figa? Descrivimela.

Andrea. Sì è una bella donna, non sembra una ragazzina, sai come noi due, è ossigenata, truccata, ingioiellata, con vestiti firmati.

Cristiano. Allora è una ricca che vuole prendersi un scappatella dal marito.

Andrea. Mi ha detto che è vedova. Non so se è vero.

Cristiano. Sono le peggiori. L’hanno provato e adesso non possono più farne a meno.

Andrea. Cosa, la droga?

Cristiano. Sei proprio un ragazzo, non so se… Ma racconta.

Andrea. Mi ha abbordato lei un giorno che ero al bar, sai quel caffè libreria che hanno aperto in centro. Fanno anche da mangiare.

Cristiano. Allora è vero che vuole cuccare. Ha visto un bel ragazzino e se lo vuole mangiare in un boccone.

Andrea. Allora non devo vederla più?

Cristiano. Ma almeno l’hai già fatto?

Andrea. No, ma non affrettare le cose, poi non so neanche.

Cristiano. Allora fammi capire, ti intriga o no?

Andrea. Ti racconto di ieri, era solo il terzo incontro. Se lo vuoi saper nei primi due le ho stretto solo la mano. Ieri, allora, sono arrivato in anticipo. Non dovrei ammetterlo ma sono arrivato prima perché volevo riservarmi più tempo per parlare con lei. Dopo mezz’ora non era ancora arrivata e l’ora concordata era già passata. “La signora non viene il venerdì”, mi ha detto la barista-libraia. Le ho risposto: “Ma io sono qui per la pausa pranzo, per me non per lei”. Vistomi osservato sono uscito e chi ti trovo sul marciapiede?

Cristiano. Lei che batteva?

Andrea. No lei che mi aspettava, mi ha preso per mano e mi ha trascinato in una palestra lì vicino e mi ha portato in una stanzetta, dicendomi di spogliarmi.

Cristiano. E già bisognava trovare un posto, tu non ce l’hai un pied-à-terre con tutte quelle donne in casa, ma anche lei… se è una signora deve andare a farlo in una palestra.

Andrea. Ma cosa hai capito? Lei voleva solo farmi un massaggio è specializzata me l’aveva detto.

Cristiano. Una massaggiatrice. E l’hai ben scopata?

Andrea. No, a un certo punto mi era anche venuta l’erezione. Sai il massaggio Tantra.

Cristiano. Quello dei video prono che lui è nudo e lei glielo fa venire duro poi se lo fa…

Andrea. Ma papà guardi i siti porno? E poi io non ero nudo, avevo i boxer, per fortuna e un po’ ho dissimulato, non so se se ne è accorta.

Cristiano. Figurati una vedova…

Andrea. Avevo anche provato a baciarla, ma lei aveva detto che non poteva, di aspettare.

Cristiano. Ti fa sospirare.

Andrea. No avevo le sue cose. Ma io adesso cosa faccio, papà, vado ancora e chiudo o chiudo veramente?

Cristiano. Come chiudo? Fattela e fottitela, ci mancherebbe una così, metti solo l’impermeabile perché quelle lì se ne fanno uno al giorno..

Andrea. Non credo, se non con me.

Cristiano. E contami, su, lei era nuda.

Andrea. Ma va, aveva una tuta ginnica.

Cristiano. Aderente?

Andrea. No, solo che poi per il caldo ha dovuto togliere il sopra e aveva una maglietta che faceva risaltare il suo seno.

Cristiano. Ce l’aveva il reggiseno?

Andrea. Non so, penso di sì, come faccio a dirlo?

Cristiano. Ma i capezzoli… Sei proprio un bambino ecco perché ti ha fatto solo una sega…

Andrea. Non mi ha neppure toccato… lì

Cristiano. Ma tu sei venuto, confessalo.

Andrea. Un po’, credo.

Cristiano. Sei disarmante. Allora dovevi prendere tu l’iniziativa e saltarle addosso, vedevi che le piaceva, aspettava solo quello.

Andrea. Non credo, poi in una palestra, ogni tanto entrava qualcuno che la conosceva. Lei forse lavora lì. E devo dire che mi ha rilassato i muscoli sono stato proprio bene.

Cristiano. Uno di muscoli però non te l’ha rilassato, no?

Andrea. E allora cosa faccio papà? Sono a un bivio, capisco che se mi vedo ancora poi finisco di tradire la Bruna.

Cristiano. Quando ce l’hai il prossimo appuntamento?

Andrea. Proprio venerdì. Ma stavolta nel bar-libreria. O che voglia portarmi ancora in palestra.

Cristiano. Proprio venerdì dovrei venire in città per un affare, così mi racconti.

Andrea. No io non so se ci vado. Proprio venerdì rioperano Bruna, non posso… se lei sta male.

Cristiana. Ma va sarà una cosa in anestesia locale, un day-hospital.

Andrea. No la ricoverano proprio: va be’ al mattino per operarla al pomeriggio.

Cristiano. E te vai mentre lei è in sala operatoria, sotto anestesia.

Andrea. No, papà, come faccio?

Cristiano. Rimanda, anzi anticipa.

Andrea. Allora secondo te devo continuare? Comunque non ho né mail né numero di telefono. O vado di persona o niente.

Cristiano. E allora lascia e prova la settimana dopo, cosa ti devo dire? Se non hai il coraggio di tradire la compagna… fai astinenza.

 




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15 luglio 2017
vita familiare
A momenti amanti (2)

(in libreria-bar)

Andrea. Ciao, Gianna, va bene se ti chiamo così?

Gianna. Sì, che bravo a essere puntuale. E io ho pensato, viste le tue gaffes, di chiamarti Gaston.

Andrea. Gastone? No, non mi suona bene.

Gianna. No Gaston, alla francese, d'accord?

Andrea. Sai il francese?

Gianna. A little.

Andrea. Che studi hai fatto?

Gianna. Niente domande personali, ti ricordi?

Andrea. Se abbiamo parlato dei nostri partner, la volta scorsa.

Gianna. Magari mentendo.

Andrea. Menti anche ora?

Gianna. Si mente solo sulle grandi questioni non sulle piccole.

Andrea. Una giallista dovrebbe stare attenta ai dettagli.

Gianna. Quelli nascosti, non quelli dichiarati.

Andrea. Dimostri comunque una buona cultura

Gianna. Ognuno di noi racchiude in sé una briciola di divino

Andrea. Ognuno di noi due?

Gianna. Perché no? Dimmi allora quali sono i tuoi punti di forza

Andrea. Sono così tanti che non so dove cominciare.

Gianna. La bellezza non è necessaria.

Andrea. Perché io sarei bello? Dovrò guardarmi allo specchio.

Gianna. Sì, devi rafforzare il tuo ego. Allora l’inventario delle tue qualità…

Andrea. A parte le qualità fisiche e semi-divine, l’ironia, mirare alto, prendere l’iniziativa.

Gianna. Quella l’ho presa io con te.

Andrea. E come hai deciso che ero la persona giusta?

Gianna. Non lo so ancora, sto indagando. Comunque, rassicurati, punto sul numero e prima poi lo troverò quello giusto.

Andrea. E quanti ne hai già scartati?

Gianna. Tu sei il primo.

Andrea. Scartato?

Gianna. No, scusa, vai col gaffeur e impari a dire gaffes.

Andrea. Ordiniamo, vedo che fanno anche le pizze.

Gianna. Non è il massimo del romanticismo…

Andrea. Non credo che una come te lo cerchi.

Gianna. Cosa credi che io cerchi?

Andrea. Non so, vado a tentoni: l’amicizia, l’amore, il… la passione.

Gianna. E queste tre cose in che rapporto sono nel tuo rapporto con lei, su 100?

Andrea. Allora, fammi pensare: passione 70-80, amore almeno altrettanto e…

Gianna. Non hai grande dimestichezza coi numeri.

Andrea. Sì, mi hai scoperto, sono semianalfabeta e tu che mi tendi le tue trappole in una libreria…

Gianna. Però ti esprimi bene in italiano, con i congiuntivi giusti, con le parole appropriate.

Andrea. In ognuno di noi c’è qualcosa… e poi quando stai con una bella donna scatta qualcosa di cui non eri neppure consapevole.

Gianna. Caro il mio giovane asinello e la tua bella è passata dall’orsacchiotto all’orso bruno nel letto?

Andrea. Guarda che io sono poco peloso e mi sembra di essere biondo, dovrò guardarmi di nuovo allo specchio.

Gianna. Io parlavo di lei: da cocca di mamma a cocca di uomo.

Andrea. Scusa ordiniamo se no qui non mangiamo più… e preferisci vino o birra?

Gianna. Come vuoi tu.

Andrea. Allora un calice di vino, (sottovoce a lei) per due divini

Gianna. Scusa tu, ma perché hai ordinata la marinara con tutto quell’aglio?

Andrea. E’ vero, magari tu volevi baciarmi e adesso... Quante sono le mie gaffes. Vorrà dire che rimanderemo e poi ho sentito da Bruna, la mia ex… pardon la mia compagna che c’è in giro un’epidemia di mononucleosi, sai la malattia del bacio?

Gianna. L’ho avuta anch’io al liceo, ma non per i baci.

Andrea. Allora hai fatto il liceo, e quale sezione perché non ti ho mai vista.

Gianna. Caro il mio liceale, ero in collegio.

Andrea. Femminile… pardon. E comunque sei di qui o vieni da fuori?

Gianna. Sono un’aliena, ma non dirlo a nessuno e tanto meno denunciami alla polizia.

Andrea. Lo giuro, tanto non mi crederebbero.

Gianna. Se ho sentito bene la tua Bruna, giusto? l’hai chiamata ex…

Andrea. L’ennesima gaffe.

Gianna. Magari freudianamente… E sai che ci sono più divorzi tra le coppie che hanno convissuto prima delle nozze. E almeno la metà delle convivenze non arrivano al matrimonio.

Andrea. Conosci la statistica o Freud?

Gianna. Te la sarai mica presa? Sorridi il mondo ti sorriderà.

Andrea. Ma tu cosa vuoi esattamente?

Gianna. In questo momento ho bisogno di un amico, conosci qualche tipo interessante?

Andrea. Non di una amica?

Gianna. Non sono ancora lesbica.

Andrea. Ah perché cerchi il sesso?

Gianna. Allora un tipo che non sia troppo scorfano e soprattutto disposto ad ascoltare quello che ho da svelare della mia anima.

Andrea. Allora cerchi l’amore platonico. Ah ecco che arrivano le pizze, ma manca il vino.

Gianna. E il tocco divino.

Andrea. Non ancora.

Gianna. Chissà se mai.

(dopo la cena)

Andrea. Scusa devo proprio scappare.

Gianna. Sei controllato da lei?

Andrea. No non è gelosa, da mia nonna, viviamo con lei.

Gianna. Allora alla prossima settimana, stesso posto ma non stessa cena. E non me lo dai un bacio?

Andrea. D’accord, ma solo sulle guance.

Gianna. Temi che ti possa contagiare?

Andrea. No, ha mangiato l’aglio che è un antibiotico naturale.

Gianna. E allora?

Andrea. Temo di in… appassionarmi… e ciao, alla prossima.

 




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14 luglio 2017
A momenti amanti (1)

(in un bar libreria, Andrea si siede, ordina un caffè e sfoglia un giornale, una signora si va a sedere al suo stesso tavolino).

SIGNORA. Come stai, bel ragazzo?

ANDREA. Ci conosciamo?

SIGNORA. No, però mi piacerebbe.

ANDREA. E perché?

SIGNORA. Perché sono un amante dei gialli…

ANDREA. Siamo appunto in libreria, ma non vedo cosa c’entra.

SIGNORA. E voglio scoprire perché sei triste. Hai avuto una delusione? Una delusione d’amore?

ANDREA. Ma no, cosa va a pensare…

SIGNORA. Dammi pure del tu, mi consideri così vecchia da sembrare tua mamma?

ANDREA. No, magari solo una sorella maggiore

SIGNORA. Guarda che forse sono più giovane di te.

ANDREA. Sì, sono io che mostro meno dei miei anni, mi scusi… scusa la gaffe, speriamo sia la prima e l’ultima.

SIGNORA. Allora ti fermi un po’ con me?

ANDREA. Sono nella pausa pranzo.

SIGNORA. Ma possiamo vederci anche a cena.

ANDREA. Nella pausa cena? Non so se esiste. Oddio una seconda gaffe!

SIGNORA. Parlavamo della tua delusione d’amore.

ANDREA. No, niente affatto, acqua, acqua signora detective.

SIGNORA. Puoi dirmi una bugia. Come disse qualcuna: le bugie nascondono sempre la verità.

ANDREA. E chi l’ha detto?

SIGNORA. Io due secondi fa.

ANDREA. No guardi…

SIGNORA. Non stare in guardia, mica ti mangio, fratellino.

ANDREA. No… sì, guarda è una delusione sportiva, noi italiani…

SIGNORA. Secondo te io sono italiana?

ANDREA. No, sei africana, con la pelle nera.

SIGNORA. Adesso sì che mi piaci, non solo fisicamente.

ANDREA. Perché uno come me ti piacerebbe?

SIGNORA. Dico la verità o la bugia?

ANDREA. Dimmelo tu.

SIGNORA. Non rispondo, lo scoprirai da solo. Forse ti chiederai un’altra cosa?

ANDREA. Cosa?

SIGNORA. Se rimorchio sempre così. Non è vero che l’avevi pensato?

ANDREA. Io? No, sinceramente, mi sembra una bella conversazione, un bell’approccio tra due adulti, tra due sessi. E come ti chiami, io sono…

SIGNORA. No, non voglio sapere il tuo nome, non voglio chiamarti come ti chiamano gli altri.

ANDREA. Perché?

SIGNORA. Voglio darti un soprannome che abbia un significato per me e che uso solo io. E tu farai lo stesso con me.

ANDREA. Devo darti un soprannome?

SIGNORA. Ma non adesso, tra un po’. Sono pazza, che dici?

ANDREA. Un po’ ma che importa? Piacere di conoscere una pazza qualunque sia il suo nome.

(allunga la mano)

SIGNORA. No, non allungare le mani.

ANDREA. Certo che no, come corro.

SIGNORA. Non mi piace stringere le mani. Ma non fermarti a questa cosa. Hai qualche domanda?

ANDREA. Sì ma rimarrai delusa, è troppo scontata

SIGNORA. È lusinghiero.

ANDREA. Che ti faccia una domanda scontata?

SIGNORA. No che ci siamo appena conosciuti e ti preoccupi di non deludermi.

ANDREA. La prima è talmente ovvia che preferirei evitare.

SIGNORA. E tu falla, vedrò io come risponderti.

ANDREA. Sei sposata?

SIGNORA. Se intendi vergine, no. Sono vedova.

ANDREA. Così giovane? Ma mi dici la verità?

SIGNORA. Fai tu. E tu lo sei?

ANDREA. Vergine… secondo te?

SIGNORA. No, sposato, o forse fidanzato.

ANDREA. Acqua, signora giallista: convivo da alcuni anni.

SIGNORA. Come sei vecchio. E adesso la convivenza, specie a letto incomincia a scricchiolare?

ANDREA. No, il letto non scricchiola più, l’ho lubrificato. Sai abitiamo con mia nonna e non vorrei che sentisse.

SIGNORA. Allora sei maschio.

ANDREA. Sembra. Vuoi farmi il test del DNA?

SIGNORA. Basta meno. E la tua bella perché non la sposi?

ANDREA. È complicato.

SIGNORA. E figli ne avete?

ANDREA. Finché non ci sposiamo.

SIGNORA. È ovvio.

ANDREA. E tu ne hai?

SIGNORA. Sono in attesa.

ANDREA. Non si direbbe.

SIGNORA. Sono in attesa, ragazzino, dell’uomo giusto che penetri il mio cuore.

ANDREA. Bella espressione, l’ha usata anche un programma elettronico che ho installato sul computer. Oh, no, terza gaffe.

SIGNORA. Senti bel gaffeur…

ANDREA. È il nome che mi darai?

SIGNORA. Sì perché no, purché non lo ritieni offensivo.

ANDREA. Il mio ego non è così fragile. E posso chiamarti Gialla?

SIGNORA. Mi hai appena dato della nera.

ANDREA. Gialla come giallista, o no, forse è meglio Gianna, sai come la canzone dei nostri genitori: “Gianna, Gianna…”

SIGNORA. Ti piace il vintage?

ANDREA. Appunto, se sto… no evitiamo la quarta gaffe di Fatima. Adesso però dovrei andare. Possiamo darci la mano?

SIGNORA. Sì perché ora significa qualcosa. Ma fermati ancora un attimo, ci rivediamo?

ANDREA. Perché no, compatibilmente…

SIGNORA. Non compatiamoci.

ANDREA. Sembri mia nonna…

SIGNORA. Grazie.

ANDREA. No, e cinque! Volevo dire: ami giocare con le parole come mia nonna. Io ho detto compatibilmente e tu…

SIGNORA. Allora giochiamo?

ANDREA. Con le parole?

SIGNORA. Non solo.

ANDREA. Ci sono regole nel tuo gioco?

SIGNORA. Sì, non voglio che sappi niente di me, quindi niente mail o cellulare.

ANDREA. Però vuoi che ci rivediamo e allora come rimaniamo?

SIGNORA. A voce: che giorno, a che ora, dove. È un metodo che ha sempre funzionato perché dovrebbe finire ora?

ANDREA. Giusto così non insospettiamo conviventi e mariti… defunti. E sei!

SIGNORA. Allora domani sera a cena, sempre qui.

ANDREA. Dovrò cercare una scusa.

SIGNORA. Basta che non fai una gaffe!

            




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21 maggio 2017
vita familiare
Rimario

(a casa)

Andrea. Nonna, visto che l’altro giorno hai tirato un po’ su la Bruna, che io non ci riesco…

Nonna. E già, te vuoi sempre buttarla giù… in orizzontale.

Andrea. Ti ho scaricato sul computer un programma per fare le rime.

Nonna. Ma me l’avevi già fatto vedere che c’è su interdet il posto che te scrivi una parola e lui te ne dà cento che finiscono uguale.

Andrea. A parte che si dice sito e internet o web o, se proprio vuoi, rete. Ma questo è un programma speciale. Viene a vedere ti accendo il pc.

Nonna. Che orma l’hanno spento da anni…

Andrea. No l’ho usato io stamattina per installarti il programma.

Nonna. Chissà a quale numero di programma e di congresso è arrivato il PCI prima che lo spegnevano?

Andrea. Passiamo al presente, nonna.

Nonna. Che il passato l’abbiamo già passato.

(accendo il pc ed entrano nel programma)

Andrea. Vedi nonna, qui ci sono tutte le tendine, clicchi sopra e ti scendono i versi: endecasillabi, settenari, come li vuoi. Poi l’argomento: amore, patria, filosofia, eros…

Nonna. No, sarà vietato, e io sono minorenne per quelle cose lì.

Andrea. Ma no, pensa che ieri ho letto una strofa di Quasimodo alla Bruna dicendo che era una mia poesia per lei, per la mia passione… e lei mi ha subito scoperto il vero poeta, che voleva indicare non il sesso ma la parola.

Nonna. Fammela sentire, vedere se capisco anch’io.

Andrea. Ti leggo solo la strofa che le ho detto, ce l’ho qui in un file:

Alza bellezza i seni,

s’incava ai lombi e in soave moto

s’allarga per il pube timoroso,

e ridiscende in armonia di forma

ai piedi belli con dieci conchiglie.

Nonna. Anche i piedi?

Andrea. Tutto scatena la passione quando ami, purtroppo però lei conosceva la poesia e sapeva che parlava di parole.

Nonna. Ma lei non è esperta solo di scienze?

Andrea. No, la secchiona aveva 9 o 10 anche in italiano, e conosce un sacco di testi di letteratura.

(entra Bruna)

Nonna. Parli di Dante ed entra il diavolo…

Bruna. Ce l’avevate con me?

Nonna. Sì vieni Bruna che l’Andrea mi ha pescato qui sulla rete una roba per scrivere le poesie, pardon le rime.

Bruna. Come nel racconto del Versificatore di Primo Levi.

Nonna. Vedi, Andrea, che te lo dicevo io, che lei non sa solo di scienze ma anche di letteratura? E che cosa scriveva Levi?

Bruna. No, io non so niente, poi di letteratura… sono una povera fallita.

Nonna. Va bene, impariamo adoperare questa roba qui e vediamo se facciamo i soldi. In fallimento più di così…

Andrea. Ecco, guarda anche tu Bruna, puoi scegliere anche la metrica. Sai cos’è nonna?

Nonna. Sì, oh già! Quando fai le cose un tanto al metro.

Bruna. Non darle retta, fa apposta, lo sa benissimo.

Nonna. No, non sono buona di sapere niente, sono una fallita.

Bruna. Adesso mi fai il verso?

Nonna. No, li fa la macchina, cioè lì il pc, ma non come aveva capito l’Andrea il partito comunista, che ormai è morto e seppellito e di versi non ne fa più.

Andrea. Su proviamola. Su che argomento?

Nonna. Fai te…

Andrea. Non so vediamo se mettiamo Rimario. Vado

Caro aspirante poeta Mario

Eccoti il rimario

Senza il sillabario

O andare a Boario

E neppure sul Lario

Se non hai niente in contrario.

Bruna. Ma che schifezza, che roba è?

Nonna. Per tanto così potevamo andare sulla rete e pescare da quel posto che fa le rime.

Andrea. A parte che quello ti darebbe anche tutte quelle che finiscono in –io, poi io al programma non ho detto né il numero di sillabe, né la metrica, né niente. Vediamo se gli chiedo una poesia d’amore… Che rime vogliamo, alternate, baciate, libere.

Nonna. No, libere no, baciate mi sembra più giusto, no Bruna?

Andrea. Clicco?

Bruna. Vai.

Andrea. Ecco servito in pochi millisecondi:

Per il mio amore non voglio rime vietate

ma libere: dorate.

Rime coi suoni fini

Come i suoi orecchini.

Rime che a distanza

conservino l'eleganza

Rime che non siano labili,

anche se orecchiabili.

Rime forse elementari,

ma liete per cuori rari.

Bruna. Ma mi sembra di averla già sentita, prova un po’ vedere se c’è la fonte.

Andrea. Sì, guarda la correttezza e la completezza, dice: liberamente tratta da “Per lei” di Giorgio Caproni.

Bruna. E poi ancora tutte queste rime.

Andrea. Forse era ancora attivo il rimario.

Nonna. E poi gli avevamo detto di farle baciate… Bella la poesia, si vede che è un poeta e non un remaiolo come me.

Andrea. Al massimo rimaiola, nonna.

Nonna. Se siamo in rete… però lasciami parlare: io non ho capito l’ultima riga, me la rileggi?

Andrea. Rime forse elementari,

ma liete per cuori rari.

Nonna. Io c’avrei messo pari: cuori pari, se sono due, o te ne vuoi di più?

Bruna. Nonna, è brutto, la poesia non deve descrivere minutamente, deve evocare.

Nonna. Covare?

Bruna. Lasciamo perdere, che voi mi fate perdere…

Nonna. La poesia?

Andrea. Aspetta Bruna, ti faccio scegliere una poesia a rime libere…

Nonna. Cioè?

Andrea. Senza rime.

Nonna. Allora rime zero?

Andrea. E che argomento vuoi scegliere.

Nonna. Sa Bruna facciamogli fare una poesia, pardon una rima, pardon un… un scarabocchio su di lui. Amore per lui, e vediamo se è solo dalla parte degli uomini o anche delle donne.

Andrea. Io vado?

Nell’intimità tu ti trasformi

Come il mostro della fiaba

Riscopri tenerezze e baci

Di cui sei parco nel giorno.

In mezzo agli altri sei lontano

Solo a me accanto mi sei vicino

Penetra il mio cuore

E rendilo felice nell’Eden eterno.

Nonna. Bella, a me mi piace, sembra scritta proprio per l’Andrea, Non sei d’accordo Bruna?

Bruna. Devo pensarci, ma è sempre una macchina: adesso anche per amare dobbiamo rivolgerci all’intelligenza artificiale.

Nonna. Se uno non c’ha quella naturale.

Andrea. E sarei io quello senza intelligenza?

Bruna. No, che vai a pensare. Devi sempre considerarti al centro di tutto? Parlavo del programma. Mi sembra quest’ultima po… composizione, certo meno peggio delle prime, cassale subito, un po’ costruita, non capisco se è un rifacimento di qualche autore, ma mi sembra artificiale.

Nonna. Come la sua intelligenza.

Andrea. Non so come funziona, ma avranno pescato…

Nonna. Con la rete…

Andrea. Un po’ da varie poesie sull’argomento, da vari scrittori.

Nonna. Bruna, non prendertela, ti divertivi quando io, all’Università della Terza Età, riscrivevo le poesie, non ti ricordi? Io non sono uno scrittore ma un riscrittore, si vede che il computer è anche lui così. C’avevo però anch’io la sua intelligenza!

Bruna. Non dirlo neanche per scherzo. Vuoi mettere la tua intelligenza emotiva, nonna?

Nonna.

Mi emozioni

Con la tua stima

E le tue attenzioni

Cara la mia nipote, la prima

Ormai da tante stagioni…

E scusa se ho usato la rima.

 

 

 

 

 

 




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17 maggio 2017
vita familiare
Tuffatore

Il tuffatore

(a casa)

Nonna. Ciao Bruna, c’è qualcosa che non va? Sei giù?

Bruna. Lasciatemi stare, sono troppo incazzata. Vado in bagno. (esce)

Nonna. Ma avete litigato, Andrea?

Andrea. Ma no, anzi, ieri sera…

Nonna. Sarà per quel suo gomito ferito, che gli ferisce anche la testa.

Andrea. Meno male che non ha battuto anche la testa, se non la facevamo buona.

Nonna. Fallo te il buono con lei, non essere duro anche se è depressa.

Andrea. Io sono duro quando serve e tenero per tutto il resto del tempo.

(torna Bruna)

Bruna. Siete proprio curiosi di sapere che cos’ho? Ve lo dico così non rompete più.

Andrea. Ma noi…

Bruna. Sai il poster del tuffatore che avevamo preso alla mostra su Pompei, Andrea?

Andrea. Se lo cerchi non so più dov’è, mi spiace.

Bruna. No, io lo sapevo e stamattina l’avevo portato in borsa perché volevo regalarlo a una mia collega, quella di arte, che è appassionata di pittura romana. E, tra l'altro, è l’unica che mi parla.

Nonna. Come, le altre neanche ti salutano?

Bruna. Sì, nonna, ma senti subito l’ostilità.

Nonna. E perché mai?

Bruna. Adesso non sto qui a raccontarti la rava e la fava, ma è come coi ragazzi, non ti apprezzano e quindi non ti rispettano.

Nonna. Ti fanno mica il bobbing?

Bruna. Non farmi ridere, nonna, che non ne ho proprio voglia.

Andrea. Si dice mobbing, e poi vuoi che lo facciano a una professoressa?

Bruna. No, qui ti sbagli tu, i ragazzi me lo fanno di sicuro, almeno da quando hanno intuito che sono un’ecologista, ed è per questo che non studiano.

Nonna. Quelli lì delle scuole private sono famosi per la voglia di studiare.

Bruna. Ok, ma con me studiano ancora meno che con le mie colleghe, che comunque anche loro…

Nonna. Fanno lo smorbing?

Bruna. Perché dici smorbing?

Nonna. Perché magari fanno le smorbie…

Bruna. E cosa vuol dire?

Nonna. Com’è che è in italiano? Aiutami te Andrea.

Andrea. Smorfiose? Ma lasciamo finire di raccontare alla Bruna, che vuoi parlare sempre tu, nonna.

Bruna. Grazie. Stavo dicendo che avevo con me il poster, che essendo lungo mi spuntava un po’ dalla borsa e dei ragazzotti me l’hanno sfilato e sono scappati via.

Andrea. Potevi rincorrerli.

Bruna. Sì?! E se cadevo ancora.

Nonna. Ma erano i tuoi studenti?

Bruna. No, loro magari farebbero anche di peggio, ma c’è sempre il timore del voto.

Andrea. Vedi se ti facevi portare in macchina, invece di voler sempre andare a piedi. Testa dura.

Nonna. Ma non era qualcun altro duro?

Bruna. Cosa? Spiegate anche a me.

Nonna. No sono io che duro, duro troppo e sana, abbastanza, che farei cambio subito con te, se potevo darti il mio gomito lo facevo subito, che tanto a me, che mi faccio servire.

Bruna. Su nonna, non farti lodare, sei tu che ci servi tutti i giorni.

Nonna. Sì servirò, ma non è che servo troppo, anche con un braccio in meno…

Andrea. Allora giovane serva, lascia parlare Bruna e stai zitta per un minuto.

Nonna. Anche due… no scusate!

Bruna. Non è tanto per il valore economico, ma per quello affettivo. Era proprio bello quell’uomo nudo che si lanciava in mare.

Nonna. E sì gli uomini nudi, se non sono grassi però…

Andrea. Non dovevi stare zitta, nonna? Lo comperiamo ancora Bruna il poster

Bruna. Ho già guardato su internet, non si trova.

Nonna. Ma come, non c’è tutto il mondo sull’interdet? come dicono gli interdetti?

Andrea. Almeno non l’avevi già promesso alla tua collega, o no?

Bruna. E sì, purtroppo.

Nonna. Mai mettere i buoi davanti ai carri. Oh no, che cosa dico? No, era giusto questo qui: chiudere le vacche quando è scappata la stalla… O Signore, ma vengo matta? È, forse: seminare tempesta e raccogliere vento. No, scusate, sto saltando di frasca in palo, ma non mi viene il proverbio giusto.

Bruna. Sì stai facendo un po’ di confusione, ma continua che è divertente.

Nonna. Meno male, perché lo so anch’io che sto prendendo fiaschi per fischi e lanterne per lucciole.

Andrea. Nonna, adesso basta se no devo portarti alla neurodeliri.

Bruna. No, lasciala continuare, che mi tira un po’ su.

Nonna. Giusto, bisogna battere il ferro finché è freddo, no? Non posso mica darmi i piedi sulla zappa?

Andrea. Ma hai bevuto, nonna, sei sotto l’effetto del vino?

Nonna. Io? Io no, ho mica detto pane al vino e vino al pane, o guardato in bocca a caval donato, e neanche ho fatto di tutti i fasci delle erbe, oppure cercato di cavare un buco da un ragno e insegnato ai gatti ad arrampicarsi.

Andrea. È finito lo show?

Bruna. Vorrei vedere te a farne uno di simile, Andrea.

Nonna. Fa niente Bruna, io ho solo scherzato con le sante ma lasciamo stare i fanti!

 

 

 





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1 maggio 2017
vita familiare
Prima maggiolina

(a casa)

Carla. Mamma, hai visto, che nonostante il tempo siamo venuti per il tuo compleanno?

Nonna. Oh grazie; non per controllare che non andavo al corteo?

Carla. Ma lo fanno ancora?

Nonna. E già, che te sei informata: adesso fanno solo il concerto, come se bisogna piacere solo ai giovani e noi vecchi neanche una soddisfazione il primo maggio.

Andrea. Ma ci siamo qui tutti noi, nonna, a festeggiare i tuoi 88 anni. Ma ci pensi 88 anni!

Nonna. Crepi l’avarizia.

Bruna. E devi arrivare ai cento, nonnina.

Nonna. No, facciamo solo 90… per adesso, ma come adesso, non in orizzontale.

Cristiano. Cos’è questo orizzonte?

Nonna. Ma sei venuto sordo? Orizzontale, che il sol dell’avvenire…

Cristiano. Io continuo a non capire.

Andrea. La nonna intende orizzontale nel senso di ammalata a letto, allettata. L’altro giorno abbiamo discusso sulle cose orizzontali e verticali.

Cristiano. E non avete discusso delle cose vecchie, come appunto il 1° maggio, anche se ci mettono un po’ di musica, come a un funerale e quelle nuove.

Nonna. A proposito, al mio funerale niente musica e niente fiori.

Andrea. Perché ai tuoi tempi facevano i funerali con la musica?

Nonna. Sì, mi ricordo appunto un sindacalista che quando è morto gli hanno fatto il funerale con la banda

Cristiano. E cosa gli han cantato: Fischia il vento?

Nonna. No Bella ciao e l’Internazionale.

Cristiano. In chiesa?

Nonna. No, c’era il carro tirato dai cavalli, non con le automobilone di adesso, e i cavalli si sono rifiutati di fermarsi davanti alla chiesa, sono andati diretti al cimitero.

Cristiano. Ah è stata colpa dei cavalli?

Nonna. No, ma dato che erano della cooperativa rossa si fermavano davanti a tutte le case, meno quella del prevosto… e allora.

Cristiano. Te Franca, scusami vuoi vivere ancora un pezzo…

Nonna. Un pezzetto, un pezzettino…

Cristiano. Ma hai lo sguardo rivolto solo al passato, sei vecchia, superata, siamo nel XXI secolo, non c’è più l’Unione Sovietica, svegliati!

Nonna. Credevo che anche i muri li avevano buttati giù… cioè uno, perché degli altri li stanno tirando su.

Cristiano. E voi giovani non mi date ragione?

Bruna. Io no.

Cristiano. Figuriamoci, per partito preso.

Nonna. Lei non ha preso nessun partito, nessuna tessera, non è andata neanche alle primarie, che poi di importanza ne aveva solo secondaria…

Bruna. No lasciatemi articolare il mio pensiero. L’altro giorno ho letto la recensione di un libro che diceva cose che secondo me vanno bene proprio per te nonna. Tuo suocero… pardon tuo genero dice che hai lo sguardo rivolto verso il passato, ma secondo me i tuoi occhiali hanno una doppia messa a fuoco: tu bambina che racconti il passato come se fosse presente, e tu qui e ora che è il presente di una donna di quasi novant’anni brillante e pungente allo stesso tempo, che sa confrontare il passato con la nostra situazione attuale

Nonna. Ah se nel passato il futuro arrivava prima. Bruna dovevo anche te conoscerti prima che mi fai il più bel regalo del complimento… del compleanno.

Andrea. E io? Non conto più niente?

Nonna. No, ma lo capisce che tutto dipende da te… già se non nascevi non solo loro due e poi anch’io sai dov’ero se non c’eri te, o anche se non eri quel bravissimo ragazzo che sei, neh Bruna?

Andrea. Allora sarei il centro della famiglia? Non esagerate.

Nonna. No è così e voglio vedere chi dice il contrario. E te cosa pensi di me, che oggi faccio un po’ l’egoista, ma solo per oggi.

Cristiano. Un po’? Per un giorno solo?

Andrea. Secondo me, te nonna, ma anch’io, cioè ogni adulto è troppo complicato per definirlo con una frase: ci sono in lui almeno tre uomini diversi: prendete una Franca qualsiasi. Lei è una Franca Prima, cioè la donna che crede di essere; c'è Franca Seconda, quella che la giudicano gli altri; e pure una Franca Terza che è quella che è veramente.

Nonna. E poi la dinastia si è fermata… per adesso.

Carla. Adesso non ricamateci troppo su. Va be’ che è il suo 88esimo compleanno, ma non fatele montare troppo la testa. Lei al massimo è una Maggiolina…

Nonna. Prima! Grazie Carla, che bel complimento, ancora di più di quella dei ragazzi. Sì sono… mi piaceresse essere una maggiolina che va di fiore in fiore.

Cristiano. Con la schiena tutta rossa.

Nonna. No, coi puntini neri, ricorda.

Bruna. Ma quella è la coccinella. Il maggiolino ha il dorso bruno cangiante e si nutre di foglie e quindi non è un impollinatore, ma un infestante.

Nonna. Neanche la femmina, la maggiolina?

Cristiano. Lasciala perdere. Vedi che col suo voler mettere i puntini sugli I, rovina sempre tutto.

Nonna. Ah lei, non… qualcun altro.

Andrea. Raga, sto guardando con il cell su internet e digitando “maggiolino” esce solo l’auto della Volkswagen.

Nonna. Che è più modesta della Fiat che c’ha addirittura il panda!

Cristiani. Allora, cari animali, qui si mangia o bisogna aspettare l’estate?

Nonna. Che sono arrivate le cavallette… e non ci sono più i cavalli atei.

 

 

 

           



permalink | inviato da steatrando il 1/5/2017 alle 9:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
26 aprile 2017
vita familiare
25 aprile


(al telefono)


Carla. Mamma oggi che è il 25 aprile non veniamo.


Nonna. Meno male.


Carla. Meno male? Perché c’è qualcosa che non devo sapere?


Nonna. No, sai perché ho detto meno male, perché non c’ho niente da mangiare e neanche in frigor, che i ragazzi volevano andare al supermercato che è aperta anche la Coop, che vergogna, ma io oggi non voglio, almeno nella festa della Liberazione, liberiamoci dalla spesa, che è la nostra dittatura di adesso.


Carla. Sì, ma mamma, non cercare di confondermi, se venivamo portavamo noi da mangiare, come al solito. Tu volevi nascondermi qualcosa con quel “meno male”, o no?


Nonna. No! È che credevo che eravate venuti ma non vi avevo visto e allora sono contenta che non ho avuto una visione ma è vero.


Carla. Adesso mi preoccupi, Cos’è che dici?


Nonna. No, è che ho sognato ‘sta notte, che poi era verso mattina, che venivate giù ma io non me ne accorgevo e non facevo niente e voi vi arrabbiavate. Ma adesso ciao bella che devo andare.


Carla. Bella? Non mi hai mai chiamato così, mamma.


Nonna. Oh già! Non ti ricordi te, ma quando eri piccola dicevamo tutti che eri bella.


Carla. E poi?


Nonna. Anche poi dopo, non vedi che figlio bello che hai fatto, che troppe donne lo vogliono.


Carla. Perché va con qualcun’altra?


Nonna. Chiedicelo a lui, io che ne so.


Carla. Passamelo.


Nonna. E no, non c’è. È andato alla manifestazione del 25 aprile.


Carla. Non c’andrai mica anche tu alla tua età.


Nonna. E già la Costituzione ne ha solo 70, la Resistenza al massimo 72-75…


Carla. Ecco cosa mi nascondi, vuoi andare alla manifestazione. Io capisco tutto.


Nonna. Sei una spia… pardon una strega.


Carla. E vorresti fare il corteo?


Nonna. Io? ma no, poi quello si fa il 1° maggio.


Carla. Guarda che il 1° maggio vengo giù.


Nonna. Appunto devo già litigare la festa del lavoro con tuo marito, ecco perché ho detto “meno male”, non volevo litigare anche la festa della Liberazione.


Carla. Non rigirare la frittata. Vai o no alla manifestazione?


Nonna. Al corteo no.


Carla. Ma magari a qualche cos’altro,


Nonna. Neanche al concerto.


Carla. Ci mancherebbe, ma non c’è un’orazione ufficiale?


Nonna. No, non è un ufficiale è un civile che la dice e danno anche una targa alla mia amica che è vedova di un partigiano.


Carla. E allora a noi, che il papà…


Nonna. Non ti ricordi che ce l’avevano già data, e poi se te non solo non vieni alla festa ma neanche lasci andare le vedove,..


Carla. Adesso vuoi farmi passare per un dittatore?


Nonna. No, non sei mica un maschio.


Carla. Che poi, anche il papà parlandone da vivo, vedere come è diventato politico l’ANPI.


Nonna. Anche te ce l’hai su? Ma non capisci che è tutta una vendetta per il referendum? Sì il papà si rivolta nella tomba: uno sentire sua figlia, due per tutta la malta che buttano sull’ANPI: anche che adesso non ci sono più partigiani e solo giovani – magari – e che si deve sciogliere. Sono i nipoti di Mussolini, ecco cosa sono!


Carla. Calmati mamma che ti va su la pressione. Allora ho capito che vai all’orazione.


Nonna. Te vai alle orazioni in chiesa tutte le domeniche, me lasciami andare a un’orazione il 25 aprile. Guarda che se no mi ribello! Bella ciao (riattacca il telefono).

           




permalink | inviato da steatrando il 26/4/2017 alle 11:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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